Bolle e Amici

Ho appena letto il commento di CannellaGuasta e pensavo valesse la pena di rispondere con un qualcosa che fosse un po’ più che solo un commento.

Io ho avuto sempre grossi problemi con l’amicizia, perché ero una ragazzina strana e mi piaceva stare per conto mio. Le persone che considero amici o con cui sono in contatto sono persone che ho conosciuto dalle superiori in avanti, e di questi forse 5 abitano nella città dove sono nata.

Io sono sempre per il pochi ma buoni, e sono convinta che il fatto che io abbia così tanti amici adesso –e credimi, è un record mai raggiunto prima, nei miei 27 anni di vita– abbia molto a che fare con la mia situazione geografica. Penso anche di essere una persona completamente diversa da quella che ero all’epoca ma il fatto che siamo tutti italiani trapiantati qui aiuta molto: si crea una specie di complicità che stando in Italia forse non avremmo mai sentito, una sorta di consapevolezza comune.

Comunque credimi, per quanto voglia molto bene a molti di loro non credere che sia in gran confidenza con tutti. Mi ha dispiaciuto leggere il tuo commento e volevo contestualizzare un po’ la cosa.

 

Oggi è successa una cosa veramente interessante, mentre tornavo alla fermata del bus.

Davanti a me camminava uno scolaretto delle medie, tutto compito nella sua uniforme blu scuro, la custodia di uno strumento musicale in mano e un altro fascio di roba –che francamente ad un certo punto stavo quasi per chiedergli se volesse una mano. Io ero a pochi passi da lui e mentre camminavamo abbiamo incrociato il passo con una persona dai capelli lunghi e biondi, dal viso allungato e con una gonna coloratissima fino ai piedi, che canticchiava a mezza voce qualcosa tipo alzati, alzati.

Il bambino davanti a me si è proprio girato, rimanendo incantato a guardare questa persona mentre si allontanava. Aveva gli occhi sgranati e l’espressione curiosa e allibita insieme, perché in effetti la voce della persona non lasciava dubbi: era un uomo, e non una donna come il suo aspetto portava a pensare.

In quel momento mi veniva da ridere e stavo quasi per fermarmi e ricordare al bambino che non era buona educazione fissare la gente. Il fatto è che, nell’istante in cui il bambino si è voltato, la bolla nella quale camminava per conto suo è esplosa, annullando qualunque barriera tra me e lui.

Sicuramente ve ne siete accorti, camminando per una strada affollata, come tutti camminino in una bolla. Facciamo qualcosa, un incantesimo o un gioco di prestigio, e diventiamo invisibili, o cancelliamo chiunque attorno a noi. A volte la bolla scompare per un secondo, quando guardiamo per caso qualcuno negli occhi o lo sfioriamo per caso, ma in genere ce ne ammantiamo molto abilmente e non permettiamo a nessuno sconosciuto di entrarci.

io in genere cammino canticchiando e la bolla non sopporta il canto

Siamo rimasti lì a guardarci un attimo, io e il bambino, lui con la sua bolla scoppiata e io con la mia risata cristallizzata sulle labbra, e il mondo ha brillato per un istante di possibilità inespresse.

 

Oggi sono stata in giro per Oxford con Cì, per un paio d’ore e qualcosa.

Io, come le dicevo, sono una persona naturalmente statica e bisogna in genere prendermi a calci per farmi muovere.

lei, a detta sua, ha il problema opposto

E’ stato un delizioso pomeriggio, nel quale abbiamo scoperto che le cose che abbiamo in comune sono tante -elenchiamo i Lego, gli shortbread e le meringhe al limone ma ce ne sono ancora– abbiamo allegramente vagabondato in giro per Oxford –in cerca di cose come buste di carta, batterie e lampadine- -mannaggiallelampadine, ma comunque ho beccato quella giusta– per amore del movimento fisico e poi abbiamo vanificato ogni cosa prendendoci un’adorabile meringa al limone/shortbread al caffé del Waterstone.

Quando credi che il maltempo ti impedirà di spassartela, quello è proprio il momento in cui devi uscire e andare a spassartela lo stesso.

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2 pensieri su “Bolle e Amici

  1. Mi ha fatto molto piacere che tu mi abbia risposto in questo modo. Ma allo stesso tempo ti dico che non devi dispiacerti per ciò che ho scritto. Perché anche io non do la mia amicizia a tutti. Certo per me questo non è un periodo roseo…ma in ogni caso amici non ne avevo nemmeno prima. Mi bastano quelli che ho da sempre, che sono 4/5. Ma prima non lo notavo…perché avevo una famiglia mia, e loro avevano la loro. Adesso io una famiglia non cell’ho più…ma loro continuano ad averla. Questa è la differenza. Per cui se una sera volessi andare a mangiare una pizza…non ci potrei andare perché non ho nessuno che mi accompagnerebbe. Ed io vivo in una piccola città…dove ci conosciamo tutti. E non possiamo permetterci di uscire da soli e andare a sederci al bancone di un bar a bere da sole. Forse se tutto questo mi fosse accaduto in una grande città le cose ora starebbero diversamente. Ti abbraccio cara…vorrei chiamarti per nome ma ancora non lo conosco!

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