LovedThings · MyStrangeLife

Problemi di filo

Mentre non c’eravate mi sono appassionata al lavoro a maglia.

Come per tantissimi altri hobby il bello non è creare qualcosa ma accumulare materiale. È tremendo.

Si va dalle lane incredibili –ne ho una collezione a fettuccia, graziosissime, che lavorate in un certo modo danno un effetto creatura marina, in più hanno i brillantini quindi sono anche più accattivanti– ad una serie di sfumature di verde, che è sempre il mio colore preferito, in materiali e dimensioni diverse –compreso un orrido acrilico cinese che mi chiedo ancora cosa l’ho comprato a fare… ero giovane e sciocca– per finire con una bobina industriale di verde vagamente peloso che ho ereditato dal laboratorio di un’associazione della mia città.

E poi c’è l’acquisto del secolo.

Cinquanta grammi di acrilico lucido dai colori pastello, un delicato verdino che sfuma in un delicato azzurro e poi un delicato arancione ecc ecc ecc fino ad un simpatico lilla… un filato morbidissimo di cui sono riuscita a comprare solo due gomitoli e per i quali vorrei grandi cose…

…ma cosa cavolo sferruzzi all’inizio della primavera con un filato del genere?

In mezzo ai CV da mandare, tra gli appunti delle cose da fare per il viaggio di aprile –tralasciando l’improvvisa realizzazione che arriverò a Oxford proprio il giorno del compleanno di Reyn ma lasciamo stare- e i progetti per il futuro… questa lanicchia chiama, fissandomi con i suoi occhietti lucidi, chiedendo di essere lavorata.

Qualcuno ha qualche idea?

Annunci
GocceDiLuna · GrazieUniverso

Tachicardia

Manca poco.

Uno dei miei migliori amici di Oxford mi ha appena scritto, ricordandomi –come se ce ne fosse bisogno!– che tra due settimane sarò di nuovo lì. Stavo guardando la mappa di un centro commerciale e… i nomi delle vie mi colpiscono come pugnali.

C’è una voce nella mia mente che dice come mai non sei lì? Dovresti essere lì! Come un elastico, come una corda che tira da quella parte.

Oxford mi ha stregata.

Nella situazione in cui sono metto ogni cosa in dubbio, perfino le cose più ridicole. Comprare due litri di latte? Andrà consumato in tempo? Comprarne solo uno e uscire anche domani? Questo genere di idiozia.

Quindi all’euforia di cinque giorni fa, quando ho comprato i biglietti, si è unito oggi anche lo sgomento.

Sto per tornare. Sto per tornare dove mi sono innamorata contemporaneamente di Verde Acqua e dell’architettura di Oxford, dove ho scoperto la primavera insieme a Reyn, dove ho iniziato a vivere da sola prendendomi una cotta tremenda per chef B. Ho vissuto la città in preda a sentimenti profondissimi, brillanti, così vividi da ferire gli occhi.

C’è una strada, in quella dannata città, il cui solo ricordo possiede il calore del braccio di Reyn attorno alle mie spalle.

Un museo nel quale ogni anfratto mi ricorda i baci che non ho dato a Verde Acqua.

Un intero parco che parla di fallimento e di fiori e di acqua e di luce.

Ho coperto ogni centimetro di quella città di emozioni.

 

E puoi farlo di nuovo.

MyStrangeLife · Thinking

Gender

Qualche tempo fa, senza motivo apparente, ho seguito una mia carissima amica ad un Centro d’Ascolto della Parola.

Si ascoltano belle cose, non c’è che dire, anche se il mio approccio non è tanto religioso quanto narrativo. Io, quando ero alle medie, leggevo l’Antico Testamento per le storie incredibili che narrava. Vado al Centro d’Ascolto della Parola e principalmente mi compiaccio di quello che le parole del Vangelo non dicono, di quella saggezza perduta nella traduzione, delle cose incredibili che questa mia amica, padroneggiando greco e aramaico, legge sull’inchiostro.

Non mi piace andarci per la compagnia che c’è.

“E adesso, con la teoria del gender, vogliono insegnare ai bambini che si può cambiare sesso quando si vuole!”.

Sono morta dentro. Non credevo potesse succedere ma è stato come se qualcuno mi avesse dato un pugno. L’ho letto nei libri, l’ho sentito raccontare ma non mi era mai successo. Ho sentito un tremendo male fisico e mi sono messa a tremare.

Ho passato il resto della serata tremando, in preda al desiderio di alzarmi e dire “Tu non sai nemmeno cosa vuol dire cambiare sesso”. In preda al desiderio opposto, prendere e andarmene. Tutte le altre parole mi sono scivolate addosso: io sentivo solo i miei dubbi che si affrontavano.

 

Ieri, a casa dell’altra nonna dei miei cugini, ho ascoltato.

La sua badante parlava del genero. “Ha detto che se lo lascia, lui la uccide.”

La sua amica parlava della nipote. “…e io glielo dico, a lei, fatti valere, digli qualcosa. Ma no, bisogna solo ascoltare e stare zitte.”

 

Volevo alzarmi in piedi e chiedere se non pensavano che fosse ora che qualcuno insegnasse che gli uomini e le donne valgono uguale. Non siamo uguali ma valiamo uguale. Se credevano che fosse nel loro interesse continuare a fingere che il femminicidio non esista. Volevo chiedere a tutte quelle persone troppo accecate dalla luce della religione in nome di cosa perdonano queste cose.

In nome di cosa si permettono di guardare dall’altra parte.

Come fanno a non capire.

 

 

Quella sera, alla fine dell’incontro, mi sono alzata in piedi, ho fatto cenno a quella signora e, con la voce tremante, le ho detto che no, non era quello il gender. Che non stiamo promuovendo i cambi di sesso, stiamo combattendo il femminicidio. La violenza. Gli stupri. L’idea che un uomo non possa piangere e una donna non sappia combattere.

Stiamo solo cercando di promuovere l’empatia.

MyStrangeLife

Iku esce dal bosco.

Volevo scrivere un nuovo profilo, dato che il vecchio è troppo ingenuo.

Sto cercando di guardarmi con occhi che non siano i miei, cosa che non riesco a fare perché ne ho solo un paio, e non sono stati clementi ultimamente.

Chi conosce il blog sa che l’ho sempre vestito di colori pastello e fiori, mentre il 2018 ha portato solo l’oscurità dei boschi. A chi arriva oggi per la prima volta non posso offrire che qualche parola, qualche tratto di matita per cercare di dare una forma a qualcuno che mi sembra di aver perso per strada.

Ho quasi trent’anni.

Ho abbandonato la mia bellissima vita a Oxford perché sono stata assalita dalle fauci della depressione e prima di fare cose di cui non avrei mai avuto il tempo di pentirmi sono tornata a casa, in Veneto, non lontano da Venezia.

Cerco un senso, al momento. Cerco un lavoro per cui svegliarmi la mattina, cerco il sapore di amicizie perdute, mastico invano le ossa di una relazione finita troppi anni fa.

E rifletto, sulle cose che mi accadono, sulle sensazioni che vivo, sulle idee che il mio cervello partorisce. Perché non è bello sentire di aver perso il controllo su tutto e non avere nemmeno una direzione.

Rileggo le parole scritte negli anni, ne invidio la luce. Sapevo chi ero e dove volevo andare, avevo addosso l’armatura di LightBringer, che si è lentamente sfaldata in quest’ultimo anno, ero ancora in grado di combattere.

Ora mi trovo nel centro di un bosco, senza sapere come uscirne o quale sia la direzione da prendere.

Sono rimasta seduta sull’erba per molto tempo, senza muovermi, ascoltando una natura che non mi ha restituito nulla di utile per trovare la via di casa.

Ho deciso di alzarmi e camminare, in qualunque direzione pur di fare un tentativo. I post di quest’anno saranno le briciole lasciate lungo il cammino, per ricordare dove sono stata.

Buona strada.

GocceDiLuna

White

Pensi di aver toccato il fondo quando il dolore brucia forte, quanto la fitta è al suo picco, quando succede qualcosa e tu senti che l’ondata ti travolgerà e ti annegherà e non ne uscirai più.

Ne esci sempre, invece, perché l’onda si ritira, il picco passa, il dolore sfuma.

E’ quando non senti niente che hai veramente toccato il fondo. Quando sei a letto e guardi fuori e non hai una ragione una per uscire dal letto. Quando l’impulso non è prendere qualcosa di affilato e farti del male, è chiudere gli occhi e smettere di pensare, mangiare, respirare.

Forse se resto a letto sufficientemente a lungo il mio corpo svanirà.

Pensavo mi facesse male martedì, quando al funerale della mia nonna sono state lette parole così dolci e strazianti che ho dovuto nascondere la faccia nelle mani e mordermi i polsi per non urlare.

Pensavo mi facesse male nel vedere la mia sorellina piangere.

Pensavo mi facesse male pensare che lascio Oxford e probabilmente non tornerò mai.

Non avevo idea che l’elettroencefalogramma piatto fosse molto, molto peggio.

GocceDiLuna · GrazieUniverso · LovedThings

Last Day

Vorrei che ti ricordassi di oggi.

Vorrei che ti ricordassi del modo in cui ti si arricciavano i capelli facendoti sembrare un leoncino, quei capelli che ti sei accuratamente arricciata solo perché a Ben piacciono i tuoi capelli.

Vorrei che ti ricordassi della pioggia che hai preso pedalando fino al college e a quella che hai preso tornando a casa, che ti bagnava la felpa ma non arrivava al cuore.

Vorrei che ti ricordassi della fatica immane del lavoro di stamattina, di quei 10 minuti passati a non fare altro se non aprire bottiglie di Prosecco, versarle nei bicchieri e porgerle alla gente delle lauree di oggi, senza nemmeno il tempo di guardarsi attorno. Ricorda le fitte alla caviglia, la fame, lo stress del rumore tutto attorno e della consapevolezza che se Rogers l’avesse lasciato fare alla Mezzana tutto sarebbe andato bene.

Vorrei che ti ricordassi l’orrore del viso rasato di Ben, l’irritazione completamente irrazionale del ritrovarselo davanti senza quella barba bellissima che aveva ieri, la rassegnazione perché sapevi che l’avrebbe fatto, anche se non sai come facevi a saperlo.

Vorrei che ricordassi il viso giovanissimo di Zakki, quei riccioli che lo fanno sembrare il Re degli Idioti, il suo sorriso, il modo inspiegabile in cui ci si può cliccare anche con gente 10 anni più giovane, il modo in cui si è ricordato al volo dell’Era Glaciale 3.

Vorrei che ricordassi Anjeza e Darlene, due creature completamente fuori di testa e bellissime, in maniera opposta e quasi incredibile. Anjesa, alta, pallida e bionda e Darlene, piccola, con capelli castani lunghissimi e liscissimi e una pelle altrettanto castana e liscissima. E niente, è difficile che te le dimentichi visto quanto sanno essere sciocche e incredibili quando ridono insieme.

Vorrei che ricordassi l’immane lavoro di preparazione della Wordsworth Tea Room, i viaggi avanti e indietro con la macchinina e una Rogers che era più triste di te al pensiero che te ne andassi.

Vorrei che ricordassi la faccia della preside e il modo in cui ha detto That’s a very sad news! We will miss you con quel suo accento meraviglioso.

Vorrei che ricordassi gli interminabili minuti passati nella servery a cercare una scusa, un modo, una battuta d’entrata e il modo in cui hai preso in mano tutto, sei andata da Ben e gli hai detto non posso veramente partire senza un abbraccio.

Sopra ogni cosa vorrei che portassi sempre nel tuo cuore il gruppo di sciocchi seduto al tavolo della Wordsworth Room, il momento in cui hai detto io non mangerò l’ultimo pasto della mia carriera dando le spalle ai miei colleghi e hai trascinato il tavolo in mezzo alla stanza e il modo in cui al grido di it’s Mary’s last day! tutti si sono stretti gli uni agli altri per circondarti attorno a quel tavolo, in quel modo incredibilmente caldo di chi condivide fatiche e cibo e superiori nervosi.

Ricorda come li hai amati, uno ad uno, per le sciocchezze che dicevano, per i video girati di nascosto, per le risate e le battute e il modo speciale che, presi singolarmente e tutti insieme, hanno avuto di rendere migliore la tua permanenza al college.

E ricorda Katie, che abbracciandoti ha mormorato Sei la mia preferita.

MyStrangeLife · Thinking

Le cose per cui non paghi

Buonasera.

breve pausa in cui cerco invano di stabilire delle coordinate

Mia sorella E ha compiuto 17 anni all’inizio di Maggio e come regalo le avevo promesso un viaggio qui a Oxford. Mi ha raggiunto giovedì mattina a Londra dove avevamo in programma di passare 2 giorni all’insegna di…beh, di tutte quelle cose che due sorelle possono fare in una città interessante come Londra, quindi principalmente farsi distrarre da mercatini e negozi, decidere che musei ce ne sono anche a Oxford e c’è meno gente e che l’importante è correre a Euston Square e vedere la strada in cui girano gli esterni di Sherloc BBC.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che per una sola notte a Londra avevo scelto su Airbnb una stanzetta accogliente e gradevole in una zona che volevo rivedere –Canary Wharf– e verso le otto di sera, con una giornata impegnativa alle spalle e una sorellina sveglia da 15 ore accanto, non vedevo l’ora di rintanarmici.

Plot twist: la stanza si trova in un edificio orribile in un appartamento orribile.

La cucina è vuota e spoglia, nel senso che ci sono le borse per terra di chi ci si sta trasferendo e le tre dita di polvere di chi non ci ha abitato per mesi. Al secondo piano un materasso sigillato ingombra il soggiorno e quando apriamo la porta della nostra stanza scopriamo con sgomento che non solo non è quella della foto ma ospita un letto, un comodino e un guardaroba.

E null’altro. Nemmeno le tende. E il pavimento è di quello sporco tipico di quando ti ci fanno i lavori, con trucioli, schizzi di colore e peluchi vari.

spazio nel quale potete inserire sgomento, disagio, sensazione di essere state truffate et cetera

Ma continua a non essere questo il punto.

Nei film e nei libri ci sono queste cose, queste persone che entrano nella vita del protagonista, fanno qualche magia, dicono le parole che ne cambiano il cammino e poi spariscono. A questo punto della storia una signora con un forte accento che non capisco ci chiede, dall’altra parte del corridoio, se abbiamo fame e se ci va di venire con lei in un pub dall’altra parte della strada.

pausa nella quale cerco di mettere per iscritto le cose

Ci sono segnali ai quali puoi decidere di non reagire ma che non puoi far finta di non aver sentito.

Nel presentarsi mi dice che è a Londra per esibire i suoi lavori in una mostra d’arte.
Più tardi a cena si lascia sfuggire che ha trovato nell’arte uno sfogo per bilanciare la sua lotta contro il cancro.
Parliamo di studi e scopro che per lavoro si occupa di Programmazione Neuro Linguistica.

Difficile definire chi delle due abbia più voglia o bisogno di parlare ma ogni cosa finisce per specchiarne un’altra: le racconto di come abbiamo perso la mamma e lei mi racconta di sua figlia e di come l’incubo più grande per lei sia lasciarla sola in questo mondo, le dico che faccio gioielli e lei mi mostra le creazioni che indossa, le parlo della mia mezza voglia di fare un corso sulla PNL e lei sorride e dice che non mi lascerà andare senza una seria chiacchierata la mattina seguente.

La mattina dopo mi fa sedere ai piedi del suo letto –la sua camera non è meglio della nostra– e mi fa chiudere gli occhi in una breve meditazione guidata. Dove vedo il mio futuro? Cosa del mio passato mi sto portando dietro? A cosa sto permettendo di inchiodarmi a terra?

Non usa altro che le parole ma quando apro gli occhi una parte del mio cervello è allarmata perché c’è come un cratere, nella mia testa, un grande buco in cui un momento prima c’era qualcosa e ora non c’è più niente. E mi sento più leggera e sempre confusa perché qualcosa che occupava così tante delle mie risorse ora non c’è più.

E io non so veramente cosa sia successo né cosa succederà d’ora in poi.