Semplicità

Oggi, mentre sbrigavo i tipici lavoretti di una casa di campagna –raccogliere i cavoli dall’orto, nutrire le galline, portare in casa la legna– mi sono chiesta se quel genere di vita mi dispiacerebbe eccessivamente.

Stamattina io e la nonna abbiamo visto insieme l’ennesimo film di Don Camillo, che sappiamo a memoria ma del quale godiamo infinitamente ogni battuta ed espressione di Fernandel e Gino Cervi. Nel terzo film c’è la mia scena preferita, quella in cui l’addio di Don Camillo a Peppone convince quest’ultimo a restare a Brescello invece che diventare deputato a Roma…

– Quando ti metteranno a sedere in una grande aula triste, come a scuola, allora penserai a tutte quelle cose che hai lasciato qui al paese. Penserai a quello che vedevi dalla finestra, la mattina, quando ti facevi la barba, penserai al tuo lavoro nell’officina e a come ti divertivi la domenica… e penserai anche a me, che non sarò più lì a darti un cazzotto in testa quando te lo meriti, vale a dire almeno una volta al giorno!
– Quando ritorno vi riduco in briciole!
– Ma se lo sai che non torni più! E che non posso neanche dirti “Arrivederci, Peppone!”, ma soltanto “Addio, Onorevole!

Mi viene il magone ogni volta.

 

La giornata di oggi è stata all’insegna dei piaceri semplici, la familiarità di un film, la soddisfazione di sapere tutte le cose al loro posto e pronte, un pranzo cucinato in un attimo ma incredibilmente saporito…la nonna ha rifiutato sdegnosamente gli spaghetti al pomodoro che le stavo proponendo e ha imbastito delle scaloppine al limone che ciao, per tacere del cavolo appena raccolto sul quale non avrei scommesso una lira.

 

Vorrei aggiungere alla lista la sottile inquietudine che assale le persone che stanno troppo vicine a qualcuno che vorrebbero baciare e non possono baciare, ma non sono del tutto certa che sia un piacere semplice quindi proseguirò.

 

Oggi pomeriggio ho preso il bus per andare a Bassano del Grappa.

Erano almeno cinque anni che non facevo quella strada…ho fatto il liceo in un paese non molto distante da Bassano e il percorso è lo stesso: ogni cosa era familiare eppure stranamente nuova, piccoli dettagli cambiati, la sensazione un po’ strana di star ricordando un’altra vita…il bus, poi, era completamente vuoto a parte me, e io e l’autista ci siamo ritrovati a chiacchierare amabilmente del tempo, del mio lavoro, della differenza tra il vivere in Italia e il vivere in Inghilterra.

Quante volte ci dimentichiamo che le persone che si occupano dei servizi –cassieri, negozianti, autisti– sono anch’essi persone e che a volte vogliono solo fare due chiacchiere?

 

Sto terminando la giornata, controtendenza, in modo estremamente semplice: dopo un piatto di penne alla panna e salmone –e quanto, quanto buone– ho spalmato di marmellata di fragole una fetta di pane e mi sono seduta al pc per postare. Intendo meditare, forse fare un po’ d’ordine in camera e festeggiare la mezzanotte con una cioccolata calda e biscottini.

Ricordate di tornare, una volta finiti i festeggiamenti…ho una sorpresa in serbo per l’anno nuovo!

Aspettando la Fine

Ormai è d’obbligo iniziare il post parlando della panterina.

Ebbene, la panterina aspetta pazientemente che io finisca il mio post, accoccolata appena un cm più avanti del mio pc. Stanotte ha dormito ai piedi del mio letto e stamattina, quando mi sono svegliata alle sei, ha reclamato un posto sotto le coperte e addosso alla mia pancia.

 

Stamattina, alle otto, ho preso la macchina e sono salita sulle colline.

Il sole era un’esplosione arancione che copriva i campi, gli alberi e le case.

Mi sono dovuta fermare, ad un certo punto, per fare delle foto.

 

Sulle colline abita la nonna.

Oggi ci ha messo un po’ più del solito ad aprirmi, e io ho avuto tutto il tempo per farmi un bel filmino, nella mente, immaginando di dover chiamare mia zia e dirle La nonna non mi ha aperto la porta.

Il mio mondo è diventato in bianco e nero per una manciata di minuti, come i film di Don Camillo per i quali andiamo entrambe pazze. Ho avuto una breve visione di quel che mi succede sempre ai funerali, ovvero scoppiare in lacrime al momento di cantare, e ho pensato La donna più importante della mia vita se n’è andata, di nuovo.

Poi la nonna ha aperto la porta, con gli occhi pieni di sonno, e ci siamo accoccolate di nuovo a letto a leggere Don Camillo.

What else, after all?

 

 

Nel pomeriggio, mentre aspettavo che la mia amica M venisse a prendermi per una serata tra donne, ho avuto tutto il tempo per innamorarmi follemente di uno dei maglioni di cachemere che mio padre smercia –mio padre ha un negozio su ebay, ve l’avevo mai detto?– e per decidere che voglio passarci dentro il resto della mia vita.

Seguiranno foto…

 

Ah, e c’è una sorpresa in arrivo, con il nuovo anno…

Un Po’ Alla Volta Si Fa Tutto

Non potete capire.

Stavo seduta a gambe incrociate sul mio letto, il portatile sulle ginocchia, la coperta ripiegata per non congelare.

Si avvicina la panterina, inizia ad infilare la testa sotto la coperta, spinge, spinge finché non sollevo il portatile per vedere cosa diamine sta cercando di fare.

E a quel punto lei si accoccola bellamente sulle mie ginocchia e tanti saluti al post e al portatile.

 

Stamattina mi sono seduta al tavolo della cucina e ho trascritto tutti i miei impegni, con i possibili giorni per i viaggi che devo fare e le varie persone che devo contattare per accordarmi. E’ stata veramente un’impresa e alcune delle voci della lista ancora non hanno trovato un posto ma ci stiamo lavorando. Nel frattempo ho trovato un posto a tutti i miei libri, ho riempito un borsone di vestiti per la caritas, ho piantato nella mia amica e vicina di casa D il seme dell’idea di un charity shop tutto italiano.

L’umore migliora, con la luce del sole, la scoperta di posti nuovi dove comprare le perle di cristallo per fare i miei gioielli, il tempo passato con le mie sorelle, la conferma che resterò qui fino al 15.

Un po’ alla volta si fa tutto.

Attorno al Natale

La minuscola pantera è ovunque.

E’ nascosta dietro il mio portatile, in attesa di intravedere un dito e agguantarlo selvaggiamente.

Salta dentro e fuori dal sacchetto dei miei acquisti di stamattina, mordicchiando la pila di calzini.

E’ accoccolata sulle mie caviglie incrociate, tutta intenta a leccarsi le zampette.

Salta in piedi appena mia sorella entra in camera, con la coda di paglia di qualcuno che flirta con chi non dovrebbe.

il fatto è che la panterina continua ad essere di mia sorella. Nonostante dorma con me. Nonostante si accoccoli sulle mie caviglie. Nonostante pianga per essere presa in braccio da me e mia sia la roba che prende di mira.

Probabilmente sono ancora il nuovo giocattolo umano

 

Ho lasciato passare tre giorni senza postare, primo perché ero da mia nonna –su una collina sulla quale la nebbia non arriva ma ahimè nemmeno il segnale internet– e secondo perché, presumibilmente a causa della famigerata luna piena natalizia, sono stata di umore più o meno orrido quasi tutto il tempo.

Ho fatto bellissime cose, questo è vero: ho convertito quasi tutti i miei cugini ad un gioco con le carte bellissimo che si chiama Sushi Go –lo stesso al quale io e Verde Acqua giocavamo per ore a Oxford e che ho ben pensato di regalare alle mie sorelle– ho passato tanto tempo con la mia amata nonna –per lo più leggendole le incredibili storie di Don Camillo– ho visitato molti parenti che non vedevo da tempo, ho rivisto i miei amici del coro –nella tradizionale serata di non-capodanno che organizziamo già da un po’– e mi sono un po’ goduta la mia piccola città che mi è mancata in un modo che non mi aspettavo.

 

Una settimana è già passata da quando sono tornata in Italia, una settimana che mi sono permessa di lasciar scorrere senza pianificare eccessivamente nonostante i mille impegni: la mia maestra di Reiki, la psicologa, amiche vicine e lontane, zie che reclamano la mia presenza e via discorrendo…viaggio a naso, la testa piena di dubbi, l’ombra increspata da fantasmi del passato che hanno scelto proprio il periodo natalizio per venire a salutarmi.

 

Poi, come stamattina, basta che io mi imbatta in una cancellata decorata di ragnatele ghiacciate, o che in una delle bancarelle del mercato io scorga i miei calzini preferiti a righe coloratissime.

Chi lo immaginava che la felicità si potesse comprare a 80 centesimi al paio?

La Luna Piena Parla

Domani è Natale.

Mi piacerebbe un po’ scrivere un post su come stamattina io e mia sorella abbiamo passato un paio d’ore a pianificare e costruire un albero di Natale di carta rossa invece che montare ed addobbare quelo che facciamo di solito, perché sarebbe divertente.

Il fatto è che ho una specie di freccia infilata nel cuore, un dolore indescrivibile, il terrore di chiedere a lei la verità, il pensiero costante che sono stata io l’unica a soffrire, la patetica sensazione di essere stata fregata dal Destino e che io sia l’unica per la quale quella cosa sia stata così pesante.

E c’è una parte di me che veramente vorrebbe farla finita, perché dopo tre anni dovrebbe smettere di fare così male, ma una minuscola, invincibile parte di me dice che bisognerebbe semplicemente andare a nanna, perché a parlare è solo la luna piena.

Da Cell

Lo strumento del demonio stasera si è arreso.

Neanche oggi sono riuscita a sentire Verde Acqua, ma sono stata a fare degli acquisti importanti con le mie sorelle –ritrovandomi poi a spendere venti euro in cristalli per la mia attività– e ho un’idea un po’ più chiara di quel che farò a Capodanno.

Una maratona di film Disney.

Il Mio Letto

Ora farò finta che tutto vada bene, che Verde Acqua non sia all’ospedale e io non lo senta da più di venti ore, che la tristezza non mi abbia assalita appena ha iniziato a far buio, che non mi senta un esserino inutile, che non mi manchi lei e che non mi stia chiedendo se sto veramente bene in Inghilterra o non stia piuttosto scappando da quello che c’è qui.

Farò finta e scriverò un post sul mio letto.

 

Sono certa di averne parlato ancora ma a differenza di quello inglese –comodissimo, enorme e sacro– il mio letto italiano è più che altro una zattera, un posto dove solo occasionalmente dormo e sul quale in realtà tengo le cose che amo di più.

Stamattina ad esempio ho fatto il giro del centro, ho visitato i miei negozi preferiti, comprato cinque mesi di fumetti arretrati –una delusione– e fatto una veloce sosta in biblioteca.

Questo è facilmente intuibile anche solo guardando il letto: una copia de Il Libraio, un paio di manga impilati, l’ultimo numero di Donna Moderna, War Horse di Morpurgo e Hania della de Mari, una manciata di campioncini della Bottega Verde e una gattina nera e color ruggine.

Che sta riducendo a brandelli quella che una volta era una borsetta di tutto rispetto.

Poi c’è una scatola con i miei vestiti, scelti accuratamente e portati da Oxford, il mio e-reader, la mia borsa nera e il regalo che mi ha mandato un’amica di Bologna.

Diciamo pure che la gattina ha dormito con me, nel mio letto, sotto le mie coperte.

Diciamo pure che ha passato metà pomeriggio a infastidirmi mentre leggevo e l’altra metà a dormirmi sulla pancia mentre leggevo.

Ah, e poi.

Pare che il mio cellulare nuovo, il mio adorato Huawei dorato che finora mi ha dato solo soddisfazioni, non stia funzionando qui in Italia.