Finto Natale

Miao.

Sono un minuscolo animaletto soddisfatto e con la pancia piena.

Ho appena visto La Guerra dei Mondi e non è un film che ti lascia soddisfatto e felice ma non importa.

Ma andiamo con ordine.

Stamattina mi sono tragicamente svegliata alle sette, come faccio ogni giorno da ormai quasi nove mesi. Non posso impedire al mio orologio interno di svegliarmi presto anche il weekend, purtroppo, ma stamattina ero super carica perché avevo una missione da fare: preparare insieme a T il dessert per la cena fintonatalizia di oggi e impastare e infornare due tipi diverso di biscotti, uno al cioccolato e uno agli anacardi caramellati.

Le due cose mi preoccupavano per motivi diversi: la prima perché T era determinata, dopo ieri, a tenermi il muso fino al momento della mia partenza, la seconda perché l’idea era farli senza che nessuno se ne accorgesse/li vedesse.

E ok, la casa è grande ma non così tanto.

Ovviamente entrambe le cose sono andate alla grande: T non solo si è dimenticata del nostro litigio appena è scesa in cucina ma si è dimostrata molto volenterosa e collaborativa. Siamo un gran team io e te! E ha pulito da sola tutti gli utensili che abbiamo sporcato. Cosa che non fa mai nessuno, specie le bambine di 11 anni.

Il dessert in specifico era il preferito del padre: apple crumble. E’ una cosa molto inglese: si tagliano a pezzetti le mele, si cospargono di zucchero e si coprono con una sbriciolatura di farina-zucchero-burro. Inaspettatamente facile ma incredibilmente buona!

ovviamente va anche tenuta in forno una quarantina di minuti, eh…

I miei biscotti sono filati che era un piacere ma ho come l’impressione che quelli agli anacardi, su cui contavo di più, siano venuti sabbiosissimi e al sapore di niente. Ho paura che il sapore degli anacardi, a differenza di mandorle, nocciole e arachidi che si prestano benissimo alla ricetta, non sia abbastanza forte da dare sapore al biscotto.

Ma andiamo avanti.

Dopo incredibili acrobazie compiute verso mezzogiorno –momento in cui G ha spalancato a tradimento le porte chiuse e proclamando che la mattina era finita e lui rivoleva la sua cucina– mi sono profusa in un paio d’ore di gioielleria per J, che doveva fare dei regali a parenti ed amiche, in attesa dell’incredibile cena fintonatalizia che alla fine abbiamo mangiato alle quattro.

Le parole non bastano.

G ha riempito la tavola, lavorando per ore in cucina con un grembiule con superaddominali stampati sopra e scacciando con ferocissime occhiate chiunque entrasse nella stanza. Di solito le mie cose preferite sono le sue patate al forno perché sono incredibili, ma stavolta le ho a malapena toccate in virtù del resto, un vero pasto tradizionale natalizio inglese:

  • tacchino. Morbidissimo, a fette, coperto di bacon e servito secondo tradizione con marmellata di cranberries, che ho scoperto ora non avere traduzione in italiano. Una cosa che non potete capire
  • polpette. Alla salvia e cipolla, mi dicono, inaspettatissime e deliziose
  • parsnip. Si traduce pastinaca ma non rende neanche un po’. Tagliata lunga, cotta nel burro, una specie di carota bianca ma molto più buona
  • carote lesse. Le odio ma queste erano formidabili, morbide e saporite
  • patate al forno, ovviamente. Come le fa G, morbidissime all’interno e croccantissime all’esterno
  • prosciutto al forno. A fette. Ero troppo distratta dal resto anche solo per provarlo
  • cavoletti di Bruxelles.

Ora mi fermerò espressamente per descrivere, o almeno provarci, quello che G ha fatto con i cavoletti di Bruxelles. Li ha saltati con cubettini di pancetta, semi di melagrana e qualcosa che non so assolutamente, e alla prima forchettata ho quasi pianto.

Non sto scherzando. Era incredibile.

Accompagnavano il tutto l’onnipresente gravy, che adoro, e dei bastoncini di pasta sfoglia molto random il cui destino era essere tuffati nel gravy appunto.

Ho squittito internamente come un piccolo animale tutto contento per l’intera durata del pasto, servendomi di porzioni piccolissime per poter gustare tutto e arrendendomi di fronte ai cavoletti di Bruxelles, dei quali mi sono servita una seconda e terza volta.

Uno penserebbe che come finto Natale fatto apposta per me basterebbe.

Nope.

Abbiamo aperto i cracker –very British!– giocato con le maschere e le tradizionali corone, mangiato il dessert con la panna –ohmmioddio se potessi farei un giveaway mettendo in palio quel dolce, è una cosa incredibile– e aperto i regali.

Ora.

E’ vero quello che si dice che dare è più bello che ricevere: T ha squittito come una topolina felice di fronte al kit semiprofessionale per fare le unghie che le ho messo insieme nell’ultimo mese, J è stato felice della sua lampada Darth Vader, i contenitori super personalizzati di J le sono piaciuti tantissimo –mangia molti semi, tipo zucca e sesamo e girasole, ma apre sempre malissimo i sacchetti e io trovo semi ovunque– e il tappetino da bar di G con il suo nome sopra mi ha fatto guadagnare il primo di una lunga serie di abbracci molto spontanei.

immaginate un uomo scozzese, muscoloso, gioviale, che sa cucinare e fa un sacco di battute. Le mie sorelle non hanno praticamente fatto altro che sospirare guardandolo quando sono venute a cena qui e sì, non mi dispiace star simpatica a G

Io ho avuto un paio di cose utili che avevo chiesto; un portachiavi a gatto al quale si illuminano gli occhi, un taccuino magnetico, un secondo portachiavi gattoso, adesivi gattosi per le unghie, una scatola metallica tipo portaocchiali che però sfrutterò nella mia borsa e una cosa strafighissima che ho visto qui in Inghilterra e che ora proverò a spiegare senza l’ausilio di supporti grafici.

Avete presente quelle costruzioni di balsa, tipo di insetti, dinosauri e similia? Nella confezione ci sono due fogli di legno, si staccano i pezzi e poi si seguono le istruzioni –quando ci sono, perché mi ricordo un Natale in cui dovetti fare un T-Rex molto a naso– e si usa o meno la colla.

Questo è molto più figo, perché è di metallo e luccica tremendamente. Ovviamente niente colla, solo microlinguette che si devono piegare o torcere per far star fermo il tutto. Dato che J ha lavorato all’ultimo Star Wars mi ha regalato R2D2 in versione shinemetallica e io sono in dubbio se montarlo qui e ora, così domani lo vedono, o portarlo a casa e montarlo a casa, così lo vedono a casa, dato che amano Star Wars più di me.

Sono una donna stanca ma molto, molto felice.

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