Complicatezza

Non so neanche da che parte cominciare.

A parte il fatto che non ho combinato granché oggi, in termini di trasloco, sono stata brava e ho fatto il bucato e ho fatto la doccia e ho asciugato finalmente bene i capelli con il nuovo asciugacapelli ereditato da H. Oggi ero fuori a pranzo per una vera pizza con il mio amico W –quello che sa le cose– e abbiamo mangiato allegramente seduti sul prato posteriore del mio college, con la micia che ci girava attorno –la dolce Artemis, micetta nera del college– e una serie di interessanti nuvole che si rincorrevano nel cielo.

Quello che non sapete è che io nel pomeriggio avevo anche un appuntamento.

La verità è che ho passato il primo paio d’ore a preoccuparmi del biglietto che volevo scrivere ad A. Non volevo scrivere niente di sfacciato ma la prima cosa che mi è uscita era molto incisiva e forse troppo poetica: finché la tua personalità splende attraverso il tuo sorriso nient’altro importa. MI sembrava un po’ eccessivo.

Alla fine, curiosamente, ho optato per la stessa identica frase che ho riportato qui sul blog: il tuo sorriso è la cosa migliore del college dopo la gatta e le curly fries. Ho comprato una cartolina piuttosto simpatica –questa– e gliel’ho lasciata nel suo pigeon hole, quelle pseudo-cassettine della posta verticali che si vedono nei film, per le scuole o gli uffici. Staremo a vedere.

Dopo aver risolto questo problema sì che ho iniziato a preoccuparmi per l’appuntamento.

La mia prima reazione è stata ma chi me lo fa fare. I discorsi con N, il portiere notturno, hanno portato ad una terrificante verità: a volte siamo single per pigrizia. Nel mio caso questa prima reazione lo ha confermato: chi me lo fa fare di espormi, di incontrare qualcuno e dovermi vendere bene, mettermi in tiro e vivere quel terrificante imbarazzo tra due persone che fanno lo sforzo di conoscersi?

Poi l’ho visto.

Ha un bel sorriso e una faccia carina, va ammesso –anche se non quanto A– e ha un modo carino di parlare e delle belle idee: una persona molto positiva, con una bella energia, tutto molto bello.

E’ anche straordinariamente diretto.

si scrive così ma si legge voglio sistemarmi, che ne diresti se ti baciassi e perché sprecare una serata così, vieni a letto con me

incredibile come la mia prima intenzione di appoggiarla molto più delicatamente sia sfumata nel nulla…

Poi è successa una cosa inaspettata.

Ve lo ricordate quel personaggio molesto di cui parlavo qualche giorno fa? Rileggendo adesso il post mi rendo conto di essermi spiegata proprio male… si trattava di un accattone, uno dei tanti personaggi sfortunati di Oxford, che alla fermata del bus chiedeva un po’ di spiccioli.

Ebbene… oggi l’ho incontrato di nuovo. Mi ha guardato con una faccia avvilita e mentre io non lo riconoscevo ha mormorato ma sì che parli inglese.

Mi sono sentita così una merdina. Mi ha perfino chiesto come stavo, probabilmente molto a caso, ma a quel punto mi sentivo troppo in colpa per non dargli esattamente quello che voleva: due sterline per raggiungere il prezzo di un letto.

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Potrei

Potremmo dire tante cose.

Potremmo dire che ho messo giù male un piede nella casa nuova e che ora non sono più sicura che tutte le dita del mio piede destro siano ancora attaccate bene.

Potremmo dire che finalmente quasi tutte le mie cose sono nella mia stanza nuova, quella bella, quella che ha una vista spettacolare, quella che ha un letto decente, un armadio decente, una cassettiera decente e una scrivania molto deludente.

Potremmo dire che è stata una giornata traumatica come può esserlo solo un trasloco per la gente del mio segno zodiacale, che una volta arrivata mi sono detta come ti è venuta in mente quest’idea e che quando mi sono resa conto che per andare a farmi una doccia devo fare due rampe di scale mi è venuta un po’ la nausea.

Potremmo dire che avere finalmente un letto mi sta rendendo una persona felice, che ho appeso un bellissimo quadro che dice splendi raggiante oggi, qualcosa di buono sta per succedere, che scendere a orario cena per ficcanasare e ricevere inaspettatamente dell’agnello e delle verdurine saporite mi ha salvato la serata.

Ma.

Sceglierò di parlare di ieri, di fissare su questa pagina un momento di felicità, di colpevolissima delizia, di gioia molto esitante.

Ieri mattina dovevamo dare a H il suo regalo di addio. E’ stata una settimana impegnativa anche per questo, decidere cosa regalarle, raccogliere i soldi, girare furtivamente per il college facendo firmare a tutti il biglietto… mi sono sbattuta tantissimo perché voglio molto bene ad H e volevo che fosse tutto perfetto ma non è stato facile.

Il mio turno iniziava alle 13.30 ma per evitare di perdermi l’azione ho deciso di entrare un po’ prima, prendermi un panino e sedermi in un angolo da sola, in attesa che lei si facesse viva. Ero pronta a solitudine e discrezione ma inaspettatamente A, il bigliettaio, mi ha vista tutta sola ed è venuto a sedersi accanto a me.

Doverosa precisazione: A è uno studente del college che ha probabilmente attorno ai 20 anni, ha un sorriso che illumina qualunque brughiera e parla fluentemente inglese, tedesco e spagnolo. Legge tantissimo e sa tantissime cose, fa il bigliettaio ma è capace di far nascere una coda lunga tutto l’isolato solo per spiegare ad un turista un dettaglio del college e per finire…

…è gay, ma questo lo sapevamo già perché ne abbiamo già parlato.

Ora.

Scoraggiata dal discorso maturo e responsabile della mia amica H ho deciso di far finta che non mi si sciolga il cuore ogni volta che lui sorride, anzi, ho deciso di far finta che lui non esista neanche, perché è uno studente, noi siamo i loro guardiani e bla bla bla, piuttosto provaci con AN e AL.

Ieri questo non è stato possibile perché lui era lì a chiacchierare e sorridere e chiedermi dove abito e cosa faccio e se mi piace il panino e a lamentarsi dei turisti e a ridere per minchiate nostre. E va via martedì, per almeno un anno e mezzo, e ieri mentre tutti ridevano e festeggiavano H lui ha detto è merito di M se la cosa è andata a buon fine, si è data tanto da fare per il regalo e il biglietto, e io volevo tuffare il naso nella mia fetta di torta e sparire. E poi è venuto dentro in portineria tutto spettinato ed era bellissimo e poi ha detto ma almeno lunedì tu ci sei vero?

E niente.

Le persone normali a questo punto lasciano perdere ma io non sono una persona normale e vorrei disperatamente dirgli qualcosa per combattere la cretinata che ha detto ieri, che deve smettere di mangiare torta adesso che gli americani sono andati via. Volevo dirgli che anche solo per la sua personalità lui sarebbe una persona che vorrei intorno per sempre, per tacere del suo sorriso.

Mi servirebbero solo le parole per farlo delicatamente, così delicatamente da non donargli altro che tenerezza.

Così non si può lavorare.

Succedono cose strane in questo posto.

Avrei giurato di aver scritto un bel post, qualche ora fa mentre ero al lavoro, un post intitolato Non si può lavorare così.

Probabilmente l’avevo scritto un po’ al volo, non proprio approfondito, ma brillante, simpatico, positivo, con tutte quelle vocali accentate sbagliate a causa della tastiera del computer della portineria. Proprio per questa ragione, una volta a casa, ho acceso il pc per correggerli.

E non ho più trovato il post.

Ora.

Sto iniziando a pensare che da qualche parte ci sia un blog parallelo su cui c’è un singolo post  intitolato Non si può lavorare così, perché l’ho visto pubblicato. Era lì.

sorvoliamo sul fatto che più tempo passo usando la tastiera a lavoro più è difficile, quando torno a casa, azzeccare i tasti della tastiera del portatile

Ovviamente a questo punto l’unica cosa che posso fare è cercare di riscrivere il post. Vediamo un po’…

Così non si può lavorare.

Sono arrivata a lavoro all’una e mezza e la prima cosa che il mio collega K mi ha detto è stata Un tizio francese ti ha lasciato un regalo.

qualche giorno fa un tizio ha cercato di mettersi in contatto con la preside. Purtroppo non potevo dargli il suo numero per motivi di privacy ma ho comunque escogitato un modo per salvare capra e cavoli

A quanto pare è riuscito a mettersi in contatto con la preside perché quando ho aperto la busta che mi aveva lasciato ci ho trovato dentro una graziosissima scatola di latta con dentro delle Crêpes Dentelles ricoperte di cioccolato fondente. Sulla scatola c’era attaccato un biglietto da visita con scritto console onorario delle Bahamas.

Per dire.

Verso le due sono stata fermata da un paio di ospiti. Stiamo andando via, non ti trovavamo, abbiamo chiesto della ragazza italiana ma non ricordavamo il tuo nome! Volevamo tanto salutarti!

-queste sarebbero le tizie che si sono perse l’altro giorno

Per dire.

Ad un certo punto io e M il Mago siamo dovuti andare in posta. Lungo la strada ad un certo punto mi ha guardata di sottecchi e ha detto adesso che ti sei sistemata con la stanza puoi iniziare a pensare a come battere K e prendere il mio posto quando sarò andato in pensione.

M il Mago va in pensione tra due anni

Per dire.

Quando siamo tornati ci siamo imbattuti in una delegazione di una scuola americana dello stato di New York che abbiamo ospitato nelle ultime sei settimane. Avevano con sé delle bottiglie di una cosa che si chiama Ice Wine e che a quanto pare è fatto con uva ghiacciata ed è un fantastico vino da dessert.

Ne avevano una per ciascuno di noi portieri.

Per dire.

c’era anche un ultimo paragrafo a proposito di una fetta di Velvet Cake che qualcuno ha portato in portineria questa mattina e che era la cosa più deliziosa assaggiata negli ultimi tempi ma ve lo potete immaginare come finiva

Capite che così non si può lavorare…

College

Buonasera.

Anche oggi tento di guadagnare tempo scrivendo mentre sono al lavoro e il college é deserto, eccezion fatta per gli studenti che escono all’aperto a procacciarsi il cibo.

ebbene sì, anche questo post è scritto con tutti gli accenti sbagliati a causa della tastiera inglese. Abbiate pazienza

Sono giornate in cui non succede granché e credo che dovrei prestare più attenzione ai piccoli dettagli piuttosto che ai grandi avvenimenti. Oggi, per esempio, sono stata mandata a postinare un pacco in un altro college ad una decina di minuti dal nostro.

Vai, mi hanno detto, fa bene alla tua educazione, mi hanno detto, ha dei bei giardini!

Avevano ragione.

C’è un portico –cosa mai vista finora in questo paese– estremamente bello oltre il quale si apre un avvallamento coperto da un prato verdissimo e sul quale si affacciano un meraviglioso edificio simile ad una delle nostre ville e…

… e che ve lo descrivo a fare, guardate questa immagine!

Più passa il tempo più mi rendo conto che questa città è piena di

momento in cui suona l’allarme antincendio e io vado nel panico perché è in un altro edificio fuori sede ma poi risolvo tutto brillantemente

momento in cui arrivo a casa e trovo un cospicuo rimborso tasse nella cassetta della posta

Scusate, mi rendo conto che non è un post molto furbo ma del resto mi sembra che neanche la mia vita, al momento, sia molto furba: vivo precariamente in questa stanza troppo piccola, godendomi il lavoro ma vivendo a metà quando sono fuori. Ci sono tante cose che vorrei fare ma come dicevo ieri sono bloccata da parecchie incombenze.

Una delle cose che mi piacerebbe fare, per esempio, è esplorare e catalogare tutti i college di Oxford e scrivere per ognuno un articolo su questo blog. Dovrei trovare delle caratteristiche con le quali giudicarli e fare magari una classifica ma già l’idea mi stuzzica parecchio.

Sapevate che sono 44? Sono parecchi! Chissà se sarò in grado di vederli tutti prima dell’inverno!

la vera domanda è… avrò il coraggio di visitare St. Edmund’s Hall, dato che è il college in cui studia(va) Reyn?

Persone Stressanti

Sarò felice quando tutto questo sarà finito.

disse, come se non la stessero aspettando altri 5 giorni di lavoro prima del day off

Se da una parte è vero che non mi posso proprio lamentare per il lavoro che faccio –anche se ogni tanto arriva gente con delle pretese mostruose che poi vi dirò– dall’altra è anche vero che A. entro mercoledì devo finire le valigie e B. martedì se ne va la mia amica F e C. stiamo cercando di –ops, stavo per dire una cosa che non può essere resa pubblica per un’altra settimana, non si sa mai– insomma, un po’ di cose in ballo che un po’ alla volta si sistemeranno ma intanto c’è un po’ di stress, ecco.

Se poi si aggiunge che stasera ha piovuto di brutto per quasi due ore e che fa ancora freddo freddo freddo –momento di goduria in cui mi immagino di mettere il piumone nella nuova stanza– –ma vi pensate, piumone ad agosto– si è delineata una domenica non proprio bellissima nella quale tra l’altro non è che io sia riuscita a scrivere quanto volevo.

ecco cos’era l’altra cosa, ho delle scadenze per la scrittura e sono parecchio indietro

Oggi c’erano persone che

  • volevano entrare nel college dopo l’ora di chiusura , senza pagare il biglietto e senza nemmeno essere studenti
  • hanno citofonato per chiedere di entrare –vedi sopra– hanno ricevuto la risposta “apriamo domani alle 10” e hanno citofonato dieci minuti dopo dicendo “ora posso entrare vero?”
  • hanno chiesto di essere trasferiti in una stanza con una vista migliore –pretesa alla quale neanche volendo avrei potuto cedere perché non mi occupo di prenotazioni
  • hanno piagnucolato dicendo “ma io ho fatto le certificazioni qui trent’anni fa e volevo visitare il college!” quasi due ore dopo il turno di chiusura –ignorando il fatto che le certificazioni non le facciamo proprio
  • protestavano dicendo che l’orario di chiusura sarebbe dovuto essere alle sette invece che alle quattro

E niente, mi è salito lo stress solo a scriverli ma siccome siamo un blog positivo e determinato fermiamoci un attimo per trovare tre cose per le quali ringraziare l’Universo. Grazie Universo per

  • AL, che oggi dopo settimane che non lo vedevo mi ha salutata e poi nell’uscire mi ha portato una fetta di torta al cioccolato –questo è un ringraziamento solo parziale perché non sono 100% sicura che la torta fosse per me o piuttosto per un portiere a caso ma è stato carino lo stesso
  • A –devo trovare dei nomi più efficaci per queste persone– che pulcino è arrivato tutto bagnato per la pioggia, ha chiesto un sacco della spazzatura per il suo povero zaino e poi è venuto da me piagnucolando M, mi dai una manooooooo? Bestiola adorata.
  • H, per motivi che le spiegheremo quando sarà il momento, nel caso stia leggendo questo post nell’ultima sera in cui fa il turno di notte al college. Hello dear.

Pensaci bene

Mi fanno male i piedi.

mi piace iniziare con una cosa supertriviale, specie quando ho una valanga di cose da dire

Purtroppo possiedo più orologi che paia di scarpe quindi devo arrangiarmi con quello che ho, almeno fino al giorno in cui sarò a posto con i conti e potrò finalmente pensare di andare a farmi una visita per vedere se ho bisogno di comprare uno specifico paio di scarpe o semplicemente mi serve uno specifico paio di piedi nuovo.

Ma tant’è.

Giornata incredibilmente lunga e densa di particolari –al contrario di quella di ieri nella quale non ho fatto assolutamente niente a parte guardare Friends-: questa mattina sono stata invitata al battesimo del figlio della mia amica C –chi se la ricorda? Quella dolcissima, carinissima, quella che mi sarei sposata volentieri se non fosse stata impegnata e della sponda sbagliata– ed è stata un’esperienza sotto moltissimi punti di vista. Prima di tutto era la prima volta che andavo a messa in Inghilterra –shame on me, suppongo– poi era la prima volta che mangiavo cibo filippino –non male anche se certa carne era troppo, troppo grassa– e infine ero l’unica a non parlare filippino! E’ stato bello rivedere molti dei miei colleghi –mi hanno chiesto quando vengo a trovarli ancora, credo che ormai sia giunto il momento– e coccolarmi un po’ la mia amica C.

Poi oggi è stata la prima volta che restavo in turno fino alle otto/la prima volta che lavoravo nel weekend, quindi c’era quell’apprensione un po’ ridicola di chi è ormai quasi un mese che lavora –sarà un mese giovedì– ma che sa che nel frattempo tutto potrebbe andare storto.

E lo farà.

Così ad un certo punto è arrivato uno dicendo di essere un vecchio membro del college e chiedendo che gli dessimo le chiavi della biblioteca vecchia.

un po’ come se io andassi alla Torre di Londra, dicessi che una volta ci lavoravo e mi facessi dare le chiavi della sala dei gioielli

Tutto questo alle sette di sera di un sabato piovoso –ho accennato al fatto che faceva anche un freddo cane? A Ferragosto non dovrebbe fare un freddo cane tipo “vorrei avere una seconda felpa da mettermi”, neanche in Inghilterra– dopo che avevamo già chiuso ai visitatori e più o meno messo via anche tutto il resto.

Una che lavora qui solo da 25 giorni cosa dovrebbe fare di fronte ad una richiesta simile, esattamente?

aiutino, non esiste risposta che non faccia incazzare almeno un po’ la persona che si ha davanti

Ma siccome ho la faccia tonda e un bel sorriso –l’avete visto ieri, vero? Adesso sapete che non dico bugie– sono riuscita a farmi perdonare.

Per tacere di quelli che, per farsi tipo credo una ventina di passi –domani li conto ma facciamo finta che sono 30 per sicurezza proprio– hanno fatto il giro del college, si sono persi e si sono fermati all’edificio accanto. E avevo dato loro una cartina, con la strada evidenziata in rosa shocking. Lo so che non è la tua lingua ma con una mappa ti perdi? Tra l’altro gli edifici sono numerati. Io non lo so.

Un’altra bella sfida di oggi è stata resistere al fascino di A, il famoso studente-bigliettaio che oggi ho sentito parlare per la prima volta in tedesco –essendo il tedesco la sua lingua madre ma ok– e al quale stavo per dire apertamente sei la miglior cosa del college dopo il gatto e le curly fries. Mi chiedo se sia valida come cosa, dire random a uno che trovi il suo sorriso una cosa incredibile.

quando l’ho detto ad H. lei ha detto che non riusciva ad immaginarlo sorridere e a quel punto non ho capito più niente, ho riso e sono scappata, perché con me sorride sempre

un minuto di silenzio per Mr. Gatto. All’epoca avemmo una conversazione sulla falsariga di “io non sorrido mai” “ma se io ti vedo sempre sorridere!” “pensa quanto felice mi fai”

…che brutto posto che era Oxford nell’estate del 2017…

Ma in effetti dopo una conversazione seria con H. è uscito anche un aspetto molto sottovalutato di questo lavoro: se io glielo dicessi potrei metterlo a disagio e creare una situazione spiacevole per lui. Dopotutto non siamo amici e in veste di portiere del college dovrei solo essere amichevole e rassicurante.

All’improvviso sento il tremendo impulso di inibirmi.

This Is Me

…e niente, siccome stasera il post non esce, non ho fatto niente di interessante oggi a parte sistemare i miei preferiti e sono abbastanza fiera di questa foto –si scrive così ma si legge “me la tiro un sacco per come sono venuta bene in questa foto”– beccatevi il mio miglior selfie di ieri sera.

 

Montagne Russe

Io non cambio mai.

non è che mi aspettavo che il trasferirmi a Oxford mi trasformasse in un’altra persona ma le cose sembravano stabili… quando invece non lo sono affatto

Innanzitutto non ho postato per due giorni, che non è bene, specie perché sono state due giornate proprio niente male.

Venerdì non solo ho finalmente visitato la libreria del college ma ho anche partecipato ad un pub quiz con i miei colleghi. La libreria è un posticino disordinato e molto vissuto, con pile di libri lasciate sui tavoli come nei film e antichi volumi, mentre il pub quiz… beh, ci ha avvicinati molto come team ed è stato davvero divertente ma siamo arrivati ultimi…

Sabato sono partita pensando che non avrei fatto niente tutto il giorno ma ad un certo punto la mia coinquilina L e suo marito V mi hanno chiesto se ero interessata ad andare a Templars Square. In effetti è uno di quei posti che si raggiungono con due autobus e che quindi non visito molto spesso ma loro avevano la macchina e mi ci hanno accompagnato volentieri. In questo modo mi sono fatta un po’ di giretti gratis e ho avuto modo di ficcanasare un po’ in giro… inoltre stiamo parlando di due persone veramente adorabili con cui ho fatto delle chiacchiere molto piacevoli.

Oggi faceva caldo. Tipo tanto caldo.

Io ho cercato di attenermi al mio piano iniziale –ovvero finire la mia maratona de Il Mistero della Pietra Azzurra e riposare in vista della settimana impegnativa– ma poi qualcuno mi ha detto ma usciaaaaamooooo e io ho finito per accettare.

In effetti non è stato proprio un errore…

Innanzitutto ho scoperto un posto veramente unico in cima al Westgate, un posto che si chiama The Alchemist e che serve dei cocktail davvero incredibili che cambiano colore, che emettono fumo e che fanno le bolle.

Poi mi sono imbattuta di nuovo nel mio amico Uno, che ancora una volta mi sono sentita super in imbarazzo ad affrontare. Ho passato un paio d’ore a sentirmi una merdina –perché molti mesi fa ha smesso completamente di rispondermi senza un motivo valido– ma poi oggi ho deciso di mandargli un messaggio e la sua risposta è stata piuttosto rapida. Staremo a vedere.

L’ultimo appuntamento è stato con J, uno dei miei vecchi colleghi di Starbucks con il quale mi ritrovo ogni tanto e per il quale, moooolto tempo fa, avevo una specie di cotta.

spazio a disposizione per esclamazioni di falsa incredulità

La sensazione di essere una merdina non è durata a lungo di fronte alle chiacchiere di J, che ha fatto parecchi viaggi quest’estate, che è follemente innamorato dei suoi nipoti e che ha sempre un’incredibile sfortuna con le ragazze. E’ vero, le cose tra me e lui non hanno mai funzionato, ma il modo in cui mi ha sorriso alla fine della serata dicendo vedi? Non sono tante le persone a Oxford con le quali posso parlare di queste cose… mi ha veramente scaldato il cuore.

Non cambio mai: passo un paio d’ore a masticarmi morbosamente le idee ma poi…

Come sprecare un pomeriggio

Attenzione attenzione: la mia amica H è salita a bordo e sta seguendo il blog, anche se in una versione molto meno fluida e comprensibile perché tradotta in maniera goffa da Google Translate.

Shame.

Dunque. Oggi ha ripreso a far caldo, anche se in maniera più subdola: oggi mentre aspettavo il bus per tornare a casa ho avuto la tentazione di rovesciarmi la borraccia addosso, e non mi succede mai.

ho mai parlato della mia borraccia? Le 5 sterline meglio spese della stagione: è una bottiglia graduata che ti mostra esattamente quanta acqua dovresti aver bevuto ogni ora. In realtà ti mostra quanta acqua dovrebbe esserti rimasta ogni ora ma il principio è lo stesso

Sono corsa a casa senza la mia solita caccia al cibo scontato –più che altro perché ormai ho accumulato parecchia frutta e verdura nel frigo– ma quando mi sono seduta alla scrivania per andare avanti con il mio misterioso progetto di cui non posso parlare su queste pagine mi sono distratta per un po’, poi quel po’ è diventato di più e poi di più e adesso sono le sette e io non ho fatto niente.

Col senno di poi mi vergogno tantissimo.

Il fatto è che dopo una giornata di lavoro mi riesce difficilissimo costringermi a fare qualcosa: ho solo voglia di mollare gli ormeggi e fare qualcosa che non richieda alcuno sforzo mentale, specie dopo una giornata come quella di oggi, nella quale ad un certo punto sembrava che andasse tutto alla deriva per i cavoli suoi e io mi sono dovuta tanto sforzare per non urlare.

Del resto se fosse facile non mi pagherebbero tanto per farlo.

Quindi sono tornata a casa mi sono messa a rileggere gli ultimi capitoli che ho scritto –peraltro gasandomi un sacco– poi mi sono accorta che c’era una diretta di una pagina FB che mi interessa da guardare –lo dico come se seguissi le dirette ogni giorno, invece lo faccio solo per questa pagina in particolare– poi ho notato che era uscito l’episodio settimanale di Free! e l’ho guardato, poi ho cercato di tenermi in contatto con un po’ di amici –perché io faccio così, mi sveglio e dico ehi, è un po’ che non sento questa questa questa e questa persona e gli scrivo, e di solito nessuno risponde, va proprio così– e poi sono arrivate le sette.

Il tutto condito da una fame spaventosa che, visto quello che mi sono mangiata per pranzo, non mi spiego minimamente. Per fortuna uno dei nostri custodian ha portato un pane gigantesco alla zucca e cioccolato –non chiedete ma era buonissimo– e io me ne sono contrabbandata via un paio di fettine.

Però ho ancora fame.

La giornata di oggi non è stata niente di particolare, se escludiamo il fatto che mi sono svegliata ad un orario indecente e che per un po’ ho gestito la portineria tutta da sola. Devo dire che ho sempre meno paura di rispondere al telefono –cosa che, tenendo conto di quanto la mia comprensione dell’inglese sia bassa, ha dell’incredibile– e la considero la mia conquista più grande finora.

 

A little apology to all our American readers for the bad quality of the translation. We hope you enjoyed our post and you’ll keep reading about our adventures even when you’re back home.

I was going to put a comma between adventures and even but then I remembered what you told me about commas and I quickly deleted it. Lesson learnt!– –or is it learned?

Ci scusiamo con tutti i nostri lettori americani per la pessima qualità della traduzione. Speriamo che vi sia piaciuto il nostro post e che continuerete  a leggere delle nostre avventure anche quando sarete di nuovo a casa.

 

Di Nasi e Capelli e Strane Persone

Oggi si posta scandalosamente presto, vuoi perché ho appena fatto la doccia e almeno ho una scusa per stare seduta e recuperare la temperatura ottimale vuoi perché dopo cena mi piacerebbe concentrarmi sullo scrivere altro.

Oggi entrava in vigore l’orario nuovo dei turni, quello fisso che copre l’intero mese e vale per tutti i mesi a venire –ho appreso con sgomento che siamo aperti anche il giorno di Natale e non so come reagire alla notizia. Perfino Starbucks chiudeva, per Natale– e casualmente prevede che io divida il turno con l’altro portiere nuovo, K.

Ora.

Se ogni giorno apriamo un file Excel per registrare i pagamenti e lo salviamo come EXC1 EXC2 EXC3 excetera –ha ha ha– come diamine facciamo a risalire a quale giorno appartiene ogni file?

Eh ma c’è la data di modifica.

Data di modifica un par de peri dato che basta fare una correzione ad un file di dieci giorni fa per cambiarla. E la barriera linguistica non aiuta. Sì, è vero, ha iniziato 2 giorni prima di me e sì, è vero, ha più memoria di me per certi protocolli… ma qui mi si cade sulle basi, maledizione!

Litigate già come una coppia sposata! ha commentato la mia collega H. Sì certo, mi prenderò anche un sacco di cotte ma K proprio no. Prima di tutto avrà 20 anni più di me, poi è impegnato e poi oh proprio no.

A questo proposito devo ammettere che oggi ad un certo punto è entrato uno studente bellissimo in portineria e io ho un po’ perso la testa. L’ho guardato, aveva occhi chiari, capelli castani piuttosto lisci e lunghi ma quello che mi ha attratta più di tutto –tremendamente e inspiegabilmente– è stato il suo naso. E qui veramente sta cosa non me la so spiegare.

Ma comunque.

Oggi la giornata è passata molto in fretta, vuoi perché eravamo solo io e K vuoi perché siamo stati sommersi di cose da fare: gli uomini della spazzatura non finivano più, i turisti sembravano impazziti, il telefono continuava a squillare, c’erano problemi con le felpe ovunque… e quelli della manutenzione del cancello non arrivavano.

Dovete sapere che all’entrata del college c’è una specie di piccolo cortile recintato da una cancellata: in portineria abbiamo un pulsante che apre un cancello e da lì passa la gente, in un senso o nell’altro. L’uscita è controllata dal famoso pulsante sulla colonnina che nessuno becca mai mentre l’entrata, chiaramente, è a discrezione del portiere, o tutt’al più dal custodian, quello che si occupa dei biglietti dei turisti.

grazie Universo per A, il bigliettaio, che oggi è arrivato tardi ma appena è arrivato mi ha chiesto se poteva portarmi qualcosa

Ovviamente il cancello non funzionava nemmeno oggi… in una situazione del genere non puoi concentrarti su niente perché un angolo della tua mente è sempre lì, a spiare, a pensare ecco adesso entra qualcuno e fa una strage. Perché Oxford è un posto tranquillo ma io continuo a leggere cose tremende. Perché sono italiana e siamo così tremendamente furbi in Italia…

Ho fatto la bigliettaia per qualche ora, dopo pranzo, divertendomi moltissimo. Non c’è niente di più bello per me del sorridere al cliente e vedere che il 90% sorride di rimando, fare una battuta al volo, porgere una mappina del college al bambino di turno e dire ecco, guidali tu, ti spiego dove andare. Il bambino di oggi mi ha fatto degli occhioni bellissimi e poi è tornato a salutarmi, tutto contento.

E poi è entrato uno con un mazzo di fiori enorme, e quando ha spostato il mazzo di fiori io ho visto solo il naso, ed era il naso di Verde Acqua –perché sempre di nasi parliamo, vero?– e io ho sentito una stretta al cuore tremenda. Verde Acqua, col senno di poi, assomiglia ad una versione non autorizzata di Adam Driver, con meno muscoli e molti meno baffi, e ogni volta che ci penso mi chiedo cos’è successo, cos’è stato, dove siamo finiti. Ricordo il mio treno che passava per Faenza, ricordo di aver pianto tanto, ricordo il suo sonno in tre tempi.

Oh, Verde Acqua.

Mettiamocela via, i miei post recentemente contengono una percentuale altissima di ricordi dei miei ex e sospiri. Non perché voglia davvero tornare indietro –io sarò anche a bordo di un autobus senza controllo ma nessuno di loro è mai stato un buon autista, nemmeno temporaneo– ma perché mi manca, probabilmente, quella sensazione di amare qualcuno.

Comunque.

Oggi ho fatto la furbata mondiale, stamattina mi ero riproposta di comprare un asciugacapelli da Argos –perché il mio ho fatto la furbata mondiale numero due di lasciarlo alla mia adorata sorellina– –mai abbandonare qualcosa che funziona perfettamente– perché con il freddo non mi fido a restare con la testa bagnata –esatto, sono 20 giorni che non mi asciugo i capelli– –e si vede– ma non l’ho fatto, quindi ora sono qui con i capelli chiusi nell’asciugamano, pregando che la temperatura non mi regali un bellissimo raffreddore, gratis e senza neanche passare per il via. E la sapete la cosa più tremenda?

Che il mio adorato asciugacapelli, quello da viaggio, quello che mi era costato qualcosa come 17 euro quando avevo iniziato a viaggiare… su Amazon ne costa 20 e tipo altrettanti di spedizione!