Maionese Cattiva

In qualche modo quando mi siedo a scrivere è spesso perché mi ritrovo intrappolata in un groviglio di sensazioni tipo come sono finita in questo posto? e oh guarda, chi se lo aspettava che la vita mi avrebbe portato qui?

Il caso odierno è che sono seduta sul triste divanetto di vimini del triste soggiorno della mia casa di Oxford, mangiando tristi tramezzini la cui maionese deve aver probabilmente cambiato intenzioni ad un certo punto. Davanti a me giace un taccuino con sottili iscrizioni misteriose come Victoria Coach Station e oddio non posso credere che uno dei tramezzini è al tonno! scusatemi, come Victoria Coach Station e poco sopra Paddington.

La verità è che dopodomani alle 8 del mattino mia sorella atterra a Gatwick e io non posso credere che quel dannato aeroporto sia così distante da Londra itself. Inoltre, nonostante il mio amore per gli schemini e le pianificazioni, non ho idea di dove andremo e cosa faremo né soprattutto QUANDO lo faremo.

Se mi conosceste sapreste che una cosa del genere testimonia che non sto bene. Infatti ho un mal di testa tremendo da tutto il giorno.

intanto il mio computer ha appena mormorato che la batteria sta finendo inesorabilmente

Mi rallegra sapere che con l’arrivo di mia sorella avrò la possibilità di 4 giorni off e un po’ di divertimento ma nel frattempo non ho fatto che lavorare da quasi due settimane e inizio ad esserne un po’ provata. Sul lavoro ci sarebbero così tante cose da dire che non so nemmeno da dove iniziare, mentre per quanto riguarda la vita privata ho cercato invano di invitare R3 a bere qualcosa insieme: non solo mi ha dato buca all’ultimo momento ma ha anche lasciato cadere dei suggerimenti non troppo chiari che, secondo R2 –la mia coinquilina francese– portano inesorabilmente in una direzione: èggay.

il che ovviamente non mi fa nessun effetto ma costituirebbe uno spreco estremo di polpacci e uomini con il cacciavite

ok, vi permetto di fraintendere polpacci- -ha dei polpacci molto attraenti- -ma la cosa del cacciavite no: a farla breve una sera ho portato a casa un mobiletto per l’angolo doccia della mia stanza e dondolava un po’…per fare la sciocca ho commentato col mio coinquilino R4 con una scusa busso alla stanza di R3 e gli chiedo un cacciavite! Ebbene, non solo l’uomo mi aveva sentito ma aveva anche il cacciavite pronto per quando ho bussato. Io amo un uomo ben attrezzato

no, anche stavolta il doppio senso non è voluto

Anche la maionese del tramezzino col tonno aveva cambiato intenzioni nel frattempo. Molto Male.

In sintesi, in attesa di decidere se l’interesse dell’uomo con polpacci e cacciavite è pari a zero o cosa, ci distrarremo con un viaggio a Londra e ci recheremo anche in quel di Camden Town, posto che amo tantissimo e dal quale torno sempre con troppi acquisti.

 

Gli inglesi hanno la bruttissima abitudine di chiederti come stai? senza nemmeno ascoltare la risposta. Cioè, te lo chiedono pro forma, come una versione alternativa di ciao senza alcun significato. E quando la gente mi chiede come sto io rispondo, e nascono tanti equivoci.

Ma io ci voglio vivere in un Paese dove alla gente che ti chiede come stai non gliene frega una cippa di te?

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Fight Song

Una volta era la mia sveglia.

Le note del piano hanno il sapore della semioscurità della mia stanza di Drayton, il profumo delle pareti di legno, la sensazione dello spazio aperto tutto attorno alla casa.

Oggi l’ascoltavo dopo la giornata di ieri, una delle più…-challenging? Non sono mai stata capace di tradurre questa parola– dure che io abbia affrontato negli ultimi mesi.

Sono stata a casa, questi ultimi giorni, per quasi due settimane. Mi sono fatta coccolare dalla mia vicemadre in una maniera che rasenta il disgustoso ma, che volete farci, si chiamano vacanze e se non posso averne una senza problemi familiari o preoccupazioni esistenziali almeno lasciatemene una in cui un po’ mi coccolano.

Tornare è stato un po’ un problema.

A parte il volo che partiva alle dieci, atterrava a mezzanotte e mi lasciava essere a casa alle quattro del mattino, mi manca la mia vicemadre, mi manca mia sorella e mi manca un posto in cui sono a distanza bicicletta dai luoghi che amo.

ne ho anche qui, ovviamente, ma è un po’ diverso

Ieri, comunque, avevo un late shift.

Un late shift vuol dire tenere il forte da sola, preparare l’acqua per la sala, l’insalata, il dolce e la macedonia.

Vuol dire occuparsi della cena dell’high table, quella in cui mangiano i professori.

Vuol dire –soprattutto– assumere il comando della banda della sera, quei ragazzacci che si diceva qualche post fa, una banda di insubordinati alla testa della quale io, per ora, ancora non so stare.

E poi ieri, a ora di pranzo, mentre ero in cassa, ho visto il retro della testa di Reyn e le sue spalle uscire dalla hall.

Era lui. Da quella distanza Reyn è inconfondibile, specie per chi quella testa e quelle spalle le ha baciate innumerevoli volte.

La mia prima reazione è stata Mioddio com’è bello e la mia seconda reazione è stata un groppo alla gola.

Quanto mi manca e quanto ancora lo voglio.

Ma comunque.

Ben era il cuoco della sera.

Ben è la persona più incontentabile che conosco, perfino peggio di mio padre.

Immaginate la vostra iku tutta sola con la masnada degli hourly da una parte e L’Incontentabile dall’altra. Dopo 10 giorni di vacanza. Dopo aver visto le orecchie di Reyn senza poterle baciare.

sospira

E’ per giornate come quelle di ieri che vivo.

E’ per quei momenti in cui canti I Wanna See You Be Brave e I’ve Still Got a Lot of Fight Left in Me, in cui alzi la testa più in alto degli altri e dici se non lo farò io nessun altro lo farà. E anche Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

 

Alla fine della serata mi sono accoccolata in un angolo con una ciotola di stufato di manzo e funghi con una cucchiaiata di purè in cima.

Un attimo prima di svoltare nella mia via, in cima alla salita, c’è un angolo dal quale gli alberi e le case si allineano magicamente e si vede dritto nel tramonto. Ogni volta mi fermo lì, il respiro affannoso, le gambe doloranti, e mi guardo indietro.

Ieri sera, in cima alla mia ciotola di stufato, ho sorriso all’Universo che tramontava sul mio rifiuto di arrendermi.

Disordinata Dentro

La pioggia mi ha inzuppata tutta.

Sono seduta a gambe incrociate sullo stupido divanetto di vimini del triste soggiorno di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa…dovrei forse A.farmi la doccia e B.finire di fare la valigia o almeno C.controllare a che ora mi devo svegliare domani per D.arrivare alla fermata del bus in tempo E.mi diverto troppo a fare gli elenchi in questo modo.

La verità è che la giornata di oggi mi ha messo MOLTO alla prova.

Lasciavo la mia stanzetta stamattina alle 7 e vi ritornavo oggi alle 20.30. TREDICIFUCKINGHOURS di lavoro, a causa di una supervisor che non è stata bene e non è potuta venire al lavoro. Il fatto è che avevamo troppe cose tutte insieme, stasera, la mensa degli studenti, la high table, una school dinner per 16 persone e una cena superchic per 80 persone che pensandoci nemmeno so dove le hanno messe.

Troppe cose.

Io mi sono ritrovata quindi alla testa di un pugno di part timers che non solo sono poco più giovani di me ma hanno fatto questo lavoro per anni prima di me.

Purtroppo sono anche giovani abbastanza da essere ancora cretini e perdere tutto il tempo che vogliono dietro al cellulare.

E io ho dovuto fare la cattiva e urlar loro dietro e dirgli fate questo fate quello, no, finché non finite tutto non mangiate e no, lo so che non hai controllato i tavoli perché li ho controllati io ed erano sporchi.

Poi ho dovuto, come se non bastasse, sorbirmi Ben che passava con il cibo e mormorava sei sei tu quella in charge perché stai facendo il lavoro peggiore? oppure questionava quello che facevo, come fa sempre.

Perché mi stupisco.

piove tremendamente. Io spero solo che domani a orario bus non ci sia questa pioggia tremenda

Quindi sono qui, nel triste soggiorno che, ricordiamo, profuma di Reyn, dandomi della stupida per gli errori che ho fatto oggi e chiedendomi cosa sto sbagliando, cosa dovrei fare, non sarebbe meglio prendere e andare in Grecia invece che in Italia e restare là e basta.

Non posso fare a meno di essere un po’ soddisfatta, solo un po’, di aver finalmente saltato il fosso, di essere dall’altra parte, contenta che la prossima volta che faccio il turno tardi non sarà la prima ma la seconda, felice di aver creato un precedente e degli errori dai quali posso imparare.

Ora vado a lavarmi, se le mie caviglie reggono.

PS: ci sarà qualcuno capitato qui dopo che Arianna Leoni ha linkato la recensione sulla sua pagina FB. Benvenuti, mi fa piacere che siate qui, mettetevi comodi, fate come se foste a casa vostra e non fate caso al disordine…io sono una persona disordinata dentro.

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Ho passato un anno in preda ad un innamoramento folle.

Ve lo ricordate? Eravate qui con me, a leggere delle farfalle che mi regalava, di tutte le cose verdi di cui mi aveva circondato, dei coniglietti la mattina presto e dei tramonti mozzafiato con i quali mi coccolava prima che io andassi a letto.

Sono successe delle cose e delle persone, da allora, Verde Acqua, Reyn, Starbucks, Mr Gatto, e io mi sono dimenticata di lui. Ho fatto del mio meglio lungo la strada, sbattendo contro gli stipiti perché non c’era il sole, sguazzando nell’acqua bassa credendo di annegare e facendomi tanto, tanto male.

Oggi la Mezzana si è arrabbiata con me e ha detto di smettere di rispondere No problem quando mi chiede di fare qualcosa. Perché è chiaro che non è un problema perché è il suo lavoro darmi ordini e il mio obbedire.

Poi, siccome stasera c’erano degli eventi un po’ in tutti gli angoli del college mi ha lasciato a gestire la mensa, al comando di quattro lavoratori part time che escluso uno lavorano lì da molto più tempo di me e, come se non fosse abbastanza, a gestire la cena anche per la high table –che, ricordiamo, è la tavola alla quale siedono il preside, i professori e ogni altro ospite altolocato che dovesse capitare nei dintorni– –incluso, a quanto mi dicono, l’ambasciatore della Svezia– senza che io abbia passato più di un paio di giorni a farci pratica.

Me, che lavoro lì solo da tre mesi e che sono stata confermata full-time solo una settimana fa.

L’Universo era ovunque.

Era nel sorriso titubante della prima ospite della high table, nel cenno con il quale il part time più esperto ha risposto al mio So che posso fidarmi, negli occhi di John, il cuoco più gentile, che diceva Stai andando alla grande, respira.

Era nelle risate di Neil che diceva Ma sempre tu?, nei Come stai? sempre più numerosi degli studenti che mi salutano in cassa, nel volto largo e speciale di Anou che mi chiede Com’è il nuovo appartamento?

Era nella leggera brezza che soffiava attraverso le finestre della mensa, nel profumo di cipolla che impregnava l’aria, nel suono trascinante di Mika che, ancora una volta in turno con me, attaccava la canzone delle muse trasformando la cucina in un palco.

Era in tutti i passi di KPM, per il quale ogni scusa era buona per guardarmi o sorridermi.

Era negli occhi azzurri di Ben, più attaccabrighe che mai.

Era nella meravigliosa voce di Cat.

Ho preso la bicicletta, verso le otto, e ho lasciato che la brezza di Oxford nord mi riempisse la maglietta. C’è qualcosa di meraviglioso nel tramonto inglese, il modo in cui tutto si copre d’oro, la nitidezza quasi dolorosa di ogni dettaglio.

Ho fermato la bici, in cima alla salita, guardandomi intorno e nutrendomi del colore del cielo in fondo, tra gli alberi, quel delizioso pesca che è il colore più bello del mondo.

E lassù c’era l’Universo, con il naso sulla mia nuca, le braccia che mi stringevano, il suo profumo come una nuvola attorno a me.

– Finalmente sei tornata.

Io Sono Groot

Credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano.

Sono le due, in questo angolo di mondo, il sole è alto, gli uccellini cinguettano e io mi sono appena fatta due ore di sonno, così, al posto del pranzo.

credo che il vero errore in questo quadro sia stato trasferirmi in una stanza con un letto doppio supercomodoso sul quale posso dormire, scrivere, guardare la tv, mangiare leggere prendere appunti e tenere d’occhio la strada fuori dal giardino

Mi permetto di non considerare la mattinata infruttuosa perché nonostante sia domenica mi sono svegliata presto e ho letto un libro intero e scritto la recensione che mi era stata commissionata. Qualche volta vorrei che questo blog diventasse un po’ più utile al prossimo e quando leggo certe recensioni in giro, tipo gente che scrive ma se ciò che crede sia sbagliato? Se quell’incidente è stato solo l’inizio di qualcosa? mi viene un po’ il latte alle ginocchia, e con me anche a Capt. Amelia –con la quale recentemente ho “passato” più tempo del solito ed è stato piacevole– che dice C’è una sacco di gente che scrive da cani e non si fa scrupoli. Tu scrivi bene e te li fai rendendomi una donna un po’ più felice di ieri.

Tuttavia siccome io sono fatta per adorare i libri piuttosto che sezionarli mi limito a impegnarmi a scrivere quelle che mi vengono chieste o quelle di libri che assolutamente dovreste leggere. Se poi iniziassi con le recensioni stroncanti non sarebbe più finita.

Siccome non sono molto più in forma di come mi avete vista gli ultimi due giorni ho intenzione di passare il pomeriggio a guardare Guardiani della Galassia e rimpinzarmi di Doritos Chilli Heatwave, che sono sufficientemente piccanti da infastidirti la lingua ma non abbastanza da rovinarti la giornata e io le adoro.

e non le compro quasi mai proprio perché le adoro e mi conosco

Un ultimo dettaglio che non vi sconvolgerà come dovrebbe: ho iniziato a pensare fantascienza.

Io sono sempre stata quella del fantasy, quella che meh, ok, guardiamo questo film sullo spazio ma chissene, quella che prima di approdare a Dottor Who ci è voluta una vita –scusami Fé– quella che fantasy forever.

E ora, inspiegabilmente, le mie idee assumono dettagli fantascientifici.

Come siamo arrivati a questo?!

Vuotezza

Tanto quanto ieri, non so bene cosa vi aspettiate che io scriva.

Sono stata a casa da lavoro, perdendo metà delle mie ore settimanali, perché ieri mattina, quando mi sono alzata per prepararmi per lavorare, mi girava la testa così tanto che non sono riuscita a camminare.

Da ieri mattina poco è cambiato e ho trascorso quasi tutto il tempo a letto, tra recensioni, uva, film Marvel e un nuovo progetto che se tutto va bene vedrete presto approdare su queste pagine.

Fuori si scatenava l’inferno.

Non sto scherzando, la pioggia e il vento erano così forti che temevo per gli alberi del giardino. La cosa più divertente è che dopo un’oretta di questa tremenda tempesta è arrivato il sole del tramonto, così nitido e splendente che sembrava di essere in un film di Shinkai.

Per un po’ la mia stanza è stata l’unico luogo dell’universo, con Capitan America come unico compagno –ho un debole per quel ragazzo, non me l’aspettavo– e i cuscini che ho imparato ad amare.

Poi, vittima del vuoto del frigo e del mio stomaco, mi sono fatta forza e ho percorso il mezzo isolato necessario a raggiungere il minuscolo supermercato vicino alla fermata e ottenere, per sette sterline, pizza, latte, yogurt, cioccolata, una bibita alla frutta e un pacchetto di patatine.

Non temete, di solito mangio roba seria. Il sabato sera, però, chiamava un po’ di porcherie e io volevo dimostrare a me stessa che chiamare una catena di pizzerie e spendere 9 sterline per una singola pizza era ridicolo.

So che percepite la vuotezza della mia anima, e se non la percepite è una vergogna e siete scusati solo perché probabilmente non leggete questo blog così spesso.

Siete sempre in tempo per rimediare.

Io me ne starò qui, intanto, con i soliti dubbi nella mente, meno persone del solito che si preoccupano per me e meno persone ancora alle quali permetterò di sfiorare il mio cuore.

Quest’ultima cosa è responsabile della maggior parte della vuotezza della mia anima, e adesso vado a infilarmi in un film di Shinkai.

Pioggia Pioggia…

Il mio cellulare è rimasto spento dalle tre di questo pomeriggio fino ad ora, nove di sera.

So che non dovrei a. aspettarmi che mi scriva il mondo b. essere delusa se non mi scrive nessuno c. considerare sei ore senza cellulare un evento però lo faccio lo stesso, perché sono un animaletto sociale e bisognoso di attenzioni.

Almeno lo ammetto.

Oggi è stata una giornata in cui sono corsa avanti e indietro per gran parte del tempo, occupandomi di un ruolo che non sarebbe neanche mio –high table, ovvero i pezzi grossi del college– e sfidando la sorte per la presenza della Mezzana senza il sostegno né di Rogers né di Cat, che è sempre più dolce e carina e presumibilmente etero ma soprattutto sposata.

va detto che tra domenica e oggi la Mezzana è stata molto paziente e quasi gentile con me, e io sono un animaletto sociale e bisognoso di attenzioni quindi ero abbastanza contenta

ora che ci penso smentendo del tutto la citazione del film, che fa La Mezzana non è una donna paziente-

Oggi pioveva.

Pioveva, e dato che ieri sono stata portata a casa in taxi con Cat stamattina son dovuta svegliarmi alle 6 per prendere lo stupido bus per essere al lavoro in tempo. E ho sbagliato bus. E siccome pioveva anche verso le tre ho dovuto lasciare la bici al lavoro per la seconda notte consecutiva –la mia piccola bici!– e prendere un altro bus.

Almeno questo era quello giusto.

Altre cose interessanti che mi piacerà rileggere quando sarò vecchia: oggi ho spalmato sul naso di Ben un witty comeback, ho fatto una lavatrice di bianchi che è tristemente diventata una lavatrice di azzurrini e ho trascorso un paio d’ore in cucina con R2 parlando di libri di film di riso di ragni di college e di accenti.

R2 è metà malaysiano.

The more you learn.

In questo preciso istante una delle mie amiche mi sta spalmando in faccia il fatto che un ragazzo figo intelligente e persissimo di lei le vada dietro ma lei ama di più il personaggio di un telefilm.

Forse all’inizio di questo post avevo in mente cose decenti da scrivere ma dopo questa brillante uscita in un momento in cui io certe cose le vedo con il lanternino credo che andrò a letto, e senza passare dal via.