Prospettiva e Tiziano

Quando viviamo la nostra vita giorno per giorno ci sono cose di cui non ci rendiamo conto, allo stesso modo in cui ci sfugge la crescita di un fratellino o una sorellina quando ci viviamo insieme. Serve un intervento esterno per farci voltare, analizzare la situazione e convenire che sì, la sorellina è diventata altissima, il coniglio continua a crescere e i risultati personali sono incredibili.

Oggi, dopo credo due anni di assenza, ho finalmente riabbracciato la mia amica E.

Tornare in Italia è se non altro una buona scusa per recuperare persone che non senti da una vita, parenti vicini e lontani e quelle persone che ti capita di sentire una manciata di volte all’anno ma sempre con estremo piacere.

E., nello specifico, è una compagna di classe del liceo scientifico, una ragazza mooolto simile a me agganciata nell’unico anno che trascorremmo nella stessa classe –credo ormai dieci anni fa o più– e mai sganciata, nonostante il suo trasferimento a Domodossola e il mio in Inghilterra. Sono quelle persone che condividono un po’ la stessa anima, quelle che amano le stesse cose di allora e non hanno paura di ammetterlo, quelle con cui ti ritrovi ad avere la stessa opinione, quelle che accendono la radio e grazie a Sere Nere è di nuovo il 2003.

nel tentare di addolcirmi la camomilla ho quasi lasciato cadere una cucchiaiata di miele sulla tastiera

Sono le persone alle quali racconti le tue disavventure tutte in fila, come perle, e solo quando arrivi all’ultima ti rendi conto della strada fatta: solo tutte insieme segnano i miei passi, le mie conquiste, la mia crescita. Solo partendo dai piccoli disastri fatti all’inizio si apprezzano le grandi cose che ho in mano ora o che ho appena appoggiato sulla mensola.

Sono le persone con cui puoi veramente sfogarti, quelle che conoscono i posti dove sei stata e le persone con le quali hai combattuto, quelle che danno il valore alle lacrime perché sanno dove quei fiumi hanno origine. Li hanno visti nascere, quei fiumi, tanti anni fa: ne sono state, in qualche modo, guardiane e protettrici e condividono il mio stesso allibimento e la quieta, disturbante preoccupazione per coloro che li hanno lasciati.

Also, sanno quello che mi piace, quello che possiamo dividere, quello che ci fa ridere entrambe e ci porta in un posto più luminoso, un posto dove passeggiamo e ci riempiamo gli occhi di bellezza e siamo di nuovo piccole, solo per un po’.

E poi c’è Tiziano Ferro, che in una vita dove la musica scandiva le epoche parlava di un posto a metà, un transito tra la mia vita buia e quella in cui imparavo ad amare, un luogo in cui si apriva la luce e arrivava la soddisfazione di abitare un mondo che avevo scelto io. La sua voce è il tragitto dell’autobus nel buio delle mattine d’inverno, l’eco delle aule tristi dello scientifico, la luce che attraversa le pareti di vetro dell’artistico e le parole della mia amica M durante l’anno in cui mi divertivo a giocare con le parole, sognando un giorno –io che non so nemmeno leggere uno spartito– di farne musica: scrivi nello stesso modo.

dove sono finite le mie poesie?

Tiziano Ferro, il cui profilo, in una vita in cui l’amore per il mito non è mai esistito, era familiare come quello di un fratello maggiore, la cui voce sfiorava cose che io non sapevo dire, come l’amore per Luce Nera, e le cui parole che spesso non si incatenavano tra di loro apre una specie di stanza in cui tutto è possibile. Torna indietro un’era che sembra finta tanto è distante, un’era in cui la vita era ancora A e B, in cui le cose veramente grosse non erano ancora entrate e potevo permettermi di crogiolarmi nel dolore tiepido del non avere il coraggio di dichiararmi.

Tiziano Ferro, per tutti quelli che storcono il naso, per tutti quelli che mi hanno attaccato un’etichetta addosso, per tutte le volte che incrociavo i testi tra di loro e mi specchiavo in qualcuno che avrebbe seguito una strada diversa, per una ragazzina che ancora non aveva forgiato lo scudo di LighBringer.

e poi vengono e ti dicono che l’ultima briochina rimasta nella scatola ti appartiene e tu sei felice

Una giornata tranquilla, oggi: il calore dell’amicizia, uno sguardo molto quieto alla strada percorsa e un momento di calma, avvolto nella coperta familiare della sua musica, mentre nuove parole mi scivolano sulle labbra per cadere come inchiostro su queste pagine…

Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
Nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti

La magia sta tornando, lentamente, tra gli occhi che guardano il dolore distante con una nostalgia sussurrata e la gioia da piccolo animale di chi è riuscito a vedere e imprigionare un preziosissimo sorriso.

Voglio che quella sensazione resti qui, incastonata nel mio scudo di LighBringer, assieme ad ogni altro attimo di follia e dolore che ho fermato con l’inchiostro.

Voglio che tra cinque anni, nel rileggere queste righe, mi sfugga dalle labbra lo stesso identico sorriso e mi si accenda nell’anima una candelina tutta di miele. Perché so già che quel giorno andrò in cerca di quella foto, e ricorderò il calore del sole al tramonto e le fusa distratte di qualcuno che da tanto tempo non era stato abbracciato così.

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