Stiamo per Partire!

Ho fatto uno schema.

se mia sorella fosse qui direbbe sai che novità, te non vai neanche in bagno se non hai uno schema prima-

Ci sono gli orari dei voli andata e ritorno, le durate degli spostamenti con i bus –Oxford/Gatwick e Gatwick/Reigate, perché ho intenzione di portarmi a casa i miei libri via aerea– gli orari del treno Venezia/Vicenza –e che bello il solo scrivere Vicenza sulla carta!– e il fuso orario, che rende un viaggio lungo tre ore e l’altro solo una.

E ho appena trovato il modo di frodare il sistema e riportarmi a casa un po’ di libri senza spendere quegli scomodissimi 50 pounds per una valigia apposta.

 

Labirinto

Mi piace.

Mi piace perché l’Universo mi mette ai piedi della montagna, con un rotolo di corda, con i viveri contati e mi dice c’è qualcosa che vuoi sulla cima.

Io scalo la montagna, a fatica, sudando tutto il mio sudore, piangendo tutte le mie lacrime, lottando con tutte le mie forze, arrivo in cima e mi ci trasferisco.

Poi l’Universo dopo qualche anno mi ci butta giù e indica una seconda montagna.

C’è qualcosa che dovresti avere, lassù.

Viveri contatissimi, solo un piccone, scarsa visibilità. In cima e poi daccapo.

Poi è la volta di un labirinto, al cui centro sta la felicità. Ora che sai scalare le montagne e hai resistenza alla fatica dovresti trovare il centro in un baleno.

Arrivi al centro del labirinto.

Ti congratuli con te stessa per l’abilità.

Ti rendi conto che la te stessa che ha scalato le montagne è rimasta là, che la te stessa con cui viaggi ora è molto più forte e obiettiva.

Ti siedi, mangi i tuoi panini con olive, pomodoro e feta –perché hai scoperto che non ti serve altro cibo se non quello sano– e poi

ti rendi conto che

se vuoi vivere

dal labirinto

ci devi uscire.

Verde Acqua ride

Verde Acqua ride mentre lo guardo e distolgo lo sguardo perché mi piace e non riesco a guardarlo.

Mi sono svegliata alle tre, stamattina, sperando che fosse ora di prendere il bus. Non lo era.
Non lo era nemmeno un’ora dopo, quando mi sono ri-svegliata con la stessa speranza.
Nè un’ora dopo ancora.
E via così finché non si sono fatte le sette e io ho mandato tutti a quel paese.

Verde Acqua ride mentre mi pianta dita lunghissime e molto morbide sui fianchi con l’unico scopo di farmi trasalire.

Siamo stati al Medieval Day, che siamo stati felici di non pagare perché era una patacca. E io sono una bambina troppo viziata dalla Rievocazione Storica di Thiene per apprezzare due figuranti in croce.
Abbiamo però fatto il tour dell’Oxford Castle.
Ancora non ho capito cosa ne penso.

Verde Acqua ride mentre mi passa una mano attorno alla vita e mi stringe a sé perché poi divento rossa.

Il Museo di Storia Naturale di Oxford è la bellezza, io ho quasi pianto entrando e tacciamo pure del Pitts River, perché è una cosa indescrivibile e bellissima.
Tipo una stanza che sembra una scatola cinese tutta nera e non sai nemmeno dove guardare perché sei circondato da teche piene di cose interessantissime da tutto il mondo.
Ho visto le api, le blatte, i minerali fosforescenti e uno scheletro di balena che ok, era più grande di quanto pensassi.

Verde Acqua ride perché è un villano e lo sapeva.

Aveva letto la mia faccia dalla prima sera. La mia faccia l’ha fatto tornare indietro.
Verde Acqua è un villano che aveva capito tutto il rafting che stavo facendo, dalla riva, lanciandomi sassi e provocando simpatiche ondate che mannaggiacristo.

L’Universo ride mentre pensa come sarebbe stato triste l’universo di Verde Acqua se quella sera lui non fosse venuto alla pizza.
O se io oggi non l’avessi reso la prima persona che ho avuto il coraggio di baciare per prima.

Il Motore di Improbabilità Infinita di Verde Acqua è acceso e pompa alla grande, l’universo è un posto più accogliente e io sono ancora la faccia più trasparente del west.

Ricettacolo

O cassa di risonanza, cheddirsivoglia.

Oggi l’Universo ha preso la mia domanda qual è il significato della mia esistenza e ha risposto più e più volte.

Sta nell’ascoltare il suono delle piastrelle che si infrangono su un fondo di metallo, un suono lancinante che per un attimo ha zittito ogni altra cosa nel mondo facendomi credere di essere diventata sorda in un istante.

Sta nel percepire il rumore della tagliapiastrelle con tutto il mio corpo, qualcosa che più che un rumore era una sensazione ed era pure forte, tanto che una parte di me ha fortemente combattuto contro il mio desiderio di restare e sentire.

Sta nella piccola, confusa gioia di un abbraccio richiesto da una bambina che ha litigato con la mamma e viene a farsi consolare da te e tu non sai se coccolarla perché non si lasciano i bambini al freddo o redarguirla perché non se lo meriterebbe affatto.

Sta nella soddisfazione di aver messo in ordine un mostruoso angolo di garage in cui make up, prosthetics e cose varie si mescolavano a polvere, insetti in vari stati di essiccazione e altre cose che normalmente stanno in un normale garage.

…queste sono orecchie da uno dei film di HP, vedi? E queste sono le copie dei tatuaggi di Vin Diesel…

Sta nello sperimentare uno dei giramenti di testa più violenti dell’ultimo anno, così forte che quasi svenivo in mezzo alle latte di vernice.

Sta nell’assaporare una pizza boccone dopo boccone, la crosta croccante, il pomodoro saporito, non importa che fosse surgelata, non importa che non fosse italiana: era cibo per il mio corpo stanchissimo e tanto bastava.

Sta nel fremere tutto il giorno per il desiderio che arrivi il sabato.

Sta nel sedersi, elencare le proprie fortune e ridere.

Sta nel deliziarsi di piccole cose.

 

Oggi il mio scopo nell’universo era solo gioire e vivere.

Partenza

Sta nascendo una storia.

E’ rotolata fuori da una notte passata ad ascoltare A Thousand Years, attraverso gli occhi dell’Universo e bagnandosi della luce del sole inglese.

Ha mille sfumature che ancora non riesco a definire, mille strade che vorrei inseguire tutte, voci che mi fanno prudere le mani dalla voglia di dar loro ascolto.

E io sono troppo distratta da millemila maledette cose per mettermi a lavorare seriamente.

 

Mettiamola così.

Se sono stata abbastanza brava, oggi, da nutrirmi in maniera sensata e senza eccessivi sgarri –nella dieta di oggi riso, una banana, due pesche, mezza cipolla, due pomodori, un avocado e una scatola di edamame– posso continuare e farlo anche domani, e dopodomani, e il giorno dopo –no, ecco, forse nel weekend è un po’ meno facile– e incrementare anche l’attività fisica.

Dopotutto ora ho il biglietto per la JiBCon, e quale motivazione migliore per rimettersi sulla retta via e perdere qualche chilo?

Da domani da oggi divento una persona migliore.

Up And Down

Ho sonno.

Voglio scrivere.

Ho mal di testa.

Sono nel panico.

Ho voglia di baci.

Voglio dimagrire.

Ho paura del futuro.

Voglio qualcosa di smielato.

 

Sono in vena creativa.

Sono una girandola.

Sono innamorata.

Sono felice.

Sono forte.

 

Sono fuori di testa e ora vado a letto.

Il Sapore del Passato

Voi ricordate il sapore del passato, no?

La settimana scorsa, sfogliando il megalibrone di T sul wrestling sono approdata alla pagina di Eddie Guerrero, il wrestler preferito della mia amica M quando eravamo in classe insieme.

Erano gli anni dei fumettini disegnati sulle copertine interne dei libri di scuola, delle estenuanti ore di geometriche, dei baci rubati nelle aule vuote, degli interminabili viaggi in autobus che –ne sono convinta tuttora– hanno contribuito a formare la mia anima filosofica e creativa più di tante altre cose.

Ieri, palleggiandomi video e artisti musicali con Verde Acqua, ho riascoltato per caso Orange no Taiyou, una canzone di Gackt e Hide che adoravo in quegli stessi anni.

Ha quel sapore.

Non è facile da spiegare.

C’è il sole che riempie le aule, in una scuola che ho scelto quel giorno solo perché era bel tempo.

C’è l’inchiostro dei manga, perché all’epoca ne leggevo una quantità spaventosa.

C’è l’amore, quell’amore che vestivo come un’armatura, che mi teneva al caldo come una copertina, che aveva la punta affilata di una lancia perché io ero un guerriero di luce già allora, contro il mondo pur di strappare un pomeriggio con lei.

C’è un mondo piccolo, lungo appena un anno scolastico, qualcosa di familiare e sicuro.

C’è l’illusione della stabilità, la fiducia ignara, il concetto che le cose si possano conservare per sempre.

 

…e su questa nota di cinismo tronchiamo il lato malinconico del post perché veramente, si sta scrivendo da solo e io non sono di questo umore cinico. Buon Dio.

Io volevo meditare, oggi.

Volevo chiedere all’Universo cosa devo fare, se devo arginare la cascata di sentimenti su cui sto allegramente facendo rafting in questi giorni, se è, geograficamente parlando, proprio dove vuole che io sia –ogni riferimento a canzoni che ascolto tutto il giorno è puramente casuale– o se è l’ennesima broken road sulla quale però devo passare.

Ma non ho meditato.

Ho invece fatto pulizia, guardato un bellissimo film, capito che non ci sono regole per la composizione delle lunch boxe comunque la fai è sbagliata lo stesso– deciso che la mia vita si sta impantanando e mangiato un numero spropositato di banane.