You Lift Me Up

Aspettando il sorgere del sole
aspettando il giorno
aspettando un segno
che sono dove tu vuoi che sia

Tu sai che il mio cuore è pesante
e il dolore è profondo
ma quando ho voglia di arrendermi
tu mi ricordi
che tutti quanti cadiamo qualche volta
ma quando sbatto per terra…

Tu mi sollevi quando sono debole
le tue braccia si stringono attorno a me
il tuo amore mi afferra così mi lascio andare

Tu mi sollevi quando non posso vedere
il tuo cuore è tutto ciò di qui ho bisogno
il tuo amore mi trasporta così mi lascio andare

So di non essere perfetta
so di fare errori
so di averti deluso ma mi ami ugualmente

E quando sono circondata
quando perdo la strada
quando sto piangendo e cadendo
tu sei qui per

Sollevarmi quando sono debole
le tue braccia si stringono attorno a me
il tuo amore mi afferra così mi lascio andare

Tu mi sollevi quando non posso vedere
il tuo cuore è tutto ciò di qui ho bisogno
il tuo amore mi trasporta così mi lascio andare

Vedo che l’alba sta spuntando
il tuo amore mi sorprende
non so cosa posso offrire
in questo momento mi arrendo al tuo amore.

 

Era una vita che la volevo tradurre. E’ una bellissima e semisconosciuta canzone dei The After, una preghiera meravigliosa che dedico all’Universo, che in questo momento…mmmh, in questo momento sta ridendo come un matto sotto il mio piumone verde con le farfalle.

Per qualche motivo.

No, davvero. Questo post doveva essere scritto dal punto di vista dell’Universo, una specie di lettera d’amore che cominciava con Ti ho vista piangere e tremare in quella via e ho pensato di mettere qualcosa di carino proprio qui ad Oxford, se tu solo avessi avuto il coraggio di uscire dal tuo piccolo guscio e cercare a testa alta la via giusta.

E’ tutto un simpatico gioco di parole per dire che ieri, mentre cercavo il Magdalene College –che si dice Medlin, e grazie tante– mi sono persa. Sapete cosa faccio, no? Prendo e chiedo indicazioni. Non mi perdo d’animo. Bene, ieri ho chiesto indicazioni ad una ragazza dai tratti orientali che sedeva tranquilla a mangiare il suo sandwich su una panchina.

Una volta appurato che io non sapevo dov’ero e lei non conosceva bene l’inglese l’ho salutata e ringraziata ugualmente e me ne sono andata.

Non mi ha inseguita per porgermi un cellulare e offrirmi il suo aiuto?

Non mi ha seguita finché non mi sono resa conto che ero dall’altra parte del mondo?

Non mi ha chiesto da dove venivo chi ero e cosa facevo?

Non le ho lasciato il mio numero di cellulare dicendo che se voleva fare due chiacchiere io ero disponibilissima?

l’Universo ride e mi manda baci. Ho capito come mai l’hanno assegnato a me, perché ha i momenti di cretino anche lui

Oggi sono felice.

 

PS: ho detto a G, il mio host father, che il post con la foto della sua ricetta è stato prontamente ribloggato e si è messo a ridere.

PPS: ieri sera ho fatto aperitivo con l’Italian Society a Oxford e ho mangiato la pizza con il gruppo di Italiani a Oxford. Punti Socialità +200!

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