Cose Migliori

Santo cielo. E’ un’ora che tento di scrivere questo post.

Il fatto è che stasera avevo voglia di lamentarmi. Di parlare di come ho scoperto perché sono la chiacchierona che sono, del fatto che mi senta incompleta senza qualcuno con cui dividere la mia mente, di come nessuno mi chiede mai come sto (non del tutto vero) e del fatto che a volte mi senta un fantasma nella mia stessa casa.

Mi manca la metà dell’anima che ho perso due anni fa.

Mi manca mia madre, senza la quale ho perso tutto il mio passato.

Mi manca la mia stessa sorella, che per qualche motivo ha innalzato un muro perenne di disapprovazione.

 

Avevo voglia di dire queste cose ma ce n’erano di più belle e grandi, più luminose e felici.

 

Come il mio nuovo trolley 70x50x30, verdissimo e meraviglioso, mandato dall’Universo per soli 40€. Materialista? Forse.

Come il ciondolo che un’artigiana sta facendo solo per me, il mio amuleto unico al mondo, un pentafoglio con gocce di sole applicate. Sempre materialista.

Come il bicchiere che ho smaltato oggi, che è venuto benissimo.

Come la serie di libri che amavo da ragazzina, che l’altra sorella ha scoperto e della quale si è subito intossicata quanto me.

Come l’ennesima dimostrazione d’affetto della mia host mum, che si rivela una persona sempre più dolce ogni mail che passa.

 

Ci sarà un giorno in cui piangerò, abbandonandomi alla disperazione. Ma non è questo il giorno.

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APE: Cerchiamo di concentrarci

Ok, mettiamo fine a questa settimana allo sbando e concentriamoci sul fatto che mancano 25 giorni alla partenza.

Ho in mano la lista della valigia (finora 34 voci, contando come unica la voce “abbigliamento”) e le cose da fare (finora pure 34, tenendo presente che voglio liberare questa camera perché non si sa mai).

E’ una buona missione, no? Poi a me piace fare le valigie, preparare tutto scrupolosamente, fare liste di cose da fare e mettere in borsa, promemoria ecc.

Oggi poi sono stata all’Ikea, ma per la prima volta mi sono annoiata. L’unica cosa veramente interessante che ho comprato è stato un set di bottigliette colorate in cui mettere shampoo, crema, balsamo e bagnoschiuma.

Una scelta che, a posteriori, mi sembra assurda. Come mai ho questa ossessione per le bottigliette? Che non si potesse semplicemente portare i flaconi del prodotto? Mah.

Comunque avere sott’occhio le cose che restano da fare mi tranquillizza: di fronte al calendario e al fatto che mancano solo 25 giorni mi è salito un po’ il panico, tipo non ce la farò mai e simili.

In più, per qualche ragione, sono preda della smania di comprare cose nuove per partire con qualcosa di mio e solo mio. Peggio, anche se sono già in possesso di qualcosa ho voglia di sostituirlo. Un esempio? L’accappatoio. Ne ho uno avuto per un’inezia, ha un bel colore ed è molto comodo, ma per qualche ragione ho voglia di comprarne uno in microfibra perché occupa meno spazio.

Meno, certo, ma non così tanto meno da giustificare una spesa di 30 euro…

Stavo cercando una motivazione a questa follia, a questa voglia di lasciare indietro il vecchio e partire con il nuovo. Che sia voglia di rivoluzione? Di lasciarmi tutto alle spalle? Se da una parte posso comprenderlo (mi sto lasciando veramente tante cose alle spalle) questo cozza un po’ con la mia solita tendenza alle spese oculate.

Questo viaggio mi sta dando alla testa…

Quanti anni hai?

Di solito il mio sabato sera è decisamente noioso (specie da quando non esco con nessuno), oggi invece sono stata a sentire il gruppo di mio cugino, che suonava in un locale.

Pensandoci ben due dei miei cugini sono dei discreti musicisti. Non posso dire affermati (non in entrambi i casi, almeno) ma si tratta di ragazzi in gamba che con uno strumento in mano fanno cose incredibili.

Nello specifico questo gruppo (composto da quattro elementi) si autodefinisce Acustico/Tragicomico Eclettic Folk Nostrano. Io non ho idea di cosa significhi, ho sentito ottima musica condita da un’improvvisazione impeccabile e da una metrica da far spavento ma nel complesso la cosa sembrava piuttosto riuscita.

Ciò che invece mi ha messo a disagio, come spesso succede, è stato l’inevitabile confronto con le persone che vedevo.

Il locale era pieno di gente che rideva, che chiacchierava, giovani della mia età che si divertivano. I gruppi erano anche numerosi e sembrava che tutti conoscessero tutti. Perfino le mie sorelle hanno salutato più persone di me. Certo, ho ascoltato il concerto e mi sono divertita parecchio, ma non ho potuto fare a meno di fare delle riflessioni e interrogarmi sulla mia identità.

E’ normale che io possa contare sulle dita di una mano le persone che potrei radunare per una serata così?

E’ normale che quando il rumore delle chiacchiere o della musica si alza oltre un certo limite e rende impossibili le chiacchiere io inizi a trovare la situazione sgradevole?

E’ normale questa repulsione che provo nei confronti dell’uscire la sera?

Ascoltavo i componenti del gruppo improvvisare. In questo sono davvero bravi: si palleggiavano le battute con naturalezza, cavalcando il palco senza alcun imbarazzo, e ogni loro gesto parlava di giovinezza, di entusiasmo, di luce (una frase orribile con troppe zeta, chiedo perdono). Guardandoli mi sono sentita vecchia, spenta, mi sono chiesta dove avessi sprecato quegli anni della mia vita nei quali avrei dovuto costruire le amicizie che mi avrebbero accompagnato per il resto della vita.

Nei libri, ecco dove.

Dico sempre che scrivere è una delle cose che so fare meglio, che voglio che diventi il mio lavoro ecc ecc. Ne sono fiera, e credo che non avrei mai potuto raggiungere questo livello se non avessi imparato a leggere praticamente all’asilo, se non avessi avuto il naso in un libro per il 25% della mia vita (che pure, se ci pensate, è una percentuale altissima).

Già, ma dove sarei se invece di leggere a tutte le ore io avessi legato di più con i miei compagni? Se non mi fossi costruita, come fanno quelli del mio segno, una tana comoda e solitaria nel quale coltivare i miei interessi?

Di solito sono soddisfatta di come sono (salvo la forma-a-ciottolo, ovviamente). Quando esco, quando inciampo nella gente, quando mi mescolo alla folla…ebbene, mi sembra che mi manchi una parte importante.

Spero solo, Universo permettendo, sia una di quelle cose che in Inghilterra potrò cambiare.

Sopraffatta

Una delle cose più belle dell’essere (o dell’avere la mente di) una scrittrice è il senso di meraviglia e il piacere derivato dall’osservare le situazioni in cui mi ficco, o la complessità dei miei sentimenti.

Sto affogando i pensieri nell’album di una pagina Facebook su Tolkien, perdendomi nei feels che mi provoca vedere Aragorn, Bilbo e soprattutto Sam, leggere le loro frasi mentre nella mia mente suona in automatico Into the West, che poi è anche la canzone che vorrei suonata al mio funerale.

C’è una persona, che ho tagliato via dalla mia vita da un po’, che sguazza in queste cose tanto quanto me. L’unica persona che so per certo abbia provato la stessa eccitazione nel vedere Lo Hobbit, una persona che ho tanto amato ma che mi ha tanto delusa.

Ecco, ognuna di queste immagini chiamava lui, una volta. Ora quelle voci sono sparite, c’è solo il timido invito a condividere tutto questo con lui, che non legge e che non ama il fantasy.

E lentamente Into the West diventa un’altra canzone, una canzone che alle mie orecchie parla di dolore e tristezza. Quando ero piccola e non conoscevo l’inglese ascoltavo quello che la musica mi diceva, interpretando le parole a mio piacimento. Così adesso, dove la canzone dice voglio dirti addio, per me diventa non posso portarti con me.

C’è un po’ di amaro sollievo nell’uscire per un attimo dalla mia mente e guardare quello che sto facendo, pensare che proprio nel momento in cui mi lascio alle spalle il passato e tanto del presente sto trovando qualcosa che, in un angolo della mente, vorrei portarmi via. Quella parte creativa della mia mente sorride e pensa che è un bello spunto da cui partire, che tutti i desideri che si ammucchiano nella mia mente e che dovrò nascondere in un cassetto quando me ne andrò sono materiale interessante per qualcosa che potrebbe nascere sulla carta.

Così, nel bel mezzo della notte, sono sopraffatta. Sopraffatta dal modo in cui qualcosa ti può emozionare. Sopraffatta da come l’amore può, ancora, stravolgerti per bene.

Del resto sapete che, nella categoria Gocce di Luna stanno tutti i miei sfoghi , quelle parole che, se lasciate inespresse nella mia mente, non farebbero altro che avvelenarla. Poco importa che non abbiano un senso logico. Ne hanno per me.

E ora basta, basta parlare d’amore.

Scoiattoli nella Mente

Perché, per citare il mio stesso status di Facebook, è come se uno scoiattolo fosse balzato nel mio cervello e ci stesse correndo dentro come se fosse una ruota. Un netto peggioramento rispetto al mio classico stato di confusione, che include centrifughe e bollicine d’aria.

Sto postando di mattina, contrariamente al solito, perché sono rimasta molto colpita dalla partecipazione al mio precedente post. E’ bello sentire le vostre risposte, e noto che sono quasi tutte sulla falsariga del “buttati, bacialo e scappa”.

Il copia-incolla di Bortocal è un po’ un problema, dato che non ha un indirizzo e-mail (come faccia non so) e il numero di cell non sarebbe certamente anonimo. Mi sovviene che potrei scrivergli una lettera, che sarebbe molto in linea con la mia politica e davvero fine, ma il fatto stesso di leggere il post non lascerebbe dubbi sulla mia identità. Basta dire dinosauri e lo sgamo è assicurato.

Del commento di margaretflower mi piace particolarmente il se va bene replichi, che è credo il pensiero più interessante da quando è iniziata questa faccenda. Una replica potrebbe essere la cosa più bella che mi capiterà prima di andare via.

Le parole di Kiki sono molto precise, competenti. Giuro che volevo sedermi a gambe incrociate sotto il commento e annuire. Sì, è proprio così: niente anelli e promesse, tutto alla luce del sole, togliamoci il pensiero ecc. Tutto molto puntuale e appropriato, e sono pienamente d’accordo.

Il fatto è che la cosa non mi convince pienamente.

[scrivi-scrivi-scrivi/cancella-cancella-cancella]

Questo scoiattolo mi impedisce di pensare in maniera sensata.

Ok, tanto alla fine quello che volevo era esprimere la mia gratitudine verso chi ha commentato, e credo di averlo fatto. Tutto il resto, desideri inespressi, voglia di baci, pare mentali e altro, può aspettare.

Credo che adesso mi concederò un po’ di meditazione. Ne riparliamo stasera.

Calzini Fucsia

Jdgvliabk. E’ così che si iniziano i post che non vanno da nessuna parte, giusto? Di solito mi siedo, metto in ordine le idee e cerco di produrre qualcosa di comprensibile. Questa volta si sta rivelando più complicato del previsto.

Vi ricordate quando dicevo che ho dei problemi a gestire la mia mente? Vagoneidiota se lo ricorderà di certo (mi stai viziando, sappilo) ma in ogni caso il punto è che a volte la mia mente, come spiegavo oggi, si prende la libertà di fare tre, quattro, sette passi avanti e immaginare delle scene.

Il più delle volte sono cose assurde, che hanno più che altro a che fare con la mia costante necessità di inventare storie. Oggi, invece, avevano tutte a che fare con lui. La persona con cui finalmente sono riuscita ad uscire, la persona che ha mollato le millemila cose che aveva da fare oggi per venire a vedere i dinosauri con me. E’ una lunga storia.

E io ho passato metà del tempo a scuotere violentemente la testa per sfruttare la forza centrifuga e farmi uscire dalle orecchie immagini, immagini di baci, di cose, di frasi ad effetto che potrei pronunciare solo se fossi un mio personaggio.

Cosa che, anche se dovrei, non riesco proprio ad essere.

Quindi mi sto facendo le domande più vecchie del mondo, quelle che ogni adolescente si fa: ma gli/le piaccio?

Ma il fatto che abbiamo mangiato insieme gelato, fotografato dinosauri, letto libri, cantato canzoni (cantato canzoni!), riso e fatto i cretini, parlato della vita, curiosato in strani negozi…significa qualcosa?

O il tutto si riduce al fatto che mi ha chiamata sorellona alla fine della giornata?

Siamo visionari? Volpi sotto l’uva, tipo manca un mese, non ne vale la pena? Maccheroni?

Sono quasi sicura che mi abbia detto bellissima. Ha guardato i miei calzini fucsia (avevo qualcosa nella scarpa) e detto che capiva tante cose. Ha sorriso e riso e fatto lo scemo con me.

Cosa si dice? Quanto credi nel carpe diem? Quanto sei disposto a lasciarti baciare da me? Perché alla fine sì, mancano 28 giorni e io non ho niente da offrire oltre quella data. Né credo di volerlo offrire.

Così, altra domanda decisamente antica, sono una brutta persona? Dovrei reprimere questo impulso e partire con la sete sulle labbra, perché non si fa così?

O dovrei seguire le mie stesse regole e fare il grande salto, posare una mano su quella nuca (ho un debole per il collo degli uomini) e attirarlo a me?

Sono domande mica da poco.

 

PS: quanto vigliacco sarebbe linkargli questo post come provocazione? Sarebbe da galera o solo da vigliacchi?

Biscotti

Vi presento uno sfogo fuori programma, un post culinario che nemmeno io avevo programmato!

-non è pubblicato in diretta perché domani (il vostro oggi, mercoledì 26) sarò fuori casa tutto il giorno, dalle 6.00 alle 2.00 circa-

Con il tempo sono giunta alla conclusione che i biscotti hanno una valenza psicologica molto potente. Assieme al latte, il quale è di per sé una coccola, sono il simbolo dell’infanzia, di quel momento in cui il massimo del dramma poteva essere risolto con un po’ di latte caldo (e miele, magari). Latte e biscotti sono il simbolo della merenda, quel momento attorno al quale gira il pomeriggio di qualsiasi bambino. Sono una specie di lusso infantile, un diritto, una prerogativa dei bambini.

Da che ho memoria ho sempre fatto biscotti per le persone a cui volevo bene.

Ricordo ore calde, subito dopo la scuola, passate seduta sulla moto parcheggiata di una persona per la quale avevo appena scoperto di provare qualcosa. I biscotti, a quell’epoca, erano bianchi e tondi, e li vedo come se fosse ieri.

Ricordo scatoline decorate e ripiene di biscotti a forma di cuore, talvolta intinti nella cioccolata, biscotti che diventavano richieste di pace, coccole e sorprese, lungo gli otto anni che hanno cambiato la mia vita.

Ricordo decine e decine di stelline durante le feste con i miei amici del coro, nel tentativo di farmi notare da una persona che aveva iniziato a starmi a cuore. Mi abbandonavo alla fantasia, e nei biscotti entravano noci brasiliane, anacardi e arachidi.

Ricordo grossi biscotti rettangolari, molto sgraziati, figli della fretta e della foga di avere qualcosa da offrire per ringraziare l’ospitalità ricevuta, nella città in cui abita la persona che mi toglie il respiro.

Gli ultimi, fatti oggi, sono a forma di stella.

Hanno dentro mandorle e cioccolato fondente, e ancora una volta sono un tentativo di farsi notare. Sono per una piccola persona speciale, un po’ strana, troppo distante, una persona che ha in mente solo un tipo di biscotti.

Mi dispiace tanto per lui ma questi sono molto, molto meglio.

 

PS: questo post è partito bene e poi ha inciampato ed è rotolato via. Lo spunto c’era, ci tornerò più avanti…fatemi sapere.

Branco

Una canzone di Max Pezzali si intitola Lo Strano Percorso.

Parla di come la vita segua strane strade, copia balzi imprevedibili, cambi all’improvviso o finisca per portarti in luoghi che non ti saresti aspettato. E’ una canzone che mi piace molto, ma soprattutto è molto vera e credo che chiunque se ne sia reso conto, prima o poi.

Nel mio caso si tratta di un percorso iniziato 11 mesi fa, quando un’amica mi disse Ehi, la ****** bandisce un concorso con la possibilità di essere pubblicati da loro, perché non ci provi?

Il bando scadeva due mesi dopo e io avevo in mano solo la disavventura sentimentale dell’estate prima e qualche vaga idea su come ricamarci attorno. Però provai, perché sono una persona cocciuta e spavalda: per due mesi mi resi insopportabile, mi chiusi in camera mia e scrissi come una forsennata, facendo poco altro nella vita.

Ne uscì Seareen, un paranormal romance un po’ atipico con tante, tante cose da sistemare.

Venne spedito al concorso, venne letto, venne commentato (per lo più aspramente) e si piazzò settimo nella classifica totale dei 35 elaborati. Sfortunatamente solo i primi 5 andarono in finale, così Seareen tornò a casa sconsolato e si nascose in un cassetto.

Non mi dilungherò sulle modalità del concorso. Fu un massacro, con elaborati scartati senza giustificazioni, romanzi che rasentavano il plagio, commenti maligni sibilati dietro i ventagli, amikettaggio e palesi incompetenze. Ho già detto altrove cosa ne penso.

Ciò che non ho ancora espresso è la gratitudine per quello che il concorso mi ha lasciato. Perché, tra i commenti maligni e i sorrisi falsi c’erano delle personcine brillanti che commentavano con puntualità i lavori. Che esprimevano i miei stessi pareri. Che avevano una penna vivace e piacevole. E nacque per caso.

Cosa ne pensi della storia di X? E’ la mia preferita! Anche la mia!

Io voterei Y, ha scritto una cosa geniale. Sì, e anche Z. Bellissimo, vorrei sapere come prosegue!

Un po’ alla volta diventò un appuntamento quotidiano. Per vedere cosa usciva da quella pagina di Facebook. Per seguire le sciocchezze postate da certe concorrenti. Per iniziare a parlare di noi e di quello che ci piaceva. Ci volle poco poi a creare un gruppo nostro, a iniziare a parlare di concorsi, di consigli, di programmi per scrittori. A confrontare i nostri metodi di lavoro. A palleggiarci idee e consigli.

Non è facile essere scrittori (o meglio, presunti tali). Siamo una strana razza: siamo rari, siamo creature solitarie, schive, fuggiamo la luce del giorno e (si, la sto menando un sacco) siamo stravaganti. Ma niente mi aveva preparato all’esperienza dell’essere parte di un branco di presunte scrittrici (e ancora per poco, perché due di noi stanno per fare il grande salto).

E’ bello. E’ bellissimo. Finalmente qualcuno capisce cosa succede nella mia mente, finalmente non mi sento più quella folle. Finalmente la malattia delle storie che nascono nel mio cervello senza che io le chiami non è più solo un problema mio.

E’ come aver trovato qualcuno che viene dallo stesso pianeta, in una galassia intricata e piena di persone che parlano una strana lingua. E’ un po’ come quando le mamme si trovano al parco: è difficile apprezzare la loro conversazione se non sei anche tu una mamma.

Siamo al parco, adesso, tutti i giorni.

Domani il parco diventa reale, ed è per questo che sto scrivendo questo post: ci troviamo tutte a Bologna, per la Fiera del Libro per Ragazzi. La Fiera da sola sarebbe già un’attrazione non da poco, ma con loro…beh, sarà una giornata memorabile, un saluto di persona, ad amiche che non ho mai visto, prima di partire per la mia grande avventura.

Non vedo l’ora che sia domani…

 

Universo e Attrazione

Poche righe, oggi: prima di dormire devo finire di preparare una sorpresina per le mie Shifters, le ragazze che ho conosciuto l’anno scorso grazie al concorso Giunti Shift (a qualcosa, a quanto pare, è servito). E’ una storia bellissima che racconterò in modo più approfondito domani.

Quello che voglio dire stasera è grazie, una volta di più, all’Universo.

Suona come una follia, sembrano parole senza senso eppure hanno un significato molto profondo.

Immaginate di aver bisogno di un oggetto. E’ una cosa molto costosa quindi siete titubanti ad acquistarla, valutate l’idea di prenderla usata ma non riuscite a decidere che modello prendere.

Aggiungete pure che siete una persona molto indecisa, ecco.

Ovviamente sapete cosa vorreste: un modello particolare che però costa quasi il triplo di quello base. Resta un sogno, un desiderio irrealizzabile.

Così voi cercate, e cercate, annunci, mercatini, conoscenze, siti come amazon, ebay e banane varie. Chiedete in giro, telefonate ai negozi ma ognuna di queste azioni porta solo più confusione.

E poi una persona cara, una persona fidata vi chiama, dicendo che sì, suo figlio ha questa cosa e la vuole vendere.

E scoprite con meraviglia che non solo ha il modello che voi volete ma che il prezzo che vi propone è bassissimo per quella cosa e ridicolmente, meravigliosamente basso per il modello che desiderate.

E non perché ci sia sotto una truffa, ma perché per qualche motivo ha perso una funzionalità che a voi non interessa.

Non vi sentireste incredibilmente grati? Non sorridereste anche voi con calore pensando che è vero, la positività attrae cose positive e che se si vuole qualcosa con intensità alla fine la si ottiene? Non vi sentireste fortunati e, in qualche strano modo, amati?

Direi di sì. Ecco perché, stasera, si ringrazia l’Universo.

APE: Un mese

Stavo quasi per dimenticarmi di postare. Questo la dice lunga sulla mia giornata.

Da oggi manca un mese simbolico alla mia partenza. Dico simbolico perché in effetti i giorni sono un po’ di più ma il fatto è che oggi sia la mia host mum che la current au pari Alex mi hanno scritto gongolando “it’s almost here”. Ed effettivamente direi che questi quasi-trenta giorni vanno più che bene per iniziare ad andare nel panico.

I vestiti! Quanto pesanti devono essere?

La valigia! Comprare un trolley o usare un borsone morbido da sport?

L’accappatoio! Sacrificare lo spazio di quello in spugna o acquistarne uno in microfibra?

Il pc! Portarsi dietro lo scassarotto, comprarne uno usato spendendo poco o investire in un apparecchio nuovo?

Sì, sono una persona molto decisa. Il fatto è che le possibilità sono pressoché infinite e nel mio cercare di fare del mio meglio vado nel panico. Forse restare impulsiva era meglio.

Quindi, dopo un pomeriggio passato a vagare in cerca delle cose sopracitate e un niente di fatto (se si escludono un paio di articoli da toeletta) sono tornata a casa in preda allo sconforto, sconforto che non ha fatto altro che crescere di fronte all’aspra critica degli altri componenti della mia famiglia, per i quali ogni mia scelta è sbagliata e sembrano avere il solo scopo di emanare disapprovazione. Almeno, un paio di loro. Il terzo è neutrale, per ora.

Diciamocelo, sono andata in crisi. Non è bello che tutti gli amici ti dicano “Stai facendo una cosa bellissima, sarà una grande avventura, crescerai un sacco” e poi  a casa ti guardino male. Tutti insegnano che noi siamo l’unica persona della quale cercare l’approvazione ma siamo anche umani, e non sempre riusciamo a fare quello che andrebbe fatto.

Alla fine sono anche riuscita a risolvere da sola la crisi e ne vado abbastanza fiera: qualche mese fa sarei esplosa senza ritegno ma nel tempo ho sviluppato qualche abilità trasversale. Mi interessava metterlo per iscritto qui, così la prossima volta che succederà (perché succederà, lo so) potrò guardarmi indietro e dire “Ce l’hai fatta quella volta e puoi farlo anche adesso”. Anche se non sarà facilissimo.

Da una parte mi tranquillizza pensare che questa partenza non mi lascia indifferente: stavo iniziando a pensare che la mia mente avesse completamente inibito tutte le mie reazioni e che una volta sul posto sarei esplosa. Per fortuna non è così.

Quindi ecco, quattro settimane ancora. Incrociamo le dita per tutto.