Trailer, Musica e Video -parte due-

Stavo per andare a nanna senza postare. Un genio.

Oggi mi sono riposata…niente appuntamento, com’era prevedibile, ma tanta lettura, musica, cazzeggio al pc e chiacchiere con gli amici.

E poi, finalmente, ho scritto quella cosa che Maxim voleva tanto che scrivessi, una specie di capsula del tempo al contrario, una sbirciatina nel futuro per visualizzare esattamente cosa e dove voglio essere: ho scritto all’Universo una letterina di ben sei pagine fitte fitte condividendo con lui i miei piani e le mie idee.

Qualcuno dice che è il miglior modo per farsi ridere in faccia ma io ho fiducia nei miei metodi.

Ad un certo punto, poi, mi sono imbattuta nelle due versioni di Fantasia –l’originale e la 2000– e ho capito anche di più come mai mi piace così tanto giocare con la musica.

Ieri avevo concluso parlando di un video, giusto? Un video che da qualche giorno continuavo a voler rivedere, un video intenso che mi è rimasto dentro e che ha un significato interessante per me e per il momento che sto vivendo.

Come spesso succede l’autrice ha preso i protagonisti di due film d’animazione –anche piuttosto noti– li ha decontestualizzati –la bravura sta anche in questo, ritagliare i personaggi magari da intere scene– e li ha affiancati, sulle note di una canzone di Katy Perry che avevo sempre sottovalutato.

anzi, ad essere precisi sulla bellissima cover maschile di una canzone di Katy Perry, che potete ascoltare qui

Il protagonista ha il giovane volto di Jim Hawkins e l’autrice è stata bravissima a montare immagini e frasi per descrivere il suo segreto: è innamorato del capitano della nave a bordo della quale presta servizio e il tormento della sua situazione è più che palese.

Sei un alieno, il tuo tocco così straniero, è sovrannaturale, extraterrestre.

Anche le parole si piegano bene alla situazione, parlando non solo della distanza incolmabile tra i due ma anche di ciò che significa essere innamorati di qualcuno del nostro stesso sesso: qualcosa che, paradossalmente, non ha niente a che fare con ciò a cui siamo stati preparati.

C’è un’intensità tremenda, in questo video, e l’entità dei sentimenti di Jim è tale che li si può quasi veder traboccare. Cosa che effettivamente accade nel video, dove il ritornello della canzone viene sfruttato per la sua dichiarazione.

Baciami, infettami con il tuo amore, riempimi del tuo veleno.
Prendimi, voglio essere la tua vittima, pronto per farmi rapire.

Mi piacciono le scene che l’autrice ha scelto: sono colme di disperazione, e quando Jim finalmente lascia uscire tutti i suoi sentimenti è una confessione dolorosa, piena di tensione e paura. Il capitano lo guarda a bocca aperta e gli occhi di Jim sono lì, traboccanti di apprensione per ciò che ha appena fatto: consegnare il suo cuore a qualcuno che potrebbe farlo in un attimo in mille pezzi.

Perché dichiararsi ad una persona dello stesso sesso non significa solo metterle il proprio cuore in mano: spesso assieme ad esso, viene donata una parte della propria identità, un segreto pericoloso, un potere su di sé che a volte va oltre i semplici sentimenti.

L’ho guardato tante, tante volte e ancora mi deliziano gli occhi di Jim, le sue espressioni nel guardare il “suo” Dimitri –rubato per l’occasione al film Anastasia- i momenti in cui si permette di fantasticare e le parti in cui la situazione gli mette l’acqua alla gola.

Perché secondo la mia esperienza è proprio così: si ha in mano qualcosa che potrebbe esplodere da un momento all’altro, qualcosa che vogliamo e abbiamo paura di volere, qualcosa di delizioso che avremmo tanta voglia di reprimere.

E quando, dopo averlo salvato dal mare, Dimitri chiede a Jim se va tutto bene e Jim, con sguardo sopraffatto, mormora che no, non va tutto bene, è dove mi ritrovo a fremere di più. No, non va tutto bene: Jim gesticola, alza la voce, il suo corpo dice sono qui, perché non mi vedi?

E Dimitri si volta, cade dalle nuvole e resta a bocca aperta di fronte agli occhi disperati di Jim che sta per andarsene mormorando scusami.

Vieni da tutto un altro mondo, una dimensione diversa, tu mi hai aperto gli occhi,
sono pronto a partire, conducimi nella luce.

Io sono palesemente di parte. Voglio dire, ho appena finito una discussione con la mia amica F a proposito di come Jim sia l’unico personaggio maschile Disney che trovo veramente attraente –sempre per via della mia passione per i ragazzini, ed è tristissima detta così– e poi, certamente, non vi sarà sfuggito che mi sono trovata nei panni di Jim più di una volta.

Però…più lo guardo più mi ritrovo a riflettere, su cosa significhi veramente essere innamorati e sul perché non ho ancora scritto un post decente sull’omosessualità. Miseriaccia, non ho visto anche oggi un documentario con un centinaio di spunti?

Eppure per qualche ragione faccio ancora fatica a imbastire un discorso fatto bene.

Trailer, Musica e Video -parte uno-

Fuori uno: domani niente appuntamento.
E non dite che non ve lo aspettavate.

Ho passato l’ultima mezz’ora a guardare trailer in inglese dei quali credo di aver capito appena il 70%. Che non è male ma non è abbastanza. Parlerei per ore dei trailer cinematografici, di come siano intensi, di come condensino le emozioni di tutto un film, di come siano studiati per acchiappare la mente di chi li guarda.

Era Cameron Diaz che faceva i trailer, ne L’Amore non va in Vacanza? Quello è un lavoro che mi piacerebbe da morire fare. Credo di avere un trailer pronto per tutti i libri che ho sognato di scrivere, mi diverto moltissimo a farli!

lo specifico nel caso non mi abbiate inquadrata: li ho pronti nella mia mente

Ne avrò visti almeno una decina che vorrei vedere, tutti più o meno smielatissimi, niente di cui stupirsi. Il fatto è che adoro guardare trailer e annotarmi titoli dei film, poi quando arrivano al cinema non li guardo e finisco con l’aspettare che li diano direttamente in televisione, anni e anni dopo. Pigrizia mentale o semplice tirchieria?

Comunque. La verità è che è un po’ che volevo dedicare un post ad un video che non riesco a smettere di rivedere.

Mi è sempre piaciuto giocare con la musica. Oltre ai trailer sopra citati quando ero più piccola mi ritrovavo ad ascoltare la stessa canzone decine e decine di volte, lasciando che la musica dipingesse una scena con le note e le parole. Moltissime scene di Seareen sono nate proprio così, sull’onda di una canzone, e l’intero libro è stato scritto riascoltando centinaia di volte la stessa playlist.

Prima di questo, però, c’era un altro gioco, quello di immaginare di comporre un video sulle mie canzoni preferite usando spezzoni di film, anime e cartoni che conoscevo e amavo. Molti anni dopo scoprivo di non essere l’unica a farlo e inauguravo un’altra delle mie passioni, guardare su youtube i video di persone che, come sognavo di fare io all’epoca, giocano con le emozioni, con la musica e con le immagini.

Uno dei miei preferiti è questo video, densissimo e pieno di colori ma che mi emoziona tremendamente. Io che sono cresciuta a pane e Disney ogni volta mi ritrovo a sorridere come una bambina. Ogni tanto mi capita di imbattermi in video che, per le immagini o per la musica –o tutte e due combinate, che è anche meglio– mi viene voglia di salvarmi o riguardarmi decine di volte, e il video in questione è uno di quelli.

…però se riguardo un’altra volta questo post mi verrà di certo voglia di cancellarlo. Facciamo così, tenetevi questa prima parte –che non è neanche troppo corta– e aspettate domani per il prossimo. Tanto nel weekend il mio blog non lo legge nessuno.

Io Continuo a Non Annoiarmi Mai

Se in due settimane la situazione non cambia dovrò cercare un’altra persona.
E dietro alla testa di B spuntò il cartello Ora l’hai capito? firmato personalmente dall’Universo.

Non è colpa mia. O se lo è non me lo si vuol far sapere. Non c’è chimica, e non ce n’è. Un giorno giochiamo allegramente insieme senza problemi e il giorno dopo passa tutto il pomeriggio a piangere addosso alla mamma nonostante le mie offerte di giochi, libri, cibo e qualunque altra cosa nell’universo.

Questo mi rende inutile e non ha nessun senso che io resti se la metà delle volte finisce così.

Oh come sono triste all’idea di lasciare questa famiglia, oh come mi dispiace pensare che forse fare la ragazza alla pari non è la mia strada, che brutto guardarmi attorno e mettermi in gioco per qualcosa di più grande.

Proprio tanto.

E stasera S, il marito, ha cucinato una specie di versione ebrea dei rösti svizzeri che mi faceva la nonna e che mi facevano impazzire. Quindi ecco, mi viene da dire che l’Universo mi sta un po’ prendendo in giro ma certo non mi perde di vista.

Ora, se solo io potessi riavere la mia voce, innanzitutto, e poi anche l’udito, e poi trovare un posto dove infilare la mia roba e un lavoretto a contatto con il pubblico…

…eh sì, la soluzione è sempre meditare. Domani bisogna proprio che soddisfi sia Maxim che l’Universo.

Riflessioni

scorre con un sospiro le quattro pagine di riflessioni sulla maternità e le cancella in un colpo solo

No, il post mi è un po’ sfuggito di mano. D’altronde dove credevo di voler andare?

La maggior parte dell’eredità di oggi –dell’insegnamento, della memoria, come la vogliamo chiamare– aveva a che fare con la maternità, con il dubbio di non essere neanche lontanamente in grado di avere una vita che dipende 24/7 da me e la perplessità di fronte alle scelte educative della famiglia in cui sono.

Voglio dire, ci vorrà poi molto a capire che se hai usato solo mezza lattina di mais non getti tutto il resto? Ci vorrà molto ad insegnare che il tubetto del dentifricio va chiuso? E’ troppo difficile realizzare che se non dai delle regole a tuo figlio continuerà a prendersi sempre e sempre più del tuo spazio?

E ok, non sono una madre, non posso capire cosa significhi. Posso solo guardarmi indietro e ringraziare l’educazione di mia madre, che non era perfetta ma certo mi ha insegnato il valore delle cose. Più passa il tempo più rivaluto il valore dell’educazione che ho ricevuto.

Perché magari sono volgare, testarda, sfacciata, ma quando si avanza qualcosa si mette da parte. Dopo mangiato non si lascia la forchetta sozza di cibo. Gli asciugamani bagnati vanno strizzati e appesi, non lasciati negli angoli delle stanze.

per me quella della forchetta comunque è la cosa peggiore

Oggi ho compilato le carte per la registrazione dal dottore –è tanto che non mi abbiano chiesto anche quante volte vado in bagno di notte– ho rimesso a posto la mia stanza, da brava bambina, e ho pensato che è proprio un peccato che io non stia scrivendo.

…..

e niente, l’ultima frase non l’ho scritta io. Davvero. C’è qualcosa che si è impossessato delle mie dita e l’ha scritta, perché io nemmeno l’ho pensata

questo avvalora il concetto, comunque

Volevo parlare delle mie riflessioni, oggi, di quelle riflessioni sempre più profonde e dolorose che mi si aprono dentro. Questa della maternità, certo, forte non così immediata, ma anche altre cose più urgenti e problematiche.

Cosa voglio fare della mia esistenza? Il dolore che sentivo la settimana scorsa, esasperato dagli ormoni e dallo stress, non se n’è andato. Il desiderio di felicità, di realizzazione, di un qualcosa che mi appartenga, c’è ancora, e freme.

Canta alla vista del meraviglioso sole inglese –ed è l’unico, perché santo cielo sono due settimane che non canto a causa di questa voce– freme alla vista di bei posti ma quando torno a casa e devo mettermi al servizio della famiglia inizia a dimenarsi come in trappola.

Forse sono troppo grande per fare la ragazza alla pari.
Forse non è stata poi una grande idea tornare in Inghilterra così.

Il Lato Sbagliato della Strada

Il post si stava scrivendo da solo.

Giuro: l’Universo mi ha preso, mi ha fatto uscire di casa nel più bel sole invernale mai visto, mi ha infilato davanti le mie quattro destinazioni di oggi –ambulatorio, biblioteca, college e tabacchino dove comprare una oyster- una dietro l’altra, mi ha insegnato bene la strada per il centro di Barnet, mi ha spinto sul lato sinistro della strada.

Da cui si vedono le colline.

Ora, io ho una passione intensissima per le colline. C’è in giro, in questa città, un tizio che si starà ancora chiedendo cosa stavo fotografando con così tanta enfasi stamattina, quando alla fine di una discesa ripidissima ho intravisto delle colline. Giuro, mi stavo per commuovere. Ho fatto un paio di orribili foto ma l’emozione di quel momento –amplificata dal fatto che stavo ascoltando Into The West di Annie Lennox, e ciao– è stampata benissimo nel mio cuore.

Mi sentivo in pace con il mondo, piena di opportunità e idee, colma di luce solare e invincibile. Ad un certo punto sono stata sul punto di telefonare a qualcuno e dire Ehi, sto bruciando di tenerezza per te anche se non lo sai.

Poi sono arrivata a casa, e quella stessa persona mi ha scritto Ho letto il tuo blog, devi dirmi qualcosa?

CLICK

 

Mi era stato detto.
Prima che andassi via mi era stato detto di stare zitta. Di coltivare il silenzio. Di non buttarmi nelle cose.
Se non fossi stata così boccalona ora non sarei in questa situazione –non trovate che boccalona sia la parola perfetta?– quindi, once more, shame on me.

In ogni caso ho riso per un quarto d’ora pensando a quanto assurda fosse la situazione. Di solito, quando ho almeno un barlume di speranza, faccio del mio meglio perché chicchessia si accorga delle mie intenzioni. Stavolta, nell’assurda situazione in cui sono, dopo essermi ripromessa di lasciare le cose come stavano, sono stata scoperta anzitempo.

Ora non so nemmeno io come sto. Immagino che se stessi male lo saprei, quindi tanto male non sto. Forse era come mi dicevano all’epoca, sono così innamorata dell’amore che amare mi piace di più che essere amata.

Chi lo sa. Certo è che corteggiare mi piace fin troppo.

 

Non ve l’aspettavate questo risvolto, eh?

Briciole nel Letto

Un’altra placida giornata a Siracusa…

la Dreamworks fa splendide cose. Una di queste è il film Sinbad, in cui il personaggio meraviglioso che è il principe Proteo commenta così la fine di un giorno in cui ha visto una dea, è stato quasi ucciso e ha finalmente visto restituire al suo popolo una delle reliquie più preziose del Mediterraneo. Povero piccolo Proteo…altro che Marina, passa di qui e mi offro volontaria per diventare la tua ambasciatrice personale

E’ più tardi del solito perché la famiglia è stata fuori a cena per un compleanno e io ho dovuto babysitterare il bambino. Ero tutta fiera di me stessa per aver saputo evitare isterismi e lagne quando la madre ha ben pensato di ridermi in faccia e dire che se avessi dovuto babysitterare un giorno alla fine della settimana e non uno appena dopo il weekend ne sarebbero successe di tutti i colori.

Grazie, eh.

E dire che aveva appena guadagnato qualche punto dopo avermi elencato le cose vegetariane che mi ha comprato e che arriveranno domani. Vabbé.

E dunque, ammettiamo spudoratamente di non aver fatto passi avanti nella lista di Maxim –che però ringraziamo assieme a Kiki per i loro commenti equilibrati e sentiti per i quali sono stata molto grata– ma di sentirci molto meglio e meno squilibrate. Questo plurale majestatis è solo una delle cose che mi restano appiccicate dalla mia lettura più recente –Tutto Don Camillo in 5 Volumi– assieme al desiderio di menar le mani, alla speranza nel Cristo dell’Altare Maggiore e ad un insano desiderio di creare due personaggi altrettanto adorabili.

Il tempo peggiorerà ancora e potrebbe perfino nevicare.

Vorrei sapere se quelli che mi seguono mi conoscono per come scrivo e sanno dire se un post sta facendo il giro largo o se ha una vera destinazione. Come questo.

Perché non è bello scoprire che l’unica persona che non dovrebbe leggere il mio blog l’ha letto.

No, anzi: è bellissimo scoprire che qualcuno ha letto la parte in cui stavo male e ha detto avrei dovuto essere lì con te.

Ciò che non è bello è che quella stessa persona abbia letto un post giusto due spanne prima di ciò che volevo leggesse. Che anzi, sfidando la sorte avevo scritto apposta perché lei leggesse nel caso fosse capitata nel blog che non avrebbe dovuto leggere.

A questo punto uno si arrende ad un pensiero tipo il mondo non è pronto per sapere la verità e io non sono pronta per affrontare le conseguenze delle mie azioni e tanti saluti.

Domani vado dal medico. Voi non lo sapete ma al momento sono sorda dalla parte sinistra, come se avessi l’orecchio sott’acqua, e anche se a livello acustico non è un gran danno lo è a livello di equilibrio e percezione.

Poi credo mi farò anche una Oyster. Festeggiate!

Chiudiamo gettando un velo di mistero e dicendo che sabato ho un appuntamento.

Premuriamo però di specificare anche che non sappiamo quanto considerarci persone serie nell’uscire con qualcuno quando si pensa a qualcun altro. Come non abbiamo mancato di far sapere a questo qualcun altro.

 

Ah, in un certo senso è bello vedere che l’Universo ha sempre un’altissima opinione di me. Sì, scemo, anche io ti amo, togliti quel ghigno dalla faccia.

Ditemi Che Siete Felici

Parafrasiamo pure il titolo di un film. Ditemi che siete felici.

Perché ormai sono quasi tre quarti d’ora che non faccio che piangere chiedendomi se sarò mai felice e come raggiungerò questa felicità.

La sensazione è di per sé spregevole: cos’ho in mano? Cosa mi è rimasto dei miei 26 anni? Amicizia? Amore? Studi? Esperienze? Ho il curriculum pieno di cose vagamente improbabili che però non portano in alcuna direzione precisa.

Tacciamo sull’amore. Sono molto vicina a maledire il giorno in cui ho incontrato l’amore della mia vita, per come mi hanno lasciato squarciata le ultime cose che ha fatto. Sappilo, mi stai lasciando incompleta per sempre e ti sto odiando, in questo momento. Ho addosso la tua malattia e non ne guarirò mai.

Tacciamo pure sull’amicizia. Forse non so cosa sia, forse non la so gestire, di fatto conosco tantissime persone in gamba ma nessuna che sia la mia persona, nessuna che abbia deciso di custodirmi, nessuna che si prenda cura di me. Nessuna persona che nel vedermi piangere piangerebbe dicendo ti prego, smettila, mi spezzi il cuore.

Probabilmente me lo merito.

Sono qui, in un posto che non mi piace, in una situazione che non mi piace, a chiedermi se ho le carte in regola per cambiare le cose, per guadagnarmi la felicità in questo mondo. Voglio un lavoro, una cosa seria, qualcosa che magari mi dia anche un po’ di soddisfazione.

Inizio a pensare che non sia possibile: penso ai problemi che abbiamo in Italia, penso alle difficoltà dei ragazzi italiani anche qui, penso soprattutto al mio curriculum, che manca di un senso e di studi. Penso a come sto al momento e mi chiedo se domani avrò la forza di alzarmi dal letto e dare un senso alla giornata.

Quindi fatemi del bene, ditemi che siete felici. Ditemi che la felicità è ancora possibile in questo mondo, ditemi che posso iniziare una crociata per cercarla, ditemi che sono in grado di farlo.

Parlatemi della vostra felicità, fatemi venir voglia di crearne una tutta mia.