Dell’Ozio

 

pausa in cui scrivo, cancello e riscrivo tutto. L’ansia da prestazione è una brutta cosa e io credevo di esserne immune invece ciao-

Ultima domenica passata in questa casa.

La cosa un po’ mi intristisce, perché amo questa casa e questa famiglia e quello che mi si spalanca davanti, l’ho detto anche venerdì, un po’ mi spaventa. Dall’altra parte però è come avere una pagina bianca e pulita su cui scrivere cose nuove e su cui, potenzialmente, combinare di tutto.

Ieri ho pensato seriamente a cosa farei se sapessi di morire tra un mese…sono giunta alla conclusione che spenderei i miei risparmi per farmi due giretti per il mondo, anche se non sono arrivata alla scelta delle destinazioni. E’ stato un discorso un po’ serio e un po’ pericoloso, poi mi sono ricordata che devo arrivare almeno fino alla fine di maggio per andare a Roma e ho lasciato perdere.

Tutto questo ozio è un po’ controproducente…io mi ci sono forzata, per dare al mio corpo il maggior tempo possibile per riprendersi, perché col cavolo che domani voglio essere uno zombie come venerdì, ma è frustrante passare dal leggere al cazzeggiare online al tentare di scrivere al guardare film discutibili (come Il Settimo Figlio, che in realtà aveva spunti bellissimi –e Ben Barnes, quel tontolone– ma con Alicia Vikander che non mi diceva niente) al messaggiare con persone di dubbia moralità che mi raggiungono ovunque ma per fortuna non sul mio blog.

tira un sospiro di sollievo

E abbiamo perso Umberto Eco. Citando un mio amico, Quest’anno è di un sadismo incredibile.

 

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Cose Molto Random

Se non fosse così bellino direi che è quasi preoccupante: sono arrivata a 190 followers.
Machebellezza e chegrazieatutti! Sono proprio felice! ^^

Dato che anche oggi è una di quelle giornate che mannaggia c’ho le ossa liquide e no, il cervello l’ho già esaurito tutto parlerò di cose molto random, non necessariamente accadute oggi e non necessariamente collegate.

Salivo le scale, lentamente per non stramazzare a terra come un capretto appena nato, e mi è finito l’occhio sulla finestra.

questo mi rimanda a battute terribili come Luca si sbuccia un ginocchio e se lo mangia e Ho cosparso il capo di cenere ma mi ha licenziato, questo per dire quanto sono lucida ed efficiente al momento

C’era un luccichio rossastro, sul vetro, un po’ quell’effetto delle braci, quando il calore ondeggia da una all’altra in quella maniera così viva che ti viene da farti delle domande. La primissima reazione è stata sorridere all’idea romantica del fuoco e pensare che certamente dall’altra parte della finestra c’era il camino dei vicini.

Risposta sbagliata.

Noi un camino pure l’avremmo ma, a parte essere in una posizione che col cavolo che si specchia in quella finestra, era pure spento.

Mi sono fermata, per quelle classiche manciate di secondi che si allungano all’infinito, a fissare questo luccichio rosso che ondeggiava nell’aria, questo riflesso di fiamme misteriose, mentre la mia mente arrivava alla soluzione più logica –Sherlock insegna, una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità-: fuori dalla finestra c’era un drago con la bocca piena di braci.

annuisce saputamente

Cercate di non fare i furbi, non potete sapere cosa si prova a pensare che ci sia davvero un drago appena oltre il vetro. Alla fine ho dovuto scendere a patti con la realtà e abbassare lo sguardo per la prova scientifica di ciò che si trovava effettivamente nel raggio della finestra e sono rimasta delusissima: quel bellissimo movimento vivo che mi aveva stregata era dovuto al palloncino ad elio che ondeggia pigramente sul tavolo del soggiorno da San Valentino, la cui superficie rosso metallizzata rifletteva la luce in maniera ambigua.

Duh.

Credo inoltre che vi farà piacere –inoltre rispetto a cosa non si sa– sapere che mi sono rimessa a scrivere.

Si tratta purtroppo solo di una fanfiction ma, tenendo conto che sono mesi e mesi che ho promesso a Fe’ di scriverla e che recentemente le mani mi prudevano più del solito, anche solo aver iniziato è una gran mossa, specie perché ci ho preso gusto e non vedo l’ora di rimettermici stasera, quando tutti saranno messi a letto/impigiamati/lavati e puliti/nutriti, non in quest’ordine.

E ho inspiegabilmente fame.

Chiudo dicendo che con oggi mancano solo sette giorni al mio trasloco. E’ una mossa gigantesca per me, che non mi sono mai autogestita davvero –ho vissuto fuori casa due anni ma solo come ragazza alla pari, in quel caso non dovevo pagare io il cibo e la casa– e che mi ritroverò per la prima volta a vivere solo e completamente del mio lavoro.

pausa agghiacciata

Ma ce la farò?

Il Mio San Valentino

Avevamo paura, io e l’Altro Naufrago, noi due vittime del disastro del primo amore, noi mutilati, anime scarnificate.

San Valentino sa essere un giorno ben crudele, e ritrovarsi, in un supermercato, a fissare un mazzo di gerbere rosse –gerbere rosse!– con il desiderio di prendere un aereo…non è stato piacevole.

Nemmeno guidare in giro per Oxford con la radio che celebrava l’amore infinito è stato tanto piacevole ma poi guardando due ragazzi che si baciavano ho pensato che possiamo ben lasciare un giorno a chi è follemente innamorato per divertirsi un po’.

E poi abbiamo fatto la festa del secolo.

Come ogni domenica ci siamo riuniti da Combibos, ad Oxford, dove fanno un the alla menta e liquirizia buonissimo e dove, finalmente, ho trovato un’alternativa a quelle fette di torta enormi e supercaloriche –una bustina con due biscottini di numero. Siamo il gruppo FB Italiani a Oxford, che una volta a settimana trova il tempo di far casino in qualche angolo di questa bella città, facendo finta di lamentarcene quando invece ne siamo tutti un po’ innamorati.

E ieri abbiamo festeggiato san Valentino a modo nostro.

Una famiglia assente è stato il pretesto per una ragazza alla pari per invitare una manciata di noi, con il proposito di finire le due-tre cose che in frigo rischiavano di marcire inutilizzate. Le due trote che dovevano essere il piatto principale sono poi state ignorate per una mega –e uso il termine con cognizione di causa– spaghettata con pomodorini, zucchine, gamberetti e pancetta, accompagnata da bruschettine, una bellissima insalata e degli incredibili dolcetti libanesi –preparati sul momento sotto i nostri occhi increduli- ripieni di pistacchi e acqua di rose.

Quindi, anche alla fine di giornate dure come questa, si ringrazia l’Universo.

Lo si ringrazia nonostante le gerbere, o forse proprio grazie ad esse.

Lo si ringrazia per gli amici cresciuti a pane e Disney, gli amici “quelli furbi” e quelli che nonostante tutto sopportano queste cazzate.

Lo si ringrazia per il cibo delizioso, per quella texture che ti riempie la bocca, per la crema incredibile dell’avocado al quale ancora non sono abituata.

Lo si ringrazia per le risate infinite, le sciocchezze rimbalzate avanti e indietro, le frasi lanciate sopra un tagliere e oltre le spalle, Cos’hai contro Vicenza? Io vengo da Vicenza. le amiche che tornano, quelle che arrivano.

Grazie per quella sensazione che scalda il cuore, quegli occhi che dicono eccoti qua, i baci sulle guance, gli abbracci furtivi, i ricci neri della famosa cameriera e i desideri che fioriscono lungo una schiena intravista per caso.

Non posso ringraziare per l’ombra che mi accompagna e che si allunga sempre di più ma posso ringraziare per il calore di giornate come quelle di ieri, scaldate dalle chiacchiere calorose di un gruppo che apprezzo ogni settimana di più.

Grazie Universo.

Il Sole Ha Portato…

E’ divertente come mi capiti sempre più spesso di sedermi al tavolo della sala da pranzo e ascoltarmi in cerca di sintomi.

Al momento ho le mani che piangono, perché ho usato troppo sapone oggi mentre lavavo, un po’ di mal di pancia –dovuto alla concessione che mi sono fatta stasera di un mini vasetto di cream caramel che stava altrimenti per scadere– e un po’ di mal di schiena, dovuto immagino all’altezza del tavolo che non matcha i canoni di sicurezza per chi passa tante ore al pc.

Non che io ne passi tante, specie recentemente, ma ieri ho fatto un numero infinito di test –ai quali ho preso quasi sempre ottimi risultati– e mi sono venuti anche gli occhi quadrati.

Ma ora basta lamentarsi, specie perché oggi mi era capitata sottomano una bellissima immagine che diceva prova a non lamentarti per 24 ore e vedrai che cambiamento.

Ho una bella notizia, oggi…ho trovato casa!

Stamattina il sole splendeva su un tranquillo quartiere di Oxford, tale Summertown, con un’intensità tale che quando stamattina ho trovato la macchina congelata per le temperature notturne non ho dovuto fare altro che spostarla al sole e andarla a riprendere una mezz’oretta dopo.

C’è una stradina che si stiracchia pigramente attraverso il Tamigi e si accoccola su un lembo di terra un po’ rialzato, e lì c’è un isolato meraviglioso con case molto moderne e un sacco di spazio per il parcheggio. Lì abita una nonna francese che, un po’ per compagnia un po’ per guadagno, affitta una stanzetta –di dimensioni dignitosissime– con un bellissimo bagno privato in un appartamento dall’aria molto europea, spazioso e veramente accogliente.

Questa donna è molto allegra e simpatica, parla anche spagnolo e italiano e ci ritroviamo a mescolare le lingue mentre parliamo, in un esercizio mentale molto interessante ma un po’ destabilizzante…è stata contentissima di conoscermi e credo che ci siamo trovate bene, mi ha bloccato subito la camera per quattro mesi e io sono qui che saltello dalla gioia perché per lo stesso prezzo –450 al mese– Verde Acqua viveva in un tugurio, con un bagno condiviso, niente pulizie, niente soggiorno e una cucina che faceva spavento a dir poco e ciò significa che l’Universo mi ama ancora –non che lo dubitassi ma l’ultima settimana era un po’…beh, lo sapete– e vuole ancora che io resti a Oxford.

la bambina, l’altro giorno, ha commentato la mia sfortuna dicendo che forse è un segno che dovrei restare da loro

Oggi ho scoperto che andare a letto alle nove per dormire di più non ha alcun senso, dato che poi finisco per svegliarmi alle cinque anziché alle sette e mi giro e rigiro invano per due ore. Ieri sera avevo detto che avrei postato ma alla fine non l’ho fatto, per la semplice ragione che mi sono addormentata nel tentativo.

Potrei, pensandoci, provare adesso. Se non mi venisse da sbadigliare per la sola menzione del pasticcio di ieri.

Partiamo anche da qui

Sei un fiume.
Scrivi una poesia.
In inglese.

questa sarebbe la fatica del momento

Sono soddisfatta, oggi.

Nonostante la stanchezza, la fatica e il poco sonno ho fatto tutto quello che dovevo fare, e sono stata anche in grado di controllare quello che ho mangiato, ingurgitando una valanga di carote e facendomi comprare da J una valanga di verdure.

Tra cui anche le mie adorate verdure al forno, per le quale vado pazza.

Inoltre –fermate il mondo perché si tratta di una notizia mondiale– mi ha portato del latte di nocciole.

Del Latte Di Nocciole.

A parte il gesto in sé che, lo capite da voi, è carinissimo –specie perché io l’avevo semplicemente nominato dicendo che non ne avevo mai sentito parlare e che ero curiosa– c’è da dire che non ne avevo mai sentito parlare e neanche credevo che esistesse.

Ed E’ Buonissimo.

Tipo che è meglio che lei non lo compri mai più, perché se non stessi lavorando sul controllo e sull’alimentazione l’avrei già bevuto tutto.

Ma comunque.

Ho deciso di fare qualcosa per me nell’ultimo periodo che, incrociando le dita, passerò da queste parti. Sto prestando attenzione a quello che mangio e ne sono molto orgogliosa…in più mi sono resa conto che ci sono delle cose che posso fare a casa, senza palestra ecc, e ho un dvd per fare degli esercizi.

E poi, come spesso capita, il colpo di scena.

G torna a casa tardi, stasera…
Che succede, tutto ok?
Pare che Jackie Chan gli abbia chiesto di sistemare un paio di cose insieme…

 

Cose che No.

A volte si fanno cose che normalmente non si farebbero.

Ci si fa prendere dal momento, si cede alla tentazione e poi ci si ritrova a dover fare i conti con cose…cose che non hanno niente a che fare con quello che siamo sempre stati, ciò in cui crediamo, ciò a cui siamo sempre stati educati.

Cose che no.

 

Oggi ho comprato una gonna di pelle.

 

Io Non Ho Mai Comprato Una Gonna In Vita Mia.

Ne possiedo una ma solo perché era della mamma, mi piace molto e se mi gira la uso come vestito.

momento in cui mi rendo conto che in effetti ho comprato una gonna, ma non l’ho mai portata ed è anche tornata abbastanza rapidamente in un charity shop. Forse quel giorno ero anche ubriaca

In ogni caso io sono una che le gonne non le porta, tantomeno quelle di pelle, che in qualche modo griderebbero cose che io non sono, cose nelle quali non credo e persone che non ho mai imparato ad essere.

Ma oggi mi sono imbattuta in una gonna di pelle, in un charity.

Mi è piaciuta.

L’ho indossata, e mi stava bene.

 

Lo sapete, no, quello che si dice, che se una cosa ti piace non hanno il colore che vuoi, se hanno il colore non hanno la taglia, se hanno la taglia non ti sta bene, se ti sta bene costa troppo.

Costava Due Sterline.

Sono comprensibilmente shockata da tutto questo.

 

MA non per questo mi sono lasciata fermare: non solo ho condotto il resto di una fruttuosissima caccia nei charity –un maglioncino grigio melange deliziosissimo e un altrettanto delizioso e morbidissimo giacchino di lana grigia– ma ho anche lavorato efficacemente alla trama della mia storia dell’Universo e ho re-iniziato a lavorare con le perline.

Tutto ciò ha dell’incredibile e io sono comprensibilmente soddisfattissima.

 

Lo so, ieri non ho postato, ma non è stato per brutti motivi: sono uscita con i miei amici, dopo mesi di assenza, mi sono gustata le loro chiacchiere, ho intrecciato i miei progetti con i loro, ho riso e scherzato e mangiato del buonissimo cibo libanese. E’ stata una serata bellissima, che mi sono gustata fino all’ultimo momento e di cui avevo decisamente bisogno. Sono arrivata a casa stanchissima ma felice e ho preferito raggomitolarmi nel mio letto piuttosto che rimettermi al pc.

Ah, e per fare il pieno di buone notizie…ho fatto la tessera della biblioteca e ho un colloquio con un career advisor per l’inizio di febbraio. I miei piani malvagi per la conquista del mondo proseguono.

Muahuahuahuahuahua!

Eravamo in Francia

Mi piacerebbe che mi poteste vedere, ora.

Ho la faccia dipinta di bianco, le labbra e le guance rosse e dei simpatici baffetti neri disegnati con la matita. Ho addosso una maglia a righe bianche e nere incredibilmente attillata –perché non era pensata per me, diciamo– e dei pantaloni neri e larghissimi. Ho appena tolto una specie di basco di fortuna, fatto di laniccia morbida e viola, che la mia amica L ha fatto per me qualche anno fa e che, ad essere onesti, non ho mai veramente indossato.

Esatto, sono un mimo!

La cosa, lo so, non è così immediata…

Un paio di giorni fa J, la mia host mother, venne da me e mi disse che oggi sarebbero venute tre amiche di T per preparare insieme dei pancake come progetto per la classe di francese. Che già non è una cosa che vedi tutti i giorni a casa. In più poi è venuto fuori anche che le ragazze si sarebbero vestite come delle francesi –e già su questo ci sarebbe da discutere– e che avrebbero recitato tutta la ricetta in francese.

E che io, se mi ci fossi prestata, avrei potuto fare il mimo.

Quindi ho fatto il tecnico della musica per tutte le scene, e ad un certo punto, mentre le ragazze versano l’impasto nella padella, passo dietro di loro con noncuranza facendo finta che tra me e loro ci sia un muro.

mi rendo conto solo ora che avrei potuto indossare dei guanti neri e fare una figura ancora migliore

Nella scena successiva la mia bambina, T, dice che il pancake va girato, e io lo giro con assoluta maestria.

me la posso tirare infinitamente perché la mia nonna mi ha insegnato un trucco infallibile e infatti non fallisco quasi mai

Non mi aspettavo di divertirmi così tanto. J è rimasta colpitissima e ha detto che sono un talento naturale –probabilmente si riferiva al mio fare la sciocca– e la cosa mi ha fatto molto piacere…non sarebbe la prima persona che mi dice che dovrei fare teatro, in realtà, ma è una cosa che non ho mai neanche preso in considerazione.

La giornata non era iniziata molto bene, ma tra i consigli di A –esatto, la saggezza è quasi sempre tutta sua– l’acquisizione di un paio di numeri di telefono tattici e questa breve incursione a Parigi direi che la giornata è stata ben spesa.

 

PS: ragazzi, per evitare il continuo ripetersi di post lagnosissimi o sempre uguali stavo pensando di dedicare uno o due giorni alla settimana come argomenti fissi…c’è mica –ve lo chiedo tutte le volte e nessuno risponde– qualcosa che vorreste trattare?