Ma Che Stradiamine

E quindi…

voi non lo sapete ma a casa mia E Quindi è una cosa che si dice solo con la voce in falsetto. E’ una lunga storia…basti sapere che è la battuta di chiusura, dove la battuta d’apertura è mio padre che dice a mia sorella, quella piccola, Ma te lo sai cosa facevano i cantanti maschi per mantenere alta la voce, ai tempi?-

E quindi il panico.

Quella di oggi era la prima mattina tranquilla che avevo, perché G ha passato a casa quasi tutta la settimana ma oggi lavorava. Intendiamoci, non è cattivo e non è neanche invadente, ma non puoi veramente rilassarti quando hai il capo in casa, no?

Dunque, per qualche motivo mi sono svegliata stanca, quindi ad un certo punto, dopo aver fatto tutto quello che dovevo fare e aver pranzato con una cosa buonissima ma che mi ha fatto una mezza indigestione ho deciso che potevo permettermi una mezz’oretta di sonno.

Neanche il tempo di settare il timer che sento il rumore di una macchina.

Ma Che Stradiamine.

Corro di sotto, dato che ho chiuso a chiave la porta e la chiave è nella toppa, reprimo uno sbadiglio e apro la porta quasi prima che la tocchi G, giustificandomi con un rapido I Was Sleeping.

Grosso errore.

Mi rimetto in sesto, faccio i piatti sbadigliando, metto in ordine le forse due cose che erano rimaste in disordine, sempre sbadigliando, sperimento la terribile sensazione di aver bisogno di dormire.

-io non ho quasi mai bisogno di dormire perché dormo-

E così faccio il secondo errore di dire che dormo una quindicina di minuti prima di andare a prendere J.

Credi che dire al tuo capo che dormi quando sei pagata per lavorare sia una gran mossa?

Ma Che Stradiamine, siamo da capo.

Mi dispiace G ma ho fatto tutto quello che dovevo fare, e oltre a lavorare io qui ci vivo pure.

-sottinteso non è che mi paghi per lavorare l’intera giornata. Anche perché dopo un po’ le cose finiscono-

Poi suona il telefono, e io scopro con profondissimo orrore che T, la bambina, ha chiamato sei volte, al fisso e al mio cellulare, perché aveva bisogno di una cosa a Didcot, dall’amica da cui era per il pomeriggio.

Vedi cosa succede quando dormi? E se era successo qualcosa?

Io Non Ho Sentito Una Sola Di Quelle Chiamate. Ma non perché dormivo, ovviamente. Non le ho sentite e basta.

E mo’ come glielo dico?

Prendo la macchina e il navigatore per portare a T le cose di cui aveva bisogno –anche questo discutibile, 40 minuti di macchina solo perché la signorina si era dimenticata una felpa?– e finisco in autostrada.

Ma Che Stradiamine.

Controllo il navigatore e scopro di aver settato per sbaglio un quartiere di Oxford. Urlo e strepito e corro fino all’uscita dell’autostrada, faccio inversione di marcia, torno indietro di corsa.

Fortunatamente la bambina è stata grata e contenta e molto preoccupata per lo stato delle cose con il padre: abbiamo controllato che le chiamate arrivassero al mio cell –e ci arrivavano, purtroppo– e ci siamo salutate.

Tempo di salire in macchina e mi arriva un messaggio.

Mi avevi detto che J finisce teatro alle 16, invece finisce alle 16.15.

Qui muoio.

Faccio la strada del ritorno in preda alla costernazione più profonda, ripetendo dentro di me parole per spiegarmi, per farmi perdonare, rispondendo con argomentazioni brillanti alle obiezioni di G.

Arrivo a casa tremando, faccio un parcheggio in retromarcia che nemmeno Houdini, infilo la macchina ad un soffio dalla sua e pur non mi faccio niente. Il terrore mi assale ed entro in casa tremando.

Possiamo parlare?

 

Finisco sull’orlo delle lacrime un paio di volte, per la tensione, balbetto che non voglio che mi creda una stupida ma qualche volta ho bisogno che mi ripeta le cose, perché quando è arrabbiato il suo accento scozzese è ancora più forte, gli dico che non mi separo mai troppo dal mio cellulare e non è possibile che non abbia sentito le chiamate perché non stavo dormendo.

E lui ascolta.

cosa a cui non sono abituata: a casa mia gli uomini non ascoltano

Mi dice di non agitarmi.

Mi dice che se pensassi che sono una stupida, che non tengo ai bambini o che sono troppo distratta non starei lavorando qui e certo non mi avrebbero chiesto di restare.

Mi dice che accetta le mie scuse, che controllerà sul telefono di T se sta dicendo la verità –cosa che non ho messo in dubbio nemmeno un attimo– che per la cosa dei 15 minuti non fa niente e che la cosa è risolta.

E io mi illumino, per la voglia di abbracciarlo e dirgli grazie perché possiamo risolvere le cose parlando.

E una giornata catastrofica diventa l’ennesima prova che bisogna solo essere impeccabili con la parola.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...