Le Mie Pinne

E siedo, in quella che è chiaramente la tana di un qualche animale selvatico –non serve una Mary Poppins a deciderlo– nel mio pigiama gufoso e con i piedi felici.

Sono passate quasi due settimane dal mio ultimo post, post che peraltro non rende giustizia alcuna al meraviglioso capodanno che ho passato. Pedalare attraverso Oxford con un vestito luccicante addosso e le magiche babbucce di A, approdare in una cucina dove QSN –sono abbastanza vicina alla sostituzione di questa orribile sigla– cucinava come un forsennato, sentirsi dire Ma tu domani lavori, hai bisogno di dormire, andiamo a nanna presto e finire a guardare Ladyhawke, accoccolata tra le braccia del suddetto sotto una piumone meraviglioso non ha chiaramente prezzo. Quando i botti della mezzanotte sono iniziati ho alzato la testa verso di lui e ho mormorato Buon Anno per ricevere un bacio morbidissimo e una stretta ancora più coccolosa.

Parliamone. Quanti uomini si sarebbero svegliati alle 6 del mattino del giorno di Capodanno –e di domenica– solo per farmi la colazione perché dovevo andare al lavoro presto?

Comunque.

vedete come si perde facilmente il filo del post quando si parla di QSN?

Dopo una giornata lunghissima iniziata alle cinque del mattino e piena di consigli tipo Dovresti diventare supervisor, saresti brava, sei nel negozio giusto, è così tranquillo, fai un investimento, ti fa bene al CV, fallo, fallo FALLO, approdo a casa con i piedi a pezzi –maledette scarpe e maledetti turni di nove ore– e mi areno tristemente sul letto.

Che ne sarà della mia vita? Cosa voglio veramente fare? Aveva ragione il mio supervisor M quando diceva che il problema grosso è che non sai cosa vuoi fare nella vita. Mi sono girata da una parte e ho deciso che la prima decisione sensata da prendere era rubare del sale grosso dalla cucina e mettere i piedi a bagno.

Niente di più sensato.

Vorrei che potessimo tornare indietro
e ricordarci quello per cui combattevamo
Vorrei che sapessi
che mi manchi troppo per essere ancora arrabbiata

Mi piace metter su la musica a caso e così, con i piedi a mollo in acqua bollente e sale, ho iniziato a cantare. Canzoni del passato, come For You dei The Calling, targata peraltro 2003, e Perfect di Pink, che assieme a Try di Colbie Caillat nutre la vocina dentro di me che qualche volta non dice Va Tutto Bene a voce abbastanza alta. Ho cantato a squarciagola, battendo il tempo nell’acqua con le mie pinne, osservando l’ombra delle ondine sul fondo bianco della vasca e schizzando goccioline solo per vedere i cerchi allargarsi sull’acqua.

Romeo salvami, mi sentivo così sola
questo amore è difficile ma è reale.
Non aver paura, usciremo da questo casino,
è una storia d’amore, dì solo di sì.

In qualche modo credo che accidentalmente il 2016 sia stato l’anno di Taylor Swift, tra Out The Woodche mi ha vista in bilico tra la cotta per l’Altro Naufrago –ehi man, ma mi leggi ancora?– e la Disperazione dei giorni in cui non volevo nemmeno uscire dal lettoAll You Had To Do Was Stayche portava indietro troppe cose e troppe persone– e I Wish You Would -che apparterrà sempre a Lei– finché non è arrivata, in sordina, This Love, con le sue note che scivolano come acqua molto bassa sui ciottoli, in una mattina autunnale piena di sole nella quale ho visto per la prima volta un mondo più vivido e affilato di come lo ricordassi.

Questo amore è buono, questo amore è cattivo,
questo amore è tornato in vita dalla morte
queste mani hanno dovuto lasciarlo andare
e questo amore è tornato indietro da me.

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