Prima che arrivi Aprile.

Io ho già postato, oggi, quindi non dovrei aver bisogno di postare ancora.

Poi è quasi mezzanotte, sta per iniziare il Primo Aprile e so già che qualcuno cercherà di farci credere a qualcosa di improbabile che desideriamo tanto.

Non so, ho questa impressione.

Nel frattempo siedo su due divani –si chiama cuccio, si uniscono i due divani fronte-fronte, così tre sorelle possono sedere tutte e tre vicine con le gambe sollevate e guardare Supernatural– preoccupata per la mia imminente partenza, per lo strappo da usura sui miei jeans preferiti, per il colpo di testa che ho fatto iscrivendomi al Gishwhes, per i biglietti della fiera di Bologna che non sono arrivati e per le situazioni spinose in cui sono, ancora una volta, incappata senza volerlo.

Oggi sono stata dalla nonna per l’ultima volta prima della partenza: abbiamo fatto un dolce insieme, fatto una pizza, letto almeno cinque o sei capitoli del libro di Don Camillo che le ho regalato, bevuto una birra –nel senso che l’ha bevuta tutta lei– e parlato del perché una ragazza della mia età –ragazza? A che età qualcuno dovrebbe smettere di definirsi ragazza?– dovrebbe decidere di sposarsi o no.

Una parte di me, ad un certo punto, mi ha guardato –giuro, lo posso fare– e ha detto Fuggi pure in Inghilterra, povera illusa: una volta che sarai lì rimpiangerai queste colline, questa grande casa bianca, questo tavolo scuro su cui hai mangiato innumerevoli volte accompagnata da innumerevoli parenti. Cosa credi di fare?

Già. Ebbene, sono un po’ inquieta.

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Ehi There, Castiel

Ehi Castiel,
sono sicuro che mi hai sentito chiamare,
sei lontano migliaia di chilometri ma
in qualche modo so che sei in ascolto,
devi esserlo.

Che senso ha il libero arbitrio se non sono libero,
perché tu mi hai intrappolato?

Ehi, Castiel,
perché ti sei disturbato a tirarmi fuori?
Senza di te sono di nuovo all’inferno
e francamente preferirei il bruciare
a tutto questo.

Hai rifiutato tutte le mie preghiere
ma sei tu quello che mi manca.

Oh, perché non vuoi rispondermi?
Per favore rispondi.

Ehi Castiel,
lo sai che tutte le cose cadono a pezzi
è inevitabile, succede,
le città sorgono e cadono come arte
ma tu ci speravi ancora…

Per anni siamo rimasti appesi a questa corda
fino a soffocarne

Ehi Castiel
ho ancora così tanto da dire
se ogni piccola preghiera che ti ho mandato
potesse cancellare tutto questo
le manderei tutte di nuovo.

Così non dovresti neanche cadere
e avresti ancora tutto.

Oh, perché non puoi rispondermi?

Cas, adesso è durato fin troppo
per me per stare ancora al gioco,
ho bisogno di sapere se starai bene.

I nostri amici cercano di essere forti
ma sui loro volti è chiaro come l’alba
che nessuno di loro avrebbe voluto che fosse così.

Cas, ora le cose si stanno facendo dure
le speranze di ieri non basteranno
e quando arriverà la mattina io non sarò più lo stesso
e la colpa è tua.

Ehi Castiel,
sono sicuro che mi hai sentito chiamarmi
sei lontano migliaia di chilometri e ora
so che non stai ascoltando
ora lo vedo.

Una volta mi degnavo ti chiamarti famiglia
e ho ancora bisogno di te come ne avevi tu.

Ehi Castiel, non lo vedi?
Tu mi hai reso libero.

Oh, perché non vuoi rispondermi?
Per favore, voglio solo una risposta.

…eh, niente, volevo vederla tutta bella tradotta. Qualche volta, dopo aver assaporato le canzoni in inglese, mi viene voglia di tradurle.

Carina, no?

Un Volto allo Specchio

Come appaio agli occhi degli altri?

C’era un anime che iniziava così, un anime molto bello che parlava di identità, maschere e apparenza.

Mi sono fatta la stessa domanda oggi quando, nell’incrociare una persona lungo una strada poco trafficata, invece di tacere e abbassare la testa come faccio sempre ho proseguito a testa alta e senza smettere di fischiettare.

Come appaio agli occhi degli altri? Guardandomi allo specchio non saprei proprio dirlo.

Ho la faccia di una che sa quello che fa? Sembro una persona determinata e con la testa sulle spalle? Sono qualcuno che si guarda una seconda volta o che scivola subito via dalla mente?

Me lo chiedo pigramente, senza in realtà avere un’idea chiara di come voglio apparire davvero.

Tuttavia, nel pensarlo, ho ricordato questo bellissimo video beccato su FB, su come la nostra idea di noi stessi sia molto diversa da ciò che in realtà siamo.

Io, che per quanto insoddisfatta del mio fisico sono contentissima del mio viso, temo finirei per dare una descrizione di me fin troppo compiaciuta.

Mi guardavo allo specchio, poi, chiedendomi se nei prossimi anni la mia faccia perderà quest’aria infantile, se sia il mio spirito immaturo a mantenerla così e se, nel caso un giorno decidessi che non voglio più essere questo ibrido di Peter Pan, la mia faccia invecchierà di botto.

Per ora ispiro fiducia e direi che tanto basta.

 

La Polvere in Honduras

Oggi era bel tempo, così io, le mie sorelle e mio cugino abbiamo deciso di lavare la macchina –il gommino blu, la nostra minuscola Twingo– e siamo usciti appena in tempo per vedere il sole sparire definitivamente dietro le nuvole.

intendiamoci, la luce c’era ma si era ormai ben distanti da ciò che viene chiamato bel tempo

E’ sorprendente la quantità di schiamazzi che quattro persone apparentemente sane di mente riescono a produrre attorno ad una macchina, pur lavorando. Il risultato è stato ottimo –acqua, aceto e bicarbonato hanno sempre la meglio sui vetri– ma non oso pensare all’idea che si saranno fatti i vicini.

Il fatto è che quando siamo noi quattro non possiamo fare a meno di dire sciocchezze, palleggiarci citazioni di film d’animazione e cantare canzoni Disney, a partire –inspiegabilmente– da questa. Siamo un gruppetto molto simpatico da avere attorno ma chi non è sintonizzato sulle nostre frequenze…beh, potrebbe farsi una strana impressione.

Il titolo del post di oggi nasce proprio nel bel mezzo dell’azione: la polvere non dura aveva iniziato mio cugino citando una vecchia pubblicità mentre aspirava il fondo della macchina con un’aspiratutto –così efficace che in un attimo l’abbiamo ribattezzata aspiraniente- e mia sorella ha prontamente ribattuto No, la polvere IN HONDURAS.

Vi risparmio il resto: tappeti sbattuti nella maniera meno efficace –e più polverosa– possibile, aspiratutto reinventati, oggetti ripescati dal fondo del bagagliaio, lunghi –e vani– pellegrinaggi in cerca di un autolavaggio aperto perché sì, abbiamo reso immacolato l’interno della macchinina ma no, non ci vogliamo privare del piacere di un tour acquatico nelle viscere di una maligna macchina che pulisce…beh, le macchine.

Domai –ehi, volevo scrivere domani ma domai è anche più affascinante! Suona come una bella risposta da dare a chi ti ingiunge di fare delle cose: quando vuoi farle?! Domai!– è il primo degli ultimi quattro giorni che precedono la mia partenza e come tale è il primo di quattro giorni incasinati in cui devo incastrare tutto, compresa la fiera di Bologna, una visita a mia nonna, un pranzo con il mio Biondo Cavaliere, un saluto al coro, una giornata con la regina di Venezia e naturalmente la preparazione della mia valigia.

Ebbene sì, sono una povera illusa.

Le ultime due cose prima di andare a nanna, una buona e una cattiva.

Quella cattiva –perché si parte sempre prima dalla cattiva, tenetelo presente– è che la torta che ho fatto sa di sabbia. C’è qualcosa che non va, qualche ingrediente sballato, qualche errore misterioso…fatto sta che la torta è sì senza glutine ma anche senza gusto e senza gran voglia di vivere.

Quella buona, invece, è che la bella cosina che ho scritto ieri mattina su Tumblr, quella su quei due attori che mi piacciono tanto, scritta con sensibilità e tanto amore, è stata, solo nella giornata di oggi, ribloggata 100 volte.

Siamo a quota 292 like, al momento, e sia per il risultato che per la diffusione dell’idea sono contentissima.

Felice perché…

fa le fusa

Sono contenta: non solo la cosa che ho scritto ieri è stata apprezzata –grazie Lelle e Debbie_93!– ma una cosa più o meno simile che ho scritto stamattina sul mio Tumblr –un’altra bella cosa che sarà decisamente la mia rovina– ha già un discreto numero di like e sta rimbalzando un po’ in giro.

per intenderci, era una cosa riferita ai due attori di cui parlavo e diceva più o meno che il vero senso del pensare che tra di loro ci sia qualcosa di intenso non sta nel credere che stiano insieme, nel voler veder fallire i loro matrimoni o nel cercare sottintesi in qualunque loro mossa ma nel guardarli sorridere e sperare che la persona che li fa sorridere in quel modo voglia loro bene, tenga a loro e resti accanto a loro per il maggior tempo possibile

Comunque volevo correggermi: non è vero che tutto il fandom fa schifo. Leggo cose bellissime, ben scritte e articolate, bei lavori e riflessioni interessanti che vengono proprio da lì. Ho esagerato e chiedo scusa.

Un altro motivo per essere contenta? Ho finito di tradurre quella storia da cui stavo lavorando da tanto tempo! Sono supercontentissima perché è stato un esercizio interessante e spero anche un punto di partenza per un progetto a lungo termine.

Aggiungiamone un altro! Oggi ho fatto una torta con la farina gialla per mia sorella che ha scoperto di essere sensibile al glutine e la torta si è cotta senza bruciarsi o assumere strane forme! Domani la proverò e vi dirò pure se è buona o no…

Stasera con mia sorella –quella piccola– abbiamo guardato Mamma Mia! come se non lo sapessimo praticamente a memoria e abbiamo cantato insieme la maggior parte delle canzoni…quanto sono belle e quanto sono belle anche Meryl Streep e Amanda Seyfried.

proprio io che dico sempre che le bionde non mi piacciono…che poi è una fesseria perché amo sia loro che Anna Torv. Duh

Comunque ecco…il post sulla verità ve lo beccate domani, sia perché io devo ancora scrivere all’autrice della storia che ho tradotto sia perché ho sonno. Buonanotte!

Il fandom fa schifo

Vi è mai successo di alzare un tappeto, scoprire che sotto c’è una botola che non avevate mai notato, calarvi giù per la botola e finire in un mondo di cui ignoravate l’esistenza?

Ovviamente no ma mi serviva come metafora.

Sono certa che metaforicamente vi sia successo…voglio dire, ci sono talmente tante cose appena al di fuori della nostra zona di comfort, cose che si nascondono molto bene e che una volta sfiorate fioriscono –ah no? Quanto poetica sono?– in tutta la loro complessità e fascino.

Stasera però non c’è niente di affascinante di cui parlare, tranne forse in una maniera…perversa e che ha più a che fare con la scienza che con i sentimenti.

Immaginate un telefilm che vi piace tanto. E’ divertente, ci sono dei bei sentimenti e dei bellissimi spunti e non è mieloso ma anzi, vi tiene sempre col fiato sospeso.

I protagonisti sono due bellissimi fratelli –uno in particolare– che hanno un rapporto conflittuale ma nonostante questo molto saldo e profondo.

eh, vabbè: lo so che sapete di cosa sto parlando, ma pensate a me, che ho passato gli ultimi 10 minuti a scrivere un paragrafo di presentazione solo per accorgermi che mi dava la nausea ed era completamente fuori luogo

Non so voi, ma quando mi appassiono a qualcosa cerco sempre qualcuno con cui condividere l’entusiasmo, gli spunti, le ipotesi, le domande…al giorno d’oggi è facilissimo trovare qualcuno in internet con cui fare quattro chiacchiere, così dopo aver tolto il tappeto e spazzato via la polvere ho aperto la botola e sono saltata giù.

 

Io capisco tante cose.

Davvero. Ho dovuto imparare ad essere un po’ elastica quindi posso capire tante cose.

Capisco chi perde la testa per un certo attore perché ho –recentemente– sperimentato cosa significhi guardare in faccia un attore e non capire più niente.

Capisco chi guarda il telefilm e immagina coppie che non sono state dichiarate. E’ uno sport diffuso in qualunque direzione e piattaforma, a più livelli che vanno dal pensare al parlare allo spettegolare allo scrivere al disegnare.

Capisco chi perde le ore dietro a video e interviste cercando di capire –e carpire– l’anima degli attori, ciò che c’è dietro i personaggi, il loro stato d’animo e via discorrendo. Lo capisco perché anche io mi faccio domande su quello che c’è dietro il sipario, continuamente.

Capisco chi intravede, dopo queste interviste e video, delle simpatie tra attori, anche se entrambi uomini. Voglio dire, al diavolo: se un uomo e una donna non riuscissero a togliersi le mani di dosso sul palco, per così dire, la gente penserebbe questo ed altro. Siamo su un blog LGBT friendly, non dimenticatelo, e a dirla tutta se aveste visto certi occhietti a cuore capireste anche voi, e non solo.

Capisco –ma non condivido, anzi, veramente non capisco ma accetto– che ci siano persone che vedono in quel legame fraterno qualcosa di più. Ci sono scene veramente toccanti, tra i due, ma ecco…non colgo quella sfumatura.

Capisco…vediamo, fanfiction, fanart, gif, manipulation, alternative universe e compagnia bella, perché anche io faccio parte di quella fetta di pubblico che ama giocare, creare e re-inventare, o forse semplicemente perché sono una scrittrice –o per tale mi spaccio.

Quello che non capisco è come si faccia a passare dalla preferenza per uno dei tre attori principali all’odio per gli altri due.

Come si possa mescolare la realtà e la fantasia al punto che, per supporto verso una coppia nel telefilm, si sia giunti ad insultare, augurare l’aborto e minacciare di morte la moglie di uno degli attori.

Come si possa prendere una foto –in cui compaiono due dei tre attori principali– e usarla per riversare su uno dei due una valanga di odio –no, peggio, tentare di sabotarlo durante una convention– per aver “trascurato” l’altro.

Giuro: l’altra sera avevo la nausea. Sono capitata per caso in un sito in cui chiaramente la gente non si faceva scrupoli a dire quello che pensava. Io capisco la libertà di opinione, capisco la divergenza di opinioni ma così è troppo. Stiamo parlando di attori, di persone che sono altro rispetto a quello che combinano sul set!

Sono giorni che palleggio questi concetti, la situazione in cui gli attori si mettono, la controversa posizione dell’essere idolatrati dalle masse e amati da una valanga di sconosciuti, il solo fatto di passare, ad una convention, ore ed ore a fare cose come autografi e foto come scimmiette ammaestrate. Cosa pensano? E cosa provano, di fronte ad attacchi deliberati come quello di cui parlavo prima?

Avevo la nausea e tanta voglia di liberarmi di questo…questo magone. Non capisco, davvero.

 

PS: anche lo show, comunque, non è da meno: un team di scrittori che gioca deliberatamente con l’audience, sventolando loro sotto il naso una relazione omosessuale –una bella relazione omosessuale, lasciatemelo dire– facendola sembrare ora reale ora no solo per tenere la gente ancorata alla serie. For cortesy.

 

PPS: oggi ho avuto il tremendo, delizioso onore di ritrovarmi una ciambella di pelliccia bianca sotto le mani mentre coccolavo Sushi. Nessuno ti prepara al fatto che, nei momenti di beatitudine e relativa spensieratezza, anche i conigli si mettono sulla schiena.

Dietro la Porta

Mi piace quando due, tre giorni in cui non so assolutamente cosa postare sono seguiti da una giornata in cui scrivo mentalmente almeno tre post e non so a quale dare la precedenza. Da’ un senso di equilibrio, per quanto sia fastidioso.

Da dove iniziamo? Post nostalgico, post riflessivo o post disperato?

Stamattina, nel tentativo di fare qualcosa di utile per l’umanità, ho svuotato una specie di cestone che in genere sta dietro alla porta della camera dove dormo –non posso dire la mia camera, perché la mia camera è stata rubata da mia sorella e quella dove dormo al momento è dell’altra mia sorella– riesumando tutta una serie di libri e cose.

C’era un rotolo di carta da regalo rosa con dei gattini bianchi che sono certissima aver usato alle medie per fare dei biglietti di auguri per i miei amici. Sapete quanti anni sono passati? No, e non lo volete neanche sapere.

C’erano due o tre involucri delle uova di pasqua, con quelle bellissime fantasie, luccicanti e frusciose. Mai trovato un modo per usarle.

C’era una tavola, la planimetria di un appartamento, disegnata dalla mia ex. Ho sussultato, nel vedere il suo nome scritto sulla carta –mi sono fischiano le orecchie proprio mentre lo scrivo– m questo non mi ha trattenuta dal fare a pezzi il foglio, con cattiveria.

C’era un mio disegno, fatto durante la settimana delle arti, un disegno fatto per lei e corredato di una specie di poesia. Mi sono vergognata, a leggerla, e mi sono chiesta in che modo funzionasse la mia mente all’epoca. Se al momento sono convinta di essere divorata da sentimenti violenti e da altrettanto violenti sbalzi d’umore…beh, sembra uno scherzo in confronto a come mi sentivo allora.

a ben pensarci però le cose non dovrebbero nemmeno venir messe sullo stesso piano

Ma ho recuperato anche uno scatolone di libri! Qualche porcheria, come libri comprati a caso e letti una volta sola, una manciata di Piccoli Brividi e qualche libro delle Ragazzine diamine, una volta ce n’erano una valanga!– assieme a qualcuno dei miei primi amori, i primissimi libri che ho avuto e che portavo sempre con me.

per intenderci, un libro sui leoni che mi fu regalato dalla mia migliore amica nel 1994

C’erano un paio di collane veramente incredibili, all’epoca, i Junior Gaia –del cui destino sono completamente all’oscuro– e la Banda Rosa del Battello a Vapore. Quanti viaggi avanti e indietro dalla biblioteca per leggerli tutti! Ho preso in mano L’arduo apprendistato di Alice lo scarafaggio un libro che all’epoca faticai da morire ad apprezzare ma che alla fine mi aveva ripagato di tutti i miei sforzi– e La tredicesima luna di Qila con le lacrime agli occhi pensando quanto quei libri siano stati importanti per me e mi abbiano segnata profondamente.

Mi chiedo quante delle ragazzine della generazione di mia sorella abbiano provato la stessa sensazione.

Avevo detto che avrei scritto tre post? Bene, ho mentito. State tranquilli, però, che gli spunti restano. Aspettatevi qualcosa sulla falsariga di Il fandom fa schifo e Il sapore della verità.