Male Allineato

Dunque. Ieri ero a casa da lavoro.

Il mio amico A ha insistito perché andassi a trovarlo al college dove lavora, portandomi dietro il mio pc per aver trasferita tutta la filmografia Disney da Biancaneve in poi, e in lingua originale.

breve pausa per ricordare a tutti che Biancaneve è uscito più o meno ottant’anni fa

Sono stata lì un paio d’ore, aggiungendo al pacchetto anche qualche serie animata, qualche telefilm e film random e facendomi spudoratamente viziare –mi avanza questo pollo con riso e verdure, portatelo via, fammi un piacere/mangiati l’ultima fetta di torta che poi me la levo dai piedi/scegli un te’ che la torta senza niente mi fa tristezza– ti voglio così bene, A.

Noterete che ho nominato il mio acerrimo nemico.

Il te’.

Circa dieci ore dopo mi stavo ancora rigirando nel letto.

Facciamo anche dodici.

Morale della favola…ho passato le ultime 24 ore a cercare di dormire, a farmi svegliare dalla luce del “sole”, a guardare film della Disney in lingua originale, a guardare episodi di Supernatural per un veloce rewatch, a cercare di scrivere cose.

Perché niente è allineato in me: ho voglia di stare attenta a quello che mangio –banane e carote hanno avuto la loro buona parte nella dieta di oggi– ma ho anche voglia di shortbread, ho addosso la passività che ben si accorda alle maratone di telefilm ma ho anche una smania tremenda di creare qualcosa di buono.

Ho addosso i pantaloni del pigiama e una t-shirt sportiva. Il reggiseno ma non i calzini. Gli occhiali ma non il mio fidato elastico per i capelli.

Ho addosso l’intenzione ma non l’energia.

Dopo un mese

Ho iniziato questo post sette volte.

Iniziava con la giornata di ieri, nella quale inaspettatamente ho avuto l’impulso di scrivere un post solo per lo sfizio di scrivere delle cose orribili che punteggiano la mia altrimenti incredibilmente felice vita.

Come il fatto che ieri una ragazza sia stata orribilmente villana pur senza usare parole taglienti, usando solo gli sguardi e il tono della voce e spingendomi, per la prima volta nella mia carriera di barista, a desiderare di diventare villana a mia volta.

Comprendetemi, io tratto i clienti come se fossi sempre superfelice di vederli, li coccolo perché è il mio lavoro e voglio che si trovino bene qui da Starbucks, perché mi piace lavorare con la gente e perché di sì, è la mia indole e a quanto pare il senso della cosa è proprio questo.

Però poi è entrata un’altra ragazza, con un cucciolo di bassotto in braccio.

Era una cosina lunga due spanne, forse meno, e aveva queste orecchie pelose, e il pelo un po’ caffé un po’ cioccolato, e io ho guardato Hanna con i miei migliori occhi da bassotto e lei ha riso e mi ha detto almeno togliti il grembiule. Così ho allungato le mie mani appiccicose verso quella creaturina con il nasino appuntito e ci siamo fatte un po’ di coccole, naso naso e dietro le orecchie.

O il fatto che sono stata alla JiBCon, ho visto e parlato con i miei attori preferiti ma non sono stata capace di dire a Misha Collins sei una benedizione per il mondo.

Però lui mi ha vista, e mi ha guardata, e mi ha detto scusa se non ho avuto tempo di fare due chiacchiere durante il cocktail, e ha avvolto attorno a me una delle sue braccia e mi ha stretta in un abbraccio. Miao.

poche altre persone abbracciano così

E niente, la lista di cose orribili finisce qui, non me ne ricordo altre. E mi viene da ridere perché l’Universo sa quanto io sia grata per tutto, per il lavoro che non mi uccide più così tanto –anche se oggi ho nove ore da fare e preferivo meno– per il fatto che mi hanno chiesto di diventare supervisor –anche se declinerò perché dopo solo un mese e mezzo non mi sento pronta ad innalzarmi una spanna sopra gli altri– per le persone carine che ho conosciuto alla convention, per il tempo splendente e luminoso degli ultimi giorni, per le persone con cui lavoro.