Come Forchette

Non vi ho mai parlato granché del mio nuovo lavoro –mostly perché non mi piace– ma gran parte di esso consiste nel maneggiare forchette.

Mi ricordo il panico del primissimo giorno, quando mi hanno messo in mano una rastrelliera di forchette appena uscite dalla lavastoviglie e mi hanno detto dividile. Le ragazze attorno a me le impilavano in quattro mucchietti precisissimi mentre ai miei occhi sembravano tutte uguali e l’impulso era chiedere una seconda opinione per ogni forchetta che prendevo in mano.

Oggi, mentre lucidavo le forchette –si mettono in acqua bollente e si asciugano con uno strofinaccio per evitare che si asciughino a macchie come fanno normalmente le posate-, le mie mani le dividevano automaticamente: quelle da studenti, con i fianchi sgraziati e spigolosi, quelle affusolate della tavola alta ma piccole -perché prenderle tutte della stessa misura era troppo facile– quelle di media dimensione –negli anni la misura della fabbrica è cambiata leggermente– e quelle lunghe, meravigliose, con rebbi che sembrano ciglia e ok, la prossima volta meno passione per il design.

Ho riflettuto, oggi, tra le varie disgrazie.

All’inizio è così anche con l’amore: non ti fai tante domande, quando sei innamorato, quando una persona ti piace ti ci butti e basta e la vivi. Per mangiare una forchetta vale l’altra.

Man mano che accumuli relazioni, però, inizi a percepirne la sfumatura, a capire di che tipo di forchetta hai bisogno, a distinguere quelle buone da quelle che ti si spigoleranno in bocca. Non vuoi una forchetta perché tanto una vale l’altra, vuoi la forchetta, quella giusta, adatta al momento e alla situazione.

pausa di riflessione

Sì, sembrava tanto bellina quando mi è venuta in mente e ora che l’ho scritta zoppica un po’, ma mi ci atterrò lo stesso perché oggi mi sono sentita un po’ più consapevole delle mie necessità affettive e delle coordinate personali in cui mi trovo.

Questo non mi rende assolutamente una persona meno emotiva ma almeno un po’ più consapevole sì.

 

Il Mese Sbagliato

Un’altra placida giornata a Siracusa.

perché sapete quanto amo il principe Proteo e la scena che porta all’abbandono di Marina, ma questa è un’altra storia

In genere i miei post iniziano in questo modo quando la giornata è stata sufficientemente assurda da guadagnarsi un io non mi annoio mai. Questa in specifico è iniziata con tanti buoni propositi, finire di fare le valigie, selezionare il resto della roba da trasferire, fare la doccia, le pulizie, tante belle cose. Ho fatto tutto, ho pranzato orgogliosamente da Starbucks, portato tutti i miei averi ai charity e poi ho preso il primo dei due autobus per andare finalmente a firmare per la stanza dei miei sogni.

Che sarà libera il 7 di MAGGIO, non di APRILE.

Il cretino dell’agenzia –e uso il termine cretino perché si tratta dello stesso cretino che è arrivato all’appuntamento la settimana scorsa con 25 minuti di ritardo, che non aveva la stanza giusta e che per ripiego mi ha fatto visitare la stanza che avevo già visto– mi ha dato il mese sbagliato, così dopo due giorni passati a fare progetti e valigie mi è toccato chiamare Jo e dirle che no, non me ne vado la settimana prossima ma il mese prossimo.

chiaramente è stata felicissima di sapere che le avrei dato altre 450 sterline

Ho portato a Mr. Gatto il suo regalo, oggi, ma mi ha stupito come sia stato più felice di vedere me che non il regalo. Mi fai sorridere con la tua sola presenza, dovresti sentirti una donna realizzata. Quando gli ho detto che quando lo vedo sta sempre sorridendo ha –chiaramente– sorriso e mormorato That’s how special you are.

Ho rifiutato l’invito a cena di Mr. Gatto per tornare a casa, perché QSN aveva detto Ehi, domani pomeriggio sono libero, telefoniamoci. Sto aspettando quella chiamata dalle quattro.

Sono le dieci e adesso vado a nanna.

Scelgo per te

Ho di nuovo sognato lei.

E’ successo già tre volte questa settimana e in tutti i sogni eravamo insieme, senza litigare, una nuova versione della nostra coppia che ce l’aveva fatta nonostante le avversità.

Non ho idea di cosa significhi e francamente, per una volta nella vita, non ho risorse da impiegare da quella parte.

se a qualcuno però venisse in mente una valida spiegazione per questi sogni, beh, fatevi pure avanti

Oggi l’Universo si è scocciato e ha deciso per me: ho ricevuto una chiamata da una delle due agenzie immobiliari con le quali ero in contatto e a quanto pare la landlady ha venduto la stanza alla quale ero interessata senza nemmeno passare per l’agente stesso.

Fortunatamente –e come poteva essere altrimenti?– non si tratta della stanza di cui ero innamorata ma dell’altra, quella che non riuscivo ad escludere per la qualità degli ambienti in comune. La stanza su cui avevo messo gli occhi all’inizio, quella della quale ho dovuto innamorarmi tre volte, non solo è ancora sul mercato ma su richiesta hanno abbassato leggermente il prezzo.

E così dopo queste settimane di incertezza abbiamo finalmente una risposta: segui il tuo cuore.

Ho dedicato la giornata a valutare vestiti, riempiendo la prima delle mie due valigie con quelli che non sto usando e ammucchiando una pila “per charity” di tutto rispetto. Alla fine sono tutti capi per i quali ho speso al massimo 7 sterline e il fatto che il ricavato vada a nobili cause rende la cosa ancora più facile.

Approfittando della giornata tranquilla mi sono anche dedicata a due progetti manuali di scrapbooking e creazione gioielli per due amici che stanno facendo moltissimo per me-ma che dico, li conoscete benissimo, sono Mr. Gatto e il mio amico A, quello che mi ha offerto il lavoro al college. Il primo tiene un taccuino di saggezza giornaliera che ha quasi consumato del tutto e il secondo vuole da tempo che io gli faccia una collana…oggi ero a casa da lavoro e devo dire che riprendere in mano pennello, perle e carta mi ha dato una soddisfazione inaspettata.

Ora resterebbe solamente da riprendere in mano la scrittura, cosa che stamattina ho cercato di fare ma ho accantonato per motivi puramente morali. E’ un periodo così, lo sapete, con tante cose per la testa e poca pazienza per realizzarle. Comunque…meno nove giorni all’ora X, quando QSN finalmente tornerà a Oxford e la tanto agognata stanza sarà disponibile!

Gelatina

You’re a rose in a field of sweet corn.

gioco del giorno, indovinate chi ha detto questa frase e poi indovinate chi invece non l’ha detta

Breve pausa tra un turno 7-15 e uno 18-21, con addosso i rimasugli di conversazioni di ieri sera, i postumi dell’allibimento di stamattina quando mi è stata consegnata la busta paga e in bocca ancora il sapore di quella forchettata di pasta al pistacchio che il mio collega italiano G mi ha fatto provare.

è una cosa che a parole non si può veramente spiegare

Il limbo di ieri è ancora qui e riempie la mia stanza come una gelatina trasparente che rende ogni movimento difficile e annega un po’ i miei pensieri. E’ difficile anche solo cercare di capire dove sono finita dopo le conversazioni avute con QSN lo scorso weekend, il suo silenzio degli ultimi due giorni e il modo in cui, nonostante tutto, domenica mi ha proposto di andare due giorni insieme a Bath. Il semplice pensiero che con una domanda io possa ottenere una risposta di cui non posso fidarmi mi fa passare completamente la voglia di porre la suddetta domanda. L’unica mossa sensata è aspettare quei dieci giorni che mi separano dal suo ritorno e poi affrontarlo faccia a faccia.

Il solo pensiero mi mette la nausea.

La verità è che finché sono qui, nella mia stanza, con altro da fare per le mani e il freddo che mi hanno lasciato addosso i suoi ultimi messaggi, sarebbe fin troppo semplice mollare la presa e lasciarlo scivolare via.

Quel giorno, quando lui sarà qui, quando le sue mani e la sua voce mi avranno agganciato di nuovo, non sarà più questione di mollare la presa ma di strapparmelo dal cuore.

 

PS: ieri, mentre ero da Starbucks, mi sono messa a scrivere.

Ogni volta che vado là mi viene chiesto quando mi deciderò a tornare e dato che non mi è assolutamente permesso –per via di ragioni economiche– presa dall’impeto ho scritto una storia nella quale effettivamente tornavo.

Non solo me la sono goduta come poche cose negli ultimi tempi ma mi è tornata anche la voglia di scrivere e ho immaginato una possibile dimensione per la storia che stavo cercando disperatamente di costruire.

Non si sa mai, mentre cerco di distrarmi da tutto questo potrebbe uscirne qualcosa…

 

PPS: quasi quasi uno di questi giorni la trascrivo e la pubblico.

Teatro, Baci e Carta di Giornale

Ebbene sì, sono teatrale.

Non terrei un blog, in caso contrario: mi limiterei a vivere la mia vita senza pensare, senza troppe domande, senza enfatizzare le cose che mi succedono. Probabilmente le troverei normali, noiose, invece mi diverto a sedere alla mia scrivania ogni sera –bugiiiia, per lo più scrivo seduta a gambe incrociate sul letto, ma again, era più teatrale così– e mettere in fila le cose interessanti.

Sono le tre, nel momento in cui scrivo, e io ho avuto una produttiva mattinata in cui ho chiesto scusa a QSN per la mia reazione di ieri, ho chiamato entrambe le agenzie immobiliari, ho rimesso a posto la mia stanza dopo tre giorni di assoluto caos e ho fatto due lavatrici.

Ora sono in attesa che le agenzie mi richiamino, che qualcuno mi mandi la rota di questa settimana così posso evitare Mr. Gatto, che mi vengano idee per un gioiello per il mio amico A e che il sole brilli al punto da convincermi a uscire dal mio pigiama per una passeggiata in centro.

Nel frattempo tra una cosa e l’altra guardavo un film tratto da un libro bellissimo, Naomi and Ely’s no Kiss List, fermandomi alla scena in cui il protagonista Ely –si legge Ilai, per qualche motivo– si sporge verso il ragazzo della protagonista Naomi, lo prende per il bavero e lo bacia.

Così, di punto in bianco.

Sto pensando se ho mai baciato qualcuno così. Per baciare lei ci sono voluti due anni e ogni altra cosa è stata più o meno conseguenza del bacio di un ragazzo, tranne nel caso di Verde Acqua, che all’epoca disse una cosa così dolce che non potei fare a meno di sporgermi verso di lui e baciarlo.

Ah, così alla fine l’ho fatto anche io.

Quel bacio, quello di Ely e Bruce, non doveva succedere, eppure i due si sono baciati lo stesso. Mi chiedo cosa succeda in quel momento, se le persone sappiano che certe cose sarebbe meglio non farle eppure cedano ugualmente. L’attimo dopo Ely si ritrae e ammette lo sbaglio, ma intanto è successo –e solo leggendo il libro scoprirete le conseguenze della sciagurata azione– e si è creato un precedente.

 

In realtà non so come mai mi sono soffermata su questo dettaglio –o sì-. La verità è che in questi giorni non mi va troppo di parlare di quello che mi sta succedendo, perché in realtà non lo so nemmeno io. Sono in attesa del rientro di QSN, di un faccia a faccia che potrebbe portare dovunque, senza sapere in che direzione preferirei andare o cosa sarebbe meglio fare.

Sono immersa in un limbo, un limbo di sole e scrapbooking per il quale, come sempre, non ho carta da giornale. E dire che l’ho buttato giusto stamattina…

Punto di Rottura

Non credo che tu stia con me perché ti piaccio, credo che tu stia con me perché sei insicura e che tu non sia davvero felice con me.
Io non mi sento del tutto rilassato quando sono con te e sicuramente te ne sarai resa conto.

Hanno un bel dire che la bontà paga, che bisogna essere generosi fiduciosi sopportare e le cose belle arriveranno.

Sono stufa di essere quella che cerca la gente, d’ora in poi se vi interessa muovete il culo voi.

Tra un mese

Tra un mese…

…ricorderai questo momento. Ricorderai la giornata di 11 ore, ricorderai il modo in cui si offrono i bicchieri di vino agli ospiti superposh, ricorderai come si prepara il ricevimento nella casa della principal, ricorderai il panico della scelta della stanza e con un po’ di fortuna avrai già scelto.

Ricorderai il video che tutti trovavano supercreepy ma che ti ha fatto pensare a QSN, finché lui stesso te l’ha mandato durante un litigio e poi ti ha mandato a letto con un buonanotte gorgeous. Ricorderai le lacrime sulla faccia sporca di fatica, ricorderai la frustrazione e il desiderio di smettere di lottare, quel desiderio che non ti sei mai permessa di realizzare.

Ricorderai le corse con la buggy per le stradine del college, gli scoiattoli, gli studenti e i fiori incredibili a bordo strada, in una giornata di gelida primavera con un sole incredibilmente luminoso. Ricorderai i giramenti di testa, la tensione, l’interesse, il panico.

Ricorderai la letterina di Robin, l’arrivo del bookplate in un momento di difficoltà, la tenerezza e la notizia del suo arrivo, pure, a Oxford.

Ricorderai ricorderai ricorderai…e con un po’ di fortuna sarai molto, molto più avanti.