Donne Bellissime

Una volta al mese la famiglia di mio padre si riunisce per il pranzo e una volta al mese, dopo il pranzo, il mio soggiorno, con questi fantastici divani di vellutato blu elettrico, diventa la sala di proiezione di un film Disney, che scegliamo su capriccio del momento.

Oggi è toccato agli Aristogatti, un film che non vedevo da almeno dieci anni. Come spesso succede con i film che si guardano solo da piccoli ho finalmente compreso tutte le parole, messo insieme i vari pezzi e ho guardato la storia con occhi più consapevoli. Ora sì che la “fine” della storia tra Romeo e Duchessa ha un senso, solo ora mi spiego il motivo del modo in cui parlavano i vari personaggi.

E per qualche ragione sono ancora convinta che Madame Adelaide sia una delle donne più belle mai animate.

Oggi, dopo pranzo, mio nonno ha aperto qualcosa che sembrava un’enorme valigia e che si è rivelata piena di libretti di fotografie. Alcuni risalivano agli anni sessanta, con mio padre e i suoi fratelli in vari stadi della crescita, altre erano così vecchie da essere più che altro cartoncini bianchi e molto neri, altre erano istantanee molto vivaci degli innumerevoli momenti conviviali che abbiamo condiviso in questi ultimi vent’anni.

E c’era la mamma, ovviamente.

Io me ne frego se mio padre crede che io non vada in cimitero abbastanza spesso. Io non mi sento più vicina a mia madre , di fronte a quella foto, di fronte a quella scritta che qualcuno con un po’ più di buonsenso non avrebbe fatto rosa, di fronte ad una lastra di marmo che non ha nulla a che vedere con mia madre.

Io amo guardare quelle foto, le foto in cui mia madre sembrava la peste che era quando aveva la mia età –no, anzi, perché alla mia età mia madre era già sposata– o le foto in cui rideva senza nessun pensiero al mondo. Le foto in cui fuma la pipa e sembra una bambina, le foto in cui i suoi capelli neri incredibilmente lunghi brillano al sole, le foto in cui ha al collo il suo orologio da tasca e io vengo assalita dalla paura che sia scomparso.

Perché ricordo quel giorno, in cui le mie zie mi hanno chiesto come dovevano vestire il suo corpo, e io ho pianto stringendo a me quel suo maglioncino con i bottoni brillanti, perché era una cosa troppo sua che non potevo tollerare di perdere per sempre. Perché ricordo i suoi anelli, quello che mio padre le ha regalato quando sono nata io, quello che ha avuto con la nascita di mia sorella e quello che ho sempre giudicato bruttissimo, e mi chiedo dove siano, e so che non lo voglio sapere.

Perché non c’è luogo in cui io non ne senta la mancanza.

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Sensazioni e Lezioni

La prima sensazione è che mi danno fastidio gli angoli degli occhi. Del resto piangere con il trucco addosso non è mai stato il modo migliore per prendersi cura di sé stessi.

Poi ho sulla lingua un sapore dolce, perché nel farcire la torta per domani mi sono sporcata e poi leccata le dita. Esatto, ho fatto un dolce bellissimo alto 5 cm, che ho appena tagliato in 3 dischi e farcito prima con la marmellata di frutti di bosco poi con lo yogurt al medesimo gusto. Dopo una notte in frigo sarà semplicemente strepitosa.

Le orecchie non captano nulla, anche se essendo le due –esatto, pubblico i resoconti notturni retroattivamente– la cosa non dovrebbe stupire. Sento solo, a tratti, i rumori della vita notturna di un piccolo roditore peloso che alterna saltelli spensierati a rosicchiamenti nervosi.

A naso sento poco o niente, vuoi perché è il mio senso più debole vuoi perché sono a casa, e casa ha un odore speciale ma indefinibile. La vista mano la prendo in considerazione dato che non vedo niente di particolare se non il mio soggiorno immerso nel lieve disordine di default.

se proprio vogliamo sono contenta, nonostante l’ora, di aver visto accanto a me sul divano Le Quattro Cose Ultime, così se il Mac decide di sclerare ho un diversivo

Per quanto riguarda la mente, ebbene sono combattuta. La giornata di oggi mi ha insegnato più di una cosa ma allo stesso tempo mi ritrovo a fissare me stessa e chiedermi se, in qualche momento della serata, non avrei potuto agire in maniera più…beh, agire bastava.

Così, mentre lascio che questo post sciolga i nodi della serata appena conclusa, lasciamoci alle spalle anche questi interrogativi senza risposta.

 

Oggi ho imparato che guardarti cantare rende ancora più belli i tuoi bizzarri, irresistibili lineamenti, e che amo il tuo viso e la tua bocca molto più di quanto io stessa non ricordassi.

Oggi ho imparato, tra le altre cose, come si smonta il miscelatore di un rubinetto.

Oggi ho imparato che, prima di infornare, un colpo di frullatore all’impasto della torta rende la pasta imbattibile.

Oggi ho imparato che ci sono porte che credi di aver chiuso, fino a quando non arriva la musica.

Oggi ho imparato cosa significa esilio.

Sangue, azione, sesso e horror

Corrent Mood: è proprio vero che entrare non voluti nel territorio che un Cancro considera casa è il modo migliore per farlo arrabbiare.

Buonsalve! Stasera sono in preda all’eccitazione che sempre segue la visione di un film contorto, sentimentalmente tormentato e pieno di interessanti spunti: ho appena visto Dracula Untold con mia sorella e sono veramente soddisfatta di quello che ho visto.

Ormai sono scesa a patti con il fatto che non ho occhio tecnico e critico per niente: di fronte alle cose ho solo il cuore romantico e il sangue d’inchiostro di uno scrittore, tipo ehi, questa situazione potrebbe essere sfruttata in questo modo e anche io voglio mettere i miei personaggi in questa situazione tragica! Molto crudele.

Ho letto molti commenti critici ma da parte mia sono soddisfatta: Vlad è un antieroe interessante e sufficientemente tormentato, e le numerose scelte difficili che ha dovuto prendere durante questa ora e mezza mi hanno coinvolta parecchio.

Un’amica oggi pomeriggio mi ha detto che a suo parere è l’ennesima storpiatura della figura del vampiro dopo Twilight –sempre lì la si va a parare, mi sa…– e questo mi ha fatto venire ancora più voglia di andarmi a leggere il Dracula di Bram Stoker, se non altro per bagaglio personale.

Sì, non sono molto appassionata di vampiri: Twilight l’ho letto appena ma mi ricordo che all’epoca mi appassionai molto ai Diari della Famiglia Dracula, una trilogia che si rifaceva al libro di Stoker e ne colmava alcune lacune. Ora che ci penso mi piacerebbe metterli in lista per una veloce rilettura.

Forse uno dei motivi per cui non sono caduta preda della febbre di Twilight è che io avevo già attorno da anni i vampiri di Anita Blake come esempio migliore. Avete presente? Uno dei libri della sua saga è anche nella lista per il giveaway, anche se finora nessuno l’ha chiesto tranne la mia amica L.

Per farvene un’idea prendete un bel bicchiere di sangue, aggiungete lussuria e mistero in parti uguali, fateci cadere dentro qualche creatura magica proveniente da un’altra cultura, condite con argento, proiettili e polvere da sparo e servite condito con creature mannare assortite e una bella salsa horror.

ora che la rileggo questa cosa della ricetta è un po’ patetica ma i libri sono proprio così

Io li ho letti per anni gustandomi l’equilibrio tra l’horror, il piccante, l’azione e il mistero, ma devo ammettere che qualche tempo a questa parte la seconda componente sta avendo il sopravvento. La protagonista, Anita Blake, ha stretto qualche bellissimo rapporto con alcuni dei miei personaggi preferiti e di questo non posso che gioire, ma allo stesso tempo mi mancano i casi da risolvere, le lotte contro creature esotiche, l’azione al di fuori delle lenzuola!!

Oh, lo so: i vampiri veri sono altro. Il fatto è che, un po’ perché non ne sono appassionata un po’ per scostarmi completamente dal recente boom, non ho mai indagato più di così.

Qualcuno ha voglia di consigliarmi qualche titolo da cui partire per migliorare la mia opinione? ^^

Sciopero

Sto sperimentando un momentaneo rifiuto verso l’esistenza.

Non so se avete presente quei momenti in cui sembra che tutto sia sbagliato –non che tutto vada male, eh, quello è un altro paio di maniche– in cui vi guardate intorno e vi ritrovate a pensare come ho fatto a finire qui o cose simili. Questo è uno di quelli.

E’ assurdo, perché tra gatti bianchi, film emozionanti e buon cibo oggi ho trascorso una giornata veramente carina. Eppure sono qui a pensare che mi è sfuggito tutto di mano.

Se avete bisogno di me mi trovate a letto con un libro di Paul Hoffman.

La Finestra del Giovedì #4: ComBaciami Ancora

vedete che questa volta mi sono ricordata del post già dalla mattina?

Oggi il blog in questione è dodicirighe, di Curi, un blog che ha un grande successo –meritatissimo, peraltro– perché Curi scrive in una maniera che non si può descrivere. Devo ammettere che è stato lui a trovare me, mettendo mi piace a moltissimi dei miei post, e solo di recente ho pensato di ricambiare la visita. Grosso errore: mi piace immensamente il modo in cui scrive e ieri sera, nel tentativo di scegliere quale post portarvi, ho perso la cognizione del tempo.

Ecco quindi un assaggio di un post romantico e delicatissimo:

Non saprei dire chi (io) prese l’altro e iniziò il lento dei ricordi. Quando misi la mano sul tuo fianco sembrava ci fosse ancora la forma delle mie dita che combaciava perfettamente, come anche le tue sulla mia spalla. La tua mano scivolava dalla mia, sudata. Non sapevamo cosa dire, e respiravamo. Hai appoggiato la testa sul mio petto, in quel posto dove solo tu sapevi tenerla. E ancora combaciava.

Queste sono cinque delle consuete dodici righe nelle quali Curi dipinge i suoi post. Io ho commentato così vivido da essere tagliente, perché nella mia mente le sue parole fanno presa, ricalcano sentimenti già sperimentati, incarnano pensieri che ci vorticavano dentro senza trovare corpo.

Pare che Curi –perché Curi, poi?– stia pubblicando un libro. Direi che se lo merita, visto come scrive. Ve ne accorgerete, sì, specie voi nostalgici romantici guardaindietro quanto io stessa sono. E’ un bel posto dove stare, andate a sperdervici un po’.

Per non parlare poi della sua playlist: mi ci sono accoccolata dentro, ieri sera, mentre mi perdevo nel tempo, e mi sono quasi commossa nel trovarci dentro Collide, che per me è una di quelle canzoni che nessuno conosce e quindi la sento molto mia.

Andate a leggere il post e il resto delle sue pennellate qui.

 

su Curi ho solo una perplessità, e spero non me ne voglia: può essere che abiti un universo che è tre, quattro minuti più indietro del mio perché spesso trovo i suoi mi piace mentre ancora mi si sta caricando la pagina del nuovo post. Ho di fronte un lettore supersonico o sono mi piace sulla fiducia?

Le Cose di Oggi

Le cose di oggi sono mia sorella che russa, parla nel sonno poi russa di nuovo.

Le cose di oggi sono l’ansia perché tra quaranta giorni devo partire di nuovo e non so se riuscirò a mettere me stessa in valigia.

Le cose di oggi sono il mio pollice fuori pericolo amputazione, fare le tre del mattino leggendo Paul Hoffman, mio padre che domani si opera e me lo ha detto ieri.

Le cose di oggi sono Magisterium, gli esordienti italiani che non riesco a leggere –a parte Alaisse e Kiki– e le amiche adorate che mi danno pacco.

Le cose di oggi sono piadine arrotolate con pochissimo miele e Harlequin pieno zeppo di libri.

Le cose di oggi sono mie vecchissime fanfiction vagamente erotiche su Slam Dunk e preoccupazioni per questo povero mac.

Le cose di oggi sono prove del coro a cui non posso più andare.

Le cose di oggi sono il giveaway che non ingrana.

Le cose di oggi sono una bella collaborazione con un progetto tutto italiano che si occupa di libri d’esordio.

Le cose di oggi sono diamine hanno fatto un altro film su Peter Pan, col cavolo che posso scriverci qualcosa anche io.

Le cose di oggi sono riflessioni su come un prodotto che aveva delle possibilità come Winx sia stato ridotto alla prostituzione.

Le cose di oggi fluttuano nell’aria come pulviscolo atmosferico mentre mi chiedo quali saranno le cose di domani.

che, per inciso, è finalmente giovedì

La Mia Vita con Nove Dita

Purtroppo non c’era niente da fare per il mio pollice.

sto scherzando. Fa un male cane, specie di sera, ma è ancora attaccato. Stasera l’ho trattato con acqua calda e sale su consiglio di un’amica e devo dire che ha un aspetto migliore del solito

Che io però sia costretta a vivere la vita con nove dita è vero, giacché toccare qualunque cosa mi fa malissimo. Fingo di essere metà dona metà animale, con un solo pollice opponibile e per di più sulla mano sbagliata, tanto che le cose più semplici –come preparare la piadina più buona del mondo o caricare la lavastoviglie– mi riescono molto difficili.

E’ proprio vero che non ci si rende conto di quanto siano importanti certe cose finché non le si perde.

E poi, siccome perdere il sonno per il dolore pulsante non era abbastanza, mi sono anche incautamente permessa di guardare Io e i miei parassiti, tanto per essere più tranquilla riguardo all’infezione in corso.

Creature che crescono sotto la pelle, ulcere che si espandono e trasudano, punture di insetti…ma fare un programma tipo I Gattini più Teneri del Mondo pareva brutto?

ed ecco che il mio macbook inizia a fare un rumore come se volesse decollare. Già mi sta dando problemi spegnendo lo schermo a random di punto in bianco…non oso portarlo in riparazione perché già so che mi costerebbe un rene, ma allo stesso tempo l’idea di partire in queste condizioni mi inquieta

Oggi sono stata a casa della mia migliore amica dell’asilo.

E’ stato talmente strano percorrere di nuovo quel vialetto, dopo tanti anni, risentire il rumore del cancello che si chiudeva, quel profumo particolare, i quadri alle pareti che, nonostante i mobili siano tutti cambiati, hanno mantenuto la stessa posizione…

Parlare da “pari” con persone che all’epoca erano così distanti è…strano. Non riesco a capire se la mia sia voglia di parlare con adulti che mi considerino tale o soddisfazione per la strada che ho fatto e che mi ha portata alla loro altezza. Di fatto è bello, piacevole e confortante.

Ciò che invece non è né bello né confortante è vedere quanti dei miei coetanei si sono sposati, o fanno coppia fissa da anni, oppure sono fuori di casa in autonomia.

E’ vero che io sono alle porte di una nuova avventura, che me ne andrò in Inghilterra a cercare il sentiero che apriamo noi! -la frase figa si è trasformata in una citazione altrettanto figa senza che me ne accorgessi– e che mi libererò di ricordi, pesi, scocciatori ecc attraversando la Manica, però…

E’ quello che dicevo alla mia amica Loreena l’altro giorno: e se quello che l’Universo stesse cercando di dirmi, togliendomi continuamente i tappeti da sotto i piedi, fosse che devo imparare a vivere senza fare affidamento su niente, tenendo presente che tutto cambia e non ci sono certezze?

E’ un bell’interrogativo.

L’Amore è un cucciolo bianco

Ho appena realizzato quale sia la mia idea di amore.

Ho finito adesso di vedere un video con un gattino e un cagnolino, più o meno delle stesse dimensioni, molto piccoli, vagamente umidicci e raggomitolati insieme in un asciugamano, che giocano insieme mordicchiandosi il muso a vicenda e infastidendosi come solo i cuccioli sanno fare.

sì, la ferita da carota di ieri ha fatto infezione, ho il pollice gonfio e dolorante e sì, probabilmente l’infezione è arrivata al cervello e mi ha già fatto perdere un paio di neuroni

Non sarebbe la prima volta che paragono il mio goffo e insistente modo di amare ad un cagnolino bianco che rompe le balle ad un gatto, ma andiamo risolutamente avanti.

Oggi ho costruito una pensilina.

Well, to be honest ho solo aiutato mio padre a costruirla, ma ora so come si fa. Non avrei mai pensato che bastasse così poco: nel mio immaginario personale avrei delegato quest’impresa a qualcun altro –spendendo magari soldi per niente– ma mio padre mi ha dimostrato che il contenuto della sua cassetta per gli attrezzi bastava ed avanzava.

tranne la scala che ovviamente l’abbiamo portata con la macchina

L’impressione è che tante volte giudichiamo inarrivabili cose che magari saremmo in grado di fare anche noi. Tutte le puntate di Paint Your Life mi hanno insegnato che in fin dei conti la maggior parte delle cose attorno a noi una volta si faceva a mano, e che con un po’ di destrezza e precisione –cose di cui per fortuna sono abbastanza dotata– si possono realizzare anche cose di un certo livello.

Non mi sono forse smontata, pulita, sistemata e rimontata i mobili da sola, quella volta?

E poi, mentre reggevo la pila e tenevo sollevata la pensilina con un bastone di fortuna, ho visto cinque stelle cadenti.

Sì, il dubbio è venuto anche a me: allucinazioni? Ufo? Riflessi? Aerei? Dopo la prima ho sorriso, alla terza mi sono stropicciata gli occhi, dopo l’ultima non sapevo cosa pensare. Cinque archi rossi nel cielo, in direzione della luna.

e detta così la cosa si fa ancora più intrigante

La cosa peggiore è che, così a caldo, non avevo idea di che desiderio esprimere.

Collezionare la Luce

curiosamente questo post è stato scritto, riscritto, titolato e poi riscritto di nuovo: di fronte alla genialata di un titolo come questo non sono riuscita a trattenermi

Oggi, dopo giorni e giorni di vergognoso silenzio –che dico? Settimane!- si ringrazia l’Universo.

Si ringrazia l’Universo per le cose più piccole, come le novità interessanti nell’animazione, la soddisfazione di aver fatto, in un’oretta, un gioiello che l’altra settimana mi aveva rubato…beh, quasi una settimana, l’aver venduto qualche altro fumetto online, le stupide risate rubate ai chitarristi in chiesa.

anche ferirsi a sangue con una scheggia di carota rientra nell’elenco. Solo io posso fare certe cose

Si ringrazia l’Universo per le scoperte, come il piacere di strappare erbacce alla luce di un sole autunnale molto nostalgico, la gioia di condividere un pranzo con persone più o meno sconosciute con le quali hai condiviso del lavoro, il ritrovamento di un oggetto caro che si credeva perduto per sempre.

esatto, proprio quel regalo del Signore degli Idioti, ma il fatto è che i regali delle persone che ho amato invano sono veramente pochi, e quello era particolarmente morbido e caldo e io ci ero affezionata tanto-

Si ringrazia l’Universo per i Baci, tipo imbastire finalmente una storia raffinata per quella raccolta di racconti a tema natalizio, tipo un appuntamento con una persona straordinaria rievocata dal mio più remoto passato, tipo una conversazione sempre più dolce con una persona per la quale ho una cotta.

Io sono fermamente convinta che su quella terrazza ci sia un ragazzo molto bello, con un braccio pieno di bracciali, con capelli color cannella e un sorriso che la sa lunga, un sorriso sul quale qualche volta vorrei essere io a posare un bacio…

Canto e pazzia

Che Giornata Densa.

Ovviamente non sto neanche a illustrare le novità del blog, dato che certamente le avete viste –per i più distratti: ho ceduto al fascino del malvagio e ho aperto una pagina FB per il blog; ho fatto partire il giveaway per regalare a qualcuno uno dei miei libri preferiti– ma a parte queste cose informatiche ho avuto comunque i miei bei casini.

Ieri, ad esempio, ho visto Il Lato Positivo. Che film bizzarro.

Guardavo Tiffany e Pat litigare e ne ero affascinata. Guardavo quella conversazione così vivida, così intensa, così spaventosa. Era strano vedere qualcuno che parlava davvero con uno sconosciuto di cose così intense.

Io ho sempre pensato che c’è una cosa che ci protegge tutti. Non so come chiamarla…buonsenso, civiltà, consuetudine, decoro…è quello che ci impedisce di andare per strada e tirare uno schiaffo a qualcuno solo perché siamo arrabbiati, quello che ci impedisce di prendere lo scaffale degli alcolici e rovesciarlo al supermercato, ciò che ci blocca dal commettere insomma azioni insensate in preda a impulsi momentanei.

Non sto parlando della paura delle conseguenze ma proprio di come siamo stati educati a comportarci bene. Che è una cosa buona, naturalmente. Il fatto è che nel film, ad un certo punto, Pat agisce completamente al di fuori di questa consuetudine con esiti inquietanti.

E’ questo secondo me il vero terrore: il pensiero che, anche se in teoria seguiamo tutti questa consuetudine, in realtà non c’è nulla che ci fermerebbe dall’agire sconsideratamente, senza alcun movente. E’ questa la pazzia? Perché lo devo ammettere, a volte c’è qualcosa nella mia mente che bisbiglia e se adesso tu facessi… in situazioni in cui non ce n’è veramente bisogno.

La cosa assurda è che succede molto più spesso a freddo che a caldo. Ovviamente questa vocina è solo una specie di spiritello, sottile e labile, ma il fatto che anche ora che ho 26 anni e sono grande continui a succedere…beh, mi fa un po’ pensare, specie dopo il film di ieri.

Tuttavia non ho potuto fare a meno, arrivata alla fine del film, di pensare che è proprio questo che voglio: incontrare qualcuno che mi resti accanto nonostante i miei difetti, che lavori insieme a me per superarli, che mi ami nonostante io non sia perfetta. Soffro della sindrome dello sceglimi, e finché non troverò qualcuno che mi scelga –sono sempre stata io a scegliere le persone con cui sono stata finora– non mi sentirò veramente amata.

scusate, perché stiamo parlando d’amore quando l’idea era parlare del concerto che ho appena visto?

Sono appena stata ad un concerto in onore di Santa Cecilia, un concerto in cui la corale della mia parrocchia e il coro cittadino cantavano insieme. Ora, io sono abituata a gospel, jazz, moderno, canto a cappella e company e lo so, ma devo ammettere che, a parte un paio di canzoni, il modo in cui questi cori cantavano non mi trasmetteva nulla.

Ora, i casi sono due: o sono abituata ad un livello mostruoso –e credetemi, non lo dico perché era il mio coro– oppure sono così assuefatta all’emozione di cantare con un coro che adesso non sono più capace di ascoltarlo e commuovermi. Ho sperimentato questa cosa l’estate scorsa quando, a causa di un malore, non sono potuta salire sul palco ma sono dovuta rimanere ad ascoltare.

E ho scoperto, con somma delusione, che l’emozione che si prova cantando con il tuo coro è mille volte più grande di quella che provi ascoltandolo dalle poltrone.

Stasera ero con degli amici. Mio padre è nella corale della parrocchia e la nuova fiamma di uno degli amici era nel coro cittadino, quindi non potevo mancare. Sono stati bravi, davvero, ma non era il mio genere quindi nonostante i –ripetuti– inviti del presentatore a lasciarsi andare liberamente –ma chi li scriveva i testi?– ho passato la serata a farmi un po’ i cavoli miei.

Fino a che non hanno presentato Total Praise, una delle canzoni più belle e maestose fatte in questi quattro anni nel coro.

E’ stato veramente difficile rimanere seduta, zitta, ferma, mentre il mio cuore mi diceva di saltare in piedi, aprire la bocca e pregare con quelle parole. Avete presente Total Praise? Dice alzerò gli occhi al cielo sapendo che il mio aiuto arriverà da te, tu sei la fonte della mia forza, tu sei la forza della mia vita. D’altronde un ascolto è meglio di mille parole quindi cliccate qui e rifatevi i padiglioni auricolari. E pensate che fatta da un intero coro è anche meglio.

Mi sono sentita triste. Mi sono sentita ferita perché poche cose sono come cantare in un coro, unire le voci in un’unica direzione, calibrarle perché si uniscano in una sola, magica armonia che fa venire i brividi e la pelle d’oca, e io non posso più farlo.