Guidare Dall’Altra Parte

Le strade inglesi sono strette.

Ogni volta che ne guardo una mi viene in mente Bless The Broken Road, una canzone che facevamo con il mio amatissimo coro, che inizia con I sat down on a narrow way many years ago e che poi ti va in loop in testa perché in effetti è molto bellina e ha frasi come ogni sogno perduto da tempo conduce dove sei tu.

Ma non è questo il punto.

Le strade inglesi sono strette perché la gente ci parcheggia molto allegramente rendendole praticamente a senso unico.

Io mi ricordo che, prima di decidere che potevo veramente guidare dall’altra parte, la cosa mi spaventava a morte. Come farò a ricordarmi di far passare la gente ed evitare uno spiacevolissimo effetto face to face nelle strade troppo affollate? Come farò a seguire un’etichetta di cui nemmeno conosco le regole?

Invece, proprio come guidare dall’altra parte –mi piace proprio poco dirlo…-, alla fine viene molto più naturale di come ci si aspetterebbe: le macchine sono dalla tua parte? Allora aspetti che siano passati tutti.

Oggi siamo andati di nuovo al cinema, sempre a Didcot, una cittadina industriale con un sacco di charity shop ma nessuna anima. Certo, hanno una sorta di centro commerciale all’aperto che mi ricorda molto Redhill –che nostalgia il Surrey!– ma niente anima.

E la strada è lunga, e io non l’ho ancora imparata, e all’andata avevo T che mi faceva da navigatore ma al ritorno, per il semplice fatto che non ho permesso loro di avere dell’altra cioccolata, mi hanno entrambi messo il muso.

E siamo finiti a Milton, un villaggino piccino piccino come Drayton, dove c’è una luuunga strada dove tutti parcheggiano a sinistra.

E io ho sorriso perché gli autisti inglesi, in genere, sono molto cortesi: dopo quattro macchine che mi sono passate davanti mentre ero ferma –era il mio turno, dopotutto– la quinta si è fermata in cima alla colonna di macchine parcheggiate e mi ha lasciato passare.

Il tutto, naturalmente, regolato dall’unico gesto automobilistico che ho visto fare agli inglesi finora: la mano destra alzata lentamente e a palmo aperto, nell’universale gesto di pace e amicizia.

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Piscine, Harry Potter, Inghilterra e Oxford

Fuochi d’artificio. Lo sciaguattio di un ragazzino nella vasca. Il rumore infernale del mio pc che insiste nel fare più rumore di qualunque altro elettrodomestico sano di mente.

Stamattina, come da schemino, siamo stati alle piscine pubbliche, che al modico prezzo di menodicinqueeuro ti garantiscono due ore e mezza di incredibile divertimento con i tubi nella vasca con le onde.

Ripeto per chi se lo fosse perso: la vasca con le onde.

Innanzitutto è inquietante, ma proprio tanto, non solo perché non si è mai visto che ci siano onde in piscina ma anche perché sono alte. Ma proprio alte alte.

Poi è irresistibile. Giuro. Io che ero seduta poso al di sopra della piscina, con tutti i vestiti addosso e immersa in una conversazione con Sinead –un appunto per chiunque non l’avesse saputo prima: la pronuncia è Scianid. La delusione della mia vita– ho sentito l’impulso di abbandonare ogni cosa e semplicemente buttarmi.

Non ho potuto farlo solo per motivi squisitamente femminili –squisitamente tua nonna, comunque– e ho già alzato il pugno al cielo urlando che prima o poi, prima di tornare a casa, ci avrei portato i bambini e ci sarei entrata io stessa. Alla facciaccia di chiunque, e chissenefrega se per colore e dimensioni ricordo vagamente Moby Dick.

Ma comunque.

La maratona di film di Harry Potter continua: Sky ha appena inaugurato un canale tutto per lui in cui fanno –non scherzo– praticamente solo gli otto film a ripetizione, intervallati qualche volta da documentari e similia. Così oggi ci siamo guardati la Camera dei Segreti e parte del Calice di Fuoco.

E io sono sempre qui ad aspettare che Pottermore apra i test dei Patronus e delle bacchette…

L’altroieri, prima di sprofondare in una tristezza incredibile, volevo parlare di un opuscolo trovato dal dentista per caso.

Pubblicizzava dimore inglesi, villazze mostruose, magioni con tipo 7 camere da letto e 5 saloni o cose così. C’erano un paio di posti su cui ho lasciato quasi letteralmente il cuore, come questoche disgraziatamente avevano già venduto– e altri che includevano acqua e cose simili.

Mi è venuta in mente la mia mamma, che nella lista dei desideri, oltre al famoso giro in mongolfiera, voleva anche una casetta inglese. Ogni tanto mi guardo in giro, mentre guido o sono in autobus, penso a quanto la mamma amasse l’autunno e a quanto vorrei che, attraverso i miei occhi, si godesse un po’ anche l’autunno inglese.

Finalmente posso dirlo: non questo weekend ma il prossimo i miei genitori verranno a trovarmi per tre giorni. Sono supercontentissima, innanzitutto, e anche emozionata e preoccupata: amo Oxford e spero che ci sia un bel tempo e che riusciamo ad organizzare tutto quello che vogliamo fare.

 

Vedete? Un po’ alla volta anche i miei post stanno tornando normali.

Pan

Oggi siamo andati al cinema.

T con le sue due amiche, quindi in modalità statemi lontani che non è cool, J con me ma in modalità altrettanto amichevole, tipo posso sedermi a due poltrone da te?

sospira

Il film era carino, poi io ho un debole per le storie di Peter Pan. Questo a sentire J –la mia host mother– era stato pesantemente stroncato dalla critica ma a dirla tutta io l’ho trovato molto bello lo stesso.

Un po’ troppo moderno –il cattivo che canta Smell Like Teen Spirit e Blitzkrieg Bop non aiutava proprio moltissimo– e forse un gran miscuglio di tante cose, per non parlare del fatto che, se presentano all’inizio un Captain Hook amico di Peter quando tutti sappiamo che tradizionalmente sono nemici, dovrebbero anche mostrarci la dinamica con cui passano da questa amicizia alla rivalità che tutti conoscono.

Io aspettavo con grande anticipazione quel momento, immaginandomi chissà cosa, quando invece il film finisce con un lieto fine che lascia un sacco di domande.

farei prima a guardarmi di nuovo la miniserie di Neverland, immagino

Rooney Mara non mi piace, mentre inspiegabilmente mi piace Garret Hedlund nei panni di Hook. Il bambino era abbastanza insopportabile –anche se sono quasi certamente di parte– e mi sono mancate parecchio le fate e gli altri esseri magici ma gli effetti speciali erano belli e tutto sommato non è stato male.

Finché non è arrivata la madre di Pan.

A quel punto mi sono messa a piangere, grata di non essere vicino a J, con il petto stretto dalla voglia di tornare a casa e il desiderio che ci fosse, da qualche parte, qualcuno in grado di fermarsi e dire mi prenderò cura io di te.

Perché in genere io sono bravissima a stare in piedi da sola, grazie all’Universo and so, ma quando vado in crisi così…

 

…quando vado in crisi così T –sempre 11 anni– prende e inizia a dire che è normale, che è molto dura per me, che comunque devo stare tranquilla perché presto li vedrò e che ho quasi finito di lavorare.

Grazie Universo.

Terrible Things

Quando avevo la tua età avrei dato tutto
Innamorarmi veramente era tutto ciò a cui riuscivo a pensare
E’ stato allora che ho incontrato tua madre, la ragazza dei miei sogni
la donna più bella che avessi mai visto.

C’è una canzone con un solo accordo che mi gira in mente da tutto il giorno.

E’ una canzone infinitamente triste che sono quasi sicura di aver tradotto qui.

Una canzone la cui melodia ti vortica attorno, ti costringe a girare su te stesso, senza darti via di fuga. Ci sbatti contro continuamente, ti ipnotizza, ti blocca. Le stesse quattro note, over and over again.

Ora, figliolo, ti sto dicendo questo soltanto perché la vita
può fare cose terribili.

Ho guardato l’ultimo film di Harry Potter con i bambini, stamattina, in preda a mal di pancia, nausea, mal di testa e qualunque altra cosa possa mai esservi successa durante il primo giorno di ciclo.

Ho sentito cose scricchiolare e cadere mentre cadevano le barriere di Hogwarts, un dolce dolore nel sapere che sapevo come andava a finire. Ma è stato doloroso lo stesso.

Ho provato una dolceamara invidia, il complicato desiderio di far vivere in quel mondo qualcosa di mio e di creare, al contrario, qualcosa che fosse solo mio e altrettanto splendente.

Ora, ragazza, posso dirti una cosa meravigliosa?
Ti ho fatto un regalo con carta e spago.
Aprilo con delicatezza, ti chiedo per favore
sai che ti amo, vorresti sposarmi?

Ho pianto assieme a Piton, rendendomi all’improvviso conto di conoscere molto bene quel dolore, e ripetuto a mezza voce le famose parole di Silente After All This Time?

Always.

Ragazzo, posso dirti una cosa terribile?
Sembra che io sia ammalata e che mi restino solo settimane
Per favore non essere triste ora, credo davvero
tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata.

Guardo i loro faccini con un dolore inspiegabile, una curiosità che non verrà mai saziata, il desiderio e la fame di sapere cosa è successo dopo.

Il desiderio che quell’amore che ho avuto per i loro genitori continui a scorrere dal mio cuore per sempre.

Lentamente
Così
Lentamente
Caddi sul pavimento
Sulle ginocchia

Mi perdo per ore a immaginare i loro destini intrecciarsi, a leggere i futuri che le fan tessono per loro, mi godo masochisticamente il dolore che non so descrivere, inverso alla nostalgia, che provo nel leggere avidamente ogni cosa.

Non innamorarti, c’è così tanto da perdere
se ti verrà data la scelta ti prego di scegliere
di scappar via, scappa via e non lasciare che lei ti prenda
non potrei sopportare che lo stesso accadesse a te.

E in questo ricordo che a breve sarà passato un anno, o sarebbe meglio dire quattro, e il mio Patronus è ancora sempre il tuo.

La Tenerezza Veste Lilla

Ecco un motivo in più per ricordarsi di postare sul prestino: apparentemente dopo le otto –anzi, le nove, dato che l’ora legale bla bla bla, ormai siete stanchi di sentirlo– internet inizia a dare di matto.

Dunque, come dicevo su Facebook, oggi è stato fatto un enorme errore: multiseed flatbreads con un buonissimo spalmino alle olive nere e verdi.

per chi non lo sapesse uno spalmino è qualunque cosa che si possa spalmare con un coltello su una superficie più o meno piana: maionese, Philadelphia, cremina stramba al formaggio e chives…

La mia host mother mi ha fatto conoscere una cosa buonissima, dei sottilissimi cracker molto croccanti coperti di semini vari –semi di lino bianchi e neri, semi di papavero, miglio e canapa. E quando dico coperti intendo proprio coperti. Tipo che con una leccata senti solo semini.

solo io posso fare le descrizioni così

Ne fanno anche una versione buonissima con pepe nero e cheddar ma con quelli lo spalmino non occorreva e io avevo bisogno di una base per provare un nuovo spalmino della Philadelphia alle olive verdi e nere.

Inutile dire che, tra l’orario cambiato, il digiuno dal mattino e i ritmi strambi del weekend –questi sono capaci di fare una colazione cretina alle undici e poi cenare direttamente alle sette– mi sono mangiata tutto il pacchetto.

cento grammi, peraltro, e quasi tutti in semini

Una volta tornati i genitori ho pensato Ecco, bene, mo’ prendetevi i bambini e occupatevene voi, io metterò in ordine la stanza, mediterò, scriverò un poema epico, ridipingerò le pareti del bagno, costruirò una libreria e scaverò una piscina.

-purtroppo questa è una citazione che proprio pochissimi coglieranno

Mi sono seduta al pc, ho controllato posta e fesserie varie e poi ho sentito una vocina che diceva più o meno M, visto che tu hai risistemato la tua camera così bene -ne vado proprio poco fiera- potresti darmi una mano a fare lo stesso anche alla mia?

T, adorabile agnellino mio, ti voglio tanto bene ma sono circa 24 ore che ti corro dietro invece che dormire con Verde Acqua e far niente. Abbi pietà di me.

Ma non ci vorrà tanto se mi dai una mano!

Eh sì.

Cose che sono successe nell’ora successiva:

  • colpi di tosse e starnuti miei, suoi e del gatto per colpa della polvere
  • lanci di mutandine da bambola coperti –per motivi a me sconosciuti– di paillettes
  • scoperta di un peluche a forma di scimmia che urla come un ossesso se gli si toglie una banana dalla mano
  • scoperta di un peluche a forma di cavallo che nitrisce sinistramente quando si pronuncia il nome Frau Blucher

eheheheheheheheheheheheheheh

  • acquisizione, da parte della sottoscritta, di un nuovo telaio per braccialetti con le perline
  • inaspettato dono, da parte della suddetta T, di un meraviglioso taccuino con copertina a fiori di cui non avevo assolutamente bisogno e al quale naturalmente non sono riuscita a resistere
  • lanci di scarpe da flamenco rosse provenienti dal famigerato Build-A-Bear
  • rinvenimento di un minuscolo gufo di peluche così somigliante a quello che mi ha regalato Verde Acqua da indurmi subito a fargli uno scherzo fotografico
  • recupero, dal fondo di una polverosissima scatola, di due neonate delle Silvanian Families, un coniglietto minuscolo e un gattino con il pannolino rosa. Come resistere a tanta pucciosità?
  • acquisizione, sempre da parte della sottoscritta, di un numero imprecisato di materiale per braccialetti dell’amicizia –they simply aren’t my thing
  • istantaneo, inaspettato e incontrollabile innamoramento per il peluche di un coniglietto color lilla

Cioè, non potete capire.

A parte l’impulso completamente irrazionale di baciare sulla testa tutti i peluche che finivano nella borsa destinata al charity shop e rassicurarli sul fatto che avrebbero trovato una nuova famiglia –sono sempre quella che raccoglieva i peluche dalla strada, ricordate?– mi sono ritrovata in mano questo…questo esserino peloso, con fiocchetti alle orecchie, il nasino cucito in viola ed enormi zampotte rifinite in stoffina con le rose viola. Ha una pancia enorme che nasconde un cuscino di semi di qualcosa, quelli che si mettono nel microonde un paio di minuti e poi ti tengono caldino.

L’ho guardata, un paio di volte.

L’ho messa da parte, dicendomi che no, non avevo bisogno di un altro peluche e che , certamente c’era qualche bambina che l’avrebbe voluta più di quanto la volevo io.

Ho proseguito con la cernita, un peluche dopo l’altro, una stramberia dopo l’altra.

Il fatto è che se la guardi dall’alto ha questa fronte infinita –come me– e questi occhietti lucidi e neri che ti guardano supplichevoli…e se la prendi in braccio ne intravedi il sorriso –sempre viola– e allunga verso di te queste zampotte che…

Te la porti via, vero?
Sì.

Weekend For You

Mi sono svegliata con un terribile mal di testa, stamattina.

A fianco di Verde Acqua, naturalmente, ma comunque con un terribile mal di testa.

Ho ignorato tutti i nostri piani in favore di un po’ di snuggle –dato che Verde Acqua dorme in tre tempi e si sveglia a intervalli regolari per sorridermi e baciarmi e tornare a dormire ed è una delle cose più tenere che mi siano mai accadute– ma non ho potuto proseguire molto oltre le dieci e mezza perché a mezzogiorno dovevo essere a casa: domani è il compleanno della mia host mother e il marito le ha regalato una giornata in una Spa con un non so che trattamento.

Così ho dovuto lasciare V. A. da solo per prendere il bus e tornare a casa in tempo.

E pioveva.

E mi sono ritrovata a scendere dal bus sotto la pioggia, cantando una canzone tristissima e piangendo sommessamente perché non volevo tornare a casa e giocarmi così il weekend, senza riposarmi, senza godermi V. A. e senza staccare prima della terribile settimana che mi aspetta dato che i bambini sono a casa tutta la settimana.

Poi, prima di uscire, il mio host father si è assicurato che io memorizzassi la ricetta segreta del suo incredibile filetto per farlo ai bambini stasera.

 

L’ho fatto, con grande impegno e timore, imprecando per la mancata collaborazione del mio cellulare –che temo dovrò cambiare, anche se ho appena speso 25 sterline per riparare lo schermo– e in generale preoccupandomi della buona riuscita della cosa e del colore dei suddetti filetti.

Quando T –11 anni– si è seduta al tavolo ho trattenuto il respiro. Ha tagliato la carne come solo un’esperta sa fare –vista la qualità della cucina del padre non mi stupisce affatto– e mi ha guardata.

Wow, compliments! The color is perfect!

E l’ha mangiata lodandone il sapore e la cottura, mangiandoci un sacco di patatine insieme.

Quando, ore dopo, anche J –10 anni– si è seduto a tavola e ha affrontato la carne, ho iniziato a sudare perché è tremendamente schizzinoso e in genere gli basta una scusa qualsiasi per far rogne.

Chiacchierava amabilmente, della partita di calcio di stamattina, del pomeriggio che aveva avuto con i suoi amici, del comportamento di Sarfie, educatamente seduto appena fuori dalla porta della cucina con chissà quale malefico proposito.

Poi ha tagliato la carne.

E in un batter d’occhio se l’era spazzolata tutta.

 

Quindi sì, sono stanca morta, preoccupata per la settimana in arrivo, preda del mal di testa e del desiderio sempre più crescente di comprarmi un nuovo cellulare e un nuovo computer –per tacere della voglia che ho di essere con Verde Acqua– ma, per qualche motivo, un po’ più soddisfatta di me stessa.