Ventinove Febbraio

Sto guardando Vikings.

All’inizio pensavo fosse interessante, poi è diventato molto violento, poi uno dei miei personaggi preferiti è sparito e poi stava per succedere qualcosa di molto brutto ad un altro dei miei personaggi preferiti.

Lo sto guardando con la coda dell’occhio, giusto per sapere cosa combinano Ragnar e il mio adorato monachino. Al momento c’è un uomo biondo con i capelli lunghi che si fa un bagnetto alle terme e si lamenta degli stivali sporchi del messaggero che gli parla della sconfitta dei suoi uomini, e il prossimo episodio si intitola Tradimento.

Andiamo bene.

Ragnar Lothbrok. Così, tanto per farvi capire

Qualcuno sembra pensare che questo ventinove febbraio sia un giorno in più, una cosa estra, come un giorno bonus da festeggiare. Con questo spirito –e anche perché è il primo lunedì dopo mesi e mesi che non lavoro– oggi me la sono presa comoda, leggendo per un po’, vagando per Summertown per censire un po’ i negozi –i supermercati ci sono tutti ma i charity sono molto deludenti– ma soprattutto spedendo a Waterstones la mia candidatura, per realizzare il sogno della mia vita e diventare una libraia!

mi fa un po’ ridere che abbia più possibilità di diventarlo qui che in Italia ma vabbé

Oggi non ho potuto fare a meno di fermarmi ogni pochi passi per fotografare le gemme e i piccoli fiori che non hanno ancora capito che siamo solo in febbraio.

ora la gente che si fa un bagnetto è aumentata, sono tipo sette e tutti uomini

Ho fatto una valanga di foto che prima o poi mi piacerebbe pubblicare, specie perché al momento ho poco per le mani per scrivere dei post interessanti. Non credo di essere una fotografa particolarmente brava ma mi è sempre piaciuta l’idea di corredare le mie parole con immagini e sono abbastanza soddisfatta di come sono uscite.

Vorrei poi tanto, tanto sapere perché ho così tanta fame.

 

 

Grazie, Universo

Quando le cose da dire in un post sono così tante che non si sa nemmeno da dove iniziare è un segno che, prima di tutto, va ringraziato l’Universo.

Grazie per il mio letto, piccolo ma confortevole, tutto azzurro e con le spondine un po’ alte, così posso sentirmi come in una culla quando la sera stringo a me Gufo per addormentarmi.

Grazie per la morbida moquette sul pavimento, perché così posso andare in giro senza scarpe o addirittura senza calzini –come dovrei fare a causa dei miei piedi piatti– e sentirmi a casa.

Grazie per la mia vasca e il mio bagno con tante mensoline, per l’accappatoio caldo, per il tempo condiviso con l’acqua, per il piacere, per la mia nuova saponetta all’edera, per il getto del doccino, ancora una volta diverso da quello a cui sono abituata.

Grazie per questo posto tranquillo, questa casetta silenziosa in cui tornare, questo quartiere sicuro e la manciata di stelle che mi guardava dall’alto mentre, cantando a mezza voce Moon River perché non ne ricordavo le parole, tornavo verso casa.

Grazie per gli amici che pranzano con te, le chiacchiere, le spiegazioni sulla politica, le incursioni da Debenham, lo yogurt mangiato senza pensare che mi ha poi surgelato lo stomaco, le baguette con pomodori secchi e rucola, il vento quando c’è il sole, i bambini che inseguono i piccioni e quelli con cui scambi un gioco di sguardi così efficace che dopo una manciata di secondi scoppiate entrambi a ridere.

Grazie per la Carfax Tower, per le persone allegre, per quelle dal viso dolce, grazie per la sensazione di portare con me un po’ di Italia, grazie per il senso confortevole del proprio bar preferito –cosa che, fino ad adesso, non avevo mai sperimentato– grazie per le attese, per il the menta-liquirizia, per i biscottini frollosi, per le risate sguaiate, per le persone che illuminano la conversazione.

Grazie per i brividi, quelli che devi nascondere dietro la manica o dentro la tazza, quelli che ti ricordano che non sei un albero, quelli a cui piace sottolineare, ancora una volta, che nella tua testa tutto è possibile.

Grazie per le amiche, quelle che ascoltano, quelle che propongono una cena fuori, quelle che insistono finché non scopri che la zuppa di noodles e maiale è buona e parecchio, quelle che preferiscono le cose non troppo piccanti, quelle con le quali alla fine dividi due piatti buonissimi. Grazie per la follia e la voglia di dolce, quella che spinge a chiacchierare tutte insieme fino al Sainsbury e spendere perfin che una sterlina e quaranta per una decina di ciambelle da smangiucchiare insieme alla fermata del bus.

Grazie per le risposte, per i passi che portano più vicino alla realizzazione dei sogni, per annunci proprio in posti dove li vorresti trovare, per le possibilità infinite, per la vicinanza di persone amiche…grazie per i lunedì che si prospettano di esplorazione e riflessione, grazie per la solitudine, per l’assenza della paura dove più la si temeva…

Grazie per domeniche come queste, che non sono altro che giganteschi, splendenti regali.

Trasloco

Innanzitutto sono felice.

il che, visto che qualche ora fa piagnucolavo tra le corsie di un Tesco chiedendomi cosa stessi facendo nella vita, è già un miglioramento

Ieri non ho postato perché dopo una giornata lunga e impegnativa –pulizie, e il mio host father di cattivo umore, e una generica preoccupazione per le duemila cose che stanno succedendo in questi giorni– ho deciso di festeggiare aggregandomi ad una cena con i miei amici a Oxford, una di quelle cose magnifiche organizzate all’ultimo momento ma che riescono sempre alla grande e nelle quali si ride e ride e ride.

E oggi ho traslocato.

Al momento vi scrivo dalla mia nuovissima scrivania, che ha non solo un’altezza tutto sommato decente ma anche una serie di cassetti perfetti per il mio vario materiale perlinoso. Quello che le manca è una lampada degna di questo nome, ma Jo –la mia padrona di casa– mi ha promesso quella dell’altra stanza, molto più grande e con il braccio pieghevole, che credo sarà perfetta per quando lavoro.

Non potete capire come sia avere di nuovo una scrivania decente dopo undici mesi di tavolo traballante e scomodo. Altro motivo per ringraziare l’Universo.

Per amor di informazione ecco due righe sulla mia stanza: due armadi ne occupano gli angoli opposti, nel mezzo c’è un bel tavolinetto bianco e rotondo lasciato qui da uno studente cinese e gli altri due angoli sono occupati da un letto singolo –che al momento mi sembra piccolissimo, abituata come sono a quello che avevo a Drayton– e dalla porta, accanto alla suddetta scrivania. Ho una morbidissima moquette color nonsapreidire -che non mi dispiace perché amo girare senza scarpe e al momento queste sono le regole-, un paio di enormi finestre che sto, mio malgrado, usando come librerie, un comodino carinissimo su cui ho già impilato dei libri e un cassetto con chiave.

Ora.

Sto ancora cercando di decidere come mi sento.

nel frattempo diciamo un paio di cose su Jo: mi sta trattando come una nipote che non vede da tanto tempo. Non solo non ha intenzione di farmi pagare i tre giorni extra che sto passando qui, mi ha già preparato la cena e ha anche già iniziato a sbeffeggiarmi scherzosamente perché quando abbiamo tentato di tradurre hangers, ovvero appendiabiti, il primo termine che mi è venuto in mente è omino e non gruccia-

-esatto, Jo parla francese e spagnolo e inglese e italiano. E io odio la parola gruccia come poche altre parole al mondo

E’ tutto molto strano, gli odori, la temperatura, le sensazioni…perfino i rumori sono sbagliati, non ci sono bambini che schiamazzano e nessun gatto che piange per avere l’attenzione generale. La sensazione predominante è la stanchezza, dopo lo stress della giornata e gli spostamenti delle cose avanti e indietro –curiosamente il bagaglio più pesante è quello in cui c’erano le mie cose per fare i gioielli e non la valigia dei vestiti– seguita da una leggera inquietudine –starò facendo la cosa giusta?– ma subito dopo viene un’infinita gratitudine, per questo posto meraviglioso e per la perfezione di tutte le cose –che non sono perfette in senso lato ma sono perfette per me.

Ho tre cuscini. Ho una stanza calda al piano terra. Non ho nessuno a cui correre dietro.

allegherei una foto della mia espressione ma ho ancora della dignità

Sono felice.

Back There

La mia testa è tutta un posticino di nuvolette rosa e cuoricini.

Ehm.

Immaginate la vostra storia preferita. Libro, manga o serie non ha importanza, purché siano personaggi che amate da tempo, che vi hanno accompagnato per anni, ai quali siete affezionatissimi nonostante siano soltanto personaggi.

Immaginate di aver scoperto, tipo venti minuti fa, che questa storia ha un seguito.

Un seguito altrettanto dolce e romantico e delicato, un seguito nel quale gli eredi dei personaggi che avete amato continuano a fioccare qui e là, e tu li guardi, inizi a pensare sì è lui no non è lui, ci trovi ombre del tuo personaggio preferito e pensi è di certo il figlio, poi ne passa un’altro e tu sbavicchi e ti fai domande, e con chi finirà la protagonista, e poi, e poi…e poi vedi passare il visetto sorridente di qualcuno e allora ti si riempiono gli occhi di lacrime pensando a certi personaggi e…

…e niente, avevo bisogno di perdere un po’ la testa, stasera, dopo una giornata in cui la tensione è stata alta e le cazzate pure.

Sono sempre alle prese con il famigerato Angel Pass, con burocrazia che prosegue infinita e con le preoccupazioni di un salto nel vuoto non indifferente, ma sono determinata e piena di risorse come sempre.

Oggi è stato un po’ pesante avere attorno il mio host father, malato convalescente che si aggirava come un leone in gabbia seminando veleno un po’ su tutto e denigrando il lavoro altrui –come mi sono sentita a casa……..– mentre io e J cercavamo di selezionare foto in una rosa di circa 2000 per costruire la gallery di quel maledetto sito…per fortuna mi bastava pensare che ehi, tra tre giorni nessuna di queste persone sarà più un mio problema e proseguire a testa alta, perché ce la posso fare.

Quindi niente, quindi stasera ci si gode il letto per la penultima volta, in una stanza che va sempre più svuotandosi, e questa sensazione di nebbiolina rosa e velata felicità.

Grazie Universo.

Meritocrazia

Voi non potete capire cosa è successo oggi.

Non fino in fondo, almeno.

Ieri sera, agitata per la convention a cui andrò in Maggio, ho guardato fuori dalla finestra, mi sono ritrovata davanti la luna piena e ho mormorato Per favore, fammi avere un Angel Pass.

non vi servono tanti dettagli, basta che vi dica che l’Angel Pass ha tutto quello che volevo, che ero disposta a pagarlo già all’inizio e che vale ogni singolo euro che costa

Stamattina, tipo first thing in the morning, una ragazza scrive su un post che tengo d’occhio che vuole cedere il suo Angel Pass. Io salto sulla cosa come il giaguaro che sono, con il risultato che arrivo prima di chiunque altro e mi assicuro il diritto di prenderlo.

Se veramente voglio spendere 500 euro e correre il rischio di non riuscire a rivendere il mio Demon Pass –400 euro- entro il 18 marzo.

 

Ho fatto un paio di domande all’Universo, oggi, sul valore del denaro, sul buonsenso, sul coraggio e sulla follia, sulle opportunità, sulle probabilità e insomma, mi conoscete, ho passato la giornata ad agitarmi come una cretina senza riuscire a decidere cosa fare, se sono più fangirl o più ragazza sensata, se sono più sognatrice o costruttrice, se sono più bambina o adulta.

Ho pensato a ogni scenario, nelle ore che questa adorabile ragazza mi ha lasciato per pensare a cosa preferivo fare; rotto le balle a qualunque amico che conoscesse Supernatural anche solo di striscio, per dare vita al passaparola allucinato dell’ultimo minuto; tentato invano di meditare perché tra il trasloco, che è solo tra due giorni, e tutte le spese che ho fatto di recente, mancava poco che la mia testa esplodesse. Non è servito.

 

Voglio? Non Voglio? Sono adulta, sono bambina, sono capricciosa, sono previdente?

 

Ho passato la giornata a farmi queste domande, ad aiutare la mia host mother a selezionare le foto per il suo sito –parliamo di una che ha truccato Michelle Pfeiffer, eh, non banane– a fare le valigie che non ho fatto ieri. Poi ho pensato a come avrei passato il resto dell’anno a chiedermi come sarebbe andata se avessi rischiato e l’avessi preso, in caso avessi scelto la strada della previdenza, e ho previsto molte notti insonni. L’Universo mi ha guardato e io ho pensato che se non sono disposta a mettere in gioco tutte le mie risorse per ottenere quello che voglio allora non mi merito neanche di recuperare quei 400 euro, e che ho abbastanza risorse da accettare questa sfida.

Non so –sono abbastanza obiettiva da avere una parte che se lo chiede– se ho preso la scelta che mi faceva più comodo, se ho letto i segni come mi pare, se alla fine ho fatto quello che volevo o no: so che ho preso la decisione che mi farà dormire meglio la notte, e che il resto…beh, sarò in grado di meritarmelo.

 

PS: se a qualcuno dovesse interessare un Demon Pass per la convention di Supernatural…veniamoci incontro: sto pensando di scontarlo fortemente.

Brainstorming

Sto bene.

Sono felice.

Ho fatto tanto oggi.

Sono stanca.

Sono soddisfatta.

Ho paura.

I miei capelli sono uno schianto.

Sembro un My Little Pony.

Sono forte.

Voglio leggere.

Sono una fonte di sentimenti contrastanti.

Trasmetto nella tua direzione.

Ho paura di trasmettere nella tua direzione.

Ho bisogno di sicurezza.

Voglio sognare.

Voglio perdere la testa.

Non voglio perdere la testa.

Voglio scrivere.

Posso fare tutto quello che voglio.

Non ho meditato.

Non ho finito di fare le valigie.

Non ho trovato un lavoro.

Ho speso 200 sterline in voli.

Andrò alla JiBCon.

Il mese prossimo torno a casa.

Domani ci sarà il sole.

Sono forte.

Sono guarita.

Sto guarendo.

 

Era iniziato come un post normale e poi ha preso questa bella direzione. E’ incredibile quante cose si possano dire che siano quasi la stessa cosa ma intendano cose completamente diverse. La verità è che quando nella mia mente ci sono tante cose così intense e così tanto belle le vorrei esprimere una a una, piegarle con attenzione come fossero origami da regalare alle persone interessate o anche solo all’Universo.

Si vede che oggi c’era il sole, eh?