Sul Fiume

Non so come fosse dove stai tu ma dove stavo io il tempo oggi era favoloso.

Il cielo era tutto azzurro, proprio di quell’azzurro che lo guardi e ti sembra finto. Neanche una nuvola. Il mondo fuori dalla finestra urlava Vivimi!! solo a guardarlo.

Io avevo una commissione, stamattina. Anzi, due, a pensarci bene: due braccialetti Aurora Boreale -con un po’ di pazienza avrai anche qualche foto– e il terzo catturasogni della stagione, rosso con dei pendenti di pietra nera e madreperla. Ho spalancato le tende e li ho fatti fuori in un paio d’ore e qualcosa, con il sottofondo delle puntate di mezzo della terza stagione di Dottor Who.

a costo di perdere lettori: non riesco a farmi piacere Ten. Ridatemi Eccleston e mi farete felice

Le foto le hai viste, dei dintorni di casa mia, ma nemmeno io mi ero mai spinta ad una seria esplorazione. Oggi, con il sole che aveva asciugato il fanghino in riva al fiume –per quanto possa essere asciutto un fanghino sul fiume– era la giornata perfetta per un po’ di avventura, così ho aperto la stagione del trench e mi sono infilata nel sentiero che costeggia il fiume, verso…

mo’ ti dico anche in che direzione

…sud.

Il primo stupore sono state le anatre.

Non sono le oche, che sono cattive e grosse e soffiano. No, erano anatre, maschi dalla testa verde coi riflessi viola, con quel collettino bianco e il cappottino biancogrigio, e le femmine con quel marroncino delizioso, a gruppetti addormentate nell’erba fangosa –sfido chiunque a vederle se non si muovono, quando sono nell’erba– o in atterraggio elegantissimo sull’acqua, a chiacchierare amabilmente in mezzo al fiume o accorrere quando mi accoccolavo sulla riva, in preda al desiderio di avere qualcosa da offrirgli.

non oso pensare a come sarà il fiume questa primavera

Il secondo stupore è stata la palude.

Un sentiero di una certa larghezza corre accanto al fiume ma ad un certo punto, oltre il ponte di Frenchay Road, un ramo del sentiero abbandona il fiume per infilarsi, sulla destra, in mezzo agli alberi. Un bosco, un po’ spettrale nonostante il sole, pieno di fruscii e di sagome di acqua stagnante che affiorano in superficie dove meno te l’aspetti.

non stupisce che io mi sia riempita le scarpe di fango

Addirittura c’è un punto in cui il sentiero sale furtivo su passerelle di legno per evitare l’esuberanza della palude. Canne ne fiancheggiano il percorso, fruscii misteriosi, alberi che hanno ceduto alla testardaggine dell’acqua e sono crollati miseramente, paesaggi così familiarmente sinistri che mi aspettavo di veder spuntare da un momento all’altro un coccodrillo.

E poi via, si torna sulla terraferma, in una specie di prateria che certo non ti aspetteresti in un quartiere di Oxford, punteggiata di tronchi d’albero, grovigli di rami e una misteriosa scultura di legno eretta da chissà quale tribù locale.

stavolta te la sto menando, chiedo venia: era stata fatta dai bambini delle elementari e c’era una targa. Ho le foto, arriveranno

Questi sentieri si avvicinano alla civiltà, sfiorano le case senza toccarle, giocano dentro e fuori dagli alberi e poi tu ti ritrovi a fissare un paio di alberi intrecciati e caduti che fanno molto cimitero degli elefanti.

Anyway, sono quasi certa che entro la fine della settimana uscirà un post senza parole ma con tante foto.

Il terzo stupore sono le case.

Parliamo delle stesse case di Reigate, quelle costruzioni meravigliose e altissime, piene di finestre e mattoni a vista, con i giardini sul retro separati da steccati altissimi e che sfociano direttamente nel fiume.

Non sto scherzando. Ho le foto.

Una striscia di prati verdissimi, costellati di altalene e sedie bianche e piccoli gazebo nei quali vedevo già le signore prendere il the nonostante fossero solo le due, e delicati alberelli appena punteggiati di fiori –sai di cosa parlo, quello stadio pre-primaverile degli alberi quando non sono cascate di fiori come spesso succede ma solo delicate ombre di gemme e timidi fiorellini. Io vivo per quello stadio degli alberi– e tocchi di colore sulle aiuole. Barchette blu capovolte sull’erba, o lunghe canoe rosse quasi immobili, microscopici pontili che più che mai mi facevano pensare ad un altro mondo.

Il quarto stupore è stato, una volta abbandonato il fiume e il suo mondo bizzarro e fiabesco –ricordo a tutti che Alice è partita da qui e oggi non me ne sono stupita per niente-, ritrovarsi a Jericho.

 

 

PS: credo di non aver detto tutto quello che volevo dire –ahahahahahaha, per tua fortuna non lo dico mai– ma amo Oxford come poche città nel mondo e non mi stupisce il fatto che io sia finita in questo quartiere a così breve distanza dall’acqua.

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