Crescere

Quando si cresce?

Quelle che state leggendo sono le prime parole da ventottenne che scrivo nel blog. Senza che me ne accorgessi sono invecchiata di un altro anno.

Ho un buono di 55 sterline nel mio Amazon che pensavo di volere disperatamente e che ora non so come usare ma il regalo migliore che mi sono fatta è un quaderno di Paperchase spesso come un libro di HP e che sto usando come diario dei cinque anni: ogni giorno rispondo ad una domanda diversa e tra cinque anni mi divertirò a guardare le differenze tra le risposte di anno in anno.

Quella di oggi era cos’è successo di recente che ti ha reso fiera? e io credo che la giornata di oggi sia un buon esempio.

Qualcuno potrebbe essersi perso le puntate precedenti, nelle quali uscivo con l’UomoPantera prima e con…

pausa di riflessione, è troppo importante per dargli un nome in maniera affrettata

…un’altra persona dopo. L’UomoPantera si trasferisce tra 15 giorni a Singapore e oggi, in qualche modo, lo volevo salutare per l’ultima volta, ma NO, ci sono cose più importanti da fare, non importa che siano settimane che dice voglio salutarti per bene e oggi, per grazia divina, non lavorava.

Prometto che appena ho tempo ci vediamo.

Credo che crescere sia anche smettere di credere alle favole, mettere i paletti, fermarsi quando le gambe partono per lo sprint del correre dietro a qualcuno. There’s just so much you can do, si dice in inglese, puoi fare solo fino ad un certo punto. Oltre quel punto è responsabilità dell’altra persona muovere il culo e trovarsi a metà strada.

L’UomoPantera ha avuto la sua occasione.

 

Oggi ho passato la mattinata a guardare Orange is the new Black.

Netflix è una cosa che non mi sarei mai dovuta fare perché mi sta divorando la vita: prima ho guardato tutte le serie di How I Met You Mother -se foste amici miei su FB l’avreste certamente notato– e al momento sto cercando di guardarmi OitnB.

Ho dovuto prendermi a calci per uscire. Il mio problema è che abito molto di più la mia mente che il mio corpo.

Ma sono uscita nonostante tutto, camminando molto più di quanto mi sarebbe piaciuto fare e sopportando la calca e la musica alta. Ballando, perfino. E quanto tempo era passato dall’ultima volta che avevo sentito musica così alta da farmi vibrare la cassa toracica.

Camminavo per la strada, pensando a quante cose mi fanno paura e a quanto diverse siano le due persone che io stessa sono prima e dopo averle affrontate. Qualcuno ricorderà il terrore e il desiderio di non lasciare nemmeno la mia stanza che avevo appena trasferita qui, appena assunta da Starbucks. Le cose che potevo sbagliare erano troppe, gli errori, le cose da imparare, l’avere a che fare con i clienti.

Ero immersa in un’amabile conversazione, l’altra mattina, con una cliente, e potevo sentire, accanto a me, il fantasma della persona che ero prima di iniziare a lavorare. Una ragazza piena di paura, esitante, troppo impaurita per spiccicare parola.

Oggi sono IL customer service. Oggi sono quella che è sempre in cassa. Oggi sono quella che perché non diventi supervisor.

E mi chiedo, di fronte alle cose che mi spaventano ora, che persona sarò dopo.

E la curiosità di diventarlo è tale che non vedo l’ora di saltare dall’altra parte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...