Back in the Game

Ieri sera non ho postato.

Tornata a casa a mezzanotte mi sono ritrovata a coccolare un gatto che dormiva in cima alla canoa che il mio padrone di casa tiene nel suo giardino –non fate domande– resa invincibile ed euforica dai drink che il mio amico Mika mi ha offerto –qualcosa di amaro all’arancia e dolce all’ananas.

Ieri siamo usciti per il suo compleanno, una cosa informale alla quale dovevano venire i nostri amici del gruppo degli Italiani a Oxford e alla fine di italiani ce n’erano giusto tre. Avete presente quelle volte in cui vi mettete addosso qualcosa e a metà strada vi rendete conto che non è stata la scelta migliore? Ieri era una di quelle volte: una volta sull’autobus mi sono resa conto che la mia adorabile camicetta nera con rose rosse e gialle –una cosa finetta, ve lo assicuro– non solo aveva degli spacchi laterali abbastanza profondi ma anche la malandrina tendenza a sganciare i bottoni sul davanti…

Ah, ha detto ad un certo punto Mika vengono anche Chef N e Chef B.

-ricordiamo che Chef B appartiene alla categoria persone che trovo tremendamente attraenti a prescindere dal loro carattere di merda, che io non lo vedo da almeno un anno e che, di fronte alla mia palese dimostrazione di interesse nei suoi confronti, aveva effettivamente fatto un invito… in termini così volgari che preferisco non ripeterli su questo blog

Mika ha anche precipitosamente aggiunto che avrei dovuto fare come ho sempre fatto, ignorarlo, che non ne vale la pena, che è uno stronzo e che anche lui, ai suoi tempi, aveva avuto una disastrosa cotta per lui che aveva rimpianto per lungo tempo.

Viceversa al loro arrivo Chef N –che nel tempo aveva sviluppato un certo atteggiamento protettivo nei miei confronti– si è premurato di chiedermi se avessi ancora gli hots per Chef B, cercando poi di aiutarmi lungo tutta la serata con sguardi allusivi e gesti più o meno eloquenti.

Perché io, quando si tratta di rivedere persone che mi piacciono, vado fuori controllo.

Ho trascorso una piacevole serata chiacchierando con Chef N e il resto dei nostri colleghi, vantandomi più o meno palesemente dell’unico risultato tangibile degli ultimi anni, il fatto che io sia stata assunta al Trinity College… ignorando completamente Chef B.

Almeno finché, nel passarmi vicino per andare ad ordinare un drink, non mi ha accarezzato la vita in un gesto inaspettato e tremendamente sensuale.

Ci ho parlato, con Chef B. Mi ha chiesto come sto, cosa faccio, abbiamo riso un po’ , ha commentato che adesso abito ancora più vicina a casa sua e nel partire insieme a Chef N –a quanto pare c’è l’usanza di vagabondare di bar in bar, in questo paese– mi ha sussurrato Dimmi quando vuoi tornare a casa, possiamo dividere un taxi…

La vera ragione per cui ieri non ho postato, nemmeno retroattivamente, è perché ero troppo impegnata a fantasticare su di lui.

Per una volta sapevo che non avrebbe avuto senso overanalizzare le sue parole o i suoi gesti, o girarmi in bocca il desiderio a lungo covato di fottermene di tutto e almeno baciarlo. Sono tornata a casa in taxi da sola, sinceramente sbalordita dall’entità della mia reazione al suo tocco, e ho trascorso il resto del tempo a sognare ad occhi aperti.

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