Ringraziamenti d’Agosto

momento di incredulità per il fatto che siamo in Agosto e qui ci sono tipo 22 gradi

Credo che sia arrivato il momento di fare un po’ di ringraziamenti, sia perché ormai è più di un mese che sono a Oxford sia perché le cose mi stanno comunque andando piuttosto bene. Quindi…

…ringraziamo l’Universo per H, che mi ha messo sulla strada di questo lavoro con tutte le conseguenze del caso. Speriamo che negli States la sua vita sia piena di cuccioli e bambini come merita.

…ringraziamo l’Universo per i miei colleghi, M, M e K, che nonostante il mese passato assieme non mi hanno ancora buttata fuori e che, al contrario, sono sempre comprensivi, incoraggianti e molto amichevoli.

menzione speciale per M il Mago che ha una speciale espressione orgogliosa ogni volta che faccio qualcosa di buono

…ringraziamo l’Universo per il college, che è bellissimo e verdissimo e ha un gatto e non è disgraziatamente grande come quello in cui stavo prima.

…ringraziamo l’Universo per questo lavoro meraviglioso che mi permette di essere a contatto con le persone, esercitare un po’ di lavoro d’ufficio ma allo stesso tempo mi regala dei momenti tranquilli nei quali scrivere, sistemare le mie cose o leggere qualcosa di interessante e che soprattutto è incredibilmente soddisfacente.

quello di oggi doveva essere un post esclusivamente per ringraziare l’Universo ma poi mentre scrivevo è arrivato A con un amico e sono seduti in un angolino qui fuori dalla portineria, vicini vicini, del tutto ignari di essere esattamente sotto la fotocamera e che quindi quel posto non è così appartato come pensano…ehm

…ringraziamo l’Universo per la mia casa, alla quale sono arrivata con tutta calma ma che vale ogni notte trascorsa a sudare nel mio mezzanino –che, lo devo ammettere, un po’ mi manca come avevo temuto– e sono certa mi darà moltissime soddisfazioni per tutti i mesi in cui ho intenzione di abitarci –vi ho detto che ho anche un minuscolo giardino? Io devo assolutamente iniziare a mettere più foto in questo blog.

…ringraziamo l’Universo per A, che se n’è appena andato così furtivamente che non ho nemmeno avuto il tempo di vedere se era il caso di abbracciarlo ma che mi ha fatto tanta compagnia nei miei primi giorni qui. Meglio così, tutto sommato.

…ringraziamo l’Universo per Charmé, che è deliziosissima e non mi viene in mente niente che potrei cambiare di lei per renderla più perfetta per il periodo personale –mi piacerebbe scrivere storico ma sarebbe una boiata– che sto attraversando ora.

…ringraziamo l’Universo per Oxford, che è sempre tipo la cosa più bella del mondo e mi riempie gli occhi a ogni ora e con ogni tempo atmosferico.

A è tornato a prendere la bici e sì, sono stata sfacciata abbastanza da abbracciarlo e sì, sono molto soddisfatta di me stessa

…ringraziamo l’Universo per tutti i soldini che mi sono piovuti addosso in questi giorni, che non fanno la felicità ma mi hanno permesso di essere un po’ più tranquilla nel passare dallo spendere 400 sterline al mese allo spenderne 600.

…ringraziamo l’Universo per la mia stanza, alla quale domani metterò mano per farla diventare un posto formidabile.

…ringraziamo l’Universo per questo periodo di felicità e determinazione: che duri più a lungo possibile e che sia coronato da successi sempre più grandi!

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Così non si può lavorare.

Succedono cose strane in questo posto.

Avrei giurato di aver scritto un bel post, qualche ora fa mentre ero al lavoro, un post intitolato Non si può lavorare così.

Probabilmente l’avevo scritto un po’ al volo, non proprio approfondito, ma brillante, simpatico, positivo, con tutte quelle vocali accentate sbagliate a causa della tastiera del computer della portineria. Proprio per questa ragione, una volta a casa, ho acceso il pc per correggerli.

E non ho più trovato il post.

Ora.

Sto iniziando a pensare che da qualche parte ci sia un blog parallelo su cui c’è un singolo post  intitolato Non si può lavorare così, perché l’ho visto pubblicato. Era lì.

sorvoliamo sul fatto che più tempo passo usando la tastiera a lavoro più è difficile, quando torno a casa, azzeccare i tasti della tastiera del portatile

Ovviamente a questo punto l’unica cosa che posso fare è cercare di riscrivere il post. Vediamo un po’…

Così non si può lavorare.

Sono arrivata a lavoro all’una e mezza e la prima cosa che il mio collega K mi ha detto è stata Un tizio francese ti ha lasciato un regalo.

qualche giorno fa un tizio ha cercato di mettersi in contatto con la preside. Purtroppo non potevo dargli il suo numero per motivi di privacy ma ho comunque escogitato un modo per salvare capra e cavoli

A quanto pare è riuscito a mettersi in contatto con la preside perché quando ho aperto la busta che mi aveva lasciato ci ho trovato dentro una graziosissima scatola di latta con dentro delle Crêpes Dentelles ricoperte di cioccolato fondente. Sulla scatola c’era attaccato un biglietto da visita con scritto console onorario delle Bahamas.

Per dire.

Verso le due sono stata fermata da un paio di ospiti. Stiamo andando via, non ti trovavamo, abbiamo chiesto della ragazza italiana ma non ricordavamo il tuo nome! Volevamo tanto salutarti!

-queste sarebbero le tizie che si sono perse l’altro giorno

Per dire.

Ad un certo punto io e M il Mago siamo dovuti andare in posta. Lungo la strada ad un certo punto mi ha guardata di sottecchi e ha detto adesso che ti sei sistemata con la stanza puoi iniziare a pensare a come battere K e prendere il mio posto quando sarò andato in pensione.

M il Mago va in pensione tra due anni

Per dire.

Quando siamo tornati ci siamo imbattuti in una delegazione di una scuola americana dello stato di New York che abbiamo ospitato nelle ultime sei settimane. Avevano con sé delle bottiglie di una cosa che si chiama Ice Wine e che a quanto pare è fatto con uva ghiacciata ed è un fantastico vino da dessert.

Ne avevano una per ciascuno di noi portieri.

Per dire.

c’era anche un ultimo paragrafo a proposito di una fetta di Velvet Cake che qualcuno ha portato in portineria questa mattina e che era la cosa più deliziosa assaggiata negli ultimi tempi ma ve lo potete immaginare come finiva

Capite che così non si può lavorare…

Molly è me.

Allora.

Allorallorallorallorallorallorallorallora.

ho appena mandato 20 messaggi a Kiki. C’è un’alta probabilità che legga questo post prima dei messaggi ma le voglio bene lo stesso

Non so da dove cominciare.

Come probabilmente saprete, recentemente il mondo è esploso a causa di un libro che è stato trasformato in un film e che per la prima volta sul grandissimo schermo –cioè, no ma capitemi– parla di un adolescente maschio gay. Il film si chiama Love, Simon e il libro si chiama Simon against the homosapien agenda e l’autrice è Becky Albertalli.

letto il libro, adorato, visto il film, adorato, niente da fare

Recentemente –tipo recentissimamente– ho letto un libro bellissimo. Tipo ieri e oggi. Tipo in ogni singolo minuscolo minuto di tempo che avevo in cui non succedeva niente in portineria. Tipo ogni volta che i M si giravano, ogni volta che K si inventava qualcosa da fare –quell’uomo non sa star fermo– io ero lì col naso nel libro.

Sono innamorata follemente di questo libro.

Il genere di amore che mi ha spinta a correre subito da Waterstone e pensare di comprarmelo, il genere di passione sfrenata che quasi quasi volevo mangiarmelo, quel libro, farlo diventare parte di me, gustarlo fino a quel punto.

eh, lo so, la follia, ma davvero, non potete capire. Quindi ora vi spiego

Molly è la protagonista del libro. Molly ha 16 anni ed è timida, ha una sorella gemella lesbica spigliata e disinvolta, due madri adorabili e un gruppettino di amiche niente male. La primissima pagina inizia con lei che fa amicizia per puro caso in un bagno con questa bellissima ragazza di nome Mina e io già mi aspettavo il mondo, la protagonista che si scopre a sua volta lesbica o che si innamora di una ragazza che aveva inizialmente pensato perfetta per sua sorella, bla bla bla… niente di tutto questo.

Molly è grassa.

Molly si nasconde dietro gli strati dei vestiti, dietro le sue 25 cotte, dietro l’ansia e l’esitazione. Perché Molly non si è mai dichiarata e non ha mai baciato un ragazzo, non sa cosa significhi essere rifiutata e –cosa che me l’ha fatta amare tantissimo– è creativa e ha un senso artistico sviluppatissimo.

Molly è me.

Molly è me quando parla di come sembri impossibile trovarsi un ragazzo, di come la relazione con la sua gemella stia cambiando, di come si senta inadeguata nel suo corpo troppo grande. C’è una parte del libro meravigliosa in cui parla delle commedie romantiche, commedie delle quali lei non potrà mai essere protagonista, perché nessun ragazzo vorrà mai desiderarla. Descrive un’immagine bellissima, Molly, dice nel momento in cui la ragazza della commedia si toglie la maglietta lei smette di essere me. E lo rileggerò, questo libro, ne trascriverò le parti migliori perché le leggiate.

E niente, questo libro mi ha dato tantissimo e sono ancora tutta infrullata per questo.

MA.

Ricordate quando nominavo Simon, all’inizio? Ebbene.

Ebbene Becky Albertalli, scrittrice americana, ha scritto il libro di Simon e il libro di Molly ma anche il libro di Leah –su cui ho appena messo le mani ed è il prossimo in lista– e il libro di Ben e Arthur, che non è ancora uscito ma che arriverà in Ottobre.

Mese nel quale l’autrice farà un tour per promuoverlo.

Tour di cui due date sono in Inghilterra.

Paese nel quale-ok, avete capito dove voglio andarla a parare.

In Ottobre Becky Albertalli sarà a Londra. E niente, io ho già comprato il biglietto.

E credo che non ci sia nient’altro che valga la pena dire a proposito di oggi, né che uno straniero a caso, dopo due chiacchiere con me, mi abbia rivolto la fatidica frase a che ora stacchi? né che oggi, nella folla, ho scorto il profilo di Reyn e ho avuto un giramento di testa.

Non era Reyn, naturalmente, ma il problema è che non sarà mai, mai Reyn.

 

Vivo nel Limbo

Vivo nel limbo, in questo giorni.

Vivo nel limbo del spendo meno soldi possibile per mangiare: ieri sera prima di uscire a bere con i miei amici non ho mangiato niente, ogni giorno dopo lavoro mi fermo al supermercato a comprare le cose sull’orlo della scadenza perché costano davvero poco o niente e quando posso portarmi a casa qualcosa del college lo faccio senza remore.

Vivo nel limbo del interagisco con i miei coinquilini meno che posso: faccio colazione in fretta la mattina, passo fuori dalla mia stanza meno tempo possibile e cerco di evitare di incrociare gli altri occupanti della casa.

Vivo nel limbo del limitiamo tutte le spese: sto riducendo a brandelli le mia scarpe da ginnastica, ho raccolto dalla strada uno di quei set di ganci che si appendono sulla porta –in perfette condizioni e pulitissimo, va detto– e sto rimandando al mese prossimo tutte le cose che posso aspettare a comprare.

Ma soprattutto vivo nel limbo del cosa succederà tra un mese quando me ne dovrò andare da questa casa?: nonostante la padrona di casa della mia amica F abbia detto, una settimana fa, che non ci sono problemi se prendo la sua stanza quando lei se ne andrà, ha recentemente ritrattato dicendo che deve essere d’accordo anche il suo coinquilino. Io sarei di per sé d’accordissimo, se quel coinquilino nel frattempo non si fosse reso irreperibile gettando tutti nello sconforto, me perché vorrei essere sicura di avere un posto dove andare tra un mese e l’altra padrona di casa perché a quanto pare ha parecchia fretta di mettere quella stanza sul mercato.

Limbo a parte io volevo scrivere questo post in preda ad una specie di delizioso stupore dopo il barbecue di oggi.

Ho amici meravigliosi, quegli amici a cui vuoi bene come a fratelli e che sei felice perché li sai felici. Oggi erano tutte coppie e sulle prime la cosa mi ha un po’ rattristata… poi non ho potuto fare altro che perdermi in quello che mi trasmettevano, la delizia di vedere la prima bambina del nostro gruppo, la tenerezza di uno degli amici più preziosi che ho e del suo ragazzo, la premura del mio migliore amico e della sua ragazza nel chiedermi cosa sto combinando e come mi trovo nel nuovo college.

Normalmente tutte queste cose mi avrebbero depresso, messo in dubbio, messo in crisi: non ho un partner, vivo in un buco e al momento sono a corto di soldi… ma per qualche ragione è stato estremamente difficile cedere a quei pensieri, oggi. Sentivo solo un generico desiderio, come un distratto prendere appunti… sì, è qui che voglio arrivare, oppure sì, questo poniamocelo come obiettivo.

In qualche modo sto arrivando alla consapevolezza che il fatto che io abbia già trent’anni non significa che io sia in ritardo sulla tabella di marcia per qualcosa… significa solo che adesso ho i mezzi per raggiungere quel qualcosa.

 

PS: e come l’anno scorso a Pasqua, sono di nuovo riuscita a scottarmi completamente un braccio pur restando tutto il tempo all’ombra.

Si parte presto

Ieri è rimasta una bozza, nel compositore di WordPress.

Sono rimasta seduta al mio tavolo dieci minuti, cercando di spremere dalla mia giornata qualcosa di interessante, qualcosa che fosse più delle prime tre righe: il cielo fuori dalla mia finestra è tutto rosa, il mio davanzale è pieno di piantine grasse e il bidone della spazzatura riciclabile, in cucina, puzza da far venire il vomito. Mi sono arresa, ho chiuso il pc e sono andata a letto a leggere.

Nello spegnere la luce per addormentarmi mi sono chiesta se questa sarebbe stata la mia vita d’ora in poi, un susseguirsi di giornate nelle quali non succede niente di nuovo. Cosi l’Universo mi ha dato oggi.

Dovete sapere che ogni mattina, scendendo dal bus, attraverso il cuore della città più bella del mondo e me ne innamoro di più a ogni passo. E’ più forte di me, l’architettura è così splendente e meravigliosa che il semplice guardarla mi riempie il cuore. Credo che una mattina potrei mettermi d’impegno e fare un timelapse o una foto ogni sei passi: meriterebbe tremendamente.

Anyway. Mi guardavo intorno come un turista, perché ogni dettaglio è meraviglioso e ogni edificio è tutto da scoprire, finché ad un certo punto per salire un marciapiede ho guardato in basso e ho visto una manciata di carta arrotolata insieme.

Centotrenta sterline.

Ora.

Mi è successo ancora di trovare soldi per terra ma il minimo mai raggiunto è stato venti euro in un lontano pomeriggio invernale. Li ho raccolti con un movimento fluido, incredula, e li ho stretti a lungo in mano prima di controllare quanti effettivamente fossero. Sono tante, centotrenta sterline, ancora di più se trovate in un colpo solo all’angolo di una strada.

Mi sono sentita molto in colpa e mi ci sento tuttora ma non posso evitare di pensare che in un momento di necessità come questo l’Universo abbia guardato giù e abbia deciso di pensarci lui.

Oggi è stata una mattina molto tranquilla, al contrario di quella di ieri nella quale sembrava che niente filasse liscio. Abbiamo fatto un’ennesima ronda attorno al college –immaginate che vi bombardino di informazioni che dovete processare tutte insieme e che vi portino dentro e fuori da edifici che visitate per la prima volta e vi chiedano magari anche di ricordarsi dove si va– ma per il resto a parte una lezione sui nuovi sistemi informatici del college non c’è stato molto da fare.

Finché non mi hanno lasciata da sola e sono andati a giocare a squash.

Non sto scherzando.

in realtà nell’altra stanza c’era la collega che devo sostituire, H, la mia amica americana che mi ha trovato il lavoro, quindi non era una tragedia così grossa, ma l’idea di essere lì da sola al bancone con così tante cose ancora da imparare mi inquietava un po’

Ad un certo punto una bella ragazza con i capelli neri è venuta dentro e ha detto sono una studentessa del college, posso entrare con degli ospiti? L’ambasciatore indiano vorrebbe farsi un giretto.

più tardi il Mago, uno dei miei tutori al college, ha detto roba da tutti i giorni, abbiamo avuto anche Katy Perry l’anno scorso-

Devo dire che sono molto soddisfatta di come sta andando la cosa… oggi uno dei due mi stava mostrando le docce di servizio che abbiamo –cosa che potrei dover sfruttare a breve– e prima mi ha chiesto dove ho studiato il mio incredibile inglese –momento in cui me la tiro tantissimo– e mi ha detto che siccome tra due anni lui andrà in pensione se decido di restare nei dintorni non ha nessun dubbio che io possa diventare vicecapo portiere, sono bei soldi e come vedi è un lavoro tranquillo.

Just saying.

Dopodiché ho concluso la giornata andando a bere con i miei colleghi –e rimpiangendo i giorni in cui a versarmi il Baileys era il mio host father Garry: chiaramente qui nei bar non capiscono che il bicchiere può essere riempito e non solo sgocciolato di Baileys– e uscendo poi con un gruppo di italiani che vogliono praticare l’inglese/inglesi che vogliono praticare l’italiano, dove ho fatto amicizia con una ragazza appassionata di libri, L.

La mia zietta adottiva di Oxford, la migliore amica della mia ex padrona di casa, mi ha poi accompagnato fino alla mia stanzetta, alla quale strano a dirsi sono quasi riuscita ad abituarmi.

quello a cui non sono abituata e al quale dubito che mi abituerò è il padrone di casa…

Questa è una di quelle giornate nelle quali succedono così tante cose che sei a posto per il resto della settimana…

…o anche no. Chissà cos’ha in serbo per noi l’Universo domani…

Solo Martedì

Secondo giorno di lavoro.

A quanto pare ho afferrato già il secondo giorno cose che avrei iniziato ad affrontare la seconda settimana. Un punto in più per me, I guess.

Oggi è venuto An, il fratello gemello del mio ex collega dell’altro college, e io ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per rendermi conto che si trattava di lui e non del fratello, Al. Abbiamo scambiato due piacevolissime chiacchiere durante le quali io cercavo disperatamente di non sovrapporre le loro due immagini e mi chiedevo che genere di esperienza possa essere uscire con qualcuno che ha un fratello gemello identico.

Oggi, siccome noi non ci annoiamo mai, ho ricevuto una mail dalla mia futura padrona di casa che metteva leggermente in forse il mio trasferimento, dato che al colloquio con lei non ne è seguito uno con l’altro coinquilino… Ora, capisco la necessità di mantenere la pace e l’ordine ma non avendo io la faccia del malvivente e avendo io avuto ottime referenze da una ragazza che ha vissuto con loro per quasi due anni mi aspettavo che questo passaggio mi venisse risparmiato… ma a quanto pare non è questo il caso, quindi per un’altra manciata di giorni viviamo nell’incertezza, in una casa vuota che inizia a puzzare e in una stanza troppo soffocante.

Ieri, rinfrancata dal fatto che verrò pagata per la mia prima settimana di lavoro –spazio per stupirsi di come una sola settimana di paga, in questo lavoro, possa cambiarti la vita– mi sono permessa la minuscola spesa di 4 sterline per una bottiglia graduata ad orari anziché a millilitri, in modo da sapere sempre in qualunque momento quanta acqua dovrei bere. Consideriamolo il primo, minuscolo passo verso un’alimentazione più consapevole.

Nel frattempo i Borgia hanno sempre i loro casini e io inizio ad affezionarmi al giovane Cesare, interpretato da un attore abbastanza carino che, noto solo ora, è nato lo stesso giorno in cui sono nata io.

Vogliamo fare uno sforzo e ringraziare l’Universo?

Ringraziamo l’Universo per la meravigliosa architettura di Oxford, che stamattina nel tragitto fino al college ad un certo punto mi ha riempito il cuore di bellezza al punto che lo sentivo quasi scoppiarmi nel petto.

Ringraziamo l’Universo per i sudoku del mattino, recuperati a caso sul Metro quotidiano.

Ringraziamo l’Universo per l’usanza inglese di abbassare il prezzo degli alimenti il giorno della loro data di scadenza. Oggi, grazie a questa usanza, mi sono portata a casa una gigantesca forma di pane, una confezione di manzo salato, un’enorme busta di spinaci in foglia e una decina di pancake per la mirabolante cifra di 3 sterline.

Tachicardia

Manca poco.

Uno dei miei migliori amici di Oxford mi ha appena scritto, ricordandomi –come se ce ne fosse bisogno!– che tra due settimane sarò di nuovo lì. Stavo guardando la mappa di un centro commerciale e… i nomi delle vie mi colpiscono come pugnali.

C’è una voce nella mia mente che dice come mai non sei lì? Dovresti essere lì! Come un elastico, come una corda che tira da quella parte.

Oxford mi ha stregata.

Nella situazione in cui sono metto ogni cosa in dubbio, perfino le cose più ridicole. Comprare due litri di latte? Andrà consumato in tempo? Comprarne solo uno e uscire anche domani? Questo genere di idiozia.

Quindi all’euforia di cinque giorni fa, quando ho comprato i biglietti, si è unito oggi anche lo sgomento.

Sto per tornare. Sto per tornare dove mi sono innamorata contemporaneamente di Verde Acqua e dell’architettura di Oxford, dove ho scoperto la primavera insieme a Reyn, dove ho iniziato a vivere da sola prendendomi una cotta tremenda per chef B. Ho vissuto la città in preda a sentimenti profondissimi, brillanti, così vividi da ferire gli occhi.

C’è una strada, in quella dannata città, il cui solo ricordo possiede il calore del braccio di Reyn attorno alle mie spalle.

Un museo nel quale ogni anfratto mi ricorda i baci che non ho dato a Verde Acqua.

Un intero parco che parla di fallimento e di fiori e di acqua e di luce.

Ho coperto ogni centimetro di quella città di emozioni.

 

E puoi farlo di nuovo.

Last Day

Vorrei che ti ricordassi di oggi.

Vorrei che ti ricordassi del modo in cui ti si arricciavano i capelli facendoti sembrare un leoncino, quei capelli che ti sei accuratamente arricciata solo perché a Ben piacciono i tuoi capelli.

Vorrei che ti ricordassi della pioggia che hai preso pedalando fino al college e a quella che hai preso tornando a casa, che ti bagnava la felpa ma non arrivava al cuore.

Vorrei che ti ricordassi della fatica immane del lavoro di stamattina, di quei 10 minuti passati a non fare altro se non aprire bottiglie di Prosecco, versarle nei bicchieri e porgerle alla gente delle lauree di oggi, senza nemmeno il tempo di guardarsi attorno. Ricorda le fitte alla caviglia, la fame, lo stress del rumore tutto attorno e della consapevolezza che se Rogers l’avesse lasciato fare alla Mezzana tutto sarebbe andato bene.

Vorrei che ti ricordassi l’orrore del viso rasato di Ben, l’irritazione completamente irrazionale del ritrovarselo davanti senza quella barba bellissima che aveva ieri, la rassegnazione perché sapevi che l’avrebbe fatto, anche se non sai come facevi a saperlo.

Vorrei che ricordassi il viso giovanissimo di Zakki, quei riccioli che lo fanno sembrare il Re degli Idioti, il suo sorriso, il modo inspiegabile in cui ci si può cliccare anche con gente 10 anni più giovane, il modo in cui si è ricordato al volo dell’Era Glaciale 3.

Vorrei che ricordassi Anjeza e Darlene, due creature completamente fuori di testa e bellissime, in maniera opposta e quasi incredibile. Anjesa, alta, pallida e bionda e Darlene, piccola, con capelli castani lunghissimi e liscissimi e una pelle altrettanto castana e liscissima. E niente, è difficile che te le dimentichi visto quanto sanno essere sciocche e incredibili quando ridono insieme.

Vorrei che ricordassi l’immane lavoro di preparazione della Wordsworth Tea Room, i viaggi avanti e indietro con la macchinina e una Rogers che era più triste di te al pensiero che te ne andassi.

Vorrei che ricordassi la faccia della preside e il modo in cui ha detto That’s a very sad news! We will miss you con quel suo accento meraviglioso.

Vorrei che ricordassi gli interminabili minuti passati nella servery a cercare una scusa, un modo, una battuta d’entrata e il modo in cui hai preso in mano tutto, sei andata da Ben e gli hai detto non posso veramente partire senza un abbraccio.

Sopra ogni cosa vorrei che portassi sempre nel tuo cuore il gruppo di sciocchi seduto al tavolo della Wordsworth Room, il momento in cui hai detto io non mangerò l’ultimo pasto della mia carriera dando le spalle ai miei colleghi e hai trascinato il tavolo in mezzo alla stanza e il modo in cui al grido di it’s Mary’s last day! tutti si sono stretti gli uni agli altri per circondarti attorno a quel tavolo, in quel modo incredibilmente caldo di chi condivide fatiche e cibo e superiori nervosi.

Ricorda come li hai amati, uno ad uno, per le sciocchezze che dicevano, per i video girati di nascosto, per le risate e le battute e il modo speciale che, presi singolarmente e tutti insieme, hanno avuto di rendere migliore la tua permanenza al college.

E ricorda Katie, che abbracciandoti ha mormorato Sei la mia preferita.

Fight Song

Una volta era la mia sveglia.

Le note del piano hanno il sapore della semioscurità della mia stanza di Drayton, il profumo delle pareti di legno, la sensazione dello spazio aperto tutto attorno alla casa.

Oggi l’ascoltavo dopo la giornata di ieri, una delle più…-challenging? Non sono mai stata capace di tradurre questa parola– dure che io abbia affrontato negli ultimi mesi.

Sono stata a casa, questi ultimi giorni, per quasi due settimane. Mi sono fatta coccolare dalla mia vicemadre in una maniera che rasenta il disgustoso ma, che volete farci, si chiamano vacanze e se non posso averne una senza problemi familiari o preoccupazioni esistenziali almeno lasciatemene una in cui un po’ mi coccolano.

Tornare è stato un po’ un problema.

A parte il volo che partiva alle dieci, atterrava a mezzanotte e mi lasciava essere a casa alle quattro del mattino, mi manca la mia vicemadre, mi manca mia sorella e mi manca un posto in cui sono a distanza bicicletta dai luoghi che amo.

ne ho anche qui, ovviamente, ma è un po’ diverso

Ieri, comunque, avevo un late shift.

Un late shift vuol dire tenere il forte da sola, preparare l’acqua per la sala, l’insalata, il dolce e la macedonia.

Vuol dire occuparsi della cena dell’high table, quella in cui mangiano i professori.

Vuol dire –soprattutto– assumere il comando della banda della sera, quei ragazzacci che si diceva qualche post fa, una banda di insubordinati alla testa della quale io, per ora, ancora non so stare.

E poi ieri, a ora di pranzo, mentre ero in cassa, ho visto il retro della testa di Reyn e le sue spalle uscire dalla hall.

Era lui. Da quella distanza Reyn è inconfondibile, specie per chi quella testa e quelle spalle le ha baciate innumerevoli volte.

La mia prima reazione è stata Mioddio com’è bello e la mia seconda reazione è stata un groppo alla gola.

Quanto mi manca e quanto ancora lo voglio.

Ma comunque.

Ben era il cuoco della sera.

Ben è la persona più incontentabile che conosco, perfino peggio di mio padre.

Immaginate la vostra iku tutta sola con la masnada degli hourly da una parte e L’Incontentabile dall’altra. Dopo 10 giorni di vacanza. Dopo aver visto le orecchie di Reyn senza poterle baciare.

sospira

E’ per giornate come quelle di ieri che vivo.

E’ per quei momenti in cui canti I Wanna See You Be Brave e I’ve Still Got a Lot of Fight Left in Me, in cui alzi la testa più in alto degli altri e dici se non lo farò io nessun altro lo farà. E anche Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

 

Alla fine della serata mi sono accoccolata in un angolo con una ciotola di stufato di manzo e funghi con una cucchiaiata di purè in cima.

Un attimo prima di svoltare nella mia via, in cima alla salita, c’è un angolo dal quale gli alberi e le case si allineano magicamente e si vede dritto nel tramonto. Ogni volta mi fermo lì, il respiro affannoso, le gambe doloranti, e mi guardo indietro.

Ieri sera, in cima alla mia ciotola di stufato, ho sorriso all’Universo che tramontava sul mio rifiuto di arrendermi.

Back

Ho passato un anno in preda ad un innamoramento folle.

Ve lo ricordate? Eravate qui con me, a leggere delle farfalle che mi regalava, di tutte le cose verdi di cui mi aveva circondato, dei coniglietti la mattina presto e dei tramonti mozzafiato con i quali mi coccolava prima che io andassi a letto.

Sono successe delle cose e delle persone, da allora, Verde Acqua, Reyn, Starbucks, Mr Gatto, e io mi sono dimenticata di lui. Ho fatto del mio meglio lungo la strada, sbattendo contro gli stipiti perché non c’era il sole, sguazzando nell’acqua bassa credendo di annegare e facendomi tanto, tanto male.

Oggi la Mezzana si è arrabbiata con me e ha detto di smettere di rispondere No problem quando mi chiede di fare qualcosa. Perché è chiaro che non è un problema perché è il suo lavoro darmi ordini e il mio obbedire.

Poi, siccome stasera c’erano degli eventi un po’ in tutti gli angoli del college mi ha lasciato a gestire la mensa, al comando di quattro lavoratori part time che escluso uno lavorano lì da molto più tempo di me e, come se non fosse abbastanza, a gestire la cena anche per la high table –che, ricordiamo, è la tavola alla quale siedono il preside, i professori e ogni altro ospite altolocato che dovesse capitare nei dintorni– –incluso, a quanto mi dicono, l’ambasciatore della Svezia– senza che io abbia passato più di un paio di giorni a farci pratica.

Me, che lavoro lì solo da tre mesi e che sono stata confermata full-time solo una settimana fa.

L’Universo era ovunque.

Era nel sorriso titubante della prima ospite della high table, nel cenno con il quale il part time più esperto ha risposto al mio So che posso fidarmi, negli occhi di John, il cuoco più gentile, che diceva Stai andando alla grande, respira.

Era nelle risate di Neil che diceva Ma sempre tu?, nei Come stai? sempre più numerosi degli studenti che mi salutano in cassa, nel volto largo e speciale di Anou che mi chiede Com’è il nuovo appartamento?

Era nella leggera brezza che soffiava attraverso le finestre della mensa, nel profumo di cipolla che impregnava l’aria, nel suono trascinante di Mika che, ancora una volta in turno con me, attaccava la canzone delle muse trasformando la cucina in un palco.

Era in tutti i passi di KPM, per il quale ogni scusa era buona per guardarmi o sorridermi.

Era negli occhi azzurri di Ben, più attaccabrighe che mai.

Era nella meravigliosa voce di Cat.

Ho preso la bicicletta, verso le otto, e ho lasciato che la brezza di Oxford nord mi riempisse la maglietta. C’è qualcosa di meraviglioso nel tramonto inglese, il modo in cui tutto si copre d’oro, la nitidezza quasi dolorosa di ogni dettaglio.

Ho fermato la bici, in cima alla salita, guardandomi intorno e nutrendomi del colore del cielo in fondo, tra gli alberi, quel delizioso pesca che è il colore più bello del mondo.

E lassù c’era l’Universo, con il naso sulla mia nuca, le braccia che mi stringevano, il suo profumo come una nuvola attorno a me.

– Finalmente sei tornata.