Domenica, Squittii e Vergogna

E’ difficile tirare le somme di una giornata come questa.

Di solito le domeniche sono tranquille: iniziano con una mattinata pigrissima passata a leggere a letto fino a manifestazione della fame, una brevissima puntata in cucina per qualcosa di sostanzioso –oggi è stato pan tostato e avocado più the e una brioche vuota– una sessione di riordino stanza –alla fine della quale la mia maxipoltrona resta sgombra per circa sette ore– e, a piacere, un film/un tentativo di scrittura/una seconda sessione di lettura, finché non mi arrivano alle narici gli effluvi della cucina di G e quindi scendo a cena.

che, per essere proprio precisi, ha un orario indefinito tra 4 e 8 pm

Oggi la sessione di riordino stanza era più che altro un’attenta analisi delle cose che c’erano nella valigia recuperata ieri, e non nascondo che mi sono sentita un po’ come un naufrago che, dopo mesi di solitudine, rinviene un baule pieno di cose interessanti che gli erano sfuggite.

Come ho fatto a sopravvivere finora senza il mio dizionario tascabile DeAgostini?

Senza la mia scatola dei bacini?

è una scatolina a goccia nella quale sono racchiusi tutti i bacini dei miei bambini dell’asilo di due anni fa. Devo ammettere che ancora adesso non la apro per paura che i bacini volino via

Senza i sette tipi diversi di assorbenti –e sì, li ho contati– ?

Senza il mio chiama angeli, senza il mio diario della rinascita, senza lo smalto color scarabeo, senza il levasmalto, senza i miei incensi della creatività e il biglietto in cui la mamma mi scrive ti voglio bene?

indizio: lo smalto color scarabeo è l’ennesimo dei miei errori

Poi oggi si chiudeva la convention famosa, quella di Roma, quella in cui l’anno prossimo andrò sicuramente a qualunque costo, e ho passato un po’ più di tempo di quanto non mi conceda di solito a guardare le foto, le testimonianze e i video, a squittire un po’, ad esclamare La Bellezza! e a farmi cariare i denti di fascino e dolcezza.

Ma questa è un’altra storia.

Ho sperimentato qualcosa, oggi, qualcosa che non mi accadeva da tempo: il desiderio di combattere, di ruggire, di alzare tutto il pelo e ringhiare giù le zampe! oppure, inaspettatamente, mio! Una volta mi succedeva innumerevoli volte ma parliamo di quando stavo con la mia ex, e lei era la cosa più preziosa e qualcosa da proteggere.

La mia mente era come un gatto.

Volevo afferrarti per la collottola, portarti via, da qualche parte dove non ci fosse nessuno, sedermi con te tra le zampe e leccarti per bene le orecchie, il muso, il collo e tutte le zampine. Mi dicono che lo fanno i gatti per far sentire al sicuro qualcuno.

Volevo prendermi cura di te.

 

si nasconde per la vergogna di non saper dire queste cose a voce e per l’addizionale vergogna di non meritarsi il diritto di dirle

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