Istante

Mi chiedo se, a distanza di anni, rileggere queste righe mi riporterà qui, seduta alla scrivania di Jo, con il sole del tramonto che mi lecca i jeans dalla finestra che nessuno apre mai e con la voce di Gerard che urla quando te ne andrai avrai il coraggio di dire non ti amo come ti amavo ieri?

Oxford è meravigliosa, fuori: verde e splendente dopo un giorno di pioggia, magpipes che saltellano sui tetti, foglie che ondeggiano nel sole più bello della giornata. Poco importa che fuori, seduto sulla siepe, ci sia lo spettro della morte che mi guarda.

Ho giocato con la mia storia, oggi, cercando ancora una volta di scioglierne i nodi, di mettere un po’ in ordine quella matassina che all’inizio era tanto semplice da gestire. Niente da fare. Pagine e pagine sono sparse sulla scrivania, alcune strappate, alcune scarabocchiate di colori diversi che fanno a pugni tra di loro. Palleggiare queste idee non è facile.

Avete presente quando il vento cambia? Non sono mai riuscita a decidere se questa espressione viene dal mio amore per Mary Poppins o se è qualcosa che esiste davvero, ma il vento sta cambiando. Notavo ieri quanto distante sembra l’era in cui divoravo un episodio di Orange is the New Black dopo l’altro, quando invece stiamo parlando del mese scorso, prima che mi prendessi la vita in quel posto per l’ennesima volta, prima che lo spettro della morte alzasse il suo braccio per scuoterlo nella mia direzione.

Sono qui, non ti lascio da sola.

Il vento sta cambiando, e stanotte ho sognato lei. Trovo ridicolo quanti uomini ci siano stati nella mia vita, lo Spaventapasseri, Il Signore degli Idioti, il Principe dei Corvi, l’Uomo Pantera e quest’ultimo, a cui non ho avuto nemmeno tempo di trovare un nome, e lei sia sempre e solo una. L’ho sognata, stanotte, e stamattina, nell’aprire la scatola dei cereali, ho trovato il suo profumo, imprigionato tra il sacchetto di plastica dei cereali e il cartone attorno. Sono rimasta immobile, mentre la texture della sua pelle si ridisegnava sotto le mie dita, mentre la forma della sua spalla incrociava il mio mento e il mio naso.

-se non avete mai strofinato la faccia sulla spalla di qualcuno non potete capire

Sono quasi certa che si stia sposando.

Il calendario diceva 2015 l’ultima volta che le ho parlato, quella volta in cui ha alzato il coltello e mi ha ferito per uccidere. Non ho mai imparato a vivere da allora. Lo spettro della morte annuisce, lo vedete? Camminare sull’abisso mi sta mangiando viva.

Stasera viene una collega, a cena, tra un’oretta. Trovo carino invitare i miei colleghi di Oxford qui, ora che ho la casa vuota per un po’. Non mi aspettavo di affezionarmici così, ma mi sono resa conto che alla fine il mio posto di lavoro è l’unico in cui ho uno scopo. Forse è anche per quello che quando finisco il mio turno non ho voglia di lasciare il caffé, non importa quanto io sia stanca.

 

When you go
Would you have the guts to say
I don’t love you
Like I loved you yesterday

Queste parole non ha mai avuto il fegato di dirmele nessuno.

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