Volpe Cervo e Compagnia

Arrivate mai alla fine della giornata chiedendovi a cosa avete assistito?

Ieri ho fatto del mio meglio: cinque ore di lavoro sono passate in un lampo, con la nuova supervisor che è quella via di mezzo tra follia e competenza che non si poteva chiedere di meglio.

chiedo perdono a tutti i grammarnazi, lo sapete che sto scherzando

Dopo un pomeriggio di bingewatching –sto guardando Orange is the new black ma ne riparleremo– sono uscita in tenuta sportiva per una serata di camminata sprint lungo il fiume. Sono certa di aver già detto che abito praticamente in riva al fiume e che due sentieri lo costeggiano, uno tutto figo e carino che porta a Jericho e uno più dissestato che porta al villaggio di barche e più in su alla chiusa.

sto progettando di diventare una ragazza tutta casa e chiusa

chiedo perdono a tutte le persone dotate di un umorismo umano

Tra il primo raggruppamento di barche e il grande salice –#puntidiriferimentorandom– c’è una zona tutta coltivata e divisa in piccole porzioncine di orto. Ci sono dei cavalli e delle pecore e ieri il mio tempismo è stato tale da raggiungere quella zona proprio nel momento in cui i raggi dorati del sole si posavano su tutto un attimo prima di sparire dietro l’orlo delle colline.

als0, l’incredibile emozione della silhouette piatta tutto attorno a me

E mi sono fermata a guardare.

E ho visto un cervo.

I cervi inglesi che ho visto finora sono piccini e tozzerelli, musetto tondo, aria pacifica. Questo non era da meno, trotterellava in maniera un po’ sciocca in questo prato, dove in lontananza si intravedevano grossi pecoroni, guardandosi intorno e annusando l’erba.

E poi, nello stesso prato, ho visto una volpe.

Shock immediato. Non tanto per la volpe in sé –da quando sono in Inghilterra non faccio che vedere volpi- -cioè no, ma chiaramente ne vedo più che in Italia- -l’altra notte tornavo a casa e ce n’era una nel parco che mi guardava- andiamo avanti con la narrazione– quanto per la dimensione. Santo Cielo, era grande come Un Grosso Cane.

A momenti era più grande la volpe del cervo.

Ti aspetti che siano grandi come un grosso gatto, o un po’ più grosse. Questa aveva zamponi lunghissimi e l’aria da bulla, e per un attimo l’incapacità di zoomare del mio cellulare mi ha frustrato così tanto che ho desiderato attraversare a nuoto quel cavolo di fiumiciattolo e approdare dall’altra parte. Just because.

La volpe si grattava il collo, sbadigliava.

Il cervo le si è avvicinato.

Mi è partito un suono allibito talmente forte che entrambi si sono girati tipo non possiamo nemmeno fare le nostre cose adesso? e la volpe ha iniziato ad attraversare il prato verso sinistra.

Verso il cervo.

L’etologo che è in me si stava strappando i capelli e l’acqua sembrava sempre più invitante. Draga adesso o taci per sempre.

Il cervo si è fermato –e grazie tante, ho pensato io– ha lasciato passare la volpe e ha iniziato a seguirla.

Io ho prodotto un secondo suono abbastanza imbarazzante per un umano adulto ma che speravo fosse sufficientemente simile a quello di una volpe adulta. La volpe adulta si è voltata, mi ha guardato per un attimo –me, stupida umana dall’altra parte del fiume con cellulare in mano e frustrazione addosso– e poi ha ripreso a camminare. Idem il cervo, dietro come un trenino.

Per assurdo il suono pare abbia attirato il gigantesco cavallo del recinto adiacente, che mi guardava muovendo le orecchie tutto incoraggiante. Io adoro i giganteschi cavalli e non ho mai desiderato così tanto essere una campionessa di salto in lungo come ieri sera.

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