Once Inside

Non importa quanto tempo io abbia passato a ripetere le cose che volevo dire oggi o quanto tempo abbia speso immaginando cosa sarebbe successo e come affrontarlo.

Una volta dentro ho dimenticato tutto, ho chiacchierato e riso e gesticolato e guardato quelle labbra di cui conosco perfettamente la forma, chiedendomi perché avrei dovuto indicare l’elefante nella stanza e rovinare tutto passando alle parole, dicendomi ancora una volta che non c’era bisogno di altro, solo di me e lui, un tavolo da caffè tra di noi, una tazza di te’ verde e…basta.

Poi, siccome sono una persona determinata e coraggiosa, ho sospirato, ho bevuto un sorso d’acqua e ho iniziato a parlare davvero.

Niente avrebbe potuto prepararmi alla sua reazione, al modo in cui ha tentato di nascondersi dietro le dita della sua mano, cercando di sottrarsi alle cose che abbiamo tenuto nascosto dietro la schiena in questi mesi ma cedendo, alla fine. L’ho ascoltato spogliarsi, lentamente, offrendomi…cose. Dubbi, verità celate, incertezze, le domande di una persona che prima di portare il casino nella vita di qualcun altro sta cercando di risolvere il proprio.

Ho ascoltato le sue parole senza fissarlo direttamente, come si fa con gli animali selvatici, bevendo ogni sua parola, gli occhi che mi si colmavano di bellezza, mentre mi diceva che non voleva rovinarmi di nuovo la vita, che gli piaccio ma non riesce ad offrirmi una persona decente. Ho sorriso ascoltando come nemmeno lui abbia mai imparato a relazionarsi con le persone, di come gli amici mettano in dubbio il suo coinvolgimento perché non riesce ad esprimerlo, di come non abbia mai imparato a parlare il linguaggio della gente.

E il suo braccio mi ha stretto a sé, mentre camminavamo, e le sue labbra hanno sfiorato i miei capelli, ancora e ancora, e io ho trattenuto il respiro e mi sono sentita di nuovo una persona. Di più, ho sentito che era lì, finalmente, anima e corpo.

Spero di vederti presto, mi ha scritto, e anche scusa se è tutto così complicato, ma grazie per aver avuto il coraggio di parlare con me.

Io, che dietro la schiena ho ancora nascosto il pugnale con il quale volevo accoltellare il tutto, sono qui seduta nel mio letto, completamente incredula, il cuore pieno di stupore e gratitudine.

Mi sento come se ci avessi fatto l’amore con il cervello e non con il corpo.

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