La mia vita ora

Oggi ho ascoltato la sorella di Charmé dipanare la sua vita, tra viaggi attraverso l’Atlantico, decenni vissuti a cavallo tra Grecia e Oxford e una storia d’amore incredibile. Mercoledì torna in Grecia ma giovedì riparte, perché da Barcellona deve poi andare in Florida in barca per raggiungere una clinica dove il marito windsurfer deve andare a farsi curare la schiena.

Sedevo incredula, nel suo appartamento meraviglioso, mangiucchiando un dolce greco al miele e chiedendomi cosa sto facendo della mia vita, io che non ho mai passato più di una mezz’ora su una barca, che ho meno della metà dei suoi anni e non ho mai pensato di andare in Florida.

…una parte di me era contenta, perché la sorella di Charmé –non esistono soprannomi per una persona così. Cioè, non potete capire– ha incontrato il marito quando aveva quasi quarant’anni, quindi forse tutto sommato non dovrei troppo preoccuparmi…

Recentemente ho avuto una conversazione con un amico, a proposito di colpi di testa e cose estreme… ma più lui parlava delle sue esperienze –mesi trascorsi in conventi, o India, o posti sperduti– più mi rendevo conto di come la mia vita fosse piccola-piccola. Certo, posso dire di essermi trasferita in un Paese che non è quello in cui sono nata e di aver fatto qualche lavoro interessante ma non sono stata poi molto in giro e di certo non ho attraversato un oceano in barca.

il fatto che questa sia la cosa che mi disturba di più mi spaventa, significa che inconsciamente l’ho già messo nella lista di cose da fare

Charmé è tornata, sorprendendo la mia coinquilina al suo picco di disordine e sprofondando lei stessa in un abisso di influenza e tosse che, al momento, ha già definito come malaria, polmonite e chissà che altro. Si prospetta un’interessante parentesi tra la fine del trimestre oxfordiano –tutti i miei studenti sono andati a casa e mi viene un po’ da piangere– e il 24 Dicembre, quando tornerò in Italia per le feste.

L’ultimo periodo è stato un po’ bizzarro, per me. Appurato che amo il mio lavoro e non ho intenzione di perderlo, che amo i miei colleghi e che ho trovato un posto dove vivere che amo e dove amano me… non dovrei veramente lamentarmi di niente. Eccetto che, forse proprio per questo, mi sento sola: provo un feroce senso di protezione per parecchi dei miei studenti, alcuni dei quali hanno già dimostrato del commovente affetto nei miei confronti, e questi sentimenti inaspettati mi portano a farmi molte domande e a notare, inesorabilmente, la mancanza di una persona speciale nella mia vita.

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Granito

Oggi non ero al massimo delle mie potenzialità cerebrali.

eufemismo per dire che ero più tonta del solito, che già in genere è una buona quota

Naturalmente Mr Goldenboy ha scelto proprio oggi per entrare nella portineria con la sua migliore faccia di granito.

va detta una cosa, di Mr Goldenboy: ha un sorriso bellissimo ed è sempre di buon umore. Va detto anche che è molto alto, ha il volto aperto e sincero di quegli attori del cinema che non diventano star mostruose ma ti ispirano comunque– –non che me ne venga in mente nessuno al momento– –e ha una gentilezza piacevole e calorosa che dovrei semplicemente invitarlo a uscire una sera, ecco

Aveva questa faccia serissima come se gli fosse successo qualcosa di terribile, tipo il bacio di un Dissennatore, come se d’un tratto l’avessero trasformato nell’opposto di quello che è di solito, un esserino solare e piacevole. E niente, mi guardava fisso, con questa faccia di granito che per un attimo non ho detto niente e l’ho guardato, con la coscienza sporca che solo chi ha lasciato nel suo pige hole una barretta di cioccolato al latte poteva avere.

non che una barretta di cioccolato al latte sia una dichiarazione d’amore, specie se non firmata

Ho cercato di combattere con la mia arma più potente, il mio sorriso da cucciolo.

Niente da fare.

Ora, immaginate la mia già non impressionante statura ridursi drasticamente mentre questa persona continua a fissarmi con questa faccia di granito –sto abusando di questa figura perché per la prima volta nella mia vita l’ho vista prendere vita davanti ai miei occhi e non mi sono ancora ripresa– e nel frattempo cose continuano a succedermi attorno, ma io ho occhi solo per questo lecturer che mi è stato detto avere più meno l’età di Wannabe delle Spice Girls e che insiste a non cedere di fronte al mio timido sorriso.

A quel punto il mio sorriso inizia a colare da una parte perché l’imbarazzo ha preso il sopravvento, la mia faccia diventa tutta rossa e dentro di me mi chiedo se la mia barretta era offensiva fino a questo punto…

Poi Finalmente Abbandona la Faccia di Granito.

pausa in cui mi chiedo cosa l’abbia spinto a questa pantomima

Mi chiede la chiave di una teaching room e io gli chiedo se ha una prenotazione mentre cerco il suo nome nel sistema, fallisco miseramente, scrivo il suo nome sulla lista delle chiavi in prestito, lui mi chiede se sono sicura che non ha una prenotazione –pausa in cui cerco di ricordare se ha fatto il giro del bancone per venire a sbirciare nel computer o se è solo stata una mia allucinazione– trovo la prenotazione, cancello il suo nome dalla lista, sospiro e mormoro è colpa del mercoledì -scusa che ho usato per anni e continuerò a usare– e torno a essere inservibile per il resto del pomeriggio.

Ora.

Universo.

Strofinarmi così una persona sotto il naso non è carino e anche se sappiamo che non tutte le cose che fai sono fatte per essere carine stasera ho una richiesta… invece di somministrarmi Mr Goldenboy 5 minuti alla settimana in questa maniera non potresti spingerlo a passare un pochettino più di tempo nella portineria, magari in un momento in cui sono un po’ più lucida?

So che gli hai fatto prenotare quella teaching room per tutta la settimana ma io non sarò a lavoro per il resto della settimana quindi per favore mettiamoci d’accordo o questa ship non va da nessuna parte.

Notti al College

Ci sono quei giorni che durano settimane.

Ce ne sono stati cinque, questo significa che è passato ormai più di un mese dal mio ultimo post.

ride

Ieri ho finito l’ultima notte di servizio.

C’era una festa, nella scala 12, musica alta, persone che bevevano, due o tre studenti che hanno flirtato con me fingendo di saper parlare italiano. Ho preso la mia torcia, insieme al junior dean -il prefetto? Lo studente responsabile? Non so come si traduce e non lo saprò mai– e li abbiamo dispersi, è mezzanotte, sapete che non si tiene la musica alta dopo mezzanotte.

Una studentessa è rientrata alle due, è rimasta a chiacchierare con me, ha sentito che non avevo voglia di andare a spegnere le luci della torre e ha detto vengo con te.

Un altro gruppo di studenti è rientrato tardi, un po’ allegro, tutto sorrisi giovani ed entusiasmo e qualcuno ha detto ehi, ma stai facendo il turno di notte, che bella sorpresa! Guys, è il mio portiere preferito e di solito non fa mai il turno di notte!

Un ragazzo era ubriachissimo, in lacrime, ha dato un calcio ad uno dei nostri cartelli, è venuto dentro mormorando mi hanno dato del fascista.

Alle quattro del mattino un ragazzo brillo è entrato, mi ha chiesto cosa leggevo, ha iniziato un monologo super appassionato su Patrick Rothfuss –io morivo dal ridere, dato che non ho bisogno che mi si venda Patrick Rothfuss in nessuna lingua perché già lo adoro– alla fine del quale gli ho consigliato Scott Lynch, si è mangiato una scodella di torta al cioccolato, poi si è accoccolato nella finestra e abbiamo guardato insieme Blackadder. Alla fine l’ho guardato e gli ho detto che erano le cinque del mattino, lui si è scusato, ha detto non credo che ci siamo presentati poi si è presentato e ha detto è stato un piacere.

Ci sono stati momenti di tensione –più o meno ogni volta che la porta ci metteva un’ora a chiudersi– e momenti in cui avrei preferito essere a casa. Una ragazza si è sentita male e abbiamo dovuto chiamare l’ambulanza, la terza notte, e nella stessa notte ad un ragazzo hanno buttato in faccia sostanze non ben identificate e l’abbiamo messo su un taxi per l’ospedale.

Ho passato ore leggendo, a volte cose che dovevo leggere a volte… beh, romanticherie più o meno platoniche tra personaggi di cui mi sono recentemente innamorata, ascoltando a ripetizione le canzoni de Lo Hobbit e piagnucolando come una la bambina piccola che sono.

Ho intessuto conversazioni al limite del credibile con studenti a caso, come uno dei miei preferiti, MR, che la prima sera che ci siamo conosciuti si è portato a casa su una bici una stampante 3D che aveva ordinato online. Stavolta sulla bici aveva un sacchetto pieno di pane. Gli ho chiesto se stava contrabbandando pane fuori dalla dining hall e lui ha detto che no, gli piace il pane e se ne era comprato una valanga.

sua è l’idea innovativa di portarmi del Lego per far passare più in fretta le lunghe notti al college

inutile dire che l’ho amato alla follia

Ho visto studenti consegnare i loro compiti alle tre del mattino. Ho visto gente con i peggio vestiti, i peggio tacchi, i peggio capelli. Gente mezza nuda nonostante il freddo, gente con in mano la più varia collezione di cibo.

…e niente, vorrei ricordarmi nomi e volti di tutti quelli che mi hanno detto coraggio, manca poco, stai andando benissimo e mandare a tutti loro un biscotto come fa la fatina dei biscotti –non chiedete– ma in sintesi quello che volevo dire è che mi ha fatto tenerezza quello che ho scritto solo una settimana fa: mi sembra che siano passati davvero dei mesi e che quelle paure e quei sentimenti che mi divoravano domenica scorsa appartengano ad un’altra persona.

Prego l’Universo di aiutarmi a ricordare quanta strada ho fatto in questi cinque giorni la prossima volta che mi sento altrettanto divorata.

“E allora?!”

C’è una scena, in Pirati dei Caraibi: Ai Confini del Mondo, in cui Barbossa, Jack, Will ed Elizabeth si puntano addosso le pistole, poi ridono e le abbassano, come se fosse tutto un gioco, e poi Barbossa le alza di nuovo esclamando “E ALLORA?!”.

Ecco, tante volte questo è proprio lo spirito con cui inizio i miei post.

Sono nella mia stanza a Oxford, con un sole bellissimo che riempie la camera di luce, completamente incoerente con la pioggia che ha massacrato il Paese per tutta la mattina fino a tipo mezz’ora fa. Del resto non è che possiamo lamentarci, questa è la Full English Experience –per la Full English Breakfast ci stiamo attrezzando

Sono appena stata 5 giorni in Italia a fare Rievocazione Storica.

Immaginate la suddetta cretina vestita in una specie di pigiamone intero di ciniglia variopinto tipo giullare, con un bellissimo cappello cascante da una parte, un microfono ad archetto addosso e la licenza di fare annunci all’altoparlante.

Guarda Narratore, ci sono già un sacco di bambini seduti che aspettano lo spettacolo! Forse tra cinque minuti potremo cominciare!

il tutto con la voce in falsetto tipica dei topini di Cerentola

Una giornata intera passata a ripetere la stessa piece da dieci minuti ogni mezz’ora, perseguitata dai genitori che “ma noi siamo arrivati a metà spettacolo, quand’è che lo rifai?” e dai bambini che posso toccare il topo?

Dio quanto mi sono divertita.

I bambini che ti guardano e ti chiedono Ma sei tu che li muovi? come se fosse una magia. Quelli che ti cercano solo per dirti qual è stato il loro momento preferito. Quelli che vogliono accarezzare la marionetta e ridono quando il topino si soffia il naso sulla loro maglietta.

Quelli che inorridiscono e piangono quando il topino si soffia il naso sulla loro maglietta.

Il mio tecnico che era tutto orgoglioso di me e mi ha abbracciato a fine giornata. Le parole dei genitori felicissimi e della gente che mi chiede se lo faccio per lavoro. Se ho studiato.

No, sono spontaneamente pagliaccia, è quello il bello.

Quest’anno la Rievocazione sembrava un po’ sottotono, vuoi per l’età degli organizzatori che avanza vuoi per il maltempo vuoi per l’estrema tensione con la quale l’ho affrontata, a causa del pochissimo tempo che avevo per fare le cose e del panico da palcoscenico: è vero che ho ripetuto questa storia ogni mattina andando a lavoro per quasi un mese ma farla con le marionette… è un po’ diverso.

Però è stato bello tornare a casa, anche se brevissimamente, con una consapevolezza diversa, come se fossi nel frattempo cresciuta di altri 20 cm anche solo nei tre mesi che ho passato lavorando al college.

Lunedì avevo il volo alle sette di sera.

Mi sono svegliata con un po’ di intontimento addosso, ho guardato l’orologio, ho pensato no, non esco così presto, posso dormire ancora. Poi l’ho fatto lo stesso perché avevo troppe cose da fare.

Sono salita sulla macchina della mia amica con la quale dovevo fare colazione e ho pensato non andiamo di nuovo da Carollo, ci siamo state venerdì, cambiamo. Poi ci sono andata lo stesso perché mi piace tanto e non avevo voglia di questionare.

Una volta da Carollo mi sono seduta, ancora intontita, e mi sono guardata intorno.

Ah, ma quella ragazza ha gli stessi capelli di lei, ho pensato distrattamente.
Ah, ma quella ragazza ha la stessa corporatura che ha lei, ho pensato distrattamente.
Ah, ma quella ragazza guida la stessa macchina che ha lei, ho pensato, un po’ meno distrattamente.

Naturalmente era lei.

Mi fa venire un po’ di nausea scrivere queste righe perché stavolta l’Universo mi ha fatto uno scherzo davvero grosso. Non dico che era la prima volta che venendo in Italia non la pensavo affatto –considerando che la Rievocazione, quell’anno, l’abbiamo fatta anche insieme– ma l’ho pensata in modo così distratto e indolore che non c’era veramente bisogno di farmela apparire davanti, ad una manciata di ore dal volo per tornare a Oxford e di una fretta inutile e dolorosa.

Ho sorriso come una scema.

E’ ridicolo che dopo tutti questi anni il solo guardarla mi rendesse felice e mi riempisse di dolcezza, specie perché sono sicura che dalla sua parte c’erano ben altri sentimenti. Una parte di me vorrebbe credere che avesse gli occhi lucidi mentre tutto il resto si chiede come ho potuto a.pensare di seguirla e bussare al suo finestrino b.cedere all’impulso di volerla abbracciare c.uscire di casa quel giorno con una maglia di gattini e sushi e senza neanche truccarmi.

Scrivimi però, le ho detto.

Il vento sta facendo un casino infernale fuori dalla finestra ma potrebbero benissimo essere i miei pensieri. Mi chiedo per quale perverso meccanismo il suo viso mi riempia ancora di dolcezza quando l’ultima volta che ci siamo sentite è stata deliberatamente crudele con me. So bene che non riuscirò mai ad uccidere il desiderio di restare in contatto con lei –specie adesso che con questa vita a Oxford sono praticamente una persona nuova– ma viste le circostanze assolutamente incredibili che ci hanno fatte incontrare mi chiedo… cos’ha in mente l’Universo questa volta?

Tutta un fanculo

Che di per sé non è proprio un bellissimo titolo per un post.

la verità è che vi ho abituato bene

In questa parte dell’emisfero sono le cinque –l’ora in cui gli inglesi si fanno un the– –e non avrebbero nemmeno troppo torto– e io sto bestemmiando perché, passando metà del mio tempo scrivendo sulla tastiera del college, quando poi torno alla mia faccio solo confusione con la punteggiatura.

Tuttavia.

Oggi andavano dette delle cose, prima tra tutte che stamattina il tempo era una miseria.

Ne veniva giù tanta ma tanta che ho rimpianto l’acquisto di un ombrello da 27 cm quando potevo comprarne uno con tutti i blue tits. Guardate che bello. Quanta finezza. Che raffineria. Ecc.

Stamattina era così freddo, piovoso e grigio che la gatta è venuto da me piangendo –mi piace come i gatti inglesi sanno essere filosofici e sono capaci di camminare sotto la pioggia– e chiedendo un po’ d’attenzione.

comprensibilmente quando piove ci sono meno turisti in giro e lei la cagano meno…

In realtà oggi avevamo perfino qualcuno che si occupava di turisti, cosa che per l’ultima settimana abbiamo dovuto fare noi, che non siamo pagati per fare. La prima esperienza della giornata è stata urlare dietro a uno “posso aiutarla sir?” dopo che era sgattaiolato dentro al cancello senza chiedere niente a nessuno.

“Volevo visitare il college!” “Ci sono non uno non due ma tre cartelli con su scritto chiuso, non faccia il furbo e se ne vada.”

non l’ho detto perché non saprei neanche come dirlo, in inglese, ma ho sorriso in maniera molto espressiva

e poi ho mormorato malevolmente valà mona, che va sempre bene

La mattinata si è mantenuta fresca e umida –leggi anche ieri ero in maglietta oggi si vede il fiato, occhio cosa fate con quelle manopole– e io mi sono rassegnata a correggere le traduzioni di alcuni miei collaboratori –alcuni dei quali macellano l’inglese in una maniera che anche no– mentre sorridevo rassicurante ai turisti. Certo, venite pure avanti, fate pure una foto ma provate a camminarmi sul prato o cercare di entrare dal cancello che vi mastico via una mano.

E poi niente, e poi vorrei che vedeste la cosa incredibile che ha tirato fuori.

anzi, vedetela, è qui

Era iniziata come la tipica giornata che ti fa dire cosa diamine ci faccio in questo Paese, che ti fa pensare all’altra scarpa che cade –quando una cosa è troppo bella per essere vera qui dicono aspetta che cada l’altra scarpa– e che la felicità che sentivo era solo la fase luna di miele del mio trasferimento a Oxford.

E poi è venuta fuori questa giornata limpidissima, con gli edifici di Oxford che si riempiono di sole, con il cielo blu e queste nuvole e il fiume e tutto quanto…

Non sono tranquilla.

Non so perché, dato che ho una casa bellissima, una padrona di casa amorevole, un ottimo lavoro e dei colleghi molto a posto, ma ho questo nervosismo sottocutaneo, quest’agitazione inspiegabile, questo senso di… di non lo so.

E sono tutta un fanculo.

Di stanze, college, anime e ricordi

Ho la lingua fuori uso.

spazio all’immaginazione. Come mai? Scrivete nei commenti e darò un premio al vincitore

Buonasera e benvenuti nella mia stanza! Vi ho detto che la cosa più figa è che la scrivania è rivolta verso il centro della stanza e quindi sembra di essere in un piccolo studio? Ho perfino una sedia in più dalla parte opposta nel caso che qualcuno venisse a trovarmi e la cosa è veramente ridicola ma mi diverto troppo.

L’effetto d’insieme è che ci sia una netta divisione tra l’angolo studio e l’angolo letto e devo dire che la cosa non mi dispiace. Tra le cose che dovrei fare per migliorarmi c’è anche dormire meglio e lasciare pc e cellulare lontani dal letto potrebbe essere una buona regola.

Vi ricordate il battesimo a cui sono stata qualche tempo fa? Oggi io e la mia amica Cathy abbiamo portato il bambino al nostro vecchio college perché se lo spupazzassero per bene come da tradizione. E’ stato bello tornare in quei posti e rivedere facce note: tutti mi hanno chiesto se stavo tornando e cosa stavo facendo, finendo per commentare a metà tra il risentimento e l’ammirazione quando gli dicevo che ero portiere in un altro college. Tutto sommato è un salto bello grosso ma quando una mia ex collega –che adoro e che mi ha fatto estremamente piacere rivedere stamattina– mi ha detto ah, quindi è solo una questione di soldi per te? ci sono rimasta un po’ male.

Ovviamente in cucina c’era Chef B, bello come sempre e un po’ meno cretino del solito. Mi ha abbracciata con molto calore e devo dire che la cosa mi ha fatto davvero piacere, ma poi ci siamo ritrovati a parlare con lui e Cathy del dolore del parto e di tutte quelle bellissime cose di cui non ti parlano quando sei incinta e la cosa ha preso una piega un po’ surreale.

Dopo pranzo –perché ovviamente essendo così vicini all’orario del pranzo mi è anche stato offerto del fish and chips, essendo oggi venerdì– sono tornata precipitosamente a casa per finire di amministrare la mia stanza, che aveva ancora non solo mezzo valigione da disfare ma una serie infinita di borse e borsette, sia di roba ereditata dalla mia amica –compreso del Ciobar. Non si conosce veramente il valore del Ciobar finché non ci si trasferisce in UK– sia di roba mia che ancora non aveva trovato una collocazione. Tra una cosa e l’altra mi sono ritrovata a dover fare un po’ di repulisti del computer e in fondo al mio hard disk ho ripescato un anime che guardavo nel 2002.

Nel 2002!

pausa in cui sono felicissima di comunicare che quell’astuccio che cercavo ieri è stato miracolosamente ritrovato in una delle suddette borse ma che disgraziatamente ho rotto gli occhiali. Non cercate un nesso perché non ce n’è

Calcolate che all’epoca avevo 14 anni, ero forse ancora allo scientifico e se anche per puro caso avevo incontrato lei di certo non avevo idea che me ne sarei innamorata follemente. No, così, per dare un po’ di coordinate.

C’erano certe frasi, in quell’anime, che avevo imparato a memoria, musiche che ancora oggi mi fanno venire la pelle d’oca, interi pezzi di cui mi ero innamorata follemente e che avevo, se non sbaglio, perfino registrato su una videocassetta.

Fa un po’ tenerezza osservare dopo tanti anni la passione di cui ardevo per una cosa che tutto sommato adesso mi sembra un po’ ingenua e molto presuntuosa. Certo, la voce di Patrizio Prata ha sempre lo stesso devastante effetto –se non sapete di cosa sto parlando non sapete di cosa sto parlando– –e credo continuerete a non saperlo perché dopo 10 minuti passati su youtube non ho trovato uno straccio di video convincente da mostrarvi…– e alcune cose di quell’anime mi fanno ancora venire i brividi ma fa comunque un po’ strano riguardarlo dopo tanti anni e rendersi conto che i brividi sono più legati alla memoria ce all’effettiva reazione alle parole pronunciate dai personaggi.

pausa in cui mi rendo conto di aver scritto tantissimo e non aver detto quasi niente

Da domani si ritorna a lavoro dalle 8 alle 16 per 7 giorni di fila… se siete nei dintorni venitemi a trovare ma soprattutto non dimenticatevi di commentare tentando di indovinare perché la mia lingua sia fuori uso e vinca il migliore! XD

Risoluzione

-perché vanno di moda i titoli di una sola parola

Oggi è stata una giornata molto lunga e decisiva sotto molti punti di vista. Innanzitutto è stata, lavorativamente parlando, una giornata così morta che ad un certo punto mi sono seduta con un taccuino in mano e ho iniziato a fare liste.

Liste di cose che potevo fare per aumentare la mia produttività, liste di cose che dovrei fare per prendermi più cura di me stessa, liste di azioni che devo, dal punto di vista pratico, portare a termine se voglio abitare in questo Paese e continuare a lavorare e liste di cose che mi piacerebbe tanto comprarmi quando avrò più soldi.

Adesso che so quali orari avrò per l’intero mese sto cercando di organizzare una giornata un po’ più produttiva. Per esempio… e se i svegliassi tutte le mattine alle sei e mi organizzassi una routine quotidiana per migliorarmi la giornata? Dopotutto per un terzo delle mie mattine dovrò comunque svegliarmi a quell’ora e per mantenere un pattern di sonno stabile potrebbe essere la soluzione migliore.

dopotutto tante volte la sera perdo un sacco di tempo al pc quando potrei fare cose più utili

Poi sono uscita con Raul.

che chiaramente non si chiama Raul ma mi piaceva come nome ed è abbastanza vicino

Ieri non ne ho parlato chiaramente ma c’è stato un momento in cui non ero sicura di quello che volevo. Intendiamoci, parte della ritrosia di una ragazza davanti ad un invito così schietto è condizionamento della società, incluso quello religioso: io sapevo bene cosa volevo. Il punto è che tante volte non so decidere se concedermi quello che voglio sia o meno una buona idea.

Tuttavia quello che ho appena analizzato è un mio problema personale, che dovrei essere libera di risolvere con i miei tempi. Avere qualcuno che ogni due ore mi ricorda che non sto facendo quello che voglio e che la scelta meno complicata è dire di sì è un altro tipo di problema.

Quindi oggi, dopo averci mangiato insieme un panino estremamente buono, averci passeggiato un po’ per il castello di Oxford e avere ascoltato le peggiori scuse per non tenerci per mano e non baciarci in pubblico, gli ho dato un allegro benservito.

Una volta a casa ho avuto la tradizionale mezz’oretta di chiacchiere con la padrona di casa, la quale molto tranquillamente ha detto comprarti degli elementi per la stanza? Certo che puoi farlo. Anzi, mandami i link che lo faccio io. Riarrangiare i mobili nella stanza? Certo che puoi farlo, la stanza è tua. Anzi, se i mobili non ti piacciono dimmelo che ci penso io a sostituirli.

io che sono una persona umile e semplice volevo solo aumentare lo spazio della mia scrivania, forse forse prendermi un comodino ma soprattutto spostare la scrivania dove prende luce… il resto non solo è fantascienza ma mi sembra anche un po’ ingiusto

Quindi si prospetta un finesettimana interessante, tra i calcoli per la stanza, il riorganizzare la mia giornata e il tentare di andare a letto sempre più presto. Come dicevi, Anna? Raddrizzare la mia vita? Che ne dici, così è sufficiente?

ride e se ne va

Complicatezza

Non so neanche da che parte cominciare.

A parte il fatto che non ho combinato granché oggi, in termini di trasloco, sono stata brava e ho fatto il bucato e ho fatto la doccia e ho asciugato finalmente bene i capelli con il nuovo asciugacapelli ereditato da H. Oggi ero fuori a pranzo per una vera pizza con il mio amico W –quello che sa le cose– e abbiamo mangiato allegramente seduti sul prato posteriore del mio college, con la micia che ci girava attorno –la dolce Artemis, micetta nera del college– e una serie di interessanti nuvole che si rincorrevano nel cielo.

Quello che non sapete è che io nel pomeriggio avevo anche un appuntamento.

La verità è che ho passato il primo paio d’ore a preoccuparmi del biglietto che volevo scrivere ad A. Non volevo scrivere niente di sfacciato ma la prima cosa che mi è uscita era molto incisiva e forse troppo poetica: finché la tua personalità splende attraverso il tuo sorriso nient’altro importa. MI sembrava un po’ eccessivo.

Alla fine, curiosamente, ho optato per la stessa identica frase che ho riportato qui sul blog: il tuo sorriso è la cosa migliore del college dopo la gatta e le curly fries. Ho comprato una cartolina piuttosto simpatica –questa– e gliel’ho lasciata nel suo pigeon hole, quelle pseudo-cassettine della posta verticali che si vedono nei film, per le scuole o gli uffici. Staremo a vedere.

Dopo aver risolto questo problema sì che ho iniziato a preoccuparmi per l’appuntamento.

La mia prima reazione è stata ma chi me lo fa fare. I discorsi con N, il portiere notturno, hanno portato ad una terrificante verità: a volte siamo single per pigrizia. Nel mio caso questa prima reazione lo ha confermato: chi me lo fa fare di espormi, di incontrare qualcuno e dovermi vendere bene, mettermi in tiro e vivere quel terrificante imbarazzo tra due persone che fanno lo sforzo di conoscersi?

Poi l’ho visto.

Ha un bel sorriso e una faccia carina, va ammesso –anche se non quanto A– e ha un modo carino di parlare e delle belle idee: una persona molto positiva, con una bella energia, tutto molto bello.

E’ anche straordinariamente diretto.

si scrive così ma si legge voglio sistemarmi, che ne diresti se ti baciassi e perché sprecare una serata così, vieni a letto con me

incredibile come la mia prima intenzione di appoggiarla molto più delicatamente sia sfumata nel nulla…

Poi è successa una cosa inaspettata.

Ve lo ricordate quel personaggio molesto di cui parlavo qualche giorno fa? Rileggendo adesso il post mi rendo conto di essermi spiegata proprio male… si trattava di un accattone, uno dei tanti personaggi sfortunati di Oxford, che alla fermata del bus chiedeva un po’ di spiccioli.

Ebbene… oggi l’ho incontrato di nuovo. Mi ha guardato con una faccia avvilita e mentre io non lo riconoscevo ha mormorato ma sì che parli inglese.

Mi sono sentita così una merdina. Mi ha perfino chiesto come stavo, probabilmente molto a caso, ma a quel punto mi sentivo troppo in colpa per non dargli esattamente quello che voleva: due sterline per raggiungere il prezzo di un letto.

Potrei

Potremmo dire tante cose.

Potremmo dire che ho messo giù male un piede nella casa nuova e che ora non sono più sicura che tutte le dita del mio piede destro siano ancora attaccate bene.

Potremmo dire che finalmente quasi tutte le mie cose sono nella mia stanza nuova, quella bella, quella che ha una vista spettacolare, quella che ha un letto decente, un armadio decente, una cassettiera decente e una scrivania molto deludente.

Potremmo dire che è stata una giornata traumatica come può esserlo solo un trasloco per la gente del mio segno zodiacale, che una volta arrivata mi sono detta come ti è venuta in mente quest’idea e che quando mi sono resa conto che per andare a farmi una doccia devo fare due rampe di scale mi è venuta un po’ la nausea.

Potremmo dire che avere finalmente un letto mi sta rendendo una persona felice, che ho appeso un bellissimo quadro che dice splendi raggiante oggi, qualcosa di buono sta per succedere, che scendere a orario cena per ficcanasare e ricevere inaspettatamente dell’agnello e delle verdurine saporite mi ha salvato la serata.

Ma.

Sceglierò di parlare di ieri, di fissare su questa pagina un momento di felicità, di colpevolissima delizia, di gioia molto esitante.

Ieri mattina dovevamo dare a H il suo regalo di addio. E’ stata una settimana impegnativa anche per questo, decidere cosa regalarle, raccogliere i soldi, girare furtivamente per il college facendo firmare a tutti il biglietto… mi sono sbattuta tantissimo perché voglio molto bene ad H e volevo che fosse tutto perfetto ma non è stato facile.

Il mio turno iniziava alle 13.30 ma per evitare di perdermi l’azione ho deciso di entrare un po’ prima, prendermi un panino e sedermi in un angolo da sola, in attesa che lei si facesse viva. Ero pronta a solitudine e discrezione ma inaspettatamente A, il bigliettaio, mi ha vista tutta sola ed è venuto a sedersi accanto a me.

Doverosa precisazione: A è uno studente del college che ha probabilmente attorno ai 20 anni, ha un sorriso che illumina qualunque brughiera e parla fluentemente inglese, tedesco e spagnolo. Legge tantissimo e sa tantissime cose, fa il bigliettaio ma è capace di far nascere una coda lunga tutto l’isolato solo per spiegare ad un turista un dettaglio del college e per finire…

…è gay, ma questo lo sapevamo già perché ne abbiamo già parlato.

Ora.

Scoraggiata dal discorso maturo e responsabile della mia amica H ho deciso di far finta che non mi si sciolga il cuore ogni volta che lui sorride, anzi, ho deciso di far finta che lui non esista neanche, perché è uno studente, noi siamo i loro guardiani e bla bla bla, piuttosto provaci con AN e AL.

Ieri questo non è stato possibile perché lui era lì a chiacchierare e sorridere e chiedermi dove abito e cosa faccio e se mi piace il panino e a lamentarsi dei turisti e a ridere per minchiate nostre. E va via martedì, per almeno un anno e mezzo, e ieri mentre tutti ridevano e festeggiavano H lui ha detto è merito di M se la cosa è andata a buon fine, si è data tanto da fare per il regalo e il biglietto, e io volevo tuffare il naso nella mia fetta di torta e sparire. E poi è venuto dentro in portineria tutto spettinato ed era bellissimo e poi ha detto ma almeno lunedì tu ci sei vero?

E niente.

Le persone normali a questo punto lasciano perdere ma io non sono una persona normale e vorrei disperatamente dirgli qualcosa per combattere la cretinata che ha detto ieri, che deve smettere di mangiare torta adesso che gli americani sono andati via. Volevo dirgli che anche solo per la sua personalità lui sarebbe una persona che vorrei intorno per sempre, per tacere del suo sorriso.

Mi servirebbero solo le parole per farlo delicatamente, così delicatamente da non donargli altro che tenerezza.

Così non si può lavorare.

Succedono cose strane in questo posto.

Avrei giurato di aver scritto un bel post, qualche ora fa mentre ero al lavoro, un post intitolato Non si può lavorare così.

Probabilmente l’avevo scritto un po’ al volo, non proprio approfondito, ma brillante, simpatico, positivo, con tutte quelle vocali accentate sbagliate a causa della tastiera del computer della portineria. Proprio per questa ragione, una volta a casa, ho acceso il pc per correggerli.

E non ho più trovato il post.

Ora.

Sto iniziando a pensare che da qualche parte ci sia un blog parallelo su cui c’è un singolo post  intitolato Non si può lavorare così, perché l’ho visto pubblicato. Era lì.

sorvoliamo sul fatto che più tempo passo usando la tastiera a lavoro più è difficile, quando torno a casa, azzeccare i tasti della tastiera del portatile

Ovviamente a questo punto l’unica cosa che posso fare è cercare di riscrivere il post. Vediamo un po’…

Così non si può lavorare.

Sono arrivata a lavoro all’una e mezza e la prima cosa che il mio collega K mi ha detto è stata Un tizio francese ti ha lasciato un regalo.

qualche giorno fa un tizio ha cercato di mettersi in contatto con la preside. Purtroppo non potevo dargli il suo numero per motivi di privacy ma ho comunque escogitato un modo per salvare capra e cavoli

A quanto pare è riuscito a mettersi in contatto con la preside perché quando ho aperto la busta che mi aveva lasciato ci ho trovato dentro una graziosissima scatola di latta con dentro delle Crêpes Dentelles ricoperte di cioccolato fondente. Sulla scatola c’era attaccato un biglietto da visita con scritto console onorario delle Bahamas.

Per dire.

Verso le due sono stata fermata da un paio di ospiti. Stiamo andando via, non ti trovavamo, abbiamo chiesto della ragazza italiana ma non ricordavamo il tuo nome! Volevamo tanto salutarti!

-queste sarebbero le tizie che si sono perse l’altro giorno

Per dire.

Ad un certo punto io e M il Mago siamo dovuti andare in posta. Lungo la strada ad un certo punto mi ha guardata di sottecchi e ha detto adesso che ti sei sistemata con la stanza puoi iniziare a pensare a come battere K e prendere il mio posto quando sarò andato in pensione.

M il Mago va in pensione tra due anni

Per dire.

Quando siamo tornati ci siamo imbattuti in una delegazione di una scuola americana dello stato di New York che abbiamo ospitato nelle ultime sei settimane. Avevano con sé delle bottiglie di una cosa che si chiama Ice Wine e che a quanto pare è fatto con uva ghiacciata ed è un fantastico vino da dessert.

Ne avevano una per ciascuno di noi portieri.

Per dire.

c’era anche un ultimo paragrafo a proposito di una fetta di Velvet Cake che qualcuno ha portato in portineria questa mattina e che era la cosa più deliziosa assaggiata negli ultimi tempi ma ve lo potete immaginare come finiva

Capite che così non si può lavorare…