Quando non si mangia

Un altro giorno è passato.

Scoperte di oggi: al tramonto il sole passa esattamente attraverso la mia finestra e mi riempie la stanza di luce –che potrebbe essere l’unico lato positivo di questa sistemazione– e il mio padrone di casa è amico di uno dei miei regular storici di Starbucks.

Purtroppo nel frattempo quello Starbucks è stato chiuso, notizia che mi ha riempito di un’inspiegabile tristezza e nostalgia. Quella è stata una di quelle esperienze che mentre le vivi non vedi l’ora che finiscano ma quando succede… beh, ti restano i bei ricordi e una gran nostalgia.

All’epoca riempii un quadernino di idee e spunti riguardo una possibile rivisitazione fantasy di quel periodo… e la voglia di riprenderla in mano, ora che sono a Oxford, c’è ancora.

Oggi è stata una giornata un po’ diafana, il cui punto più alto è stato quando mi sono stati consegnati i bagagli. Finalmente sono tornata in possesso di tutta la mia roba, compresi gli indumenti pesanti che ieri sera mi avrebbero fatto tanto comodo… sono ancora sprovvista di un asciugacapelli e potrebbe essere un grosso errore ma lo scopriremo solo vivendo.

Altro fatto interessante della giornata è che non ho mangiato quasi niente e non ho nemmeno avuto fame: alle dieci ho mangiato due biscotti –e due, non duemila come al solito– con il latte, a mezzogiorno una scatolina di pasta alla feta e pomodori secchi, a merenda un sacchettino di Doritos piccanti e per cena una porzione di carotine intinte nell’hummus.

Queste ultime, per fuggire alla valanga di parenti comparsi improvvisamente nel soggiorno del mio landlord, le ho sgranocchiate in giardino, ammirando il cielo terso, le rose multicolori e l’incredibile quantità di roba che gli inglesi sono capaci di ammucchiare nei giardini.

Sono ancora un po’ a mezzo servizio, un po’ bloccata: mia sorella ieri sera suggeriva che io fossi in qualche modo sotto shock e la cosa ci si adattava bene… non esiste che io sia qui calma e tranquilla e soprattutto perfettamente in grado di scrivere il mio post senza ripensamenti di sorta! Qualcosa si deve essere incastrato nel tragitto.

E anche se sono solo le otto –ma le nove in Italia, mi raccomando– credo che sia il momento di postare, lavarsi i denti e portare in cima al mezzanino tutta la mia tecnologia: il pc per guardare la puntata appena uscita della terza serie di Freese non altro mi distraggo con quegli adorabili nuotatori-, il cellulare perché di sì e il fido e-reader per andare avanti a leggere Orson Scott-Card, la rivelazione estiva.

non credo di averlo comunicato ufficialmente ma Harlequin è andato ufficialmente in pensione ed è stato lasciato in eredità a mia sorella… al momento viaggio con Golia, il nome più cazzuto che mi veniva in mente– –è nero, molto più grande di Harlequin e soprattutto ha rifiutato con sdegno la custodia dorata che ho cercato di rifilargli quando l’ho comprato. Non fate il mio stesso errore…

“Ehi, bella cavallina!”
“Guarda che lui si chiama Golia…”

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