Voglio solo…

Hisashi Mitsui.

Dieci anni fa, credo.

Era uno di quei personaggi che non potevano andare dal punto A al punto B senza fingere di non volerci andare, senza rotolare nella direzione opposta, senza incasinare tutto.

Quindi aveva lasciato la squadra di basket, era entrato in una banda di teppisti, aveva picchiato metà dei suoi ex compagni/le matricole della squadra attuale, aveva incasinato tutto.

Per finire in ginocchio, con i denti rotti, la faccia coperta di lacrime e moccio, implorando voglio solo giocare a basket.

Oggi mi sono sentita così, ma ci arriveremo dopo.

 

Ho devoluto la mia mattina alla cura del giardino.

Giuro, la mia host mother mi ha messo in mano il tosaerba e mi ha detto ti pago un extra perché non sarebbe il tuo lavoro ma potresti falciare il prato per favore?

Non l’avevo mai fatto ma alla fine con i mezzi a mia disposizione non era veramente molto diverso dal passare l’aspirapolvere.

Mi sono ritrovata, mio malgrado, a canticchiare perché a volte la felicità…ti sfiora appena poi se ne va…ti dice scusa ciao passavo di qua…per una semplice associazione di idee che non deve portare alla conclusione che a me piaccia Grignani.

No per niente.

Una delle prof che odiavo di più faceva di cognome Grignani, tra l’altro.

Era un incubo.

Ma è stata una soddisfazione mostruosa e incredibile, mi sono sentita un ometto grande, ho sentito…non so, qualcosa come una blanda versione del testosterone scorrermi nelle vene. E sì che io ho delle idee piuttosto precise sulla mia identità sessuale. Ma comunque.

Niente, è stato un lavoro lungo e faticoso ma non difficile, soddisfacente, per tacere di cos’è stato tirare la corda dell’accensione e farlo partire al primissimo colpo.

Non so. Ho chiesto perdono ad ogni fiore che tagliavo ma alla fine della cosa mi sono spogliata, ho fatto una doccia e ho messo un vestito grigio per sedere nell’erba e celebrare il sole e il vento.

It’s the first time I see you wearing a dress.

 

Comunque.

Ho messo finalmente le mani su Pitch Perfect 2, il seguito di un film che io adoro non solo perché parla di canto a cappella –e io amo il canto a cappella, amo cantarlo e amo ascoltarlo al punto che è un piacere quasi fisico- ma perché le protagoniste sono diversificate, interessanti e poi un paio mi piacciono troppo –nello specifico Brittany Snow e Alexis Knapp, ma entrambe nella loro versione non bionda, e in ogni caso nessuna foto rende loro giustizia e sulla pellicola mi piacciono molto di più– In più in questo sequel c’erano anche i Pentatonix, che io adoro, anche se hanno fatto una brevissima apparizione e mi aspettavo di vederli di più.

Il finale è stato straordinario.

Ero sull’orlo delle lacrime già prima del…chiamiamolo colpo di scena, ma quando è successo sono proprio scoppiata. Non era solo un’esibizione, c’era anche una storia dietro, le ragazze avevano dei problemi, era una grossa sfida ecc ecc, quindi è stato doppiamente intenso, e…

E niente, mi è tornato in mente Hisashi Mitsui, perché davanti a quelle ragazze che cantavano, davanti alle loro voci che si attorcigliavano le une con le altre, davanti al ritmo, ai sorrisi, a quelle piccole mosse, alla sincronia…

voglio solo cantare a cappella.

 

BONUS: mi sono innamorata di una fragola. Era talmente perfetta, nella forma, che ho avuto quasi paura a mangiarla. Era minuscola, perfettamente a cuore, tonda e polposa, e quando l’ho mangiata non avrei voluto mangiare altro per il resto della mia vita.

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