Oltre il Mare

Mandate tutti un salutino a Cì che oggi ha litigato con il dentista, e che si trova sconvenientemente dall’altra parte della Manica rispetto a me.

Nel senso che io sono tornata a Oxford e invece lei è a casa e non è qui.

Mi sono svegliata alle quattro e sono quasi di cattivo umore come allora.

Oxford così è molto meno Oxford.

Non è valido.

Mi porto a letto Locke Lamora, buonanotte.

Mandatele anche un abbraccio, a Cì.

E anche a me…

 

 

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Partenza nella Nebbia

C’è tanto, tantissimo stupore, stasera.

Il primo e principale motivo è che nella mia valigia ci sta tutto.

Non importa che io abbia comprato sei paia di calzini, che stia contrabbandando sigari toscani in gran quantità o che mi porti dietro caffé al ginseng bastante per un anno, apparentemente il mio bagaglio contiene queste ed altre cose, compreso tipo un portatile, una moleskine nera, un paio di pantaloni nuovi da lavoro e una quantità mostruosa di cristalli cechi.

Well done.

 

Oggi sono stata in biblioteca e mi è stato dato il permesso di entrare nel magazzino.

Il magazzino dovrebbe essere il lugubre e triste luogo in cui i libri che non vengono presi in prestito per più di cinque anni vanno a finire. In realtà è un luogo bellissimo, pieno di bisbigli dei libri più vecchi –che hanno una potentissima aura di antichità– di ricordi legati ai libri che leggevo da piccola e di nostalgia di alcune collane, il tutto gestito in bell’ordine sui vecchi scaffali della sede vecchia, che hanno ancora il sapore del coraggio che mi ci volle, all’epoca, per passare dalla sala dei ragazzi a quella degli adulti.

Ho ripreso in mano libri meravigliosi che al giorno d’oggi nessuno legge più, i mitici libri del Battello a Vapore –di cui ricordo a memoria tutti i titoli a forza di sfogliare il catalogo e sbavarci sopra– i tremendi Piccoli Brividi, l’incredibile serie di Animorphs e le deliziose storie della collana Junior Gaia, i migliori libri in circolazione all’epoca.

E niente, mi fermo qui perché potrei proseguire per ore e ho solo altri 12 minuti prima che sia troppo tardi per andare a nanna.

l’ho già detto che la sveglia, domani, è tipo alle quattro?

Sono andata in giro per il mio quartiere, oggi, stupendomi di quanto tutto sembrava uguale e diverso, di come le cose di vent’anni fa siano ancora lì, di come i miei punti di riferimento non siano cambiati. Pensare che la mia mente si soffermi ancora in tutti i posti in cui ho intravisto dei gatti –e parlo di 15 e passa anni fa– mi fa sorridere, ricordare i luoghi in cui i miei amici hanno vissuto mi scalda il cuore. Amo questa città e amo il mio quartiere, e non cambia quanto ami anche Oxford, la sensazione che provo fermandomi in libreria, o salutando le bibliotecarie, o semplicemente incrociando per strada il proprietario del negozio di stoffe –quante volte io e mia sorella ci siamo rincorse in quel negozio, perdendoci nel labirinto di scaffali che a noi sembravano altissimi ma che oggi mi arriverebbero forse al gomito– è qualcosa che faccio fatica a descrivere.

E stasera, mentre siedo sul pavimento, con gli occhi a malapena aperti e tanti dubbi sul mio domani, sono avvolta da una strana quiete che mi isola dalle preoccupazioni, una nebbiolina d’argento, vagamente calda, che culla i miei pensieri.

Grazie, Universo, per questa nebbiolina e la persona che l’ha filata per me.

Tasche Piene di Sassi

Non posso negarlo, ho passato la giornata a farmi domande.

Ci sono questioni grosse che ti tengono sveglia la notte e fanno correre i tuoi criceti come dei cretini e ti impediscono francamente di concentrarti su altre cose. Fai la spesa, metti ordine, fai le pulizie ma la tua mente batte sempre invano lo stesso chiodo.

E condividi le tue perplessità e ascolti le risposte più svariate e ci rifletti su e ti chiedi cosa come e perché e cosa devi ascoltare.

Ho passato la giornata a chiedermi con che parole avrei dovuto affrontare la questione, perché è chiaramente un pugnetto di cenere su cui qualcuno ha soffiato soffiato e soffiato fino ad alzare un fottuto polverone, ma ci vogliono le parole giuste per metterci mano.

so che siete delusissimi dal fallimento della mia metafora sulla cenere ma vi svelo un segreto: le metafore non sono sempre la risposta-

E poi ho portato al cinema le mie sorelle, a vedere un film che mi ha deluso un po’ ma tutto sommato carino, Il Mio Grasso Grosso Matrimonio Greco 2.

-le mie sorelle ci vanno per John Corbett e io pure credevo di andarci per lui, poi ho visto sorridere Nia Vardalos e ciao

Non brillante quanto il secondo ma ugualmente tenero, ed è successa una cosa orribile: i criceti sono tutti morti.

Non girano più, non si muovono, non dormono, sono semplicemente tutti morti.

Questo perché ci sono altre cose, altre cose più grandi di queste rogne, più grandi di questi casini e della gente tonta e di me e di te.

Quindi ho deciso di prendere piccole parole che giacciono nella mia tasca da un po’ e iniziare con quelle. Non risolveranno nessun casino ma se voglio veramente tornare a camminare le tasche devo pur svuotarmele. No?

Dove Sbaglio?

Volete vedere un match tartaruga contro lucertola?

Antefatto 1: la nostra tartaruga Toa –IdioToa o anche TonToa– mangia qualunque cosa si muova, dalle cavallette alle vespe alle api alle piccole lucertole –anche se non ho mai assistito a quest’ultimo tipo di scena– con enorme delizia di mio padre che naturalmente incoraggia la cosa più che può.

Antefatto 2: a me le lucertole piacciono tantissimo, specie quelle piccoline che escono all’inizio della primavera, e come immaginerete non è che amo particolarmente questo genere di match.

Ho abbandonato la mia postazione –partita di Sushi Go– per ritrovarmi davanti una scena piuttosto triste: nello riempire la vasca della tartaruga usando un innaffiatoio mio padre aveva versato con l’acqua anche una piccolissima lucertola che probabilmente stava nell’innaffiatoio da prima.

La piccolina sguazzava debolmente nelle due dita d’acqua della vasca, mentre l’IdioToa cercava di capire a chi appartenesse quella lunghissima coda. Noi guardavamo la scena inorridite e un po’ shockate, bloccate nel nostro desiderio di fare effettivamente qualcosa, mentre mio padre se ne infischiava completamente e continuava a riempire la vasca.

gusto per l’orrido, dovete capirlo

Ma a me piacciono le lucertoline!
Anche a Toa!!

-no, ok, queste gliel’ho servita su un piatto d’argento

Ho preso una ciotolina abbandonata sul mobile e ho ripescato repentinamente la lucertola un secondo prima che Toa tentasse di azzannarle la coda, portandola puoi fuori al sole e facendole perfino due carezzine sulla testa. Non so molto sull’anatomia delle lucertole ma spero che quei minuti che ha passato nell’acqua non abbiano prodotto danni irreparabili.

Forse, prima di deporla nell’erba, avrei dovuto almeno tentare di darle un bacio sulla testa.

 

Mi piacciono queste giornate ben allineate, nelle quali capisci bene su cosa vuole farti riflettere l’Universo perché i concetti ti schiacciano come un martello da 100 tonnellate –citazione, citazione– e non ti lasciano neanche un attimo di respiro.

tranne il tempo di andare al mercato e comprare 6 paia di calzerotti nuovi o farsi dare un passaggio e andare a comprare 4 pacchetti di sigari toscani al caffé

Stamattina sono stata atterrata da un colpo basso del genere oltre al danno anche la beffa, proveniente tra l’altro da una persona alla quale non solo voglio un sacco di bene ma che stimavo anche moltissimo e che mai avrei creduto in grado di farmi così tanto male.

specie dopo tutta la parzialmente inutile cautela con la quale mi ha girato intorno di recente

Verrebbe da chiedersi esattamente in nome di cosa sono stata corretta e cortese e premurosa e cauta e tutte le altre cose con le quali cerco di essere una persona più gradevole e più apprezzabile.

Per cosa, Universo? Perché poi mi si passi sopra così?

 

Stasera ho radunato il gruppo del coro per quella riunione di aggiornamento di cui si ha bisogno ogni tanto, cosa fai e cos’hai fatto e cosa farai, con le innegabili domande sulla direzione del mio cuore ecc ecc.

Mia sorella ha rubato la scena in una manciata di parole –com’era prevedibile, dato che ha o ha avuto sul palmo di mano tutti gli uomini presenti almeno una volta– raccontando di un personaggio del suo passato, un tizio che le ha fatto una cosa orribile e che lei amava moltissimo e che adesso è tornato indietro e sta facendo del suo meglio per riconquistare la sua fiducia. Nessuno può sapere come andrà a finire ma si spera per il meglio, e io sono contenta che mia sorella stia gestendo le cose con prudenza.

Tuttavia.

Non posso fare a meno di chiedermi perché mia sorella ha sempre una corte di uomini attorno, com’è che invece le mie storie finiscono sempre una porcheria, per quale motivo se io faccio sempre del mio meglio e ci metto tutto il cuore alla fine resto sempre quella in un angolo che spazza via i cocci dell’ultimo disastro.

Dove sbaglio? E per cosa metto in gioco la mia anima, per cosa faccio del mio meglio con le persone a cui tengo, per cosa regalo questa luce alle persone di cui mi innamoro?

 

A che serve essere il meglio del meglio che posso essere se poi questo meglio non interessa a nessuno?

Battaglie Pasquali

Now You See Me: una delle più grosse delusioni cinematografiche della mia vita.

Lo sto guardando con la mia sorellina e il più vecchio dei miei fratellastri, per chiudere una giornata deliziosa e piena di cose piacevoli…

Inizierei da stamattina e dal modo in cui ho ignorato la sveglia che, come potete immaginare, suonava alle sette che invece erano le sei. C’era una cheesecake da fare, ricordate? Però in quel momento, con un sogno brillante e succoso ancora caldo dietro le palpebre, proprio non ce l’ho fatta a resistere.

Mezz’ora dopo mi sono forzata a rotolare fuori dal letto per mettere in piedi quel dolce, frullando biscotti, cioccolato, ricotta e formaggio spalmabile in strati non regolari e con pochissimo tempo per solidificarsi.

scrivetevi tutti questa cosa da qualche parte, i cheesecake vanno preparati in anticipissimo

Poi sono scappata a messa –dopo credo tre mesi, shame on me– pregustando le canzoni pasquali. Per un po’ ho trovato assurdo che la parte della messa che preferisco siano le canzoni ma poi ho pensato anche che si tratta solo di un modo diverso di pregare. E poi diciamocelo, nostalgia infantile a parte ci sono delle canzoni meravigliose.

-peccato che quelle storiche da Pasqua, quelle a due o più voci e quelle con le percussioni, stamattina non le abbiano fatte

Dopo la messa abbiamo messo in piedi una forza lavoro non indifferente per processare zucchine e patate, dato che la responsabilità della verdura per il pranzo di famiglia era nostra. Avete mai visto una pila di zucchine impilata come una catasta di legna? Ebbene, io ho avuto questo piacere stamattina.

sono ancora il pelapatate più veloce del West

Come in un western ci siamo date tre turni di guardia ai fornelli, con il compito di girare le patate e continuare a far saltare le zucchine con rosmarino, aglio e salvia. Io ho preso l’ultimo turno, appena in tempo per trovare le patate buone ma non abbastanza croccanti e le zucchine saporite ma piuttosto spappolate.

pausa di riflessione

Ecco, vedete? Questo post fa schifo. E’ chiaramente scritto cercando di mettere in ordine parole ricordi e sensazioni, quando invece le risorse principali della mia mente stanno facendo altro, tipo danzare una silenziosa danza di soddisfazione e piacere –come sarà mai? Quali passi e figure includerà?– o squittire come il piccolo animale estremamente semplice che sono.

Non è facile fingere di essere una persona normale quando dentro è in corso una specie di celebrazione megagalattica –megagalattica? Chi è che dice ancora megagalattica?- -l’assurdo è che il correttore non lo corregge– di emozioni contrastanti e c’è un’altra me che cerca di ammutinarsi e prendere il comando della nave.

A volte credo che la mia vita sia un’eterna battaglia tra quello che mi si rimescola dentro –nello specifico? Cose bellissime che non avrei mai immaginato di vedere e per le quali non posso nemmeno complimentarmi con il proprietario– –non ancora, intendo– e quello che il buonsenso, la società, il senso comune e altre diavolerie simili mi impongono di fare.

Mi mancano ancora quelle regole che dicevo ieri.

diamine come muoio dalla voglia di infrangerle tutte e scrivere un’altra, brevissima lettera!

 

Comunque.

Oggi ho pranzato con la famiglia di mio padre, con tutto quello che ne consegue: risate, strepiti, i nostri tradizionali scherzi e battute, partite infinite a Sushi Go e le classiche domande allora adesso cosa fai? alle quali è stato particolarmente piacevole avere delle belle risposte. Mi hanno fatto tutti un sacco di complimenti per i miei capelli e per il cheesecake –che è stato degradato prima da torta a dolce al cucchiaio e poi da dolce al cucchiaio a dolce alla cannuccia- nonostante la sua riuscita non esattamente perfetta.

Io amo la mia famiglia e non ho paura di ammetterlo né di rinunciare ad altri impegni per vederla quando posso. Più d’uno, tra i miei zii e zie, ha manifestato l’intenzione di venirmi a trovare a Oxford e credo sarebbe senza dubbio interessante. Mi ha fatto molto ridere ripensare a tre anni fa, quando le altre due famiglie –mio padre ha un fratello e una sorella– si sono organizzate per andare a Londra senza includerci. All’epoca mi sentii molto offesa dalla cosa ma in capo a qualche mese non solo avrei visitato anch’io l’Inghilterra ma mi ci sarei addirittura trasferita…

un’altra prova del fatto che nella vita non esistono A e B e non si sa mai dove si va a finire. Qualcosa che oggi mi sembra impossibile o impensabile potrebbe nascondersi appena dietro l’angolo…

 

 

 

-………………la battaglia si è fatta improvvisamente più dura da combattere………………

Groviglio di Dubbi e Sonno

Siamo grovigli di emozioni.

Siamo creature fisiche e chimiche e cerebrali e tutto questo va benissimo, la fregatura è che siamo grovigli di emozioni.

A parte l’incredibile sonnolenza che mi ha assalito –mi spiego poco come io riesca a scrivere senza dire tante sciocchezze– stasera sono stata a cena con una di quelle persone che vedo una volta all’anno se non meno, una persona che in genere mi fornisce dei feedback particolarissimi e che anche stavolta non ha mancato di farlo.

Trovate anche voi fastidioso il modo in cui descrivo il mio stato d’animo scrivendo cose come –sorride-, -sviene-, -scoppia in lacrime-?

Come sempre ho fatto rapporto con l’incredibile lista di cose incredibili che ho fatto in questi mesi, ricevendo anche a proposito di queste ultime dei feedback interessanti e che come al solito sono molto distanti dal mio modo di vedere le cose.

l’ho già detto vero? L’ho già detto

Momenti di confronto come questo sottolineano ancora di più quanto io avrei bisogno di regole, di qualcuno che mi spiegasse come va il mondo in modo che io smetta di vivere secondo le mie regole –la legge dentro di me, per prendere in prestito una delle cose più belle dette dall’Altro Naufrago– e inizi a esprimermi in maniera comprensibile all’umano medio, e non mi aggiri per il mondo con confusione mista a luce che si spande ovunque ma soprattutto dove non dovrebbe.

Ricordo ancora la saggezza della mia amica M quando mi disse se una cosa ti fa male smetti di farla, non tanto perché la cosa era di per sé lampante e molto sensata quanto per il modo in cui mi sembrava che lei avesse tutto chiaro nella vita, una regola universale a cui attenersi in qualunque momento.

Io mica ci riesco, specie perché di solito le cose che mi fanno male sono sentimenti che non posso controllare. Quel giorno non potevano metterci un po’ meno emozioni e un po’ più razionalità? Come si switchano questi settings?

 

Stasera dovrei fare una cheesecake, perché di sì, perché mi è stato chiesto/imposto e perché avevo –ricordate?– tanta voglia di cucinare.

Al momento l’unica cosa che ho voglia di fare è dormire, ritagliarmi un piccolo sogno felice e svegliarmi domani con un po’ più di chiarezza e un po’ più distante dalle maree.

Social, altre Diavolerie e Come Commentare

Stamattina, a causa di persone che invadono il mio spazio vitale senza essere invitate, sono una versione meno sentimentale e più determinata di me stessa, una specie di carrarmato che –diamine sono già le undici– al momento ha solo in mente piani di conquista del mondo e altre diavolerie.

Ieri sera un’adorabile utente di cui non farò nomi –– ha lamentato la difficoltà di commentare di questo blog e stamattina mi son permessa di fare qualche esperimento, scoprendo con terrore che non solo commentare non è facilissimo ma mettere un like se non si ha un blog su wordpress è praticamente impossibile!

non che coloro che hanno un blog lo facciano, se capite cosa intendo- -modalità complain off

Ho quindi pensato di installare sul blog un widget di Facebook, dato che, anche se piena di ragnatele, questo blog ha effettivamente una pagina ufficiale su Facebook –potete vedere l’orribile nuovissimo widget sulla destra, come sempre– ma mi sono anche resa conto che non garantisce nessun pulsante like come invece avevo sperato.

è stata comunque una buona scusa per ricollegare le due cose, il blog e la pagina FB

Al momento, come dicevo, mettere mi piace ai post è quasi impossibile se non si è già nel circuito, e la cosa è seccante: ci metterò le mani al più presto –magari proprio con un pulsante uso FB– specie perché avere qualche feedback non sarebbe male. Se qualche lettore all’ascolto –???– è in grado di aiutarmi con questo problema gliene sarei eternamente grata!

Per quanto riguarda invece i commenti ricordo a tutti che sotto il titolo di ogni post c’è un pulsante lascia un commento che dovrebbe rimandarvi a questa schermata:

Prova Commento

Come vedete potete accedere con un account già esistente –wordpress, twitter, facebook o google plus– cliccando una delle quattro icone a destra, oppure utilizzare un nick qualunque utilizzando il vostro indirizzo –che non verrà comunque mostrato sul blog. Ovviamente sia i commenti che le critiche sono ben accette: questo blog è nato prima di tutto per mettere alla prova con il pubblico il mio stile di scrittura e la mia abilità con la tastiera…lasciarlo passare in silenzio vanifica ogni mio sforzo!

La giornata di oggi, nonostante il bel sole, si preannuncia nebulosa e piena di programmi a metà, mentre io sguazzo nel disordine dei miei archivi informatici e aspetto con impazienza che sia ora di cena per poter preparare la cheesecake per domani.

vi risparmio le voci, gli strilli e le argomentazioni che sento dal piano superiore

Al prossimo aggiornamento tecnico!

 

Prospettiva e Tiziano

Quando viviamo la nostra vita giorno per giorno ci sono cose di cui non ci rendiamo conto, allo stesso modo in cui ci sfugge la crescita di un fratellino o una sorellina quando ci viviamo insieme. Serve un intervento esterno per farci voltare, analizzare la situazione e convenire che sì, la sorellina è diventata altissima, il coniglio continua a crescere e i risultati personali sono incredibili.

Oggi, dopo credo due anni di assenza, ho finalmente riabbracciato la mia amica E.

Tornare in Italia è se non altro una buona scusa per recuperare persone che non senti da una vita, parenti vicini e lontani e quelle persone che ti capita di sentire una manciata di volte all’anno ma sempre con estremo piacere.

E., nello specifico, è una compagna di classe del liceo scientifico, una ragazza mooolto simile a me agganciata nell’unico anno che trascorremmo nella stessa classe –credo ormai dieci anni fa o più– e mai sganciata, nonostante il suo trasferimento a Domodossola e il mio in Inghilterra. Sono quelle persone che condividono un po’ la stessa anima, quelle che amano le stesse cose di allora e non hanno paura di ammetterlo, quelle con cui ti ritrovi ad avere la stessa opinione, quelle che accendono la radio e grazie a Sere Nere è di nuovo il 2003.

nel tentare di addolcirmi la camomilla ho quasi lasciato cadere una cucchiaiata di miele sulla tastiera

Sono le persone alle quali racconti le tue disavventure tutte in fila, come perle, e solo quando arrivi all’ultima ti rendi conto della strada fatta: solo tutte insieme segnano i miei passi, le mie conquiste, la mia crescita. Solo partendo dai piccoli disastri fatti all’inizio si apprezzano le grandi cose che ho in mano ora o che ho appena appoggiato sulla mensola.

Sono le persone con cui puoi veramente sfogarti, quelle che conoscono i posti dove sei stata e le persone con le quali hai combattuto, quelle che danno il valore alle lacrime perché sanno dove quei fiumi hanno origine. Li hanno visti nascere, quei fiumi, tanti anni fa: ne sono state, in qualche modo, guardiane e protettrici e condividono il mio stesso allibimento e la quieta, disturbante preoccupazione per coloro che li hanno lasciati.

Also, sanno quello che mi piace, quello che possiamo dividere, quello che ci fa ridere entrambe e ci porta in un posto più luminoso, un posto dove passeggiamo e ci riempiamo gli occhi di bellezza e siamo di nuovo piccole, solo per un po’.

E poi c’è Tiziano Ferro, che in una vita dove la musica scandiva le epoche parlava di un posto a metà, un transito tra la mia vita buia e quella in cui imparavo ad amare, un luogo in cui si apriva la luce e arrivava la soddisfazione di abitare un mondo che avevo scelto io. La sua voce è il tragitto dell’autobus nel buio delle mattine d’inverno, l’eco delle aule tristi dello scientifico, la luce che attraversa le pareti di vetro dell’artistico e le parole della mia amica M durante l’anno in cui mi divertivo a giocare con le parole, sognando un giorno –io che non so nemmeno leggere uno spartito– di farne musica: scrivi nello stesso modo.

dove sono finite le mie poesie?

Tiziano Ferro, il cui profilo, in una vita in cui l’amore per il mito non è mai esistito, era familiare come quello di un fratello maggiore, la cui voce sfiorava cose che io non sapevo dire, come l’amore per Luce Nera, e le cui parole che spesso non si incatenavano tra di loro apre una specie di stanza in cui tutto è possibile. Torna indietro un’era che sembra finta tanto è distante, un’era in cui la vita era ancora A e B, in cui le cose veramente grosse non erano ancora entrate e potevo permettermi di crogiolarmi nel dolore tiepido del non avere il coraggio di dichiararmi.

Tiziano Ferro, per tutti quelli che storcono il naso, per tutti quelli che mi hanno attaccato un’etichetta addosso, per tutte le volte che incrociavo i testi tra di loro e mi specchiavo in qualcuno che avrebbe seguito una strada diversa, per una ragazzina che ancora non aveva forgiato lo scudo di LighBringer.

e poi vengono e ti dicono che l’ultima briochina rimasta nella scatola ti appartiene e tu sei felice

Una giornata tranquilla, oggi: il calore dell’amicizia, uno sguardo molto quieto alla strada percorsa e un momento di calma, avvolto nella coperta familiare della sua musica, mentre nuove parole mi scivolano sulle labbra per cadere come inchiostro su queste pagine…

Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
Nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti

La magia sta tornando, lentamente, tra gli occhi che guardano il dolore distante con una nostalgia sussurrata e la gioia da piccolo animale di chi è riuscito a vedere e imprigionare un preziosissimo sorriso.

Voglio che quella sensazione resti qui, incastonata nel mio scudo di LighBringer, assieme ad ogni altro attimo di follia e dolore che ho fermato con l’inchiostro.

Voglio che tra cinque anni, nel rileggere queste righe, mi sfugga dalle labbra lo stesso identico sorriso e mi si accenda nell’anima una candelina tutta di miele. Perché so già che quel giorno andrò in cerca di quella foto, e ricorderò il calore del sole al tramonto e le fusa distratte di qualcuno che da tanto tempo non era stato abbracciato così.

Altre Verità

Quando la notte è lunga, quando hai pensato troppo, quando soprattutto ti sei lamentata troppo…è il momento migliore per una manciata di domande nonsense per farvi gli affari miei. Era una vita che le avevo in bozza e stasera, per la serie Non Voglio Andare a Letto, eccovi 30 domande improbabili alle quali mi piaceva l’idea di rispondere.

  • How old were you when you had your first kiss?

pensa poi si nasconde la faccia dietro le mani– Sedici. Ma non tanto perché son tanti, quanto perché la relazione è andata avanti due anni senza che io avessi il coraggio di dare nessun bacio. Shame On Me and On My Cow.

  • If I handed you a concert ticket right now, who would you want to be the performer?

Per assurdo direi Christian Kane, se non altro perché quel maledetto è a Londra tra 4 giorni e io sarò in Italia. Ma pensandoci un po’ meglio direi le Celtic Women, solo, con la prima formazione.

  • What color looks best on you?

Rosso. Per assurdo, dato che a me il rosso non piace.

  • Name three facts about your family?

Abbiamo una malattia genetica che potrebbe farci diventare tutti ciechi/siamo tutti dei gran casinari/ci riuniamo almeno una volta al mese per pranzare tutti insieme.

  • What’s the best thing you can cook?

Ieri avrei risposto risotto, dopo il pranzo di oggi non ne sono più tanto sicura. Direi cous cous, ma per ragioni puramente affettive.
la verità è che nella mia mente sono molto più brava a cucinare che nella realtà

  • If you could pick the gender and appearance of your child, would you?

Credo proprio di sì: mi piacerebbe una bambina e per qualche motivo vorrei avesse i capelli rossi. Vallassapere.

  • If you died right now, what song would you want to play at your funeral?

Domanda facilissima alla quale ho una risposta da parecchio tempo: Into The West di Annie Lennox!!!

  • Favorite holiday dish?

Crostoli. Anche senza zucchero a velo né ripieno né altro, ma se sono croccanti sono MIEI!

  • Would you ever get into a long distance relationship?

Nope nope. Venti minuti di macchina sono il mio limite massimo e già lì andavo in crisi. Nope nope nope.

  • Favorite kind of soup?

Zuppa di funghi! *ç*

  • What’s the most thoughtful present you’ve ever received?

ride e se ne va– I regali che ho ricevuto finora sono stati sempre abbastanza random.
Perfino il più azzeccato che mi hanno fatto –ride amaramente– mi è stato fatto in modo completamente random.

  • Are you currently in love with someone?

Non esattamente ma se continua così potrebbe veramente succedere di tutto.

  • Would you ever become a vegan?

Lo sono stata per tre anni, poi ho dovuto soccombere alla magia del mio host father.

  • What’s your favorite hot beverage?

Caffé al ginseng, se non altro perché è l’unica cosa che posso bere senza morire.

  • For your birthday, what kind of cake do you ask for?

Croccante, quindi cheesecake o una semplice crostata.

  • Do you like going on airplanes?

Ohmmioddio sì, da morire. Sono particolarmente assuefatta alla sensazione dell’aereo che si alza da terra.

  • Did you ever play an instrument? If so what?

Ho un’ocarina che sopporto solo tipo 7 minuti alla volta, ma mi vergogno molto di non saper suonare la chitarra.

  • Who was your best friend when you were six years old?

Una ragazza incredibilmente in gamba di nome Silene.

  • What color was your childhood home?

La stessa che ho adesso, bianca e arredata con mobili in ciliegio.

  • Starbucks order?

Soymilk Decaf White Mocha Macchiato. Tanti auguri, l’ultima volta me l’hanno sbagliato solo due volte.

  • Do you like where you’re from?

Decisamente. Ho abitato quasi tutta la vita in una città quasi perfetta dalla misura perfetta con tutto quello che una piccola iku poteva sognare.

  • What was your favorite book as a child?

Brividi D’Estate di Patrizia Rossi –corre immediatamente a cercarlo

  • What’s the scariest dream you’ve ever had?

Sogni veramente poche cose spaventose, e quando lo faccio sono spaventose solo dentro: mia madre che torna in vita o la mia ex incredibilmente incazzata con me.
Pensandoci credo che la cosa più inquietante di tutte fosse il matrimonio della mia ex.

  • Would you rather carve pumpkins or wrap presents?

Odio l’odore dell’interno delle zucche e amo incartare i regali: easy!

  • Favorite kind of candy?

Ho sempre preferito le cose salate ma ho un debole segreto per le caramelle mou…

  • Would you rather be cold or hot?

Non soffro particolarmente il freddo –seguo il metodo orso polare*– mentre odio il caldo…

  • Do you listen to what’s on the radio?

Spessissimo, per conoscere canzoni nuove e imparare cose random.

  • Do you like when it rains?

In genere sì, non sono metereopatica e non mi dispiace eccessivamente anche quando mi piove in testa.

  • What’s a movie you cried while watching?

Uhu, la lista è lunga ma il primo dell’Era Glaciale, per qualche motivo, mi viene in mente prima di tutti.

  • Do you think you’re important?

Tira una moneta: testa è sono certa che le parole che dico qui siano importanti per qualcuno e che il modo in cui ho incrociato la vita di qualcuno possa essere importante e croce è una frase censurata per evitare di impressionare i miei lettori. In genere comunque è testa…

 

 

 

*una delle mie battute preferite: gli orsi polari hanno apparentemente 20 cm di pelo e 30 cm di grasso

Tutta, solo, nient’altro che la Verità

 

Diciamocelo, ma diciamocelo tutto per bene, come persone adulte.

14 minuti non sono abbastanza per scrivere un post.

I miei capelli non sono abbastanza asciutti per uscire stasera.

Mia nonna ha 93 anni e con tutta probabilità se giovedì me ne vado non mangerò mai più la sua minestra rossa.

chiudete gli occhi, pensate al piatto che la vostra nonna vi preparava con più amore e sostituitelo alla minestra rossa

Questi sbalzi di umore uccideranno qualcuno o qualcosa di prezioso, se non sto attenta.

Non posso veramente pretendere delle scuse dall’Universo, neanche stavolta.

Sono troppo arrabbiata per essere razionale.

Sto iniziando ad avere più radici là che di qua.

La vita da questa parte della Manica mi sta stretta.

Andare a fare la spesa con le mie sorelle è sempre allucinante.

Chiaramente non so farmi capire.

Sto spendendo troppi soldi in cristalli cechi.

Mi viene da piangere e non so cosa fare di tutto questo.

 

Quando la luna sarà passata insieme rileggeremo e rideremo di queste sciocchezze ma fino ad allora sono di nuovo qui al buio.