Sarfie e i Tuttofare

Questa giornata è durata mesi. Innanzitutto ho stirato per quattro ore.

Quattro ore.

Se mia sorella leggesse questo blog inorridirebbe perché lei odia stirare.

A me non dispiace. Poi oggi avevo tutte cose semplici, cinque camicie, una ventina di federe e qualcosa come dodici tra sciarpe, foulard e parei.

Tutto perché gli armadi di questa casa sono tenuti in bell’ordine, come potete immaginare.

Nel mentre ho guardato qualche film, nell’ordine Le Mie Grosse Grasse Vacanze Greche -ringraziate tutti il genio che ha scelto il titolo, dato che non c’entra nulla con il famoso film se non per la presenza di Nia Vardalos- -quanto mi piace quella donna- -e l’ambientazione grecaKing Arthur -abbandonato dopo la scena della canzone perché il dvd era rovinatissimo e comunque era l’unica cosa che veramente volevo vedere– e Moulin Rouge -che comunque non mi fa impazzire ed è rimasto a metà-. Capite che non mi sono annoiata.

Nel mentre sono arrivati i tuttofare.

Dovete sapere che qui in Inghilterra ci sono persone che di lavoro lavano le finestre. Hanno lunghissime scale, spazzole ancora più lunghe e te li puoi ritrovare davanti al naso senza preavviso –è successo a Barnet, quando io me ne stavo sul letto a leggere e ho perso cinque anni di vita a causa di uno sconosciuto– mentre lavorano.

Nel nostro caso erano qui per le finestre, per il vialetto d’entrata e per il patio, che necessitavano di una bella ripulita da erbacce e affini. Mentre scrivo il patio è una specie di piscina che spero si asciughi entro qualche giorno e le finestre sono…beh, sì, sono pulite.

L’unico problema è che l’individuo che le ha pulite –che poveretto credo non si possa permettere una cintura a giudicare da come il sedere gli usciva dai jeans– ha camminato in lavanderia con le scarpe infangate, ha lasciato impronte sulle scale con i piedi zozzi, ha seminato sporcizia dappertutto e ha sgocciolato acqua sporca sul divanetto in camera della bambina e sul pavimento della stanza dei genitori.

scuote la testa sconsolatamente

La cosa bella, però, è Sarfie.

Sarfie per il quale sono in fondo alla lista di persone che ama, in casa.
Sarfie che mi manipola senza vergogna perché sa che quando piange non gli resisto.
Sarfie che mi mostra la pancia e mi guarda pensando Vieni, stupida umana, prova della pietà per me, coccolami e poi seguimi fino alla ciotola del cibo che avrai voglia di riempire quando avrai visto che bravo micetto che sono.
Sarfie che mi morde con cattiveria quando gli faccio le coccole.
Sarfie che ha pianto tutta la mattina quando ieri si è svegliato e i bambini non c’erano.
Sarfie che ha deciso che mi ama un po’ ma solo finché a casa ci siamo solo io e lui e e nessuno lo vede.
Sarfie che quando sono arrivati i tuttofare si è incazzato da morire e si è nascosto dietro il divano.
Sarfie che –appena un po’ più esasperato di me– dopo quattro ore è sparito al piano superiore.

Sarfie che sono andata a cercare dopo un’ora e ho trovato a dormire nel mio letto.

Non tipo sulla trapunta, o su un cuscino, o cose così.

Nel mio letto. Sotto la trapunta. Tra i miei cuscini.

E ne è uscito con un’aria colpevole che diceva chiaramente che non era la prima volta che lo faceva.

ora mi spiego tante cose e non sono una persona così sporca come pensavo

Povera stellina.

Alla fine i tuttofare sono andati via, e già da almeno un’ora scalpitavo perché se ne andassero. Perché sono una persona un po’ asociale, perché non parlo la loro lingua, perché ho sempre il terrore che mi sfugga qualcosa. La casa non è mia, non capisco tutto quello che dicono, gli accordi li hanno presi con la madre…non si sa mai.

Ora sono da sola e se il pc non ronzasse così terribilmente come sta facendo ora mi piacerebbe molto prendere e scrivere qualcosa.

Sigh.

 

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