Origine

C’era una ragazza, anni fa.

Si sentiva sempre fuori luogo e ogni volta che entrava in una libreria passava ore ad ascoltare i libri sussurrare, accarezzarne i dorsi, annusare l’odore dì’inchiostro e aspettare. Aspettava che uscisse l’ultimo libro di una saga che amava alla follia, aspettava di terminare, assieme al suo protagonista, un viaggio lungo e tortuoso.

L’inchiostro di quelle parole, alla fine della storia, l’avvolgeva per trasportarla all’interno del libro, perché lei altri non era che la sorella gemella di quell’eroe che sentiva tanto vicino. Era stato il padre, l’autore stesso di quei romanzi, a strapparla inavvertitamente dal mondo in cui l’aveva concepita.

Oggi ho guardato 5 appuntamenti per farla innamorare.

Come ogni volta che mi ritrovo davanti Nia Vardalos e John Corbett mi chiedo invano quale dei due mi piaccia di più e ogni volta mi ritrovo incapace di fare una scelta.

Lo guardavo con spirito scientifico, in cerca delle preziose informazioni sulla regola dei 5 appuntamenti-che sarebbe, a detta della protagonista, il numero perfetto per gustarsi il divertimento e non soffrire.

Perché quando ti succedono queste cose ti guardi indietro e ti sembra di aver bevuto responsabilmente per tutta la vita quando invece avresti dovuto godertela e bere quanto più potevi senza pensare al domani. Ti chiedi dove hai sbagliato e, come ho fatto io, vai in cerca di questi approcci trasversali.

Perché è quello che voglio, ho pensato, divertirmi e godermela senza soffrire.

Poi ho guardato la lista dei miei contatti, tutti i messaggi inviati e visualizzati ma lasciati senza risposta, ho ripensato all’uomo che non ha un nome e al modo in cui mi sistemava il cuscino dietro la testa perché non la sbattessi contro il muro quando dormivamo insieme, ho pensato a come da sabato c’è quella voragine dentro di me e ho realizzato che non sono capace di mentirmi: io non voglio divertirmi, è un’altra la cosa che voglio.

Poi.

Poi ho pensato distrattamente ma quel libro che dovevo rileggere

E il minuto dopo ero a pagina 60, sprofondata fino alle caviglie nelle rogne di Kvothe il Senzasangue, in un posto che non era Oxford e non era dolore e non era niente.

Ho pensato a Telket, la ragazza d’inchiostro di una storia che scrissi la bellezza di cinque anni fa, e mi sono chiesta perché mi cerco in film e serie tv e network e stupide app che portano solo guai.

Io sono figlia dei libri ed è là che andrò a finire.

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