Through the Night

Quelle cose, come la commozione.

Stiamo sempre parlando di ossessioni, di quelle cose a cui puoi appassionarti normalmente invece, per ragioni misteriose, ti si attaccano al cuore.

Quelle cose, come la poesia delle parole che ti si avvolgono attorno al cuore e lo stringono all’improvviso.

Perché qualche volta è un dolore che sai di voler provare, una dolce tristezza che bagna gli occhi. Qualcosa che dice che hai ancora un cuore sensibile che a volte si apre ad una semplice carezza.

Quelle cose, come canzoni che dipingono immagini fin troppo vivide.

Non so se sia la notte a portare con sé quell’atmosfera in cui il cuore ti si può anche gonfiare in un tremendo, bellissimo secondo che riesce ad essere allo stesso tempo un graffio e l’acqua fresca sullo stesso.

Quelle cose, come ritrovarsi la sera tardi a pensare a storie d’amore tra personaggi che non sono mai esistiti e riempirsi gli occhi di lacrime.

Va tutto bene, puoi lasciarmi andare adesso.

 

…e niente, avevo voglia di fissare questo momento sulla carta.

Oggi abbiamo quattro lettori in più a bordo. Just saying.

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Emicrania

Premessa importantissima: sto male. Sto MOLTO male per la mia media di dolore: ho la nausea e un mal di testa che credo di non aver mai avuto così forte.

Probabilmente domani ci sarà vento. Non vedo quale altro assurdo motivo potrebbe esserci per questo insopportabile mal di testa.

Oggi sono stata al centro commerciale, come avevo detto. Decisamente poco interessante, quasi tutti i negozi erano di abbigliamento e non c’era nemmeno un Waterstone. Però intanto mi sono mossa un po’ e mi sono fatta due ore di autobus, durante le quali la mia mente si è ben divertita con la storia con cui sto giocando al momento.

E’ strano come ogni volta che provo un sentimento molto intenso mi venga voglia di elaborarlo in una storia. Forse è una prova ulteriore che sono veramente nata per scrivere, o forse quest’ultima pomposissima affermazione è frutto di questo malessere diffuso del quale sto facendo così fatica a liberarmi.

In ogni caso questo è stato l’ultimo giorno di lavoro in questa famiglia: domani si trasloca e io non sono assolutamente pronta. Specie con questo malessere.

PS: perdonate l’amarezza di questo post ma veramente, ho l’impressione che il cervello possa colarmi fuori dalle orecchie da un momento all’altro. Sto iniziando a capire cosa potrebbe essere: mia sorella, che stasera ha un concerto. Quasi certamente la sua preoccupazione, o ansia o altro, mi è stata trasmessa.

Comunque l’Universo è stato a lungo ringraziato, perché era tanto che non giocavo con una trama in questo modo e sono felice, tanto felice di essere tornata nella stanza in cui si fanno le magie…

Gli Atti

Si metta agli atti che domani, mio giorno libero in cui spero sia bel tempo, vado in un centro commerciale in cui non c’è neanche un Waterstone. Che allegrezza.

Si metta agli atti che è venerdì sera, ho 26 anni, sono single e invece di andare a fare festa sono tutta avvolta in una copertina arancione di pile in febbrile attesa di un po’ di tempo sola con Harlequin perché sono tanto stanca.

Si metta agli atti che ho un piano diabolico e segretissimo da mettere in atto lunedì mattina a orari indecentissimi e per questo sto sogghignando da giorni.

Si metta agli atti che stasera finalmente dopo più di un mese di permanenza ho mangiato una pizza. Anche surgelata andava più che bene. Ho altresì passato la mia mattinata a pulire un frigo in condizioni di cui preferisco tacere. Devo aver visto della cioccolata del natale scorso. 2013, non 2014.

Si metta agli atti anche che la mia ossessione non è sparita e non si è nemmeno ridimensionata ma sto cercando di esorcizzarla scrivendo. Perché poi la scrittura dev’essere sempre una specie di esorcismo per me non lo so.

Si metta agli atti che per la prima volta sto scrivendo non solo in prima persona –yuck!– ma anche presente –doppio yuck!– con esiti spigolosissimi che sto tentando un po’ alla volta di smussare.

Si metta agli atti che nonostante la mia ossessione non ho ancora sognato quell’uomo e questa non è cosa né buona né giusta.

Bellezza

Aha, che tema spinoso.

Ieri, pensando di fare cosa divertente, volevo fare il gioco delle 30 domande ma la prima era pensi di essere bella? e ho pensato fosse meglio lasciare il palco alla foto di un sentiero nella foresta.

Però la voglia di parlare di bellezza mi è rimasta, alimentata da quella di cui mi sono nutrita oggi, quindi eccomi qui.

Penso di essere bella? Sì.

Non so se sia considerata vanità ma il mio viso mi piace, quando mi guardo allo specchio mi trovo così accattivante che non posso impedirmi di sorridermi. La gente attacca bottone con me sui treni, mi ferma negli aeroporti per chiedermi aiuto, per strada per chiedermi indicazioni, a volte perfino per darmene!

lo giuro: vicino a Buckingham Palace l’anno scorso una coppia di mezza età si è fermata e mi ha chiesto se avevo bisogno di indicazioni

E’ la mia faccia tonda: da grandi poteri derivano grandi responsabilità ma la mia faccia mi piace.

il resto del corpo è un discorso a parte

Altro è ciò che io considero bello.

Quando ero alle superiori mi divertivo a scandalizzare le mie amiche perché gli attori che mi piacevano erano tutti un po’…particolari. Naturalmente non ero immune al fascino della bellezza classica –e, vogliamo dirlo? Delle grandi star– ma finivo sempre per prendermi una cotta per attori un po’ meno appariscenti o con lineamenti meno classici.

Ci vuole poi un attimo a pensare al Principe dei Corvi, l’ultimo ragazzo per cui mi sia presa una cotta, una creatura con zigomi appuntiti, membra lunghissime e una linea del collo che…

gesticola vanamente

E il 90% delle amiche che hanno visto la sua foto ha strabuzzato gli occhi, eppure ai miei occhi è bellissimo.

Jay Baruchel. Robert Sean Leonard. Jason Segel. John Corbett e questo Jonathan Rhys Meyers.  Just saying.

Anche l’ultima foto che ho visto del Signore degli Idioti –il penultimo ragazzo per cui mi sono presa una cotta– mi ha suscitato sentimenti contrastanti.

Anyway, non siamo qui per fare classifiche o elenchi, la mia voleva essere una riflessione, anche in virtù della mia ultima ossessione –non fatemi entrare nel dettaglio.

Ricordo un periodo in cui guardavo il mio ex, mentre cantava, e lo trovavo di una bellezza abbagliante. A differenza delle persone citate finora lui è obiettivamente bello e quando canta per me lo è anche di più. Prima ancora di sapere che esistevo, prima ancora che iniziassi a girargli intorno –rovinando tutto ciò che era stata la mia vita fino a quel momento– lo guardavo estasiata, mentre cantava, e mi chiedevo quanto senso avrebbe avuto andare da lui e dirglielo, dirgli semplicemente ti trovo bellissimo, non perché volessi da lui qualcosa –all’epoca non mi passava nemmeno per la testa– ma per il semplice bisogno di esprimere il piacere nel guardarlo.

Ora.

A parte la reazione di un uomo –perché all’epoca lui era un uomo e io una mocciosa– di fronte ad un simile complimento da parte di un’insignificante mocciosa appena conosciuta –specie lui che poi è molto vanitoso– dove avrebbe portato?

Che importanza può avere sentirsi dire –magari da qualcuno che manco si conosce o manco ci interessa– che si è bellissimi?

Mentre scrivo mi torna in mente che qualche mese fa, accettando l’amicizia di un vecchio compagno di scuola su FB, guardavo le sue foto con rinnovato senso di meraviglia di fronte alla bellezza immutata del suo sorriso. Ero tentata, le mie dita fremevano, di scriverglielo, qualcosa come hai sempre un sorriso bellissimo come allora.

Il fatto è che nessuno è impeccabile con la parola e io so che questa frase non è mai letta come un semplice complimento.

Tra l’altro…ha veramente senso fare i complimenti a qualcuno per una cosa che non dipende da lui? Ho in mente una persona incredibilmente bella

inserire pausa in cui vado ingenuamente a googlarla e resto appesa come una cretina ad una sua foto con gli occhiali

e parlo di una bellezza mozzafiato –annuisce mestamente– oggettiva e travolgente, non di un la bellezza è negli occhi di chi guarda. La bellezza è nei lineamenti di quella persona, punto.

si nota che sono presa, eh? Non sto portando il post da nessuna parte

Il punto è che anche se muoio dalla voglia di andare da questa persona e dirle la tua bellezza mi toglie il fiato oppure guardarti mi emoziona sarebbero solo parole, vuote e senza alcun potere.

Diciamo pure che la mia mente sta giocando con questa idea da qualche giorno, senza riuscire a mollare la presa. Non preoccupatevi, in qualche modo ne uscirò.

Earth Porm

Siccome oggi è stata una giornata fancazzissima –a causa/merito della celebrazione di ieri– e io non ho nessuna voglia di pubblicare un altro post sotto acidi –sebbene abbia una gran voglia di scriverlo, lo confesso– volevo scrivere un post fancazzissimo, qualcosa di poco impegnativo, perché non ho saggezza da condividere, al momento, solo la preoccupazione che anticipa i grandi eventi nella vita di persone che pensano che qualcosa –qualunque cosa– possa andare storto.

Ebbene, ci ho provato otto volte ma anche scrivere un post fancazzissimo non è facile.

Tuttavia, dopo infiniti scervellamenti e non poche perdite di tempo –tipo Scandinavia And The World, che è come le ciliegie– ho deciso che se non potevo condividere nessuna saggezza potevo almeno riempirvi gli occhietti di meraviglia.

Vi presento Earth Porm. Entrate solo se avete molto, molto tempo a disposizione.

Per chi non l’avesse, ecco un assaggino:

Da così a peggio. Siete avvisati. Buonanotte.

Figurine

Mi fanno male le gambe come quando ero piccola, come quando mi svegliavo nel cuore della notte con i crampi, urlando, senza sapere cosa farne del mio corpo.

Mi fanno male gli occhi perché nella fretta di truccarmi per il colloquio ho usato la matita sbagliata.

Mi fa male la scottatura che mi sono fatta oggi prestando poca attenzione al forno.

Ma ho il cuore pieno di gratitudine e gioia e canti d’amore per l’Universo, che by the way è fin da troppo tempo che non ringraziamo, perché stanotte dormirò sorridendo.

Perché so cosa farò la settimana prossima e più ancora so cosa farò in aprile: la cosa coinvolge gatti birmani, luoghi isolati e verdissimi e…ed elementi che portano in direzioni sconosciute.

Quindi ringraziamo l’Universo per aver messo sulla mia strada cose che ho potuto afferrare solo allungando la mano, alcune che desideravo altre che non immaginavo di poter desiderare.

Ringraziamo l’Universo per le cose che amo oggi, come le amiche che ti prendono dalle mani le cose che ti inquietano, le stirano, le piegano un po’ e ci danno finalmente una forma comprensibile. Come le idee comunque inquietanti, che ti rotolano da una parte all’altra della mente facendo un rumore tremendo. Come i sorrisi degli uomini, che ti è stato vietato di vedere ma che splendono comunque nella tua mente.

Sentirsi così coccolati, così fortunati e benedetti…è qualcosa che scalda e ripaga delle nebbie di follia che attraverso periodicamente. Qualche volta penso che l’esistenza non sia altro che un enorme collezione di figurine, un album che riempiamo un po’ alla volta sperimentando emozioni e situazioni sempre diverse.

E questo blog è il patetico tentativo di fare a cambio con alcune delle mie figurine, di offrirle a chi ancora non le ha trovate. Perché di quelle benedetta dall’Universo ne ho a bizzeffe.

Incubo

Oggi ho capito cos’ho.
Sto incubando.

Ed è un incubo.

a questo punto mi piace immaginare che il pubblico, senza neanche fischiare, si alzi e se ne vada. Io vorrei tanto tirar giù l’insegna dello stand di oggi, Le Battute Brutte, e andarmene, ma purtroppo è proprio così, incubare è un incubo

 

Ronzano.

Il cervello ronza, frulla da un’idea all’altra, le assapora, fa piccole liste, le accartoccia e le butta via, evidenzia un nome, fa dei cuoricini.

Il cuore pure ronza, pompa un po’ di più, freme, disegna ancora più cuoricini, immagina, dipinge scene, sposta luci e inquadrature, va su youtube, guarda video, li registra e li compone a suo piacimento.

Per una volta nella vita sono d’accordo, si guardano, sorridono e continuano a prendere appunti, e a metà strada c’è un accumulo di carta che non finisce più: se la passano, si lasciano appunti sul margine delle liste, mi intasano la gola. Un volta bastava cantare e la carta si scioglieva, volava via, le note si avvolgevano attorno all’inchiostro e il tutto si risolveva in nuvolette rosa.

Oggi ci ho provato, ho cantato Galway Bay mentre stiravo. Galway Bay che ha un testo dolcissimo e una musica che mi stringe il cuore –mi chiedo se io sia mai stata irlandese– ma niente, la carta è ancora tutta lì e io faccio fatica a concentrarmi su qualunque cosa che non sia quel nome circondato di cuoricini.

 

Queste cose succedono alle ragazzine.

Succedono alle teenager quando perdono la testa per l’idea di un attore, per il bel viso di un cantante che non è le cose che dice. Succede a chi scambia l’idea per la persona, succede a chi si innamora –parolona– delle illusioni.

Io Ho Ventisei Anni. Come diamine ci sono finita in questo luogo di…di fuffa e cuoricini?

 

…continua

PS: non è facile. Post come questi, completamente slegati dalla mia vita quotidiana, sono completamente fuori controllo e spesso incomprensibili. Eppure è così che devono essere scritti, e questo in particolare è un primo tassello di qualcosa che sta prendendo forma un po’ alla volta. Sono passata dalla pazzia di ieri ad una specie di sagoma nebbiosa e prima di sparare a caso vorrei cercare di avere qualche altro dettaglio. 

Certo che però questi post così astratti hanno un loro fascino…

Il Velo e la Voragine

I post di Gocce di Luna sono fatti proprio per momenti come questo.

Ho l’impressione che in genere ci sia una specie di velo, tra me e il mondo. Credo che sia la zona di comfort, o qualcosa del genere: quando mi sono trasferita qui a Barnet la zona era piccolissima, includeva solo me…non sapevo come gestire L, non sapevo la strada per il centro, non ero mai salita su un bus da sola, non conoscevo la routine di questa casa. Un po’ alla volta la zona si è espansa, a Barnet e dintorni, le strade, i negozi, l’ambulatorio, le persone…

In questo momento, in previsione della mia imminente partenza, la zona di comfort si è ristretta al punto che dubito includa il mio intero cervello.
Non so cosa fare di me stessa.

Ho passato la mattina a mandare curriculum, per fare l’Activity Leader nelle università, con gli studenti stranieri, per lavorare nei bar, per fare la ragazza alla pari, per affittare una camera. Credo di averne mandati almeno una ventina, ma al momento il mio stesso cervello sta tremando, probabilmente di freddo o di terrore, di fronte all’incombente incognita che mi si sta aprendo davanti.

Veramente, non è una sensazione divertente.

Quindi sento quel velo farsi sottile, la preoccupazione del chi-sono-dove-sono-perché-sono-qui-dove-sto-andando farsi più pensante, una strana frenesia affliggermi. Non capisco cosa sia ed è una cosa che ho provato raramente.

E c’è del desiderio, no, qualcosa di più profondo, un bisogno che di colmare un buco. C’è qualcosa nella mia anima, nella mia vita, un buco che non solo non riesco a riempire ma trovo difficile perfino individuare.

Quindi me ne sto qui, seduta alla scrivania, con la mia bella lista di contatti, mentre dentro di me osservo il nero pulsare di qualcosa senza nome. Mi affligge a livello così profondo e molecolare da essere quasi intangibile.

 

Ed ecco, a rileggerlo sembra un oscuro trip, qualcosa di perverso e ombroso, una malattia curabile a suon di pillole.
Il problema è che la maggior parte del tempo io non sono così. Questa è la luna, la faccia di me che il sole non tocca mai.

Cocktail

Penso sempre più spesso che ci sia qualcosa di sbagliato in me: non posso passare in poche ore dalla disperazione più profonda alla commozione più straziante.

a dirla tutta ho una vaga idea della causa di tutto questo, e ha a che fare con il cioccolato

Oggi è arrivato il responso del colloquio di ieri: niente da fare. La cosa mi ha un po’ tirato giù perché pare che ogni volta che trovo uno spiraglio, una lama di luce in questo brancolare nel buio, si rivela solo un miraggio. Sono stata fuori casa un paio d’ore, nel pomeriggio, cercando di affogare la disperazione nella ricerca dei cofanetti di Supernatural e nella cheesecake alla vaniglia –ma solo perché una bottiglia di Baileys in questo Paese costa 15 sterline– ma quando sono tornata ero di nuovo da capo.

Mi chiedevo, camminando tristemente verso casa –con la determinazione a non usare il bus e cantando a squarciagola Only Teardrops- se non esista da qualche parte una serie di test fatti bene che ti dicano quale lavoro fare per sfruttare al meglio le tue capacità. Un po’ come il cappello parlante di Hogwarts, se vogliamo, ma più utile per la comunità.

Al momento c’è come una parte di me che sogghigna e mi fissa, in attesa che io mi arrenda, scoppi a piangere e dica che voglio tornare a casa. Oggi le ho messo in mano una forchettina e una fetta di cheesecake per distrarla mentre prendevo appunti, e l’effetto combinato del dolce e della vista di parole ben allineate sulle righe del quaderno ha spento i campanelli d’allarme.

Sempre camminando verso casa poi pensavo…ma che non esista un lavoro il cui scopo è assaporare sensazioni? Probabilmente è lo scopo stesso della vita, pensandoci bene, ma che non sia possibile sfruttare questa…abilità? sensibilità? per fare qualcosa di utile?

più passa il tempo più mi convinco che quello che ci vuole è qualcosa di anticonformista

E poi la fangirl che è in me si sveglia, si intossica con il gusto delle relazioni tra i personaggi –non neanche per i personaggi, cioè, sì, anche ma è tutta un’altra storia– inizia a pensare Oh quanto vorrei scrivere due personaggi così e poi le sovviene che non sta scrivendo da mesi e questo non è bene.

Figuriamoci poi mettere in piedi una storia nuova.

Quindi ecco il cocktail di oggi, questa disperazione illuminata vagamente da un senso di speranza, shakerata con una dose abbondante di follia fangirlosa, qualche pezzetto di ananas –pineapple, mi ricordano qui– e delle pepite di cioccolato bianco.

La cheesecake comunque era epica, questa cosa va rifatta.

Sorridere fa bene

Credo che non si possa passare un intero post a parlare di quanto incredibilmente figo sia Jensen Ackles.

O meglio, certo che si può. Voglio dire, guardatelo.

No, niente, pensavo di scrivere almeno un paio di righe su di lui ma se guardo la foto mi impianto su quel…quel sorriso e non capisco più niente. Depenniamo l’argomento Jansen, diamo per scontato che abbiate speso almeno cinque minuti a godervelo e andiamo avanti.

Non ho avuto una giornata molto diversa da quella di ieri. Certo, ho fatto pulizie invece che stirare e ho fatto un babysitting serale invece che giocare tutto il pomeriggio con i pupazzi ma gli ingredienti sono sempre gli stessi.

Tranne che oggi ho fatto un colloquio via Skype per un mandato au pair nel centro di Londra, con una ragazzina dodicenne che mi piacerebbe molto incontrare e un accordo interessante. Incrociate le dita per me, non mi dispiacerebbe averlo.

Quindi ecco, altra giornata tranquilla: aspettiamo il weekend e vediamo che succede.