Terrorismo

Ci sono cose che ho capito solo oggi.

Ieri mattina la prima cosa che il mondo mi ha offerto, oltre alle coccole di Verde Acqua, è stata la sua voce che diceva A Parigi ieri c’è stato un attentato terroristico e son morte 130 persone.

Più tardi la mattina stessa la mia dolce Signora degli Elfi mi ha scritto Sono felice che tu sia a Oxford e non a Londra.

Ho ringraziato brevemente l’Universo per aver fatto venire la mia famiglia lo scorso weekend invece che questo, poi però ho smesso di pensarci: io e V.A. abbiamo mangiato insieme, abbiamo discusso insieme di alcune questioni importanti, abbiamo iniziato una maratona di Forever -un bellissimo telefilm che vi straconsiglio– e siamo andati al consueto caffè della domenica degli Italiani a Oxford, divertendoci un sacco con i nostri amici e parlando di qualunque altra cosa.

Poi sono salita su un autobus, e improvvisamente ho capito.

C’era un ragazzo, sui sedili dietro ai nostri.

Aveva una felpa di un colore che nemmeno ricordo, sotto la quale nascondeva il braccio, dal gomito in giù. Quello che invece ricordo erano i suoi occhi, che mi guadavano ostili, e il campanello di allarme che la parte brutta della mia testa ha subito fatto suonare: straniero, straniero!

Mi sono seduta al fianco di Verde Acqua, rigida come una scopa, la nuca che mi formicolava, addosso il solito scenario che la mia mente fin troppo fantasiosa stava già tessendo: il ragazzo che mi punta la pistola alla testa o che, all’improvviso, estrae da sotto quella felpa qualcosa che farà molto male a troppe persone che non se lo meritano.

Verde Acqua aveva voglia di baci ma io ho trattenuto il respiro per tutta la durata del viaggio.

Una parte della mia mente stava per dire queste cose succedono solo nei film, ma quella frase è diventata queste cose sono successe a 130 persone, l’altro giorno. Una parte della mia mente ricordava al resto che il colore della pelle di una persona non la rende più o meno colpevole, che uno dei nostri migliori amici è ghanese, che anche io sono straniera agli occhi delle persone che vivono qui.

Invano.

Mi sono vergognata della mia reazione, di quello che il pensare comune aveva fatto alla mia mente. Io sono una di quelle che cerca di combattere gli stereotipi, che di fronte alla generica cattiveria della gente alza la mano e ribatte, quella che cerca in tutti i modi di smorzare l’odio gratuito di gente che spesso parla per dare aria alla bocca.

Come quelli che fanno di ogni erba un fascio nel gruppo facebook della mia città, ai quali basta ogni minima scusa per attaccare gli extracomunitari e incolparli di tutti i mali della società. Gli stessi che hanno opportunamente taciuto quando, qualche settimana fa, un quarantenne italianissimo è stato arrestato per aver approcciato una minore fuori da scuola e per essere stato sorpreso a toccarsi in una macchina all’orario di uscita degli scolari.

Eppure, in quel momento, nel guardare quel ragazzo, mi sono sentita vulnerabile e terrorizzata. In ogni momento della tua giornata ha detto la mia mente in ogni luogo di Oxford, potresti essere in pericolo.

In quel momento ho compreso davvero il significato della parola terrorismo.

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2 pensieri su “Terrorismo

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