La Strada per Casa

Oggi ho dato del mio peggio.

Non sono di nessuna utilità nelle serate che includono posti affollati, musica a volume alto e alcool, e stasera –evento principale l’inaugurazione di un nuovo ristorante italiano– nonostante la presenza di Cì –tesoro, perdonami– ad un certo punto è diventato tutto troppo e sono dovuta scappare via.

Ho camminato fino a casa, attraversando Oxford quasi da cima a fondo, tra turisti che schiamazzavano, persone tiratissime e homeless che dormivano con i loro cani a bordo strada.

Ho ascoltato per una manciata di minuti un chitarrista, ad occhi chiusi, immaginando di essere a casa e che a suonare fosse mio padre. Mille cose mi sfrecciavano attorno, ciclisti dai giubbotti gialli, nuvole di fumo di sigaretta –quel fumo di sigaretta-, profumi dal passato e, per un attimo, un ragazzo che faceva jogging il cui viso era quello di una persona che a Oxford non dovrebbe proprio esserci.

 

 

Raggiunta Summertown e il laghetto dietro casa mia sono rimasta a guardare i riflessi delle luci delle case sull’acqua, incerta se tentare di fare una foto o no. In quel momento sono stata investita da brutte grida di qualcosa che spero fosse una volpe, che prima suonavano come un ammonimento e poi all’improvviso sono diventate un grido disperato.

Mi sono allontanata con il vago sospetto di non aver fatto abbastanza ma erano le undici e attraversare il lago a nuoto non mi sembrava una grande idea.

 

Qui in Inghilterra non esistono le tapparelle.

Le finestre hanno tende bianche che vanno sistemate a mano, oppure veneziane che devi ricordarti di abbassare.

Molta gente non lo fa, e camminando fino a casa l’occhio mi cade inevitabilmente sui buchi di luce che si aprono sulle vite di altre persone.

Hanno piante incredibili, pareti coperte di libri, gatti curiosi, meravigliosi poster. Un davanzale era coperto di peluche di Winnie Pooh, un altro di fiori, un altro ancora di quelle che sembravano riproduzioni in scala di famose statue.

Ho intravisto una gigantesca struttura per far giocare i gatti, oggi, e i rassicuranti bagliori di un caminetto acceso. In una casa c’era un gruppo di amici che rideva a crepapelle, in un’altra ho intravisto due ragazzi che giocavano con i videogiochi.

Ero talmente immersa nella mia miseria che ho dimenticato quanto il mio personale film sia solo un sottile filo di un arazzo di vite, e sogni, e dolori, e sforzi, e difficoltà.

Dio quanto ho voglia di scrivere.

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