Dormire Fa Bene

Tralasciamo per un momento il fatto che io abbia appena finito di guardare Il Principe d’Egitto -in inglese, of course– e che ci abbia fatto sopra almeno tre piantini –la ninnananna del fiume, Zippora e Mosé che ballano e la parte in cui gli ebrei lasciano l’Egitto– e concentriamoci sulle cose belle di oggi: è stata una giornata rilassante e positiva, se non altro perché finalmente ho dormito, grazie tante, e i bambini sono stati abbastanza facili da gestire nonostante il nuovo regime siamo-a-casa-da-scuola al quale non sono assolutamente abituata.

Per fortuna durerà solo un’altra settimana e poi basta.

Questa notte è stata incredibile.
Vi capitano mai quelle notti in cui siete in preda alla febbre alta, che ogni cosa sembra una brutta allucinazione? Ieri sera mi sono dovuta mettere a letto di forza a qualcosa come le otto di sera –dimenticando peraltro di portare fuori la spazzatura– per evitare di aggirarmi come uno zombie anche oggi: ho preso sonno ma poi mi sono svegliata a intervalli irregolari, ogni volta con la testa che minacciava di esplodere e il folle terrore di non riuscire a riaddormentarmi.

Avete presente quella sensazione, come se vi si sciogliessero i neuroni per la temperatura troppo alta? Ad un certo punto ho pensato di avere pure la febbre, così ho preso un calzino dal cassetto, l’ho inzuppato di acqua fredda e me lo sono messo sulla fronte. Non so se sia servito ma almeno non ho passato la notte a rigirarmi senza sosta, tentando invano di addormentarmi!

Ora sono convinta che una buona notte di sonno possa curare quasi tutto, il che, a ben vedere, è molto triste: è come se adesso i dolori che un giorno mi avrebbero ucciso non mi facessero più troppo effetto. Cioè, ovviamente è così: si cresce, si sviluppa la corazza, aumenta il cinismo e si diventa impermeabili a certe cose. Certe porte del cuore si chiudono, certi sogni si infrangono e certe cose smettono di fare effetto.

Sono l’unica a pensare che sia una tristezza infinita?

Pochi minuti fa parlavo con un’amica molto più razionale di me che mi suggeriva un metodo inaspettatamente facile e pratico per smettere di pensare al passato. Probabilmente finirò per seguirlo, cercando di smettere di pensare alle due persone che più ho amato nella mia vita, perché sì, è vero, posso vivere benissimo senza nessuna delle due, anzi, vivrei di certo meglio di così, appesa alle cose e con i pensieri che si mangiano il sonno.

Il fatto è che non voglio. Non mi va.

Sì, dovrei rivedere le mie priorità.

E sì, dai, il prossimo post non parlerà del passato. Promesso.

 

Vagoneidiota -tanto so che mi leggi, e grazie per questo comunque-, stamattina cantavo proprio Say Something.
Giusto due frasi e la mia bambina è scoppiata a piangere ed è corsa ad abbracciarmi.

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Chiuso per Sonno

Non ho saggezza, stasera, solo tanto sonno e mal di testa. Vorrei aver dormito queste due notti, invece di girarmi e rigirarmi su me stessa come se non fossi provata psico-fisicamente da tempo.

Vorrei sognare l’Universo. Vorrei sognare un po’ di risposte, un po’ di perché ma soprattutto un po’ di coraggio e un po’ di buonsenso.

Oggi il mio host-padre mi ha detto che dovrei entrare in un coro, poi ha aggiunto, non ho capito quanto scherzosamente, che in casa canto troppo.

Come posso spiegargli che a me cantare serve per non morire? Per non avvelenarmi con la mia stessa tristezza? Stanotte, mentre ascoltavo musica cercando invano di rilassarmi, sono capitata su Say Something –una delle canzoni più tristi mai sentite e che, naturalmente, sono sempre nell’umore di cantare, specie se nella versione dei Pentatonix- e ho sentito dentro la voglia di cantare, di far uscire tutto, come se non fosse mezzanotte e la casa non fosse piena di persone che presumibilmente dormivano.

Dì qualcosa, perché mi sto arrendendo con te,
sarei la sola se tu mi volessi.
Ti avrei seguito dovunque,
dì qualcosa, mi sto arrendendo con te!
Inghiottirò il mio orgoglio,
tu sei la persona che amo e ti sto dicendo addio.

Upside Down

Me ne fotto.

Me ne fotto se oggi è stata una giornata bellissima, se oggi sono stata al parco con i miei bambini e le mie amiche, se oggi mi è capitata una delle cose più incredibili mai viste.

Me ne fotto se ho preso il sole, giocato con l’acqua, coccolato bambini, mangiato cose buonissime.

Stanotte ho dormito una miseria per colpa di una vocina che diceva sta per sposarsi.

E’ un incubo ricorrente che mi aspettavo, francamente, di dover affrontare anche stasera. Almeno avrei dormito.

Invece no, non ho avuto neanche quel conforto, solo uno stupido rigirarsi, dove neanche la musica e i pensieri positivi riuscivano ad arrivare.

Quindi sono qui, con le briciole di una giornata bellissima infranta dalle tue parole, con tanta voglia di dirti quanto vorrei riuscire a disprezzarti e non riesca a farlo, quanto sono disgustata e non riesca a sparire, farti sparire dalla mia vita.

Ma me ne fotto.

Oggi è stata una giornata bellissima, sono stata al parco con i miei bambini e le mie amiche, mi è capitata una delle cose più incredibili mai viste.

Ho preso il sole, giocato con l’acqua, coccolato bambini, mangiato cose buonissime.

Me ne fotto se tu non hai le idee chiare, se hai scelto una vita che ti ha incastrato, se stai facendo cazzate con i cuori della gente.

Io ho trovato questa strada e sono stata benedetta dall’Universo.

 

Stavo giocando con i miei bambini. Ci stavamo lavando, actually, con borracce e altri strumenti di fortuna come bottiglie e affini. Arriva questa bambina, viene verso di me, mi guarda e fa Ho perso la mia mamma, puoi aiutarmi a trovarla?

In un parco pieno di gente –pieno di gente- questa bambina ha scelto me.

Mi ha presa per mano, le ho chiesto dove l’aveva vista l’ultima volta e siamo andate insieme a cercarla. L’abbiamo trovata relativamente in fretta ed era molto, molto distante da dove eravamo noi.

Ancora non capisco perché abbia chiesto a me, in base a cosa mi abbia scelto, ma la cosa mi fa sentire mostruosamente euforica.

 

Sono

Sono la ragazza che siede al portatile e sospira.

Sono la ragazza che chatta con il passato, anche quando il passato ha partner 15 anni più vecchi con figli a carico.

Sono la ragazza che cerca di non mangiare le ciambelle.

Sono la ragazza che scrive libri che non sono altro che complicate lettere d’amore, e poi ha anche il coraggio di mandarli alle persone a cui sono dedicati.

Sono la ragazza che fa male i pancake.

Sono la ragazza che arrotola le bambine inglesi in coperte blu e poi le porta dal padre chiedendogli se vuole comprare un tappeto.

Sono la ragazza che cerca di seguire i Quattro Accordi.

Sono la ragazza con la faccia tonda.

Sono la ragazza che tesse il suono del pianoforte in storie di acqua e aria.

Sono la ragazza che fischietta a volume maleducatamente alto.

Sono la ragazza che perdona il passato anche quando morde, avvelena e inchioda sul fondo del mare.

Sono la ragazza che gioca con le parole.

Sono la ragazza con il segno della borsa sull’abbronzatura.

Sono la ragazza che parla con i gatti.

Sono la ragazza che sbadiglia ma non vuole dormire.

Sono la ragazza con la bacchetta cinese tra i capelli.

Sono la ragazza che non finisce mai di leggere.

Sono la ragazza che arriva a fine giornata e non sa cosa sta veramente facendo.

La cruda verità

Dunque.
Ieri, dopo che ho scritto il post, ho meditato.
Mi si sono aperte tante di quelle porte davanti che avrei dovuto scrivere un post apposta.

E’ così, uno rimanda, rimanda, rimanda, dice Non ho tempo, non mi servirà a niente quando invece fermarsi, respirare e parlare con sé stessi è decisamente la risposta a tutto.

Io l’ho fatto, e non solo ho avuto una geniale, incredibile idea per risolvere i miei problemi, specie quelli di peso, che ultimamente mi affliggono molto più del solito –non che io abbia preso più peso, solo che mi pesa di più. Eh, questi giochi di parole-, ma ho anche maturato uno spunto per sbloccare una storia che sto ruminando da mesi.

A dire il vero più che una storia è un retelling, ma dato che si discosta molto dal libro che l’ha ispirata direi che c’è comunque molto sudore dietro. E altrettanto ce ne sarà dopo che varie amiche lo demoliranno, come mi aspetto che facciano! Bisogna sempre testare le storie addosso alle persone più cocciute!

Quindi oggi, con la scusa della documentazione, mi sono guardata una manciata di puntate di Once Upon a Time, telefilm che consideravo fighissimo ma che mi ha lasciato con un gran mal di testa e che non so se voglio riprendere in mano presto.

 

Stasera ho fatto una cosa molto brutta. Ho scritto un libro, l’anno scorso, che parla, basicly, di come sia difficile, quasi impossibile lasciarsi alle spalle una persona. Oggi l’ho spedito proprio alla persona per me più difficile da dimenticare, quella che mi è stata accanto per otto anni.

C’è troppo di me in quel libro perché lei non se ne renda conto. E’ bizzarro, lo ha detto anche Robin Hobb, la mia scrittrice preferita: il marito la conosce così bene che non importa quale libro, racconto o storia lui legga, scritto da lei: sa esattamente a quale parte della sua anima si riferisce.

Forse mi rendo conto solo scrivendo queste parole in che genere di incubo io stia mettendo quella persona.

Il fatto è che per tanto tempo mi sono tenuta tutto dentro.

APE-Personal Trainer

Non sono neanche le sei, qui, e per me è già dopocena. Abituata come sono a far da mangiare ai bambini per le cinque finisce che anche io mangio alle cinque e buonanotte.

Odio le giornate così. Parto, mi dico che la giornata è libera, posso fare quello che voglio e riposarmi e poi va a finire che non faccio neanche quello. Oggi ho giusto messo un po’ in ordine, cambiato le lenzuola al mio lettone e pensato a quello che voglio fare della mia brama di scrittura.

Ok, ho anche letto qualche racconto di Robin Hobb dal libro The Inheritance, ma decisamente non ho fatto quello che dovevo fare: riposarmi, pulire, dormire fino a tardi, scrivere un paio di post di recensione per rendermi un po’ utile e iniziare una nuova storia.

Intanto sono stata svegliata, alle sei, da due vespe che ronzavano tra la finestra e la tenda. Tenendo conto che anche ieri sera ne ho mandate fuori due iniziano a venirmi i dubbi: che siano sempre le stesse? E soprattutto, da dove entrano?

Poi mi sono rotolata avanti e indietro, tra i cuscini bianchi, la musica della nuova playlist solo piano che ho fatto –con meravigliosi brani di Yiruma, Paterlini, Einaudi, Newman, Crain e Arnalds-, le idee che mi giravano in testa e gente che si faceva viva su What’s App.

 

Stamattina la mia host mum ha riportato in soggiorno un Air Walker –un attrezzo per camminare da fermi– e mi è venuta la voglia di provarlo. Non l’avessi mai fatto! La gemellina si è messa tutta impettita davanti a me a sbraitare cose come Faster, faster! e I want to see your heart pumping! I want to see your blood punping! con l’aria di chi non ha fatto altro tutta la sua -breve- vita. E sì che ha sei anni.

Suo padre è un tipo molto atletico, ha anche un vogatore nella stanza delle attività –un macchinario che fa un casino infernale– e mangia tantissima frutta, quindi magari queste cose lei ce le ha nel sangue, ma devo dire che fa un certo effetto se una bambina alta comunque circa un metro e qualcosa ti si pianta davanti mentre ti prepari la cena, mani sui fianchi, e ti chiede con aria minacciosa se stai mangiano sano.

Io per la cronaca mi stavo affettando pomodori e cipolle quindi direi che la mia coscienza era a posto, però ecco, tanto per la cronaca, questa è stata la mia giornata.

 

Ora, decisione dell’ultimo minuto, mediterò. Ci sentiamo domani.

Brama d’Inchiostro

Ieri, dopo che mia sorella è andata via, ho avuto l’impulso di fiondarmi qui e scrivere.

Sì, ho trascurato il blog per lei, per portarla a Londra, per coccolarmela, per portarla all’Harry Potter Studio Tour, per farle vedere Reigate e Redhill, per farle vivere un po’ del mio sogno inglese.

Non me ne pento, ma ritrovarsi ieri, da sola in cucina, e sentire che le mani prudevano alla ricerca dei tasti è stato un chiaro segno di come io mi getti su questo diario online per sopperire ad una qualche solitudine che io stessa non sono cosciente di provare.

E dire che la mia camera, anche se vuota, mi strappa ancora fusa di soddisfazione quando la guardo.

 

Ho voglia di scrivere. Ho bisogno di scrivere.

La sera, prima di dormire, mi ritrovo a rigirarmi nel letto, le dita che prudono, la mente che sfoglia la mia personale cartella di spunti e appunti in cerca di qualcosa, una vocina che dice Non Hai Scritto Neanche Oggi, con maiuscole pungenti e affilate.

Mercoledì, all’Harry Potter Studio Tour, mi sono commossa. Davanti al video delle folle di lettori adoranti, di fronte al sorriso di Joanne, alla vista di Emma Watson –ma questa è un’altra storia– ho pianto come una bambina. Troppo potere, troppi sentimenti, troppe emozioni tutte insieme: di fronte a ciò che questa donna ha creato, a quello che i suoi libri significano per generazioni e generazioni, ho provato una tremenda invidia.

Non tanto per la fama. Intendiamoci, chi non vorrebbe vivere i scrittura, sapere i propri libri tradotti in tutte le lingue, essere la donna più ricca d’Inghilterra? Io personalmente non ci sputerei sopra, ma non sto parlando di questo.

Non ricordo di aver pianto leggendo della morte dei molti personaggi della saga. Pochi libri mi strappano le lacrime -specie se non sono stati scritti da Robin Hobb- però ricordo le lacrime alla fine del settimo libro, ricordo la commozione nel leggere il nome del figlio di Harry, ricordo ancora la giornata intera trascorsa a leggere Il Calice di Fuoco, sebbene sia quello che mi piace di meno.

Ricordo la curiosità, la meraviglia nello scoprire quel mondo, ricordo lo struggimento, ricordo la sorpresa e la commozione per la storia di Piton. E’ stato emozionante, sopra ogni cosa, ed è questo che io voglio fare: dipingere una storia che emozioni, una storia avvincente, una storia che non sia la brutta copia di niente, una storia nuova e brillante.

Passo le serate a pensare, a scartare le idee, a inventare scenari e abbandonarli perché mancano di lucentezza. E probabilmente c’è questa frustrazione dietro al mio recente umore insoddisfatto…