Molly è me.

Allora.

Allorallorallorallorallorallorallorallora.

ho appena mandato 20 messaggi a Kiki. C’è un’alta probabilità che legga questo post prima dei messaggi ma le voglio bene lo stesso

Non so da dove cominciare.

Come probabilmente saprete, recentemente il mondo è esploso a causa di un libro che è stato trasformato in un film e che per la prima volta sul grandissimo schermo –cioè, no ma capitemi– parla di un adolescente maschio gay. Il film si chiama Love, Simon e il libro si chiama Simon against the homosapien agenda e l’autrice è Becky Albertalli.

letto il libro, adorato, visto il film, adorato, niente da fare

Recentemente –tipo recentissimamente– ho letto un libro bellissimo. Tipo ieri e oggi. Tipo in ogni singolo minuscolo minuto di tempo che avevo in cui non succedeva niente in portineria. Tipo ogni volta che i M si giravano, ogni volta che K si inventava qualcosa da fare –quell’uomo non sa star fermo– io ero lì col naso nel libro.

Sono innamorata follemente di questo libro.

Il genere di amore che mi ha spinta a correre subito da Waterstone e pensare di comprarmelo, il genere di passione sfrenata che quasi quasi volevo mangiarmelo, quel libro, farlo diventare parte di me, gustarlo fino a quel punto.

eh, lo so, la follia, ma davvero, non potete capire. Quindi ora vi spiego

Molly è la protagonista del libro. Molly ha 16 anni ed è timida, ha una sorella gemella lesbica spigliata e disinvolta, due madri adorabili e un gruppettino di amiche niente male. La primissima pagina inizia con lei che fa amicizia per puro caso in un bagno con questa bellissima ragazza di nome Mina e io già mi aspettavo il mondo, la protagonista che si scopre a sua volta lesbica o che si innamora di una ragazza che aveva inizialmente pensato perfetta per sua sorella, bla bla bla… niente di tutto questo.

Molly è grassa.

Molly si nasconde dietro gli strati dei vestiti, dietro le sue 25 cotte, dietro l’ansia e l’esitazione. Perché Molly non si è mai dichiarata e non ha mai baciato un ragazzo, non sa cosa significhi essere rifiutata e –cosa che me l’ha fatta amare tantissimo– è creativa e ha un senso artistico sviluppatissimo.

Molly è me.

Molly è me quando parla di come sembri impossibile trovarsi un ragazzo, di come la relazione con la sua gemella stia cambiando, di come si senta inadeguata nel suo corpo troppo grande. C’è una parte del libro meravigliosa in cui parla delle commedie romantiche, commedie delle quali lei non potrà mai essere protagonista, perché nessun ragazzo vorrà mai desiderarla. Descrive un’immagine bellissima, Molly, dice nel momento in cui la ragazza della commedia si toglie la maglietta lei smette di essere me. E lo rileggerò, questo libro, ne trascriverò le parti migliori perché le leggiate.

E niente, questo libro mi ha dato tantissimo e sono ancora tutta infrullata per questo.

MA.

Ricordate quando nominavo Simon, all’inizio? Ebbene.

Ebbene Becky Albertalli, scrittrice americana, ha scritto il libro di Simon e il libro di Molly ma anche il libro di Leah –su cui ho appena messo le mani ed è il prossimo in lista– e il libro di Ben e Arthur, che non è ancora uscito ma che arriverà in Ottobre.

Mese nel quale l’autrice farà un tour per promuoverlo.

Tour di cui due date sono in Inghilterra.

Paese nel quale-ok, avete capito dove voglio andarla a parare.

In Ottobre Becky Albertalli sarà a Londra. E niente, io ho già comprato il biglietto.

E credo che non ci sia nient’altro che valga la pena dire a proposito di oggi, né che uno straniero a caso, dopo due chiacchiere con me, mi abbia rivolto la fatidica frase a che ora stacchi? né che oggi, nella folla, ho scorto il profilo di Reyn e ho avuto un giramento di testa.

Non era Reyn, naturalmente, ma il problema è che non sarà mai, mai Reyn.

 

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Le Ragazze della Rosa

Avere tredici anni non è facile per nessuno. Sono anni complicati, pieni di difficoltà e di sfide, di decisioni e di spazi da conquistare. Le cinque protagoniste de “Le Ragazze della Rosa” lo sanno benissimo e ognuna di loro li affronta a suo modo: Selene è la ragazza artistica e frizzante non esattamente appassionata di studio, la timida Alice ha un rapporto problematico con la madre, Milena è capitano della squadra di pallavolo, matura e responsabile, Roberta è la prima della classe ma ha paura di spiegare le sue ali e la famiglia di Daria ha seri problemi economici.

Un giorno la mitica nonna di Alice fa loro un regalo: cinque anelli identici a forma di rosa e con il potere di far avverare i loro desideri. Tredici anni sono troppi per credere alle favole ma le amiche sono ben felici di avere un loro segreto e un amuleto in comune, così affidano agli anelli i loro desideri. Sembra facile indovinare ciò che le ragazze vogliono ma la storia mostrerà che non è proprio così.

“Le Ragazze della Rosa” porta in scena le dinamiche di un gruppo di adolescenti in maniera molto convincente, per non parlare poi delle loro difficoltà all’interno della scuola o dell’ambiente familiare: chi non si è mai trovato nei panni di Alice, alle prese con una madre che non le lascia l’indipendenza che vorrebbe, o di Roberta, schiacciata dalle aspettative scolastiche dei genitori e troppo preoccupata per rivelare loro qual è il suo vero sogno? Per ognuna di loro le difficoltà non mancheranno ma a tutto c’è una soluzione e devo ammettere di essermi commossa più di una volta.

E’ una bella lettura nella quale si finisce per affezionarsi ai personaggi se non addirittura a rispecchiarcisi: personalmente mi sono ritrovata molto in Selene, sbarazzina, creativa e poco diligente. Al di là di questo si tratta di un libro ben scritto, scorrevole, coerente e verosimile, che se nel mio caso mi ha fatto sorridere, ripensando a quando ce li avevo io, tredici anni, sono certa non mancherà di far sentire capite e meno sole chi tredici anni ce li ha davvero.

 

Dati Tecnici

Titolo: Le Ragazze della Rosa
Autrice: Arianna Leoni
Editore: Mondadori
Collana: Stargirl
Anno edizione: 2015
Pagine: 203

Tutta Colpa Di Un Fulmine

A volte succede che leggo libri un po’ a caso, perché me li suggeriscono le mie amiche o perché in qualche modo la trama mi incuriosisce. Succede che siano libri lontani dal mio genere preferito, interessanti fusioni o semplicemente libri un po’ speciali che acchiappano la mia attenzione.

E’ questo il caso di Tutta colpa di un fulmine che, come Sette giorni per liberarsi di Jack all’epoca, mi è sembrato una lettura interessante e un po’ diversa.

I protagonisti della vicenda sono Virginia e Leon, gemelli di tredici anni che proprio non si possono soffrire. Troppo perfettina e supponente lei e troppo menefreghista e casinaro lui, la convivenza non è facile e i battibecchi non si contano.
Durante una gita in montagna, però, la faccenda si complica ulteriormente e i due si ritrovano…l’una nel corpo dell’altro. Saranno i nostri eroi in grado di gestire un corpo e una vita che non gli appartengono?

Ho iniziato questo libro con molta titubanza e trovando subito Virginia piuttosto antipatica. La narrazione è a voci alternate ma suoi capitoli, specie all’inizio, sono molto più lunghi di quelli del fratello e non ho potuto fare a meno di “parteggiare” per lui fin dall’inizio. Quella che però inizialmente sembrava una gara tra i due si evolve in qualcosa di molto più interessante e meno definito.

Virginia parte con l’idea di “migliorare” il fratello, renderlo meno rozzo e più popolare con le ragazze, ma lungo la strada subisce un cambiamento che intacca il suo essere perfettina e super controllata.
Leon, al contrario, non cerca nemmeno per un momento di fingersi la sorella, tra scelte d’abbigliamento discutibili e atteggiamenti poco femminili, e deve anche fare i conti con Adelaide, migliore amica di Virginia che da sempre ha una cotta per lui.

Ho letto questo libro in un paio di notti, posandolo solo perché si faceva troppo tardi per continuare a leggere. La scrittura è scorrevolissima, frizzante, con un linguaggio contemporaneo e richiami ad una cultura nerd che mi hanno fatto sorridere.

Ho apprezzato parecchie cose di questo libro, prima fra tutti i punti di vista non così immediati che i due ragazzi hanno nel momento in cui si scambiano i corpi. Virginia nel corpo del fratello sperimenta l’impossibilità di esprimere debolezza mentre al contrario Leon sfrutta il favoritismo della madre nei confronti della sorella per farsi perdonare un brutto voto. Parecchi episodi disseminati qua e là ricordano al lettore quanto il sesso di una persona influenzi il modo in cui viene percepito o giudicato un suo comportamento.

Ma c’è anche una bellissima contaminazione tra i due, nel modo in cui Virginia apprezza i momenti in cui può giocare a basket e sfogarsi o nei momenti in cui le reazioni di Leon si fanno in qualche modo meno razionali. In circostanze diverse questa contaminazione avrebbe potuto portare a riflessioni diverse –gli spunti nel libro non mancano di certo– ma la storia funziona benissimo anche così com’è.

Anzi, non posso negare che nel piccolo del dram(m)a scolastico la vicenda mi abbia lasciato un po’ col fiato sospeso, specie quando era coinvolto un certo personaggio –Eva, e come altro poteva chiamarsi?– che si diverte un po’ troppo con i nostri eroi.

Di pagina in pagina ho finito per affezionarmi ai giovani protagonisti, fino al delizioso –e non così scontato– finale che li vede alleati e molto distanti dai gemelli che si facevano i dispetti all’inizio della storia. Anzi, devo ammettere che dopo aver posato il libro ho proprio sentito la loro mancanza!

 

Dati Tecnici

Titolo: Tutta colpa di un fulmine
Autrice: Arianna Leoni
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Anno edizione: 2017
Pagine: 206

 

La Prima Cosa Bella

Guardando indietro ai post dell’ultima settimana mi viene un po’ da storcere il naso: si vede che non è un buon periodo, per me, perché nei post non faccio altro che parlare degli eventi della mia vita, senza nessuna particolare trasporto, senza quell’introspezione che mi usciva tanto bene di quando in quando.

Duh.

Ma tutto questo non ha niente a che fare con oggi! Oggi sono felice perché ho finito il nuovo libro di Bianca Marconero, dallo stesso titolo del post che state leggendo: La Prima Cosa Bella.

Innanzitutto è incredibilmente scorrevole: l’ho iniziato tipo mercoledì notte e l’ho finito oggi dopo pranzo. Mi piace tanto come scrive questa fanciulla, l’ho amata in Albion –che comunque era fantasy– e l’ho amata anche qui –che non è una cosa scontata, dato che la svolta fantasy di Levithan non mi ha preso più di tanto.

La storia è molto brillante e gira tutta attorno al narratore Dante, un ventenne appassionato di cinema che racconta le sue disavventure dal letto di un ospedale. Cosa gli sarà mai successo? Ovviamente questo dettaglio viene svelato solo alla fine, ma tutto inizia una certa sera in cui il fratello gemello Marco aveva bisogno di un favore…

Dante si prenderebbe a schiaffi per metà del libro, ed è una convinzione diffusa. E’ come Fitz, quel tenero tontolone che ti fa venir voglia di scrivere i sottotitoli solo per lui, al neon e in lettere cubitali, perché a certe cose proprio non ci arriva. E se ne stava nella mia mente, a rimuginare, guardando il mondo e i suoi comprimari con lo sguardo miope e un po’ passivo.

Un po’ per la sua passione sfrenata e un po’ per la sua ingenuità questo Dante mi ha ricordato enormemente il mio Verde Acqua…

credo che VA non frequenti più queste lande da un po’ ma nel caso spero non si offenda

E’ un libro vivace, brillante, che ti cattura: non è scontato e non abbraccia i classici cliché di cui sono francamente molto stanca. Lo stile è allegro, fresco, i personaggi sono ben caratterizzati –anche se qualcuno di essi meritava più spazio: di Leo si intuisce molto, grazie allo sguardo affettuoso di Dante, ma ne volevo di più– e anche gli intrecci amorosi sono credibili e ben costruiti.

sospira

Ma io arrivo a questo punto della recensione in cui mi chiedo se ho scritto una cosa sabbiosa –le mie recensioni suonano tutte sabbiosissime, ecco perché questo non è un blog di recensioni– o se trasmette veramente quello che ho provato. E’ un libro fenomenale, un libro pieno di belle cose, uno di quei libro che vorresti leggere e rileggere finché non sono confortevoli e familiari come la copertina in cui ti accoccoli quando fa freddino.

Perché succedono belle cose, in questo libro. Perché Dante è stupido ma ha gli occhiali verdi e gli vuoi bene lo stesso.

C’era una volta…

C’era una volta una ragazzina curiosissima, che se ne infischiava dell’età consigliata sul retro dei libri, che passava più tempo in biblioteca che a casa, che viaggiava spesso e volentieri con pile di libri più alte di lei e che azzannava soltanto libri spessi tre dita o più.

C’era una volta un libro bellissimo dal titolo La Tenda Rossa, un libro che parlava della Bibbia vista con gli occhi di una donna dimenticata dai più. Lo lessi, lo amai, lo rilessi e richiesi in prestito innumerevoli volte, senza mai però pensare di acquistarlo.

iku ha sempre nel cuore quel titolo

C’era una volta la favola più amata, così ricca di spunti da riempire un quaderno, così colma di sogni da non stancare mai, così splendente da meritarsi decine di interpretazioni: Peter Pan. C’era una volta un sequel, un libro bellissimo, una lettura appassionante e commovente seguita dall’immediato desiderio di possedere una copia di quel libro.

iku è sul punto di comprarne due volte una copia in inglese ma per qualche ragione non lo fa

C’era una volta Continua a leggere

La Sfida dei Dodici Libri -secondo mese-

E’ il sedici del mese e a me invece sembra che sia passata una vita. Sarà che ho letto una valanga di libri nel frattempo. Iniziamo con la lista del mese scorso:

  • Hyperion -Dan Simmons-
  • I Doni -Ursula K. Le Guin-
  • L’Uomo che Sussurrava ai Cavalli -Nicholas Evans-
  • L’Ombra del Vento -Carlos Ruiz Zafon-
  • La Cattedrale del Mare -Ildefonso Falcones-
  • Il Templare -Jan Guillou-
  • Il Battito delle Sue Ali -Paul Hoffman-
  • Giuro Che Non Mi Sposo -Elizabeth Gilbert-
  • La Fantasia dei Maddigan -Margareth Mahy-
  • Profumo di Zucchero -Kathryn Littlewood-
  • Bullet -Laurell Hamilton-
  • Il Richiamo delle Spade -Joe Abercrombie-

Vediamo repentinamente i libri che sono effettivamente stati letti:

  • I Doni -Ursula K. Le Guin-
  • L’Ombra del Vento -Carlos Ruiz Zafon-
  • Il Templare -Jan Guillou-
  • Il Battito delle Sue Ali -Paul Hoffman-
  • Profumo di Zucchero -Kathryn Littlewood-
  • Bullet -Laurell Hamilton-

..ai quali possiamo altrettanto rapidamente aggiungere anche…

  • Albion -Bianca Marconero-
  • Beastly -Alex Flinn-
  • Tell Me Again How A Crush Should Feel -Sara Farizan-
  • Aristotle and Dante Discover the Secret of the Universe -Benjamin Sàenz-
  • Trevor non sei sbagliato sei come sei -James Lecesne-
  • Magisterium -Cassandra Clare-
  • La mano sinistra di Dio -Paul Hoffman-
  • Le quattro cose ultime -Paul Hoffman-

…per un totale di quattordici libri –di cui due in inglese letti in una sola lunghissima notte

Cosa posso dire di questo mese di lettura?

Ho scoperto con stupore e delizia Carlos Ruis Zafon, letto anni e anni fa nel momento sbagliato, e Sàenz e Farizan, scrittori di genere che ho amato da morire e cercherò ancora.

Ho finalmente completato la trilogia di Hoffman, aguzza, tagliente e a tratti troppo assurda, una specie di Alice nel Paese delle Meraviglie Sanguinose. E’ stato come un lunghissimo trip in un mondo spietato e dominato dalla guerra, qualcosa che non so ancora se definire stupefacente o assurdo.

Ho riletto vecchie cose che amavo, Il Templare e I Doni, trovando il primo un po’ diverso da come lo ricordavo e il secondo sempre perfetto. E’ bello tornare in luoghi amati.

Ho poi abbandonato a metà Giuro che non mi sposo, un brillante saggio sull’amore e sul matrimonio che però ho trovato fin troppo doloroso da leggere. Elizabeth Gilbert ha una penna adorabile e frizzante e mi stava veramente piacendo moltissimo ma mi conosco e ho preferito rimandarlo ad un momento in cui sarò più sana di mente.

Ora ho sempre una manciata di libri della biblioteca da finire, come Deep Blue -preso per documentazione sulle sirene- La Cattedrale del Mare, L’Uomo che Sussurrava ai Cavalli e Quando il Diavolo ti Accarezza. Sarò capace di terminarli prima che scadano e prima dell’imminente partenza per Londra? Lo sapremo solo nella prossima puntata della Sfida dei Dodici Libri, che per motivi tecnici sarà postata il 15 invece che il 16.

Al prossimo mese!

PS: che orribile distrazione! La vera rivelazione del mese è stato Albion di Bianca Marconero, l’unico altro fantasy italiano che sia veramente riuscito –ehi, dopo la saga della De Mari, ovviamente– ad inchiodarmi il cuore. E’ talmente bello che appena finisco di rileggerlo ne farò una recensione molto approfondita…

Ancora Notti d’Inchiostro

Tutto inizia con me che dopo aver chattato con L fino a tardi sul nuovo libro che vogliamo scrivere mi metto il pigiama e mi infilo sotto le coperte.

Siccome non si può passare immediatamente dal lavorio cerebrale al sonno cerco di intortare la mia mente tirando fuori Harlequin e scorrendo la nuovissima collezione che ho aggiunto –half italian half english– di libri che mi sono stati consigliati.

E poi inciampo in un titolo lunghissimo, Aristotle and Dante discover the Secret of the Universe. Un titolo che dice tutto e niente, e che a ben pensare è un bello spoiler. Comincio, lamentandomi perché sono fuori esercizio e l’inglese non scorre. Poi incontro la mamma di Ari e tutto inizia a scorrere.

Poi incontro Dante, e quel tutto che prima scorreva ora mi avvolge e mi acchiappa. Dante è meraviglioso, luminoso e incantevole. E, siccome siamo in uno YA a tema LGBT, si innamora in un soffio di Ari.

Non è neanche uno spoiler. Ti basta un attimo per capirlo, per leggerlo nelle sue azioni e nelle sue parole. E lo sai, perché un personaggio come Dante non può non essere innamorato di Ari.

Ari è cupo, solido, introverso ma molto profondo, un quindicenne che appare a tratti sicuro di sé a tratti preda di grossi dubbi. Mi piace che nonostante tutto lui dubbi sull’amicizia con Dante non ne abbia mai, e come segua le riflessioni dell’amico senza mai metterla in forse.

Si inizia così, innamorandosi dei due personaggi –faccio fatica a decidere quale dei due mi piace di più– e scivolando sempre più in profondità nella storia, un brevissimo capitolo dopo l’altro, fino ad accorgersi che sono le tre del mattino e tu non vuoi mettere giù il libro, perché è appena successo l’irreparabile, tu hai pianto e ora hai tanta, tanta paura.

Non occorre. Ari –oddio che nome, già una volta aveva un dolce significato per me, ora ce l’ha anche di più– è uno di cui ci si può fidare. E’ uno forte, incrollabile, determinato. Inquieto, certo, e forse impulsivo, ma dolce, il ragazzo più dolce della Terra, specie a detta della madre di Dante.

Ci sono stelle, in questo libro. Ci sono ragazze, e baci, e piatti messicani, e fratelli invisibili e sorelle invadenti. Ci sono inaspettate e puntualissime riflessioni sulla famiglia, che non mi interessava leggere ma che ho apprezzato comunque, e ci sono verità intense e nascoste che costruiscono per tutto il libro un colpo di scena meraviglioso che ho adorato.

Che ci volete fare, ero tonta e non l’avevo capito.

Così piangi di nuovo, assieme ad Ari –squittisce– e arrivi lentamente alla fine del libro, felice, in preda all’euforia e così piena di feels che poi non riesci a dormire perché squittisci troppo. E si sono già fatte le cinque, quindi poi passi la giornata con il cervello ovattato.

Ma felice, e ancora una volta estasiata da come possano esistere scrittori che ti deliziano a tal punto.

Io Sono Vera -recensione-

Ed eccoci qui, per la serie recensioni a tutta birra stamattina ho avuto modo di leggere anche Io sono Vera, il romanzo d’esordio della mia amica Alaisse Amehana. Esatto, due libri in due giorni. Esatto, mi hanno pagato quattro ore per non fare niente, due stamattina e due l’altra mattina.

A volte perfino io ho un po’ di fortuna.

Anche Alaisse fa parte del gruppo di amiche conosciute grazie al concorso Giunti Shift e anche lei come Kiki era arrivata in finale. Il suo romanzo –anzi, le sue prime 50 pagine– mi ha intrigata quanto quello di Kiki, ma per motivi molto diversi, tanto che è stato davvero difficile scegliere, alla fine, quale delle due votare.

E no, non ho intenzione di rivelare qui il mio voto.

-dopo sette tentativi ho finalmente capito perché non riesco a scrivere questa recensione: scelgo sempre registri troppo formali-

Le ultime righe di Io sono Vera mi hanno fatta piangere.

E’ una storia d’amore molto intensa e abbastanza tormentata –ovvero proprio quello che piace a me– che gira attorno alla collisione tra Veronica e Acsei: a causa dell’errore di quest’ultimo, un apprendista angelo, la ragazza viene investita e uccisa. Non contento della sua prima disubbidienza alle regole degli angeli Acsei decide di nascondere l’anima di Veronica, anziché affidarla ai Traghettatori, e tentare di riportarla al suo corpo, caduto nel frattempo in coma.

La scrittura di Alaisse ha molti pregi, primo fra tutti la fluidità: di fronte ad un mondo come il suo Paradiso, che bene o male va spiegato da cima a fondo, sarebbe stato fin troppo facile scivolare in uno spiegone o rendere pesante le descrizioni. Questo non succede mai, né succede l’opposto, ovvero l’orribile sensazione che lo scrittore ti lascerà appeso dall’inizio del libro fino alla fine senza spiegarti nulla di quello che stai leggendo. Brava Alaisse.

E’ anche un libro che si destreggia bene tra descrizioni, azione e riflessione, dettaglio non trascurabile in una storia in cui tutti e tre gli aspetti sono importanti: la trama è movimentata, ci sono molti combattimenti ma anche parecchie scene intense in cui è fondamentale percepire bene ogni emozione, cosa tutt’altro che difficile in questo libro.

Altro aspetto che ho molto apprezzato è il fatto che nonostante sia una storia prevalentemente romantica la trama non ne viene eccessivamente appesantita, né si creano quelle situazioni in cui ciò che si crea tra i protagonisti è improvviso, inspiegabile ed eclatante. Anche i personaggi principali non sono stereotipati: lui non è il bello e dannato e lei non è l’ennesima protagonista svampita, per non parlare di personaggi come Ammaniel e Din –che ho fatto veramente fatica ad inquadrare.

Ammaniel meriterebbe una parentesi a parte per l’intensità della sua storia che, nonostante assomigli fin troppo a quella di un noto film sugli angeli –o forse proprio per questo– mi ha fatto sobbalzare e trattenere il fiato più di una volta.

Non ci sono errori da segnalare, non ci sono difetti da rimproverare, c’è solo da ringraziare per la commozione della fine del libro, le cui ultime parole –ehi, ma l’ho già detto– mi hanno fatto scendere la lacrimuccia.

Complimenti Alaisse, continua così!

 

Il Delfino in Bicicletta -recensione-

Il libro che stava nel mio letto quando mi sono svegliata era Bullet di Laurell Hamilton. Ecco perché, contrariamente a quello che avevo detto che avrei fatto –cioè finire prima di leggere i libri in lista, che sono almeno una decina– stamattina ho iniziato Il Delfino in Bicicletta.

E l’ho anche finito.

Il Delfino in Bicicletta è il libro scritto dalla mia amica Kiki, una delle Shifters conosciuta al famoso concorso Giunti. Di più: è il libro, quello cioè che è arrivato in finale ed ha anche vinto, cosa di cui sono felicissima perché, a differenza di altri libri in finale, se lo merita fino all’ultima riga.

DB è un libro romantico, in un certo senso. Parla d’amore, parla di come sia difficile lasciarsi alle spalle una storia quando finisce, delle dinamiche del cuore e della mente in questa situazione così dolorosa. E’ una componente forte di questo libro ma non è tutto.

Perché la cosa che più appassiona, di DB –io e la mia mania di abbreviare tutto– è la sua struttura, il modo in cui è scritto, i colpi di scena che si incatenano uno dopo l’altro. Perché proprio quando tu inizi ad affezionarti ai personaggi, alle situazioni…puff! Le carte vengono mescolate e tu ti chiedi cos’altro stia per succedere.

Leggerlo è facile: io ci ho messo un paio d’ore, perché ero curiosissima di vedere dove l’avrebbe mandata a parare e perché la lettura è comunque fluida e scorrevole. Non ci ho trovato errori di sorta, né refusi né incongruenze –anche se so bene di non essere la lettrice più tecnica di questo mondo– e anche la lunghezza era perfetta. Quasi troppo corto, al punto che non mi ero affatto accorta di essere quasi alla fine e mi è dispiaciuto.

si sa, con gli e-book reader non si hanno sottomano le pagine ancora da leggere come in un libro normale

Mi piace come scrive Chiara.

ma lo sapevi già, vero Kiki?

Ha delle frasi bellissime che mi hanno fatto arricciare i baffi di piacere e questo è sempre apprezzato in un libro. Fa anche dei ragionamenti molto puntuali e similitudini interessanti, come quella del filo del telefono –che vi lascio cercare nel libro ma che merita decisamente-, più o meno legate a questo tema –tra l’altro anche a me così caro– che è la gestione del passato.

La verità è che non si può parlare troppo di questo libro, altrimenti si rischia di lasciar trapelare informazioni contrastanti e dettagli troppo rivelatori! Si può solo dire che è molto fresco, piacevole, insolitamente dinamico –e dico insolitamente per via del tema.

Si sa, in una recensione bisognerebbe parlare anche degli aspetti negativi, ma il fatto è che non ne ho trovati. Scorrevole è scorrevole, intrigante è intrigante, originale è originale –quanto può esserlo un libro intimistico con questa tematica, ovviamente– e ben scritto è ben scritto.

Devo confessare che mentre lo leggevo ho avuto uno o due momenti in cui la narrazione –specie i dialoghi– mi sembravano un po’ sabbiosi, ma la trama ha avuto modo di spiegarsi e calmare i miei dubbi in maniera piuttosto rapida. Qualcuno potrebbe lamentare mancanza d’azione ma ci troviamo davanti ad un libro introspettivo e direi che il ritmo è più che accettabile.

piccola pausa per incazzarsi con chi ha seminato sinossi rivelatrici in giro per la rete, che rovinano lo spasso di aprire una ad una le scatole cinesi…non leggetele!

Quindi, carissima Chiara, complimenti per la tua inventiva, per il modo in cui scrivi e per questo fantastico traguardo! Sono proprio felice di averti conosciuta e ti auguro un futuro luminoso e pieno di successo!

Orgasmi d’Inchiostro

Non accusatemi di non amare i libri solo perché vado in giro con un Kobo.

Io sono quella che ha dovuto prendere svariati metri di cordino e improvvisare del bondage attorno alla sua copia de Il Destino dell’Assassino perché continuava ad aprire le pagine, leggere, piangere, soffrire, chiuderle e ripartire di nuovo.

Io sono quella che, lasciata allo stato brado per 5 mesi in Inghilterra ha accumulato una trentina di libri.

Sono quella che stamattina ha divorato L’Ombra del Vento, masticandolo un pezzettino alla volta dopo averlo trovato più che indigesto, all’inizio.

Quella che mentre leggeva Blood of Dragons si mordeva le nocche delle dita per non urlare di piacere.

La stessa che stamattina, attaccando Bullet -ma sappiamo com’è la Hamilton– doveva fermarsi ogni tre righe e respirare a fondo, e concentrarsi sulle parole.

Nella mia mente la lettura ha smesso di essere solo un piacere psicologico, intellettuale, ed è diventata piacere fisico: il cuore mi batteva a mille mentre scendevo le scale di Villa Aldaya, le dita mi tremavano mentre leggevo dell’incontro tra Hest e Sedric, il nuovo incontrarsi di Fitz e Il Matto mi ha fatto girare la testa.

Entrare in una biblioteca mi esalta. Non posso farci niente, è una sensazione trascinante, una smania, un desiderio predatorio. E oggi, in libreria, ho accarezzato il dorso di decine di amatissimi libri con la stessa commozione con cui rivedo i vecchi amici del passato, quelli per i quali magari non esisti più ma che nel tuo cuore hanno ancora un posto speciale.

E sì, forse troverete il titolo un po’ esagerato, ma mi andava di essere sfacciata, perché la lettura è piacere, dentro di me, piacere puro.

*si ferma e respira a fondo

 

Oggi siamo giunti al 91esimo follower. Siamo ad un passo dai 100 e tra poco più di un mese sarà Natale. Ho deciso di fare qualcosa per festeggiare queste due ricorrenze, qualcosa per ringraziare chi mi ha seguito fin qui, qualcosa per dimostrarvi quanto significato abbia per me vedere che mi leggete, che commentate, che partecipate a questa follia.

Cosa potrà mai essere, dopo un post del genere? Restate sintonizzati…