Io Ho

Io ho una finestra su un cortile inzuppato dalla pioggia, una tenda tirata solo a metà, una spalla nuda.

Io ho la pancia piena di latte d’avena, in bocca il sapore di un wrap sbocconcellato, un minuscolo pezzetto di cereale incastrato dietro l’ultimo dente.

Io ho passato il pomeriggio ad esistere, sotto la mia coperta, troppo stanca per pensare, per scrivere, per fare altro che non fosse Netflixare e pensare quanto mi manca la mia mamma.

Io ho una persona di cui preoccuparmi a Singapore, una manciata di brividi che non torneranno mai indietro e un bicchiere di succo al mango come addio a qualcosa che non è mai partito.

Io ho un appuntamento con la Francia tra qualche ora, nel soggiorno, sul divano bianco, con la mia copertina rossa e la curiosità di guardarmi ancora il giardiniere di Versailles.

Io ho due giorni liberi e nessun programma tranne cercare di filare una storia che non prende piede neanche un po’, rimettere in ordine la stanza, andare a comprarmi un paio di pantaloni neri e fare il bucato.

Io ho 27 anni, 11 mesi e 25 giorni.

Io ho una manciata di colleghi che adoro, un lavoro che adoro, customers che mi adorano.

Io ho tante idee per la testa e un corpo troppo largo.

Io ho

pensandoci

una persona che mi guarda negli occhi e mi dice you’re gorgeous.

Io ho uno yogurt alla fragola con cerealini al cioccolato bianco in frigo, i lamponi lasciati da quella persona, tanti libri da leggere.

Io ho un momento sbando in cui piango per nulla.

Io ho

tanta voglia

di trovare un nome per quella persona, di parlare ai quattro venti dei suoi occhi, delle sue mani e del modo in cui mi prende in giro.

Del modo in cui mi fissa negli occhi per così a lungo.

Di come apre le porte e le tiene aperte per me.

Di come mi bacia il lato del naso.

Mioddio devo trovargli un nome.

 

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Quando

Quando credi di essere brava con le parole.

Quando ti chiedi ehi, finirò mai in una relazione con qualcuno che non parla la mia lingua?

Quando qualcuno usa troppo le braccia. Le Braccia. 2016, buona annata per gli abbracci.

Quando dici no, stavolta gioco, e gioco bene.

Quando sei così triste che qualcuno allunga una mano e ti accarezza i capelli perché sembri proprio un cucciolo.

Quando gesticoli, e le parole non escono, e sai che non escono perché non c’è alcun diritto ad usarle.

Quando hai scoperto, in una manciata di secondi, la camminata perfetta per restare sotto quel braccio. Quel Braccio.

quando dimentichi le tue stesse regole nell’utilizzo di virgolette e corsivi e nello scrivere un post ci metti una vita

Quando metti in discussione ogni, ogni cosa, a partire dal motivo per cui siamo sulla Terra per proseguire con il perché i biscotti inglesi sono così foffi, passando per il motivo per cui la gente ha inventato questo cazzo di gioco e il perché non potevi semplicemente dire ho altro da fare stasera.

Also, i motivi per cui non posso aprire la bocca e dire volevo restare con te.

Quando le settimane tra un weekend e l’altro sono lunghe e non puoi farci niente.

Quando ti fai tre dita di cioccolata calda in polvere con un avanzo di stupido latte di soia, rimpiangendo quello di nocciola, e cercando di affogare la disperazione in due shortbread grandi come una mano.

Quando ti ritrovi nel fango a piangere, un po’ di commozione per la scoperta di essere ancora viva, un po’ per la disperazione di avere sempre la faccia più trasparente del west e non poter parlare. Also non so come sto usando le virgole.

Io Non So Giocare.