Soglia

Ecco.

Ancora una volta ho dimenticato di tener d’occhio l’orologio e ora mancano dieci minuti a mezzanotte, dieci minuti in cui dovrei riassumere questa incredibile, lunghissima e devastante giornata in un post non troppo lungo, in modo che nessuno si annoi.

Questa mattina sono stata in biblioteca, perché un paio dei libri che avevo ordinato qualche tempo fa erano finalmente arrivati. Una volta lì, però, sono stata presa dalla fame di libri c me ne sono portati a casa in tutto cinque, compreso uno che avevano appena comprato e ricoperto e che sono stata la prima a leggere.

Che sia per questo che mi ha sconvolta così tanto?

Credo che qualcuno abbia preso la mia vita, l’abbia shakerata un po’ e poi l’abbia messa per iscritto. No, mi correggo, ha preso il mio passato e l’ha messo in un libro. Un libro che parla di due ragazze che si conoscono su internet, che si innamorano l’una dell’altra, che combattono una durissima lotta per affermare i loro sentimenti e le loro identità.

Ed ora, naturalmente, mezzanotte è già passata.

E’ stato terribile leggere quel libro.

E’ stato come tornarci dentro di nuovo, è stato come avere ancora sedici anni e dover combattere ogni giorno, come essere innamorata di qualcuno che aveva paura di ricambiarmi. Ho riassaporato ogni cosa, sofferto quell’estate senza una sua sola parola, rivissuto l’esaltazione di aver raggiunto la cima della montagna. Era tutto lì ancora, vivido e bruciante, e io non potevo sopportare che fosse finita.

Sono sulla porta, una porta che mi sbatterà per sempre sul naso finché non decido di chiuderla, la soglia di qualcosa di tremendo e spaventoso, che non voglio fare ma che forse è giunto il momento di affrontare.

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Il Sonno, la Notte, lo Stagno.

Innanzitutto ho sonno.

Sarà che ieri ho fatto le tre, ecco. Non so, può essere.

Poi me ne sto accoccolata sul paio di divani più comodo mai avuto in casa, uniti a formare una specie di nido, con almeno una mezza dozzina di cuscini –fucsia, sabbia e marroni, che a dirlo così sembra un crimine contro il buon gusto ma io vi assicuro che fanno il loro effetto sul blu elettrico del divano– e le gambe nascoste sotto due copertine calde e pelose.

Non invoglia neanche un po’, lo so.

Non c’è molto da dire di una giornata così. Non con il senno di poi, almeno: che mio padre sia entrato in casa dicendo andiamo a mangiare cinese è stato molto sospetto, che fosse incredibilmente allegro lo era anche di più e io e le mie sorelle abbiamo passato un’oretta poco piacevole aspettando che aprisse bocca e dicesse cose più o meno sconvolgenti riguardo il nuovo assetto della famiglia.

Grazie al cielo questo non è accaduto.

Si potrebbe anche spendere qualche parola sulla notte, sull’aria notturna, su come guidare nella gelida aria di fine ottobre mi riporti indietro a quando attraversavo la notte di nascosto e sistematicamente per strappare un paio d’ore con lei, fingendo che il mio lavoro di cameriera mi impegnasse fino alle due e facendomi cinquanta chilometri alla volta.

La follia.

Così si arriva alla fine della giornata senza averne ahimè guadagnato molto, confusi come all’andata, assonnati, pieni di dubbi e di interrogativi, in preda al desiderio che qualcosa cambi e che certe situazioni stagnanti si risolvano in qualcosa di decisivo.

E posso distintamente sentire l’Universo scuotere la testa e mormorare che bisognerebbe fare più attenzione a ciò che si desidera.

Noi però lo amiamo lo stesso.

 

PS: quasi quasi resto a dormire sul divano. Ah, e siamo a 82 follower. Grazie! Quando arriviamo a 100 faccio un post pieno di fotografie!

Incinta

Sono quasi le tre del mattino e io sono appena tornata dalle prove del coro –da cui sono stata gentilmente buttata fuori, ma sono dettagli– dove ho trascorso due ore a lavorare sul mio libro ascoltando la nuova bellissima canzone che i miei compagni faranno –senza di me.

Al momento non mi sento eccessivamente lucida, lo devo ammettere, ma nella mia mente c’è questo pensiero, questa certezza, quest’idea che nonostante tutto la giornata di oggi abbia dato più di uno spunto interessante.

Stamattina mi sono ritrovata, ad un certo punto, sdraiata sul mio letto con la borsa dell’acqua calda sulla pancia –per motivi prettamente femminili– e ho sperimentato un curioso senso di deja vu, qualcosa di diverso da come mi succede di solito. Mi sono fermata un attimo a pensare se la sensazione veniva da un libro che avevo letto, da un film che avevo visto, da un racconto di qualcuno che conosco, ma niente.

Il fatto è che mentre mi mettevo le mani sulla pancia ho sentito distintamente una parte della mia mente dire ah, come quando ero incinta. Cosa che non è mai avvenuta, ma proprio mai mai. Eppure la sensazione era lì, molto viva, inspiegabilmente presente, e io non me lo spiego.

Poi, nel cercare la borsa elettrica nello scatolone delle mie cose rimaste in Italia, mi sono imbattuta in Mangia Prega Ama. Che Libro. L’ho sfogliato –tra l’altro è in un formato che mi piace tantissimo– leggiucchiando qui e là e devo dire che le sue parole mi illuminano ogni volta. Ho preso moltissimi appunti l’anno in cui l’ho letto, cose interessanti sulla meditazione, sul prendersi cura di sé stessi, sulla felicità e sul mondo.

L’ho rimesso in lista perché prima di tornare in Inghilterra voglio assolutamente leggerlo, ma così la lista sta diventando lunghissima e io ho appena defenestrato altri due libri che non ho intenzione di portare a termine. Che tristezza: finora ho attaccato quattro libri e sono arrivata alla fine di uno solo di essi.

Poi ecco: sei ore fa sono uscita di casa con le idee ben chiare, ben truccata –perché dovevo rivedere una persona che mi piace moltissimo– ma con un’abbigliamento non eccessivamente provocante –perché avrei rivisto anche una persona che interpreta l’abbigliamento in modo molto particolare– con la borsa piena di appunti per lavorare a Seareen –ci sono dei nodi che ancora vanno sciolti– e pronta a qualsiasi genere di reazione.

Alla fine ho parlato un niente con la prima persona –possibile che diventi sempre più bello? Ho bisogno di conoscere la grana della sua pelle– e decisamente uno sproposito con la seconda, se parlare –nel secondo caso– include gesti più adatti ad una piovra che ad un uomo e discorsi ripetuti così tante volte da non avere più il minimo peso.

Mi piacerebbe dire di essere stata coerente e fedele alla mia linea di condotta. La verità, purtroppo, è un po’ diversa.

La Notte

Scommetto che succede anche a voi.

Un minuto prima state facendo qualunque cosa, tipo fare la spesa, visitare gli amici, finire di lavorare, portare in giro in macchina qualcuno, e il minuto dopo vi fermate a fissare il cielo delle sere d’autunno, quel buio blu che prima non c’era, quel velluto al quale l’estate non ci ha preparati.

Ogni anno è così, capita quella sera in cui il mio corpo –memore forse il recente cambio dell’ora– sente che non dovrebbe essere così buio, sente che l’aria sa di freddo e che la notte si sta trasformando in qualcosa che non è più la breve notte estiva ma qualcosa di più selvaggio e pericoloso.

Suppongo che sia il freddo a cambiare tutto, a trasformare un luogo/tempo che in estate è così piacevole in qualcosa di diverso, qualcosa di minaccioso. La notte autunnale –per non parlare di quella invernale– non è una cosa che ci teniamo a vivere all’aperto, eh?

Questa è l’insolita riflessione di oggi, dato che oggi era quel giorno. Ora so che sta arrivando l’inverno.

Di draghi, sfigati, puzzle e baci

Ah, sono un eterno puzzle.

e non ditemi che pronunciarlo letterale, puzzle, non è meglio che la pronuncia pasol-

Sto guardando La Vita di Adele, e dico sto guardando perché smozzico il post alternandolo a qualche scena. Deficit dell’attenzione, probabilmente, o della concentrazione. Uno dei due.

Ho pensato che lo dovevo vedere, anche se sono partita con il solito grande scetticismo di chi generalmente non apprezza ciò che la critica osanna. Sono una spettatrice atipica ma finora è riuscito ad emozionarmi, cosa che ritengo fondamentale. Si sente tutta la paura, l’esitazione, il fiato trattenuto prima che succeda qualcosa di decisivo.

Ho voglia di baci.

Dico che sono un eterno puzzle perché al momento sono presa da così tante sfaccettature che non so cosa aspettarmi dal domani o dalla mia stessa mente. Sono arrabbiata, per esempio, arrabbiata con un ragazzo che di fronte all’offerta totale del mio cuore ebbe il coraggio di chiedermi di restare amici, dopo avermi detto lui stesso che sentiva che io ero quella giusta.

Non so se sono più arrabbiata con lui o con me stessa per avergli permesso di restare mio amico nonostante questo. Ormai è passato troppo tempo perché questa ephiphany abbia senso, ma al momento sono molto presa dalla smania di vendetta.

Allo stesso modo sono preda di una lucidità inaspettata, qualcosa che se non tenessi con attenzione a bada potrebbe tradursi in vai a quel paese, io ho fatto tutto ciò che era umanamente possibile per cercare di rimettere a posto le cose, ma siccome si tratta di una persona speciale non vorrei proprio farle così male. O forse non le farei male affatto.

Poi c’è l’incertezza, la paura del domani, e stranamente c’è anche il desiderio che quel domani –e intendo quello di Gennaio, quello che mi riporterà di nuovo in Inghilterra– arrivi subito. Non domani, proprio ora: prendere la valigia e andare all’aeroporto.

possibile che ho 26 anni e ancora non riesco a scrivere aeroporto bene al primo tentativo?

C’è la voglia di scrivere e la paura che sia l’ennesimo spreco di tempo, accompagnata dalla consapevolezza che 1. se non scrivo io non può farlo nessun altro per me e 2. l’unico modo per raggiungere il mio obiettivo è provarci.

Poi c’è la voglia di combattere, di uscire con l’armatura, di mettersi in gioco, di fare qualcosa di folle. Cielo, la fanno così facile in questo film! Anche io voglio uscire, andare in un bar e trovarmi una ragazza.

E poi c’è una vocina che dice che le persone come me non trovano una ragazza. C’è più di una scena in cui mi sono sentita nei panni di Adele, in cui avrei tanto voluto che il film prendesse una piega che seguisse un po’ me. Adele segue Emma in un bar gay perché è così colpita da lei e dai suoi capelli azzurri che se la sogna di notte, ma quando Emma si volta e le chiede come ci fa una ragazza come lei in un posto come quello –ehi, la battuta più vecchia del mondo!– lei risponde semplicemente di essere lì per caso.

E se lei avesse risposto seguivo te cosa sarebbe successo? Emma avrebbe riso e se ne sarebbe innamorata? Avrebbe trovato una parola per etichettare una ragazza sincera a volte anche a proprio discapito, benintenzionata ma goffa e decisamente oversize? E’ un po’ quello che dicevo nel mio post sui cuccioli, quando descrivevo –basically me, in effetti– una categoria di persone che mi viene da etichettare come atipica ma che il resto della società magari chiamerebbe sfigata.

Mi piacerebbe che ci fosse una parola più carina. Una parola universalmente conosciuta per quelle persone dolci e ingenue ma benintenzionate, che sbattono contro i no ma che non si arrendono, che inciampano nei propri piedi ma qualche volta brillano come il sole.

Io ce la metto proprio tutta ma non vado da nessuna parte.

 

NTR -notizia in tempo reale- siamo arrivati ad 81 follower. Grazie, tutto ciò è molto carino.

Lightbringer is Back!

E non so che pensare.

Vorrei scrivere così, oppure questa ragazza da’ voce a quello che provo io, oppure le scrivo, oppure che invidia che il suo blog ha così tante visite e commenti, oppure al diavolo tutto, vorrei passare la notte a leggere quello che scrive.

Essere me è un casino.

Oggi ho scoperto che il vero problema di questa settimana non sta nella testa né nel cuore, il problema sta in quella parte del mio corpo che ogni mese –seh, magari– ci tiene a ricordarmi che sono una donna e come tale mi dovrei comportare.

Come se impedendomi di essere LightBringer per una settimana al mese potesse fermarmi. Esatto, LightBringer è tornata all’attacco dopo la felice scoperta che sì, sono ancora una donna e come tale devo pagare con il sangue il peccato di Eva –ma in comode rate mensili. Non essendo regolare cado nello stesso tranello ogni volta e penso sempre di star impazzendo.

Che abbiamo fatto oggi, oltre a scoprire il blog pensierifusi e innamorarcene perdutamente?

Piovono Polpette. Abbiamo visto Piovono Polpette e ci siamo innamorati perdutamente anche di quello. A partire dal protagonista, che mi ricorda inesorabilmente uno dei dottori di Doctor Who –sebben che non lo guardi affatto– e proseguendo via via attraverso ogni gaffe e ogni battuta sulla gelatina. Non vedo l’ora di vedere il secondo.

L’attuale lettura, Il Raccoglitore di Anime, va a rilento che è una disgrazia –non per nulla anche questo libro viene dalla pila delle seconde chance– e io sono sempre più tentata di buttarmi su altro.

Molto logico direi, ho una lista di 15 libri per la sfida dei 12 libri –sempre più logico– e ho solo voglia di leggere cose che non sono nella lista.

Poi ho più o meno raggiunto la risoluzione necessaria per mandare la mia ex a quel paese. Non per cattiveria, sai, ma sono già abbastanza nostalgica di mio, se inizio a lasciare porte socchiuse potrei non allontanarmene mai per la paura di non accorgermi se la riapri. Ti amo tanto ma non puoi continuare a farmi questo.

E so anche –un più o meno– cosa fare con Seareen. Più passa il tempo più mi terrorizza l’idea di non riuscire a entrare nella stanza della scrittura –quella nella quale una volta entrati fila tutto liscio ma in cui entrare è un vero incubo– ma non posso andare avanti così.

Ultimo appunto, poi si ringrazia l’Universo e buonanotte: dopo il capolavoro della Dreamworks, quello del ’98, che è uno dei miei film preferiti, che ha un sacco di canzoni incredibili, che è fatto benissimo, che è commovente e coinvolgente eccetera eccetera…

…occorreva rifare un film praticamente uguale con gli attori? Come ho detto altrove, non so perché la cosa mi da’ così tanto fastidio, ma la cosa mi da’ così tanto fastidio!

Si ringrazia l’Universo. Per i trailer esaltanti, per le grandi scoperte, per Il Ritorno di Lightbringer, per i coniglietti, per…perché domani è Lunedì, c’è mercato nella mia città, io ho un appuntamento e me lo devo meritare. Notte.

 

eh, sì, se non scrivo anche il titolo del film qui non dormirà nessuno in preda ai dubbi: Il Principe d’Egitto è il primo e Exodus: Dei e Re è il secondo

I Miei Titoli

Una volta avevo una serie di titoli.

Non mi ricordo quand’è successo, credo fosse stato per una storia che stavo leggendo o per qualcosa che avevo visto: all’improvviso avere un sacco di titoli mi era sembrato particolarmente figo e mi sono scervellata per trovarne qualcuno che mi si adattasse.

Costruttrice di Pregevole Mobilio è perché mi piace montarmi da me i mobili. Ho iniziato con quelli dell’Ikea, come tutti, ma anche in caso di vecchi mobili da restaurare o pulire o smontare-e-rimontare sono sempre in prima fila. Mi piace tantissimo e mi da’ una grande soddisfazione. Per un periodo volevo montare mobili Ikea per lavoro, poi qualcuno ha detto che non è lavoro per una ragazza. Ho smesso di dirlo in giro ma continuo a coltivare questo sogno.

Portatrice Sana di Faccia Tonda è perché ho la faccia tonda. Perché la gente mi guarda e si chiede perché ho la patente. Perché mi fermano per strada per indicazioni, perché attaccano bottone con me senza problemi, perché si fidano a lasciarmi i bambini nei parchi, perché mi guardano e mi chiedono che scuola sto facendo. Perché in generale mi danno dai 4 ai 7 anni in meno. E sì, lo so che tra qualche anno non me ne lamenterò affatto, ma per ora significa solo che non ho la faccia da donna ma solo da ragazzina.

Decoratrice di Scarabocchi è perché un gioco che amo tantissimo prevede che qualcuno faccia degli scarabocchi a caso -magari pure ad occhi chiusi- su un foglio e io li trasformi in qualcosa che nella mia testa ha senso. Finora questo ha portato a Il Ragazzo con la Carriola di Zucche, La Cantante sull’Ancora, La Danzatrice della Primavera, Il Serpente Che Si Gratta L’Occhio e L’Uomo con Il Monocolo. Pensandoci bene mi piacerebbe mettere qualche foto.

Sognatrice Sfegatata non ha bisogno di descrizioni. Non c’è un giorno che io non passi senza immaginare cose, fare voli pindarici, dipingere distrattamente strani scenari. Troppo difficile concentrarsi sul mio libro, eh…

Piccola Viaggiatrice è complesso. Amo viaggiare, amo chiudere il mio mondo in una valigia e portarmelo dietro, amo scoprire posti nuovi, vedere il sole da altre latitudini, bere il verde del mondo, mettermi alla prova, camminare con il cuore, seguire il naso. Piccola perché il mondo non mi farà mai sentire grande, ma sono una viaggiatrice e ne vado fiera.

Creatrice di Mondi è un po’ presuntuoso perché di mondi ancora non ne ho creati, ma l’intenzione era di riferirsi al fatto che amo scrivere, e che in un modo o nell’altro ogni idea è un mondo a sé. E io di idee ne ho talmente tante

Anima Innamorata è…triste da dire, ma è perché io sono sempre innamorata. Ho sempre la testa e il cuore persi per qualcuno, sono sempre ingarbugliata in qualche filo perverso che mi lega a persone non abbastanza serie o coerenti o in gamba o che ne so io. Già dieci anni fa –che dico dieci, molti di più– le mie compagne mi dicevano che ero innamorata dell’amore. Ebbene, sono colpevole.

Strega della Voce è altrettanto presuntuoso. Amo cantare e mi è stato detto più di una volta che ho una bella voce. E recentemente un paio di bambini hanno pianto di commozione ascoltandomi. Si può mettere nella lista, vero?

Portatrice di Luce è…o almeno dovrebbe…essere un modo per spronarmi, per ricordarmi che bisogna camminare nel sole, essere ottimisti, cercare sempre le cose positive e trasmetterle all’esterno.

Mai Sconfitta è il contrario di oggi.

Il contrario di sentire che c’è un muro tra me e il mondo, qualcosa che impedisce alle emozioni di passare, qualcosa che impedisce a me di fare qualunque cosa che non sia pseudo-vitale.

Il contrario di pensare che non so fare niente di buono nella vita.

Il contrario di sentirsi debole e stupida e in balia di cose e persone e senza qualcuno che mi scalda il cuore.

Il contrario di essere tanto stanca di fare del mio meglio, di aver scoperto che già nel 2001 avevo in mente La Strada Più Facile, La Nera Resa, La Porta che Si Apre Con Il Sangue.

Vorrei essere capace di abbandonarmi nelle braccia dell’Universo, perché oggi avrei davvero bisogno di sapere che questo dolore un giorno servirà a qualcosa. So che lui è da qualche parte e sta facendo altro, perché oggi potevo letteralmente sentirlo fare altro, ma vorrei che sapesse che è stato terribile, che spero che questo tunnel abbia una fine, che ho veramente bisogno di qualcuno che mi guardi le spalle mentre piango.

Universo, veramente. Se continui a negarmi persone e cose che amo potresti almeno regalarmi un gattino?