Domande

Ieri non ho postato.

Non so se quando succede la gente lo nota…so che due o tre persone mi seguono assiduamente e lo notano di certo. Per il resto di voi, ieri è stata una giornata tanto impegnativa da lasciarmi senza forze.

Puntualizzavo, l’altra settimana, che quando parlo di lei parlo di una persona che è stata metà della mia anima per otto anni e che da cinque anni vive con qualcuno che le riempie la vita di casini e che io, non è difficile da indovinare, odio con tutto il cuore.

Ieri abbiamo passato la giornata a chattare.

E’ iniziata come una cosa innocente, con i gioielli che sto facendo e i racconti delle sue peripezie, poi senza accorgercene abbiamo iniziato a scavare, a riportare alla luce teatri di orribili battaglie, a trovare gli scheletri di una vita che credevamo ingenuamente sarebbe durata per sempre.

Abbiamo dovuto ferirci con i bordi affilati di domande tremende che non abbiamo avuto il coraggio di farci per cinque anni.

Ognuna, nel tempo, si era raccontata una storia diversa…la sua era fatta di fumo, la mia di qualcosa a metà tra l’autoflagellazione e l’accettazione della pena, per tacere del senso di colpa.

Ci siamo lanciate addosso tutte le cose che erano rimaste da sputare, tutti i dettagli orribili, fino a ritrovarci sedute sul pavimento, tra le mani le lucenti sfere dorate dei ricordi della nostra vita insieme.

Le ho porto quelle che amavo di più, offrendole il mio amore non come un gesto da ricambiare ma come un dato di fatto, come un assioma: non amerò mai nessuno come ho amato te e non me ne frega niente.

Lei ha risposto delle cose cortesi che però, naturalmente, non hanno fatto altro che togliere dignità alla mia offerta, come quando si guarda un bambino che vuole diventare astronauta e si ride del suo sogno.

Non so veramente cosa ho fatto, dove sono arrivata con le mie parole e cosa sia successo dall’altra parte…quando qualcuno ti dice ho bisogno di tempo non è mai una bella cosa da sentire, anche se, lo ammetto, sono molto più arrabbiata di quanto non lo sia lei –anche se credo di averne tutti i diritti.

 

Questo post aveva una seconda parte, che includeva il mio amico M –naufrago dello stesso disastro, che ha ribadito con me che l’elasticità è l’unico modo di affrontare l’Universo– una cena indiana molto interessante e domande come se lei avesse un incidente tu voleresti in Italia?

Purtroppo le risposte a queste domande erano sì, sì, sì e ancora sì, nonché lacrime che hanno pensato bene di farsi vedere anche mentre tentavo di ricapitolare cosa ho fatto e dove sono stata ieri.

Credevo di essere una persona che invece non sono più.

 

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