In questo mondo di piumoni

Ho elencato le cose che mi stressano in una comoda lista suddivisa in quattro categorie, Lavoro, Stanza, Trasloco e Londra.

ho tenuto le persone fuori da questa lista perché mi sembrava poco carino

La prima si risolve con aspettare il verdetto del 15 maggio, la seconda con aspetta che ti contattino, la terza con aspetta l’otto aprile e la quarta con cosa vuoi fare a Londra? Insomma, come tante cose è solo questione di tempo.

Ho passato la giornata di oggi a cercare di prendere decisioni.

Voglio un piumone a 10.5 tog? O ne voglio uno combinabile a 3+9 tog per le diverse stagioni?

Voglio spendere 25 sterline per un set di dubbia qualità o voglio comprare tutto separatamente a 60 sterline?

Mi serve un cuscino a medio sostegno o uno a sostegno elevato dato che dormo su un fianco?

Voglio ordinare tutto online o mettere le mani su ogni singola cosa a manina come ‘sti anni?

Non potete veramente capire. Le decisioni mi mettono tremendamente in crisi, anche se non sono vitali e non mi cambierà la vita comprare il cuscino sbagliato.

O sì?

Il fatto è che manca solo una settimana, ed è anche parecchio impegnativa…domani 12-20, martedì split shift –che sarebbe venire al mattino e poi tornare la seramercoledì turno 9-5 e poi fuga a Londra, dove giovedì farò colazione con la mia scrittrice preferita che poi la sera sarà a Oxford e nel weekend dalle 9 e 17 e 11 fino a quando non cadiamo tutti stanchi morti.

Sei giorni su sette, perché sono indietro di 17 ore.

 

Ad essere proprio sinceri sinceri io voglio solo un letto di nuvole, una cosa supermorbidosa che mi coccoli nelle notti tristi e solitarie.

E fuck the rest.

Fare Night

In genere quando scrivere un post mi prende troppo tempo e finisco dopo la mezzanotte lo edito e lo pubblico retroattivamente, in modo che risulti nel giorno giusto.

Oggi NO.

Ho passato la mattina a fare valigie e poltricchiare perché iniziavo a lavorare alle quattro. Altra missione impegnativa, cena a casa della preside con ospiti importantissimi e multimiliardari –ho visto passare delle Jimmy Choo e Louboutin– –non so perché lo sto dicendo dato che per me una scarpa vale l’altra purché siano comode. La data coincideva con il ballo del college quindi abbiamo dovuto fare i salti mortali per spostarci all’interno del campus: in genere usiamo la buggie ma stavolta la sicurezza aveva transennato mezzo prato e ci siamo dovuti arrangiare con i carrelli e a manina, come ‘sti anni.

Hanno avuto lo champagne come aperitivo, con 5 diversi tipi di canapè, poi hanno fatto il giro del campus, poi si sono seduti e hanno preso l’antipasto, poi il piatto principale, poi il dolce, poi si sono alzati per andare a vedere i fuochi d’artificio poi sono tornati e hanno mangiato frutta e formaggi, poi un altro giro di dessertini –che li fa Anou e vabbé, se non fosse già sposato– e alla fine se ne sono andati, lasciando pile di piatti sporchi alte sei metri e una quantità di posate da far spavento.

Io sonno stata in piedi nelle mie scarpe da donnina grande la bellezza di otto ore filate, mangiando solo i canapè avanzati e smangiucchiando poi insalata di frutta verso la fine.

Ma comunque.

Mentre tornavamo al main building abbiamo dovuto attraversare una sala da ballo piena di luci e musica che invitava solo a fermarsi e lasciarsi andare. Ho visto una coppia ballare e ho provato una fortissima invidia perché in nessun punto della mia vita ho mai avuto la possibilità di ballare con qualcuno che mi piaceva, e nel guardare gli studenti che mi circondavano ho provato una sorta di rimpianto per il modo in cui ho abbandonato lo studio rinunciando così ad un ambiente sociale che comunque ha il suo peso/interesse.

E poi un ragazzo mi ha sorriso.

E io vorrei tanto dire che non mi ha fatto nessun effetto ma in quel momento, pur con tutte quelle ore di lavoro alle spalle, avrei solo voluto togliermi il mio gilet da uomo –che mi sta malissimo tanto quanto ieri– e buttarmi in pista.

Forse che sì…

Vorrei che quello che ho fatto oggi si potesse mettere in parole.

Vorrei che immaginaste quel panico da esami, da cose che ti mettono alla prova e sulle quali poi ti giudicheranno, da cose mai fatte e per le quali non ti senti eccessivamente all’altezza.

Vorrei che immaginaste also la sala grande di Harry Potter, quella in cui gli studenti mangiano, quella con la pedana rialzata su cui mangiano i professori.

Io stasera ero assegnata alla pedana dei professori.

 

Immaginatemi con scarpe scomodissime ma da adulta, pantaloni con la piega, camicia bianca stirata per l’occasione e un gilet nero da uomo che siccome io un uomo non sono mi stava malissimo. Mi ero anche truccata e tirata su i capelli con attenzione, quindi un bel rossetto rosso e occhi scuri. Sì, non male, a parte il gilet.

E tesa come una corda di violino, in piedi in un angolo, ad aspettare che Mika facesse cenno agli studenti che si alzassero in piedi per l’arrivo dei fellows –non chiedetemi il significato di questa cosa perché non lo so– a seguire con lo sguardo i suddetti che prendevano posto alla tavola alta e sobbalzare miseramente quando il leader della tavola ha battuto il tradizionale colpo con il martello.

 

Mika è stato meraviglioso. Mika dev’essere stato un cane pastore nella sua vita passata perché non solo è bravissimo a prendersi cura di me ma anche a insegnarmi le cose e a guidarmi senza opprimermi o esagerare.

Segui me.

 

C’è una fondamentale differenza tra quello che faccio di solito alla finestra della mensa e quello che ho fatto oggi: la gente ti guarda negli occhi. La gente è grata di avere qualcuno che gli porta il piatto, che gli riempie il bicchiere di vino o che porge una bottiglia d’acqua nuova quando sta finendo. La gente sorride, ringrazia, a volte ride complice.

La gente ti da’ una cazzo di soddisfazione.

ebbene sì, sono sboccata

Ho camminato avanti e indietro con fierezza e orgoglio per essere riuscita finalmente a strappare sguardi grati alle persone di cui mi prendo cura, una delle cose di cui più avevo bisogno in questo periodo. Lavorare sulla tavola alta è stata un’esperienza molto appagante che ha acceso una piiiiccola luce alla fine del tunnel, tra commensali che Questo vino è eccezionale, so che non potete ma alla fine della cena prendetene un sorso, non dirò niente a nessuno e, inaspettatamente, uno dei miei regulars di Starbucks che ha sorriso astutamente e mi ha chiesto se mi trovavo bene. Se non ti trattano bene vieni da me che ci penso io.

 

Sono stremata.

Ho lavorato undici ore filate, sedendomi verso le quattro per una mezz’oretta e stringendo i denti fino alle dieci prima di poter mangiare qualcosa. C’è da dire che alla fine il qualcosa si è rivelato essere una manciata di gnocchi verdi con pomodorini al forno, ravioli allo speck, un pesce favoloso e una torretta di verdurine e avocado.

Non sento più i miei talloni e sono seduta in mutande sul letto a scrivere perché la prima cosa che ho voluto fare è stata uscire da quei vestiti scomodissimi ma almeno non sono più disperata come ieri.

 

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: Reyn è sempre negli States e dopo un timidissimo tentativo non mi ha più scritto, Mr. Gatto è –colpevolmente– latitante, giovedì prossimo incontrerò la mia scrittrice preferita e lunedì 8 maggio se tutto va bene trasloco.

E così inizia…

Mi è appena stato detto che nella mia nuova stanza non c’è il piumone.

E. fa notare che se anche ci fosse forse non sarebbe il caso di usarlo e credo abbia ragione

Io povera ingenua, che nella vita non ho fatto altro che passare da una casa di famiglia all’altra, possiedo unicamente un cuscino e la sua federa, comprati ai tempi di Verde Acqua che non aveva un copriletto serio che fosse uno.

in realtà possiedo anche un bellissimo set di lenzuola singole con fiori rossi e bianchi che in dieci giorni sarà completamenteinservibile perché nella stanza nuova il letto è doppio. Fine della storia

Quindi mi serve un piumone. E come cazzo si sceglie un piumone?

fa un po’ ridere ma di persona faccio proprio così, quando devo dire una parolaccia non rallento nemmeno ma quando arrivo alla parola incriminata non la pronuncio, muovo solo la bocca

Apparentemente si va e si tasta. La mia amica E –alla quale non ho ancora trovato un nome sebbene stia in questo blog da taaaanto tempo– ha detto Vai in centro e tasta e decidi. E io che sto diventando grande –ho scarpe da grande, un orologio da grande e a breve sarò anche proprietaria di un piumone matrimoniale– mi sento così sollevata all’idea che lei possa guidarmi in questo che veramente mi vien quasi da piangere.

E compri un piumone…ma non compri un secondo cuscino, nella speranza che prima o poi qualcuno lo debba usare?

io avrei dovuto capire tutto la volta che, per farlo smettere di lamentarsi delle lenzuola che aveva, ho dovuto prendere Verde Acqua per le orecche e trascinarlo IO da Primark

E quando hai cuscino e piumone non compri un bel set allegro? Floreale? Variopinto?

come mi manca il mio letto di Drayton…tutto verde…con le farfalle…

E da un giorno all’altro non solo devo comprare un set di lenzuola –che comunque morivo dalla voglia di comprarmi– ma anche cuscino e piumone.

E io che volevo viaggiare leggera inizio ad accumulare cose…

Senza Direzione

Mi sto spellando.

E’ la logica conseguenza di aver preso incautamente il sole in una domenica di metà aprile ma fa un po’ ridere dato che oggi ha quasi nevicato. Ho finalmente provato l’ebbrezza –da quando in qua questa parola ha due B? E com’è possibile che me ne renda conto solo ora?– di pedalare sotto la grandine ma grazie al cielo una doccia bollente ha cancellato qualunque danno.

Ma io cosa sto facendo?

Credo che ad andare un po’ indietro nel tempo, nel mio blog, ci si possa imbattere in un altro di questi miei momenti di bonaccia –che sul dizionario suona bene ma una barca ci muore in mezzo alla bonaccia– nei quali non so chi sono e cosa sto facendo ma soprattutto dove vado.

La giornata di lavoro di oggi è stata pallosissima, tra l’attesa di persone dentro e fuori dalle conferenze e una pila infinita di cose da lavare. E fate silenzio perché c’è la conferenza, e fate in fretta che abbiamo solo mezz’ora…stiamo facendo scorrere l’acqua, non suoniamo la grancassa! Inoltre è per vostro uso e consumo, giacché non volete acqua che sembra latte.

O la volete?

E’ tutto congelato nell’attesa del trasloco: mi preoccupa così tanto che non voglio mettere in piedi niente finché non me lo tolgo dai piedi. E la bicicletta, e le mie cose dei gioielli, e i vestiti, e controllare che non ci siano altre cose da buttare…

…quando i post prendono questa direzione mi secca un po’. Sono il chiaro specchio dei miei sentimenti e tali dovrebbero essere ma sono incomprensibili, poco piacevoli da leggere, grigi e senza una direzione.

Come me.

Un Colpevole Mal di Testa

E’ difficile scrivere un post quando la testa ti scoppia.

E’ difficile anche solo pensare, quando la testa ti scoppia.

Mika ha dato la colpa al vento ma il fatto che io abbia vissuto quasi trent’anni senza sapere che il vento fa venire mal di testa non mi lascia molta speranza per la buona riuscita del resto della mia vita.

Comunque.

Sono sul mio letto circondata dagli acquisti di ieri e oggi, ieri per la fiera del fumetto e oggi per l’Outlet Village nel quale siamo stati io e Mika prima di andare a vedere una casa che vorrebbe comprarsi. Una parte di me crede fermamente che il mal di testa sia senso di colpa per le spese che ho fatto oggi perché in un colpo solo ho speso 85 sterline e non lo faccio mai.

Non voglio nemmeno pensare a quanti soldi ho speso tra ieri e oggi.

Siccome tuttavia sono abbastanza fiera di alcune delle mie spese mi sputtanerò vergognosamente su questi schermi in attesa che venga un orario decente per mangiare. Iniziamo senza indugio:

  • shampoo e balsamo in offerta, £3 –esatto, non c’entrano niente ma erano in offerta
  • tre scatole di filo interdentale al prezzo di una e mezza, 6£ –same
  • crema per le mani superfiga superpotente, in omaggio con i punti della carta
  • un quadretto di Rachel Blackwell, £12
  • un paio di illustrazioni di questa bravissima disegnatrice, £4
  • un paio di cartoline di questa bravissima illustratrice, £2
  • un paio di pins e stickers di questo personaggino, £2
  • questa mini Sakura, in onore della nuova serie, £4
  • una spillina con su scritto cattivo di turno, £1
  • un paio di scarpe nere per il lavoro, £35 invece di £60
  • un orologio Swatch per il lavoro, dato che altrimenti controllo sempre il cellulare, £34 invece che £50

Tenendo conto di questo e delle spese di cibo e spostamenti dovremmo aggirarci attorno alle…

si copre gli occhi nervosamente

Sì, ok, sono una merdina e ho speso in 2 giorni la bellezza di 120 e passa sterline. Ora per un paio di settimane possiamo mangiare tonno e piselli e vestirci di tela di sacco, direi.

Settecento e Settanta

Il mio zaino è pieno di cose e io adoro quando il mio zaino è pieno di cose.

Innanzitutto, dato che per una casa nuova ci vuole un regalo, ho comprato un quadretto di una disegnatrice inglese con una cornice rustica bellissima e un paesaggio fiabesco che mi parlava e non ho potuto lasciare lì. La fiera dell’artigianato oggi era anche più irresistibile e io ho cercato disperatamente di limitare i danni…dodici sterline alla fine non sono poi così tanto, no?

-settecentosettanta euro-

Poi è stata la volta dell’Oxford Comicon, che era a.più piccola del previsto b.meglio fornita di gadget del previsto c.troppo costosa e d.piena di disegnatori indipendenti, cosette kawaii e stupidaggini a meno di due sterline che non ho resistito a comprarmi, così poi avrò qualcosa da mettere nella mia nuova camera.

settecentosettanta euro

Siccome poi era prestino sono anche andata al caffé degli italiani, dove mi sono goduta la compagnia dei miei amatissimi e mi sono divertita un sacco.

Poi mi è toccato sentire una cosa.

Non credere, poverina, si è fatta tre anni con un iPhone5 che stava tirando gli ultimi.

Sì, ho dovuto supplicare mio padre, mi ha dato cento euro e ho comprato un Nokia che non sapevo come usarlo e dopo un mese l’ho buttato via. Gli ho detto A uno come te non ti costa niente, prendimelo nuovo.

Stavamo mangiando quindi sono stata tranquilla, poi ho chiesto Quanto costa un iPhone nuovo?

credo che potete arrivare da soli alla risposta

Vorrei viverci io in una casa dove comprare un iPhone è una cosa da niente.
Io ci pago un mese di affitto con quei soldi e avanzo qualcosa anche per spassarmela nei weekend.
L’ultimo cellulare che ho comprato ne costava 150 e io mi sono sentita mostruosamente in colpa. Anche se erano soldi miei, guadagnati lavorando e nessuno mi faceva i conti in tasca.

E niente, per qualche motivo tutte le belle cose viste oggi splendono un po’ di più perché una persona alla quale mi sto affezionando ha detto alcune cose che mi hanno fatta sentire una merdina.