Stancamafelice

Si arriva stanchi, alla fine della domenica.

Si arriva stanchi perché la sera prima si è andati a letto alle due passate, sulla scia di un bellissimo post che andava sicuramente scritto.

Si arriva stanchi perché la mattina, anche se ci si sveglia presto come tutti gli altri giorni, non si è capaci di tornare a nanna e ci si arena invariabilmente sulla lettura.

Si arriva stanchi perché si è andati a Oxford anche oggi, in cerca di un pc, finendo per trovarlo e perderlo di nuovo. Maledetti centri commerciali che chiudono alle quattro e mezza.

Si arriva stanchi perché, sebbene i cinque sesti della compagnia di oggi fossero italiani, quando il sesto è inglese si deve, per cortesia internazionale, parlare in inglese, spesso a velocità improbabile e con una frequenza quasi dannosa.

Si arriva stanchi perché conoscere tre ragazzi nuovi –rido perché mi aggancio molto meglio con i ragazzi che con le ragazze, per qualche motivo– è più stancante di quanto si creda.

Si arriva stanchi ma felici.

Felici perché la cena è deliziosa, come sempre, perché le cene che firma G sono sempre al di sopra di ogni aspettativa. Chi lo sapeva che si poteva scavare delle palline di mela, caramellarle in padella e farne un contorno eccelso per la carne? Chi può resistere al butternut squash?

Felici perché per una cifra bassissima ho messo le mani su un tris di orecchini meraviglioso che io userò immediatamente per personalizzarmi qualcosa. Sono troppo contenta.

Felici perché è bello conoscere persone nuove, è bello partecipare ad eventi che coinvolgano solo una manciata di individui, è bello dedicarsi con più attenzione ad un gruppetto piuttosto che dover gestire una ventina di persone, di cui alla fine della serata avrai parlato con un decimo.

Felici perché –lo posso dire vero?– Maxim mi manda lunghe note vocali.

Felici perché qualcuno mi ha offerto il suo aiuto con la scelta dei pc e mi ha anche accompagnato a casa.

Felici perché la luna è quasi piena, il letto è fatto e pronto e adesso vado a leggere.

L’Alcool Fa Schifo

E’ bello arrivare a casa a mezzanotte, come Cenerentola, strofinare la faccia su una salviettina struccante e sentire alle tue spalle la pioggia sul vetro, proprio solo una manciata di minuti dopo che sei al sicuro nella tua stanzetta.

Devo ammettere che da una parte il mio cervello sta troppo chiedendo pietà e andiamo a dormire, il letto è molto più sexy di qualunque persona a cui tu possa pensare -ieri sono riuscita a formulare questo pensiero da quanto ero stanca– ma dall’altra sono troppo…stupita? Compiaciuta? Incuriosita? Esterrefatta?

Oggi, come da tradizione ogni fine mese, gli italiani di Oxford avevano organizzato una pizzata.

E’ solo la seconda volta che vado ma uscire e fare amicizia è un buon esercizio e lo farò quanto e più possibile, poi è bello parlare italiano dopo una settimana di inglese ed è bello condividere esperienze diverse, background diversi e diversi punti di vista.

Insomma, lo sapete anche voi com’è quando si mettono insieme persone che non hanno nulla in comune tranne il trovarsi geograficamente nella stessa città dopo aver vissuto in venti parti diverse della stessa nazione.

O forse non lo sapete, ma immagino lo possiate immaginare senza sbagliare troppo.

C’era questo ragazzo, seduto oltre l’angolo del tavolo. Un ragazzo nuovo, mai visto, lineamenti molto particolari, un’aria un po’ smarrita.

l’aria che avrebbe qualunque persona equilibrata di fronte ad una tavolata di 20 persone che non conosce, per intenderci

Lasciare una persona a bollire in quel brodo è orribile e crudele quindi gli ho puntato un dito addosso e ho sparato un Tu sei nuovo e non so il tuo nome nella sua direzione.

Poi mi sono alzata perché quelli accanto a me si volevano alzare per ordinare da bere.

E mi sono seduta accanto a lui per caso.

E gli ho detto che se voleva ordinare da bere doveva alzarsi.

E lui ha detto Io non bevo, l’alcool fa schifo.

Come il caffè, anche il caffè fa schifo.

la scimmia con il pallottoliere nella mia testa mi ha guardato e ha chiesto se sapevo quante possibilità ci fossero che una persona con queste due idee congiunte sedesse accanto a me ad una pizza di italiani ad Oxford e quando le ho fatto notare che era lei quella con il pallottoliere ha alzato le spalle e ha indicato la maglietta del ragazzo

Il ragazzo indossava una maglietta sulla quale si mescolavano personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie e personaggi dello Studio Ghibli.

La mia settimana ha conosciuto il suo picco intellettuale quando abbiamo entrambi convenuto che Princess Mononoke è un film nel quale l’immaginario giapponese, così diverso dall’immaginario occidentale, ha un impatto molto violento sullo spettatore e può lasciarlo scottato.

la mia mente aveva iniziato a cantare Le Cose Che Abbiamo In Comune già sei battute prima, presa da un piacevole stupore

Poi siamo passati a parlare dei Monthy Phyton.
Di Terry Pratchett.
Di Guida Galattica Per Autostoppisti.
Di Stefano Benni, e Daniel Pennac.

Di telefilm che funzionano o no, di autori che solo cinque persone conoscono, di celebrità da incontrare e di filler, in anime, manga, telefilm e perché no, anche libri.

A quel punto non capivo più niente.

Ci siamo palleggiati nomi e cose e idee e concetti per tutto il tempo, tipo E questo ti piace? No perché a me piace, potrebbe piacerti e Dimmi che non ti piace perché io lo odio e se ti piace potrei decidere di non parlarti più, come solo due persone che sono nate e cresciute nella passione di cose che il mondo ignorava possono fare.

Ad un certo punto la pizza è finita, abbiamo tutti pagato e davanti alla porta ci siamo divisi: il mio autobus non sarebbe passato in un’ora abbondante e il ragazzo con cui prendo quello stesso bus mi ha aggregata a tradimento con altre due-tre persone che andavano a bere qualcosa da un’altra parte.

E’ successo tutto molto in fretta e non avevo cervello –era tardi avevo freddo e altre scuse che potete inserire a piacimento-: di fronte ai suoi piedi che camminavano nella direzione opposta e al suo buonanotte appena mormorato non ho saputo opporre che un Ma vai nell’altra direzione?

voglio un applauso

E quando, in preda ad un generico perché non sono a casa nel mio lettino? nel locale più rumoroso e affollato dei dintorni, mentre bevevo un tristissimo succo di mela –perché non avevano il succo di ananas che è la mia bevanda nazionale– ho visto quegli stessi strani, particolarissimi lineamenti attraversare la porta, con un paio di auricolari bianchi addosso…

– Siamo stati seguiti, eh?
– Sì, vi ho pedinati fin qui.

500

Lavoro. Stanchezza. Soddisfazione.

Sole. Acqua. Lettura.

E siccome oggi siamo al 500esimo post ho fatto un video.

Lo so che parte con una luce viola e poi resta nell’oscurità, ma dopo un po’…esce il sole.

-questa era una battuta beceramente rubata a vagoneidiota e me ne scuso

Grazie a tutti. ❤

Semolina

Devo ammetterlo, sono due o tre giorni che i post non escono.

Ci ho pensato. Che sia la morte di quella voce che nella mia mente continua a parlare? Perché ne avevamo già discusso e potrebbe non essere una brutta notizia. Significa che quel canale si sta chiudendo, che quella voce che chiede di essere ascoltata sta imparando a tacere.

Coltiva il silenzio, si era detto all’inizio dell’anno. Chi lo sa.

Ho avuto una giornata tranquilla, oggi: una mattina dedicata ai lavori assurdi che mi piacciono tanto –ieri era stirare ogni cosa stirabile, oggi pulire tutti i fiori finti della casa, che sono parecchi– e un pomeriggio dedicato alla mia storia…dopo aver finito la fanfiction che stavo leggendo –900 pagine scritte benissimo– sono tornata alla mia idea e credo che per un po’ metterò da parte la lettura.

Comunque, quando G è tornato a casa, oggi, ero tesa.

L’altro giorno ho fatto gli gnocchi alla romana tutta da sola, per la prima volta nella mia vita, con il solo scopo di farglieli provare e dimostrargli che anche io so fare qualcosa di buono. Ieri glieli ho preparati, su un foglio di carta da forno, già impilati come andrebbero fatti e con tocchetti di burro e spolveramento di formaggio, come andrebbero fatti.

Ieri non li ha mangiati.

Oggi li ha mangiati ma solo tre, come contorno della carne+insalata che ha fatto.

Li ha spostati dal foglio, li ha separati e ho il dubbio che li abbia anche ripuliti da formaggio e burro.

Come gli spiego io che vanno mangiati come primo -concetto apparentemente sconosciuto in Inghilterra– e che erano già pronti come li avevo messi io?

Stradiamine.

Così ho preso, sono uscita in giardino, mi sono seduta sul bordo del trampolino elastico, rivolta verso il sole che calava, e ho cantato.

Cose nelle mie corde, tipo Celine Dion, cose positive, come You Lift Me Up, cose allegre, come la canzone di Mama Odie. E poi non ero più tesa.

Sarfie e i Tuttofare

Questa giornata è durata mesi. Innanzitutto ho stirato per quattro ore.

Quattro ore.

Se mia sorella leggesse questo blog inorridirebbe perché lei odia stirare.

A me non dispiace. Poi oggi avevo tutte cose semplici, cinque camicie, una ventina di federe e qualcosa come dodici tra sciarpe, foulard e parei.

Tutto perché gli armadi di questa casa sono tenuti in bell’ordine, come potete immaginare.

Nel mentre ho guardato qualche film, nell’ordine Le Mie Grosse Grasse Vacanze Greche -ringraziate tutti il genio che ha scelto il titolo, dato che non c’entra nulla con il famoso film se non per la presenza di Nia Vardalos- -quanto mi piace quella donna- -e l’ambientazione grecaKing Arthur -abbandonato dopo la scena della canzone perché il dvd era rovinatissimo e comunque era l’unica cosa che veramente volevo vedere– e Moulin Rouge -che comunque non mi fa impazzire ed è rimasto a metà-. Capite che non mi sono annoiata.

Nel mentre sono arrivati i tuttofare.

Dovete sapere che qui in Inghilterra ci sono persone che di lavoro lavano le finestre. Hanno lunghissime scale, spazzole ancora più lunghe e te li puoi ritrovare davanti al naso senza preavviso –è successo a Barnet, quando io me ne stavo sul letto a leggere e ho perso cinque anni di vita a causa di uno sconosciuto– mentre lavorano.

Nel nostro caso erano qui per le finestre, per il vialetto d’entrata e per il patio, che necessitavano di una bella ripulita da erbacce e affini. Mentre scrivo il patio è una specie di piscina che spero si asciughi entro qualche giorno e le finestre sono…beh, sì, sono pulite.

L’unico problema è che l’individuo che le ha pulite –che poveretto credo non si possa permettere una cintura a giudicare da come il sedere gli usciva dai jeans– ha camminato in lavanderia con le scarpe infangate, ha lasciato impronte sulle scale con i piedi zozzi, ha seminato sporcizia dappertutto e ha sgocciolato acqua sporca sul divanetto in camera della bambina e sul pavimento della stanza dei genitori.

scuote la testa sconsolatamente

La cosa bella, però, è Sarfie.

Sarfie per il quale sono in fondo alla lista di persone che ama, in casa.
Sarfie che mi manipola senza vergogna perché sa che quando piange non gli resisto.
Sarfie che mi mostra la pancia e mi guarda pensando Vieni, stupida umana, prova della pietà per me, coccolami e poi seguimi fino alla ciotola del cibo che avrai voglia di riempire quando avrai visto che bravo micetto che sono.
Sarfie che mi morde con cattiveria quando gli faccio le coccole.
Sarfie che ha pianto tutta la mattina quando ieri si è svegliato e i bambini non c’erano.
Sarfie che ha deciso che mi ama un po’ ma solo finché a casa ci siamo solo io e lui e e nessuno lo vede.
Sarfie che quando sono arrivati i tuttofare si è incazzato da morire e si è nascosto dietro il divano.
Sarfie che –appena un po’ più esasperato di me– dopo quattro ore è sparito al piano superiore.

Sarfie che sono andata a cercare dopo un’ora e ho trovato a dormire nel mio letto.

Non tipo sulla trapunta, o su un cuscino, o cose così.

Nel mio letto. Sotto la trapunta. Tra i miei cuscini.

E ne è uscito con un’aria colpevole che diceva chiaramente che non era la prima volta che lo faceva.

ora mi spiego tante cose e non sono una persona così sporca come pensavo

Povera stellina.

Alla fine i tuttofare sono andati via, e già da almeno un’ora scalpitavo perché se ne andassero. Perché sono una persona un po’ asociale, perché non parlo la loro lingua, perché ho sempre il terrore che mi sfugga qualcosa. La casa non è mia, non capisco tutto quello che dicono, gli accordi li hanno presi con la madre…non si sa mai.

Ora sono da sola e se il pc non ronzasse così terribilmente come sta facendo ora mi piacerebbe molto prendere e scrivere qualcosa.

Sigh.

 

Che farebbe l’eroe?

No.

Non mi lamenterò di quanto sia stato difficile oggi far funzionare il mio e-reader, che si ostina ogni volta che può a riavviarsi e azzerarmi completamente la libreria.

Non mi lamenterò di come ci sia rimasta male quando mi è stato detto che la priorità che credevo di avere nell’acquisto dei biglietti per la convention del prossimo anno a Roma in realtà non esiste.

Dirò invece che sono molto soddisfatta di me stessa, perché oggi ho fatto tutto quello che avevo deciso di fare: gnocchi alla romana per la cena –mia e di G, anche se ha detto che non li mangerà tutti e che li mangerà comunque domani– la pulizia dei pavimenti, le ragnatele, una passeggiatina rapida per comprare il latte, il completo riordino del guardaroba di J e…e niente, e sono comunque riuscita a perdere un sacco di tempo cantando, spulciando youtube, surfando su tumblr e via così.

Quindi arrivo alla fine della giornata piuttosto soddisfatta, determinata nonostante tutto, con la consapevolezza che quando le cose vanno male la cosa migliore è chiedersi se la mia vita fosse un film cosa farebbe l’eroe a questo punto?

O-Real-gami e Meditazione Con Caccia

Stavo lavorando, oggi.

anche se è bank holiday e non dovrei star lavorando

Ero davanti al ripostiglio del corridoio, un disgraziatissimo armadio a muro con graziose ante di legno ma uno spazio ricavato dal sottotetto che, come potete immaginare, non è il massimo per stiparci la roba.

Infatti, per motivi a me sconosciuti, lenzuola, federe e piumoni erano tutti frugnati dentro come peggio capitava.

lo so che frugnati non è un termine da tutti i giorni ma spero che capiate ugualmente di cosa si tratta. Direi che parla da sé

Credo di aver piegano non meno di venti tra lenzuola e copripiumoni, un numero esorbitante considerato che erano quasi tutti bianchi. E’ stato seccante vedere come occupassero -contrariamente ad ogni legge della fisica– molto più spazio da piegati che non da frugnati. In ogni caso li ho piegati tutti per bene con molta attenzione –in un gigantesco origami reale– e domani deciderò se meritano anche di essere stirati o cosa.

Dicevo, stavo lavorando a questo gigantesco origami e all’improvviso –come spesso succede in quei momenti in cui il corpo è impegnato in attività che non richiedono la concentrazione– ho pensato…ma quale sarà il senso della vita?

quarantadue, lo so, ma io ai 42 ci arriverò tra qualche annetto

Qualche tempo fa mi chiedevo se non fosse collezionare il maggior numero di esperienze ed emozioni possibili, come un gigantesco album di figurine. Che ne pensate di questo concetto? Francamente l’ho abbracciato per la sua originalità e perché sarebbe il massimo, ma non mi convince ancora del tutto.

In cerca di risposte dall’Universo mi sono seduta in giardino per una mezz’ora di meditazione. E’ una faccenda che non ho mai sviscerato su queste pagine ma che mi aiuta sempre parecchio. Al momento ho avuto qualche suggerimento per il prossimo mese –tenendo conto che sono qui già da un po’ e ancora non sono entrata nel maledetto coro– e qualcosa che credo fosse una chiacchierata con mia madre.

Sono quasi certa che mi abbia stretto la mano.

Al termine della meditazione, comunque, ho aperto gli occhi su un gatto in piena caccia. Avete presente quella cosa che fanno, tentennare sulle zampe anteriori, agitare la coda e partire all’attacco?

Ebbene, gli ho rovinato l’attacco alzandomi in piedi.

Capitemi, preferirei che gli allegri leprotti che animano la mattina fuori dalla mia finestra rimanessero tutti interi.

E poi che c’è da dire? Che ho riallacciato i rapporti con G, il mio host father -passeremo tre giorni a casa da soli quindi meglio così– che ho dei piani per domani, che sto cercando di prendere di nuovo in mano la mia vita…

…ahimé, se il buongiorno si vede dal mattino la mia stanza è un bell’esempio di come ho in mano la mia vita.

Ehe.