Fine Novembre…

Non vado pazza per i post Gocce di Luna.

Sono generalmente scritti in posti dolorosi, posti che mi assalgono, luoghi e momenti che mi affliggono mostruosamente e mi fanno diventare una persona che non è LightBringer.

Ieri invece di scrivere un post doloroso, privato e tagliente mi sono seduta sul pavimento della sala, più vicino possibile al router, e ho colmato il vuoto che sentivo dentro con più uva possibile, ripetendomi che la frutta fa bene e che sarebbe andato tutto bene.

Io e Verde Acqua abbiamo avuto un altro dei nostri confronti, ieri sera, e non ne siamo usciti bene per niente.

La cosa più spaventosa è che suo padre non sta bene, al punto che la cosa migliore per lui sarebbe saltare immediatamente su un aereo e lasciare il Paese.

Io penso ai miei giorni vuoti, al buio che ci sarà d’ora in poi alla fine della settimana, al mio letto che è grande è comodo è morbido e dentro non c’è Verde Acqua.

E mi chiedo quanto mi ci vorrà a dimenticare la sensazione di dormire accanto a qualcuno.

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Aspettando Natale

Sono certa che conoscete la sensazione del Natale che arriva.

Il freddino, il buio che arriva prestissimo, le luci che infondono quel calore, gli sconti, le cose luccicanti, il fiato che si condensa nell’aria.

Oggi mi ci sono immersa, dato che V.A. lavorava fino alle dieci, e dopo un’infruttuoso pomeriggio di pellegrinaggio da un charity all’altro mi sono ritrovata a sedere alla vetrina di uno di quei caffé superfighi, una di quelle megacatene che per Natale inventano bevande calde dai nomi più assurdi.

Ebbene sì, bermene una faceva parte dell’immersione nell’atmosfera natalizia.

Capitemi: se fai dentro e fuori da locali superriscaldati al freddo inglese per…che so, sette volte, poi inizi ad avere un vago desiderio di svenire. E io ho pensato che non c’era poi niente di male se per una volta mi sedevo alla vetrina del caffé con una Dark Forest Hot Chocolate in una tazza e un sacchettino di butterfinger a forma di stella accanto.

Così mi sono seduta e ho pensato all’Universo.

Gli ho chiesto come mai le ragazze sono così carine, d’inverno, con i loro cappottini, i collant superspessi, i cappellini e certi stivali che ciao banane. Mentre io avevo su un paio di jeans e una felpa grigia di V.A. con il cappuccio.

che poi, tra parentesi, è possibile che io associ il colore grigio alle cose comode? Per me il grigio non è un colore triste ma mi da’ un senso di comfort e coccole

Per tacere poi di un giubbotto che dentro si sta una favola ma che mi fa due volte più larga. E già sono larghina di mio.

Ho osservato il Natale passare davanti ai miei occhi, mentre mi chiedevo inutilmente in quale ricordo della mia infanzia avessi già sentito quel sapore strano. Era una cioccolata sciocca, come la fanno qui, senza scaldarla per addensarla, solo con un cucchiaio di sciroppo all’amarena e un po’ di panna.

Ho ringraziato l’Universo per la premura del barista, che quando ho chiesto la cioccolata col latte di soia ha insistito perché io riflettessi sul fatto che non era una buona idea metterci la panna sopra. Ma sei allergica al latte? No tesoro: un secchio di latte potrebbe uccidermi ma un po’ di panna non credo proprio.

Oggi c’erano italiani ovunque.

Per lo più ragazzetti delle superiori, che vociavano inutilmente e si accalcavano alle vetrine dei negozi di souvenir che espongono roba di Harry Potter. Mi viene sempre da chiedermi se fossi così sciocca anche io, all’epoca, ma credo che la risposta non mi piacerebbe. Avere così tanti italiani intorno mi ha fatto venire un po’ di nostalgia, come se non mancasse poco meno di un mese al mio ritorno.

E poi oggi, mentre un paio di donne italiane erano in difficoltà per pagare un autobus, sono stata vittima di qualcosa che mi ha intristito un po’. Ho lasciato che si dibattessero un po’ poi ho detto Serve un po’ di moneta?

Intendiamoci, regalerei volentieri anche tre sterline ad un connazionale in difficoltà, per il semplice fatto che fa sempre piacere incontrare qualcuno che parla la stessa lingua, ma alla mia offerta d’aiuto -e all’effettivo aiuto che ho dato, offrendo loro dei soldi e raccogliendo le monetine che avevano fatto cadere- sono stata accolta così freddamente che per un attimo ho pensato di averle insultate.

Quanto è triste?

 

PS: me ne fotto. Sono tornata a casa e mi sono fatta la migliore zuppa di funghi mai mangiata sulla faccia della Terra, con crostini che ciao, e poi mi sono buttata su un’uva rossa che arrivederci.

Ragazze, mi dispiace per voi ma io volevo solo aiutarvi. Cercate di capirmi un po’, eh?

Ma Che Stradiamine

E quindi…

voi non lo sapete ma a casa mia E Quindi è una cosa che si dice solo con la voce in falsetto. E’ una lunga storia…basti sapere che è la battuta di chiusura, dove la battuta d’apertura è mio padre che dice a mia sorella, quella piccola, Ma te lo sai cosa facevano i cantanti maschi per mantenere alta la voce, ai tempi?-

E quindi il panico.

Quella di oggi era la prima mattina tranquilla che avevo, perché G ha passato a casa quasi tutta la settimana ma oggi lavorava. Intendiamoci, non è cattivo e non è neanche invadente, ma non puoi veramente rilassarti quando hai il capo in casa, no?

Dunque, per qualche motivo mi sono svegliata stanca, quindi ad un certo punto, dopo aver fatto tutto quello che dovevo fare e aver pranzato con una cosa buonissima ma che mi ha fatto una mezza indigestione ho deciso che potevo permettermi una mezz’oretta di sonno.

Neanche il tempo di settare il timer che sento il rumore di una macchina.

Ma Che Stradiamine.

Corro di sotto, dato che ho chiuso a chiave la porta e la chiave è nella toppa, reprimo uno sbadiglio e apro la porta quasi prima che la tocchi G, giustificandomi con un rapido I Was Sleeping.

Grosso errore.

Mi rimetto in sesto, faccio i piatti sbadigliando, metto in ordine le forse due cose che erano rimaste in disordine, sempre sbadigliando, sperimento la terribile sensazione di aver bisogno di dormire.

-io non ho quasi mai bisogno di dormire perché dormo-

E così faccio il secondo errore di dire che dormo una quindicina di minuti prima di andare a prendere J.

Credi che dire al tuo capo che dormi quando sei pagata per lavorare sia una gran mossa?

Ma Che Stradiamine, siamo da capo.

Mi dispiace G ma ho fatto tutto quello che dovevo fare, e oltre a lavorare io qui ci vivo pure.

-sottinteso non è che mi paghi per lavorare l’intera giornata. Anche perché dopo un po’ le cose finiscono-

Poi suona il telefono, e io scopro con profondissimo orrore che T, la bambina, ha chiamato sei volte, al fisso e al mio cellulare, perché aveva bisogno di una cosa a Didcot, dall’amica da cui era per il pomeriggio.

Vedi cosa succede quando dormi? E se era successo qualcosa?

Io Non Ho Sentito Una Sola Di Quelle Chiamate. Ma non perché dormivo, ovviamente. Non le ho sentite e basta.

E mo’ come glielo dico?

Prendo la macchina e il navigatore per portare a T le cose di cui aveva bisogno –anche questo discutibile, 40 minuti di macchina solo perché la signorina si era dimenticata una felpa?– e finisco in autostrada.

Ma Che Stradiamine.

Controllo il navigatore e scopro di aver settato per sbaglio un quartiere di Oxford. Urlo e strepito e corro fino all’uscita dell’autostrada, faccio inversione di marcia, torno indietro di corsa.

Fortunatamente la bambina è stata grata e contenta e molto preoccupata per lo stato delle cose con il padre: abbiamo controllato che le chiamate arrivassero al mio cell –e ci arrivavano, purtroppo– e ci siamo salutate.

Tempo di salire in macchina e mi arriva un messaggio.

Mi avevi detto che J finisce teatro alle 16, invece finisce alle 16.15.

Qui muoio.

Faccio la strada del ritorno in preda alla costernazione più profonda, ripetendo dentro di me parole per spiegarmi, per farmi perdonare, rispondendo con argomentazioni brillanti alle obiezioni di G.

Arrivo a casa tremando, faccio un parcheggio in retromarcia che nemmeno Houdini, infilo la macchina ad un soffio dalla sua e pur non mi faccio niente. Il terrore mi assale ed entro in casa tremando.

Possiamo parlare?

 

Finisco sull’orlo delle lacrime un paio di volte, per la tensione, balbetto che non voglio che mi creda una stupida ma qualche volta ho bisogno che mi ripeta le cose, perché quando è arrabbiato il suo accento scozzese è ancora più forte, gli dico che non mi separo mai troppo dal mio cellulare e non è possibile che non abbia sentito le chiamate perché non stavo dormendo.

E lui ascolta.

cosa a cui non sono abituata: a casa mia gli uomini non ascoltano

Mi dice di non agitarmi.

Mi dice che se pensassi che sono una stupida, che non tengo ai bambini o che sono troppo distratta non starei lavorando qui e certo non mi avrebbero chiesto di restare.

Mi dice che accetta le mie scuse, che controllerà sul telefono di T se sta dicendo la verità –cosa che non ho messo in dubbio nemmeno un attimo– che per la cosa dei 15 minuti non fa niente e che la cosa è risolta.

E io mi illumino, per la voglia di abbracciarlo e dirgli grazie perché possiamo risolvere le cose parlando.

E una giornata catastrofica diventa l’ennesima prova che bisogna solo essere impeccabili con la parola.

Estate 2001

Postare è sempre un terno al lotto.

Ma forse questo l’avevo già detto. Connessione instabile, distanza eccessiva dal router, computer cretino…sì, l’avevo già detto.

Oggi ho preso e ho, per l’ennesima volta, rovesciato la mia camera.

Ho trovato calzini che non mettevo da un secolo –badate bene, non sporchi e neanche in disordine, solo, in fondo al cassetto e intoccati da mo’– maglie che sono state comprate ai charity in preda a impulsi di fighezza e altre cose che possiedo ma non userò mai.

Come il quadernino che mi ha regalato la donna di mio padre quando sono partita. Bellissimo, per carità –estremamente bello– ma dubito fortemente che avrò mai il coraggio di appoggiarci sopra una penna.

parentesi in cui scivolo inesorabilmente su FB, mando alcuni dei miei classici bacini random, perché io credo nel ehi, ti sto pensando e ti voglio bene, ma nessuno mi caga

Come un numero improponibile di magliette che tanto è inverno e non userò, che sono finite metà nel sacco del charity –enorme. Una busta dell’Ikea blu– e metà nella valigia estiva, dove sto per mettere tutte le cose che sono quasi sicura non verranno usate prima di marzo.

Oggi poi ho comprato un dvd in un charity. A 50p, che sarebbe mezza sterlina. Che sarebbe niente.

Lo so che nell’era dello streaming non si comprano i dvd, specie una come me, potenzialmente sempre in giro, ma non ho resistito, perché sono innamorata di Romeo+Juliet dalla prima volta che l’ho visto. Che ricordi…la casa della mia allora migliore amica Erica, il caldo e gli insetti nella campagna, i giri in bicicletta, l’estate di Tre Parole, uno dei peggiori tormentoni dell’estate 2001

parentesi in cui scivolo inesorabilmente su YouTube e finisco per ascoltarmi anche www mi piaci tu, un’altra canzone che è più bello se non ve la ricordate

Non ci posso fare niente, sono quelle canzoni che ti riportano alla mente un sacco di ricordi assurdi e sbiaditi, come i pomeriggi a guardare Inuyasha, l’invidissima perché lei aveva internet e io no, le chiacchiere sui ragazzi, la strana sensazione che ci fosse qualcosa che non capivo…

…era l’anno di Witch, l’anno in cui avevo 13 anni, gli anni dei primi manga scambiati alle medie, dei peggiori compagni di classe, gli anni delle fughe in bicicletta e delle lotte quotidiane con mia madre.

Per dimostrare cosa, poi?

Indossavo Una Sfumatura Completamente Inappropriata di Rosa

Indossavo una sfumatura completamente inappropriata di rosa. E stavolta non si trattava solo di una mia impressione: il sorriso sul volto di Juniper era peggio di qualunque conferma orale.

– Quando ho detto che qualunque cosa andava bene non intendevo certo questo!- urlai a bassa voce mentre ci sedevamo, sperando che il mio terribile tailleur rosa distraesse qualunque persona tanto furba da ascoltarmi.

La mia tremenda e impagabile sorella si voltò appena e lasciò trasparire un accenno di sorriso mentre la voce del prete accoglieva la celebrazione con parole che ormai conoscevo a memoria.

– Mi dispiace molto ma sai, forse se volevi sceglierti il colore da sola era meglio evitare di aspettare l’ultimissimo momento. E poi delegare.

Non era colpa mia. La scadenza del mio libro aveva trasformato in un incubo le ultime settimane, qualcosa aveva trasformato il mio microonde in una bomba maleodorante –ed essendo l’unica cosa a tenermi fisicamente in vita mi preoccupava moltissimo- e il mio volo era in ritardo di due ore.

Certo, se fossi stata un po’ più brava a gestirmi le scadenze e ad organizzarmi forse non sarei finita a sedere in mezzo ad una congregazione che sprizzava felicità da tutti i pori, per assistere al matrimonio della cugina che sopportavo meno e vestita proprio nel colore meno adatto all’occasione.

Aprii la bocca per accusare Juniper di averlo fatto apposta quando sentii i passi di Marcie e mio zio all’entrata della chiesa. Fui costretta a zittirmi ma un’analisi più accurata del profilo di mia sorella rivelò che era proprio così: l’aveva fatto apposta.

– Bella scelta, non c’è che dire.

Alou, l’unico cugino su cui non avrei mai potuto vendicarmi, era stato capace di scivolare tra un banco e l’altro ed arrivare perfino più tardi di me.

– Com’è che non sei vestito di rosa anche tu, signor Faccio Tutto All’Ultimo Momento?

– E’ che ho un fratello più in gamba.

Ridemmo entrambi, consapevoli dell’occhiataccia di Juniper. Errore: anche Marcie, da sotto il velo sfumato di rosa, ci stava fissando inorridita. Sapeva benissimo a cosa andava incontro invitandoci entrambi, anche se nemmeno io sarei stata capace di prevedere il disastro combinato da Juniper.

Eppure avrebbe dovuto saperlo. Cosa c’era dietro quella scelta? Fin da piccole Marcie andava molto più d’accordo con mia sorella che con me. Che bisogno c’era di rovinarle la festa così?

Nello spazio di due passi mi ero ritrovata mio zio davanti con gli occhi sgranati. Avrei tanto voluto indicare alla mia destra per discolparmi ma non ce ne fu tempo: la sposa camminava sempre più risoluta verso l’altare.

– Perché ho l’impressione che stavolta Marcie abbia accalappiato qualcuno che conosco?

Presa dall’imbarazzo del mio abbigliamento non avevo nemmeno guardato in faccia lo sposo e il commento di Alou mi fece voltare immediatamente verso le figure nerovestite in cima alla chiesa.

– Ah.

In un lampo mi fu tutto chiaro: il commento di Alou, il colore del vestito, quell’espressione sul viso di Juniper che non ero riuscita a decifrare.

– Se avevi bisogno che intervenissi in modalità scandalo bastava semplicemente che me lo dicessi e mi sarei portata dietro una delle ragazze del dormitorio! Che bisogno c’era di mettermi in imbarazzo vestendomi dello stesso colore dell’abito della sposa?

– Non era lui il mio obiettivo ma lei. E poi quel dannato colore ti sta molto più bene che a lei.

Ad Alou era bastato far scivolare lo sguardo dallo sposo a Juniper un paio di volte per mettere insieme tutti i pezzi. Eppure pensavo che se ne ricordasse, dalla volta che Josh aveva invitato sua madre a cena per sbaglio credendola mia madre.

Ma Josh non era per niente il suo tipo e non c’era ragione per lui di ricordare un volto tutto sommato per niente memorabile.

Con l’aggravante che mia sorella ci era stata fidanzata per anni.

 

Come sempre la follia esce dalla Writer’s Toolbox, perché avevo un’oretta buca. Naturalmente quelle sottolineate sono le parti pescate a caso dalla scatola.

Per qualche motivo questa storia funziona un po’ meno dell’altra…

Inquietudine e Determinazione

Che inquietudine.

Oggi sono tornata al lavoro dopo un weekend lungo con Verde Acqua.

Abbiamo deciso che come esiste il siamo stati insieme troppo poco esiste anche il siamo stati insieme troppo. Quando succede io guardo fuori dalla finestra, il cielo è buio, fa tanto freddo e cerco di infilarmi piagnucolando nella felpa di Verde Acqua perché non voglio andare a casa.

devo però ammettere che, alla fine dei venti minuti che mi separano da casa di V.A. alla mia, trovo la casa calda, la gente che mi chiede com’è andato il weekend, Sarfie che qualche volta arriva perfino a salutarmi con una coccola e in qualche modo sono felice lo stesso

Che avessi un cellulare nuovo lo sapevate, vero?

Ieri sera è arrivata la cover, veramente bellina, con il pennino e un charm fantastico a forma di quadrifoglio, che si infila nel buco delle cuffie. Quasi eccessivo ma mi piace un casino.

Quello che non sapete è che ieri io e Verde Acqua abbiamo fatto un triplo salto mortale in coppia e ci siamo comprati tutti e due un computer incredibile e strafighissimo che costa una barca di soldi.

Talmente tanti che non voglio nemmeno pensarci.

Si vive una volta sola, no? E poi voglio un computer, non una lavatrice. Perché è quello il rumore che fa.

giuro, ho acceso quello nuovo e ho avvicinato l’orecchio alle ventole per controllare che respirasse. Non mi sembrava neanche vivo

Oggi la mia amica A. sarebbe fierissima di me, perché contrariamente agli ultimi, lagnosissimi giorni che ho avuto, oggi ho lavorato sodo e a lungo, pulendo ovunque, mettendo in ordine pure ovunque e arrivando perfino a buttare via un’altra buona porzione delle mie cose in previsione del trasloco.

quandunque esso sia

Sii fierissima di me, A!

Comunque volevo chiudere con questa bellissima canzone. Trovo che sia dolcissima…il video mi colpì molto, all’epoca, e da un po’ di tempo a questa parte non riesco ad ascoltarne la fine senza pensare che si stia rivolgendo proprio a me, e il cuore mi si scalda inspiegabilmente.

Un po’ di testo?

Truccati, fatti fare le unghie, arricciati i capelli,
corri un miglio in più, resta in forma, così piacerai agli altri.
Piaci agli altri?

Fai la sexy, non essere timida, toglitelo,
è quello che vuoi, appartenere, così piacerai agli altri.
Piaci agli altri?

Non devi spingerti a tanto, non devi abbandonare tutto,
devi solo alzarti alzarti alzarti, non devi cambiare una singola cosa.

Vai a fare shopping al centro commerciale, usa le tue carte di credito
non devi scegliere, compra tutto, così piacerai agli altri.
Piaci agli altri?

Aspetta un secondo, perché dovrebbe importarti quello che pensano di te.
Quando sei da sola, con te stessa, ti piaci?
Ti piaci?

Non devi spingerti a tanto, non devi piegarti fino a spezzarti,
devi solo alzarti alzarti alzarti, non devi cambiare una singola cosa.

Togliti il trucco, lascia i capelli sciolti, prendi un bel respiro,
guarda te stessa nello specchio, non ti piaci?
Perché a me piaci.

Godiamoci Oxford

Nessuno mi aveva mai detto che anche Oxford ha il suo mercatino di Natale.

che poi sia stato deludente e un po’ troppo concentrato sul cibo è un altro discorso. Intanto io mi sono immersa nell’atmosfera, ed è stato carino, e ho potuto snasare un po’ in giro il profumo di vin brulee, churros e altre goloserie più o meno tipiche del periodo e della zona

Oggi è stata una giornata rilassata e rilassante, come ogni brava domenica che si rispetti: Verde Acqua doveva lavorare –ma solo dalle 3 alle 6, per fortuna– così io ho raggiunto i miei allegri compagni –gli Italiani a Oxford– sotto la Carfax Tower per il classico caffè domenicale.

Che si sia in quattro o che si sia in quattordici ci si diverte sempre un casino e in questo periodo –nel quale a parte V.A. vedo sempre le stesse 4 persone per tutta la settimana– mi fa un sacco bene vedere persone nuove. Ho perfino fatto l’interessante esperienza di lasciare il mio numero di telefono ad una cameriera sul retro di uno scontrino, ma non è niente di quello che pensate!

Una volta finito il caffè –che nel mio caso era un ottimo the alla menta e liquirizia, perché io il caffé non lo bevo proprio– sono stata a recuperare il suddetto Verde Acqua al museo dove lavora –sorpresa!– e siamo scappati in un posto yummissimo che si chiama Noodle Nation, che non ci vergognamo di pubblicizzare perché appunto, merita parecchio: con sette sterline ci siamo comprati il più succulento piatto di noodles –mi correggo, vasca di noodles– che si possa chiedere alle sei e venti di sera. Esatto, un po’ in anticipo sull’orario…

Ma la cosa veramente epica di oggi, l’esperienza che da sola valeva la giornata –o quasi– è stato il Thirsty Meeples, un posto a Oxford in cui puoi entrare, essere trattato bene, sederti e giocare con qualunque -qualunque? Si può dire?- -Verde Acqua mi spia il post da sopra la spalla e non capisce che la domanda era per lui– gioco in scatola/da tavolo –“probabilmente ce li hanno tutti, sì”– –quale sarebbe la differenza, V.A?– -“ma lo stai facendo davvero?”– che sia mai stato messo in commercio in Inghilterra per circa tre ore alla modica cifra di sei sterline se sei adulto e quattro e qualcosa se sei bambino. In più fanno cose come frullati, drink, panini, birre e c’è del vino –lo abbiamo visto e snobbato immediatamente– e in più, come dicevo sopra, dev’esserci una strettissima selezione sul personale perché sono tutti estremamente gentili.

V.A. conferma e io aggiungo che nell’application form per quel posto bisognava conoscere almeno 50 giochi, quindi oltre a gentili sono anche superqualificati

Quindi noi ci siamo seduti e abbiamo giocato a Small World -ci ho preso gusto troppo tardi ma carino!Forbidden Desertil gioco più stronzo sul pianeta, nel quale il tuo avversario non è il giocatore che hai davanti ma una fottuta tempesta di sabbia che si muove dove le pare e semina sabbia dove l’ho appena tolta!Smash Up!un gioco che V.A. mi ha appena sfidato a spiegare e che io ero troppo cotta per seguire/apprezzare/capire– e Jengaovvero l’unico gioco che a quell’ora ero in grado di seguire davvero.

Abbiamo chiuso la giornata con una veloce puntata da Sainsbury, giusto il tempo di prendere una bottiglia d’acqua e un po’ di salmone affumicato –chi non vorrebbe un po’ di salmone affumicato quando è sera e vien freddino?– per i bagel del pranzo di domani.

Che avevate capito, banane?