Trasloco

Innanzitutto sono felice.

il che, visto che qualche ora fa piagnucolavo tra le corsie di un Tesco chiedendomi cosa stessi facendo nella vita, è già un miglioramento

Ieri non ho postato perché dopo una giornata lunga e impegnativa –pulizie, e il mio host father di cattivo umore, e una generica preoccupazione per le duemila cose che stanno succedendo in questi giorni– ho deciso di festeggiare aggregandomi ad una cena con i miei amici a Oxford, una di quelle cose magnifiche organizzate all’ultimo momento ma che riescono sempre alla grande e nelle quali si ride e ride e ride.

E oggi ho traslocato.

Al momento vi scrivo dalla mia nuovissima scrivania, che ha non solo un’altezza tutto sommato decente ma anche una serie di cassetti perfetti per il mio vario materiale perlinoso. Quello che le manca è una lampada degna di questo nome, ma Jo –la mia padrona di casa– mi ha promesso quella dell’altra stanza, molto più grande e con il braccio pieghevole, che credo sarà perfetta per quando lavoro.

Non potete capire come sia avere di nuovo una scrivania decente dopo undici mesi di tavolo traballante e scomodo. Altro motivo per ringraziare l’Universo.

Per amor di informazione ecco due righe sulla mia stanza: due armadi ne occupano gli angoli opposti, nel mezzo c’è un bel tavolinetto bianco e rotondo lasciato qui da uno studente cinese e gli altri due angoli sono occupati da un letto singolo –che al momento mi sembra piccolissimo, abituata come sono a quello che avevo a Drayton– e dalla porta, accanto alla suddetta scrivania. Ho una morbidissima moquette color nonsapreidire -che non mi dispiace perché amo girare senza scarpe e al momento queste sono le regole-, un paio di enormi finestre che sto, mio malgrado, usando come librerie, un comodino carinissimo su cui ho già impilato dei libri e un cassetto con chiave.

Ora.

Sto ancora cercando di decidere come mi sento.

nel frattempo diciamo un paio di cose su Jo: mi sta trattando come una nipote che non vede da tanto tempo. Non solo non ha intenzione di farmi pagare i tre giorni extra che sto passando qui, mi ha già preparato la cena e ha anche già iniziato a sbeffeggiarmi scherzosamente perché quando abbiamo tentato di tradurre hangers, ovvero appendiabiti, il primo termine che mi è venuto in mente è omino e non gruccia-

-esatto, Jo parla francese e spagnolo e inglese e italiano. E io odio la parola gruccia come poche altre parole al mondo

E’ tutto molto strano, gli odori, la temperatura, le sensazioni…perfino i rumori sono sbagliati, non ci sono bambini che schiamazzano e nessun gatto che piange per avere l’attenzione generale. La sensazione predominante è la stanchezza, dopo lo stress della giornata e gli spostamenti delle cose avanti e indietro –curiosamente il bagaglio più pesante è quello in cui c’erano le mie cose per fare i gioielli e non la valigia dei vestiti– seguita da una leggera inquietudine –starò facendo la cosa giusta?– ma subito dopo viene un’infinita gratitudine, per questo posto meraviglioso e per la perfezione di tutte le cose –che non sono perfette in senso lato ma sono perfette per me.

Ho tre cuscini. Ho una stanza calda al piano terra. Non ho nessuno a cui correre dietro.

allegherei una foto della mia espressione ma ho ancora della dignità

Sono felice.

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2 pensieri su “Trasloco

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