La Musica Ritorna

Oggi il mio turno di lavoro era 7.30-11.
Mi sono svegliata alle 7.15.

pausa che potete riempire con brutte parole in diverse lingue

Mentre mi infilavo di corsa la divisa ho connesso il cellulare al wifi solo per ritrovarmi due messaggini di QSN di pochi istanti prima, uno che diceva Ehi, perché non sei ancora sveglia? e una faccina-abbraccio.

Lo stesso QSN che ieri mi ha mandata a letto arrabbiata perché nel momento in cui gli dicevo quanto mi mancava mi ha liquidata con un mancano tre settimane ho sonno vado a letto.

Ho sentito addosso l’abbraccio di QSN tutta la mattina, un abbraccio caldo che diceva sono scemo ma se mi dai tempo lo dimostro che ti voglio bene.

i xe omeni, dopotuto

Oggi è stata una giornata densa e vivace.

Dopo il turno di lavoro –che mi è sembrato velocissimo– sono stata a prendere qualcosa con il mio amico W che non vedevo da mesi, per aggiornarci sulle nostre malefatte, lamentarci di Trump e progettare la visione del prossimo Eurovision Song Contest insieme. Oxford era ventosa, oggi, e pedalare su e giù per Bambury Road è stato piuttosto interessante.

Poi ho incontrato la mamma di Fra e preso insieme a lei, Cì e Fra un delizioso the con Smarties. Scopriremo tra qualche ora se bere un the alle tre del pomeriggio compromette per sempre la mia abilità di dormire. Anche se si tratta di un roiboos.

Mi sono aggirata per i negozi di Oxford per una volta con una missione che non posso ancora rivelare, cullata dalle musiche del piano di Paterlini e sentendo per la prima volta dopo mesi il desiderio di scrivere. Mentre il sole calava sono andata in cerca di fiori in offerta ma mi sono invece imbattuta in una strada chiusa al traffico, una laterale di Bambury Road che porta ad un bellissimo e nuovissimo edificio che ospita una scuola di musica.

Una manciata di guardie era lì, con i loro cappelli altissimi e vari strumenti musicali, ed una fanfara solenne e bellissima permeava l’aria al punto da scivolare nelle mie orecchie nonostante gli auricolari. Mi sono fermata a guardare il corteo di gente importante che passava e ho posato la bicicletta al muro, incuriosita, mentre un uomo che a quanto pare è stato più volte nominato agli oscar e ha vinto una serie di Bafta parlava della musica, di come può raggiungere e commuovere anche il più illetterato degli ascoltatori, di come sia un linguaggio universale, di come the thing about music is that you never arrives, mostly because there’s no parking.

E io me ne stavo lì in piedi, ascoltando, fissando la grossa forbice dorata –c’era davvero!– e spiando nelle stanze al secondo piano, dove qualcuno abbracciava uno strumento e qualcun altro abbracciava una persona. E ho ripensato alla musica del piano che ha cullato Seareen, a quella nella quale QSN ci nasconde quando siamo soli, alle preghiere di canzoni come Whom Shall I Fear e You Lift Me Up, che parlano sempre del sole splendente e di prati verdissimi.

E credo che sia il momento di ringraziare l’Universo.

Grazie Universo per le persone amorevoli, quelle che parlano il dialetto dalla nascita, quelle che vengono da un’altra parte e quelle che usano timidamente la mia lingua per raggiungere me.

Grazie Universo per il cibo offerto da persone amorevoli, il cibo regalato dagli amici che non pensano nemmeno un attimo a farti pagare, il cibo salvato dalla distruzione e portato altrove.

Grazie Universo per la bellezza, quella della musica, quella dell’architettura e quella della primavera che sta invadendo lentamente Oxford.

Grazie Universo per l’amore, la tenerezza e la devozione.

 

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