“E allora?!”

C’è una scena, in Pirati dei Caraibi: Ai Confini del Mondo, in cui Barbossa, Jack, Will ed Elizabeth si puntano addosso le pistole, poi ridono e le abbassano, come se fosse tutto un gioco, e poi Barbossa le alza di nuovo esclamando “E ALLORA?!”.

Ecco, tante volte questo è proprio lo spirito con cui inizio i miei post.

Sono nella mia stanza a Oxford, con un sole bellissimo che riempie la camera di luce, completamente incoerente con la pioggia che ha massacrato il Paese per tutta la mattina fino a tipo mezz’ora fa. Del resto non è che possiamo lamentarci, questa è la Full English Experience –per la Full English Breakfast ci stiamo attrezzando

Sono appena stata 5 giorni in Italia a fare Rievocazione Storica.

Immaginate la suddetta cretina vestita in una specie di pigiamone intero di ciniglia variopinto tipo giullare, con un bellissimo cappello cascante da una parte, un microfono ad archetto addosso e la licenza di fare annunci all’altoparlante.

Guarda Narratore, ci sono già un sacco di bambini seduti che aspettano lo spettacolo! Forse tra cinque minuti potremo cominciare!

il tutto con la voce in falsetto tipica dei topini di Cerentola

Una giornata intera passata a ripetere la stessa piece da dieci minuti ogni mezz’ora, perseguitata dai genitori che “ma noi siamo arrivati a metà spettacolo, quand’è che lo rifai?” e dai bambini che posso toccare il topo?

Dio quanto mi sono divertita.

I bambini che ti guardano e ti chiedono Ma sei tu che li muovi? come se fosse una magia. Quelli che ti cercano solo per dirti qual è stato il loro momento preferito. Quelli che vogliono accarezzare la marionetta e ridono quando il topino si soffia il naso sulla loro maglietta.

Quelli che inorridiscono e piangono quando il topino si soffia il naso sulla loro maglietta.

Il mio tecnico che era tutto orgoglioso di me e mi ha abbracciato a fine giornata. Le parole dei genitori felicissimi e della gente che mi chiede se lo faccio per lavoro. Se ho studiato.

No, sono spontaneamente pagliaccia, è quello il bello.

Quest’anno la Rievocazione sembrava un po’ sottotono, vuoi per l’età degli organizzatori che avanza vuoi per il maltempo vuoi per l’estrema tensione con la quale l’ho affrontata, a causa del pochissimo tempo che avevo per fare le cose e del panico da palcoscenico: è vero che ho ripetuto questa storia ogni mattina andando a lavoro per quasi un mese ma farla con le marionette… è un po’ diverso.

Però è stato bello tornare a casa, anche se brevissimamente, con una consapevolezza diversa, come se fossi nel frattempo cresciuta di altri 20 cm anche solo nei tre mesi che ho passato lavorando al college.

Lunedì avevo il volo alle sette di sera.

Mi sono svegliata con un po’ di intontimento addosso, ho guardato l’orologio, ho pensato no, non esco così presto, posso dormire ancora. Poi l’ho fatto lo stesso perché avevo troppe cose da fare.

Sono salita sulla macchina della mia amica con la quale dovevo fare colazione e ho pensato non andiamo di nuovo da Carollo, ci siamo state venerdì, cambiamo. Poi ci sono andata lo stesso perché mi piace tanto e non avevo voglia di questionare.

Una volta da Carollo mi sono seduta, ancora intontita, e mi sono guardata intorno.

Ah, ma quella ragazza ha gli stessi capelli di lei, ho pensato distrattamente.
Ah, ma quella ragazza ha la stessa corporatura che ha lei, ho pensato distrattamente.
Ah, ma quella ragazza guida la stessa macchina che ha lei, ho pensato, un po’ meno distrattamente.

Naturalmente era lei.

Mi fa venire un po’ di nausea scrivere queste righe perché stavolta l’Universo mi ha fatto uno scherzo davvero grosso. Non dico che era la prima volta che venendo in Italia non la pensavo affatto –considerando che la Rievocazione, quell’anno, l’abbiamo fatta anche insieme– ma l’ho pensata in modo così distratto e indolore che non c’era veramente bisogno di farmela apparire davanti, ad una manciata di ore dal volo per tornare a Oxford e di una fretta inutile e dolorosa.

Ho sorriso come una scema.

E’ ridicolo che dopo tutti questi anni il solo guardarla mi rendesse felice e mi riempisse di dolcezza, specie perché sono sicura che dalla sua parte c’erano ben altri sentimenti. Una parte di me vorrebbe credere che avesse gli occhi lucidi mentre tutto il resto si chiede come ho potuto a.pensare di seguirla e bussare al suo finestrino b.cedere all’impulso di volerla abbracciare c.uscire di casa quel giorno con una maglia di gattini e sushi e senza neanche truccarmi.

Scrivimi però, le ho detto.

Il vento sta facendo un casino infernale fuori dalla finestra ma potrebbero benissimo essere i miei pensieri. Mi chiedo per quale perverso meccanismo il suo viso mi riempia ancora di dolcezza quando l’ultima volta che ci siamo sentite è stata deliberatamente crudele con me. So bene che non riuscirò mai ad uccidere il desiderio di restare in contatto con lei –specie adesso che con questa vita a Oxford sono praticamente una persona nuova– ma viste le circostanze assolutamente incredibili che ci hanno fatte incontrare mi chiedo… cos’ha in mente l’Universo questa volta?

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Tutta un fanculo

Che di per sé non è proprio un bellissimo titolo per un post.

la verità è che vi ho abituato bene

In questa parte dell’emisfero sono le cinque –l’ora in cui gli inglesi si fanno un the– –e non avrebbero nemmeno troppo torto– e io sto bestemmiando perché, passando metà del mio tempo scrivendo sulla tastiera del college, quando poi torno alla mia faccio solo confusione con la punteggiatura.

Tuttavia.

Oggi andavano dette delle cose, prima tra tutte che stamattina il tempo era una miseria.

Ne veniva giù tanta ma tanta che ho rimpianto l’acquisto di un ombrello da 27 cm quando potevo comprarne uno con tutti i blue tits. Guardate che bello. Quanta finezza. Che raffineria. Ecc.

Stamattina era così freddo, piovoso e grigio che la gatta è venuto da me piangendo –mi piace come i gatti inglesi sanno essere filosofici e sono capaci di camminare sotto la pioggia– e chiedendo un po’ d’attenzione.

comprensibilmente quando piove ci sono meno turisti in giro e lei la cagano meno…

In realtà oggi avevamo perfino qualcuno che si occupava di turisti, cosa che per l’ultima settimana abbiamo dovuto fare noi, che non siamo pagati per fare. La prima esperienza della giornata è stata urlare dietro a uno “posso aiutarla sir?” dopo che era sgattaiolato dentro al cancello senza chiedere niente a nessuno.

“Volevo visitare il college!” “Ci sono non uno non due ma tre cartelli con su scritto chiuso, non faccia il furbo e se ne vada.”

non l’ho detto perché non saprei neanche come dirlo, in inglese, ma ho sorriso in maniera molto espressiva

e poi ho mormorato malevolmente valà mona, che va sempre bene

La mattinata si è mantenuta fresca e umida –leggi anche ieri ero in maglietta oggi si vede il fiato, occhio cosa fate con quelle manopole– e io mi sono rassegnata a correggere le traduzioni di alcuni miei collaboratori –alcuni dei quali macellano l’inglese in una maniera che anche no– mentre sorridevo rassicurante ai turisti. Certo, venite pure avanti, fate pure una foto ma provate a camminarmi sul prato o cercare di entrare dal cancello che vi mastico via una mano.

E poi niente, e poi vorrei che vedeste la cosa incredibile che ha tirato fuori.

anzi, vedetela, è qui

Era iniziata come la tipica giornata che ti fa dire cosa diamine ci faccio in questo Paese, che ti fa pensare all’altra scarpa che cade –quando una cosa è troppo bella per essere vera qui dicono aspetta che cada l’altra scarpa– e che la felicità che sentivo era solo la fase luna di miele del mio trasferimento a Oxford.

E poi è venuta fuori questa giornata limpidissima, con gli edifici di Oxford che si riempiono di sole, con il cielo blu e queste nuvole e il fiume e tutto quanto…

Non sono tranquilla.

Non so perché, dato che ho una casa bellissima, una padrona di casa amorevole, un ottimo lavoro e dei colleghi molto a posto, ma ho questo nervosismo sottocutaneo, quest’agitazione inspiegabile, questo senso di… di non lo so.

E sono tutta un fanculo.

Di stanze, college, anime e ricordi

Ho la lingua fuori uso.

spazio all’immaginazione. Come mai? Scrivete nei commenti e darò un premio al vincitore

Buonasera e benvenuti nella mia stanza! Vi ho detto che la cosa più figa è che la scrivania è rivolta verso il centro della stanza e quindi sembra di essere in un piccolo studio? Ho perfino una sedia in più dalla parte opposta nel caso che qualcuno venisse a trovarmi e la cosa è veramente ridicola ma mi diverto troppo.

L’effetto d’insieme è che ci sia una netta divisione tra l’angolo studio e l’angolo letto e devo dire che la cosa non mi dispiace. Tra le cose che dovrei fare per migliorarmi c’è anche dormire meglio e lasciare pc e cellulare lontani dal letto potrebbe essere una buona regola.

Vi ricordate il battesimo a cui sono stata qualche tempo fa? Oggi io e la mia amica Cathy abbiamo portato il bambino al nostro vecchio college perché se lo spupazzassero per bene come da tradizione. E’ stato bello tornare in quei posti e rivedere facce note: tutti mi hanno chiesto se stavo tornando e cosa stavo facendo, finendo per commentare a metà tra il risentimento e l’ammirazione quando gli dicevo che ero portiere in un altro college. Tutto sommato è un salto bello grosso ma quando una mia ex collega –che adoro e che mi ha fatto estremamente piacere rivedere stamattina– mi ha detto ah, quindi è solo una questione di soldi per te? ci sono rimasta un po’ male.

Ovviamente in cucina c’era Chef B, bello come sempre e un po’ meno cretino del solito. Mi ha abbracciata con molto calore e devo dire che la cosa mi ha fatto davvero piacere, ma poi ci siamo ritrovati a parlare con lui e Cathy del dolore del parto e di tutte quelle bellissime cose di cui non ti parlano quando sei incinta e la cosa ha preso una piega un po’ surreale.

Dopo pranzo –perché ovviamente essendo così vicini all’orario del pranzo mi è anche stato offerto del fish and chips, essendo oggi venerdì– sono tornata precipitosamente a casa per finire di amministrare la mia stanza, che aveva ancora non solo mezzo valigione da disfare ma una serie infinita di borse e borsette, sia di roba ereditata dalla mia amica –compreso del Ciobar. Non si conosce veramente il valore del Ciobar finché non ci si trasferisce in UK– sia di roba mia che ancora non aveva trovato una collocazione. Tra una cosa e l’altra mi sono ritrovata a dover fare un po’ di repulisti del computer e in fondo al mio hard disk ho ripescato un anime che guardavo nel 2002.

Nel 2002!

pausa in cui sono felicissima di comunicare che quell’astuccio che cercavo ieri è stato miracolosamente ritrovato in una delle suddette borse ma che disgraziatamente ho rotto gli occhiali. Non cercate un nesso perché non ce n’è

Calcolate che all’epoca avevo 14 anni, ero forse ancora allo scientifico e se anche per puro caso avevo incontrato lei di certo non avevo idea che me ne sarei innamorata follemente. No, così, per dare un po’ di coordinate.

C’erano certe frasi, in quell’anime, che avevo imparato a memoria, musiche che ancora oggi mi fanno venire la pelle d’oca, interi pezzi di cui mi ero innamorata follemente e che avevo, se non sbaglio, perfino registrato su una videocassetta.

Fa un po’ tenerezza osservare dopo tanti anni la passione di cui ardevo per una cosa che tutto sommato adesso mi sembra un po’ ingenua e molto presuntuosa. Certo, la voce di Patrizio Prata ha sempre lo stesso devastante effetto –se non sapete di cosa sto parlando non sapete di cosa sto parlando– –e credo continuerete a non saperlo perché dopo 10 minuti passati su youtube non ho trovato uno straccio di video convincente da mostrarvi…– e alcune cose di quell’anime mi fanno ancora venire i brividi ma fa comunque un po’ strano riguardarlo dopo tanti anni e rendersi conto che i brividi sono più legati alla memoria ce all’effettiva reazione alle parole pronunciate dai personaggi.

pausa in cui mi rendo conto di aver scritto tantissimo e non aver detto quasi niente

Da domani si ritorna a lavoro dalle 8 alle 16 per 7 giorni di fila… se siete nei dintorni venitemi a trovare ma soprattutto non dimenticatevi di commentare tentando di indovinare perché la mia lingua sia fuori uso e vinca il migliore! XD

Risoluzione

-perché vanno di moda i titoli di una sola parola

Oggi è stata una giornata molto lunga e decisiva sotto molti punti di vista. Innanzitutto è stata, lavorativamente parlando, una giornata così morta che ad un certo punto mi sono seduta con un taccuino in mano e ho iniziato a fare liste.

Liste di cose che potevo fare per aumentare la mia produttività, liste di cose che dovrei fare per prendermi più cura di me stessa, liste di azioni che devo, dal punto di vista pratico, portare a termine se voglio abitare in questo Paese e continuare a lavorare e liste di cose che mi piacerebbe tanto comprarmi quando avrò più soldi.

Adesso che so quali orari avrò per l’intero mese sto cercando di organizzare una giornata un po’ più produttiva. Per esempio… e se i svegliassi tutte le mattine alle sei e mi organizzassi una routine quotidiana per migliorarmi la giornata? Dopotutto per un terzo delle mie mattine dovrò comunque svegliarmi a quell’ora e per mantenere un pattern di sonno stabile potrebbe essere la soluzione migliore.

dopotutto tante volte la sera perdo un sacco di tempo al pc quando potrei fare cose più utili

Poi sono uscita con Raul.

che chiaramente non si chiama Raul ma mi piaceva come nome ed è abbastanza vicino

Ieri non ne ho parlato chiaramente ma c’è stato un momento in cui non ero sicura di quello che volevo. Intendiamoci, parte della ritrosia di una ragazza davanti ad un invito così schietto è condizionamento della società, incluso quello religioso: io sapevo bene cosa volevo. Il punto è che tante volte non so decidere se concedermi quello che voglio sia o meno una buona idea.

Tuttavia quello che ho appena analizzato è un mio problema personale, che dovrei essere libera di risolvere con i miei tempi. Avere qualcuno che ogni due ore mi ricorda che non sto facendo quello che voglio e che la scelta meno complicata è dire di sì è un altro tipo di problema.

Quindi oggi, dopo averci mangiato insieme un panino estremamente buono, averci passeggiato un po’ per il castello di Oxford e avere ascoltato le peggiori scuse per non tenerci per mano e non baciarci in pubblico, gli ho dato un allegro benservito.

Una volta a casa ho avuto la tradizionale mezz’oretta di chiacchiere con la padrona di casa, la quale molto tranquillamente ha detto comprarti degli elementi per la stanza? Certo che puoi farlo. Anzi, mandami i link che lo faccio io. Riarrangiare i mobili nella stanza? Certo che puoi farlo, la stanza è tua. Anzi, se i mobili non ti piacciono dimmelo che ci penso io a sostituirli.

io che sono una persona umile e semplice volevo solo aumentare lo spazio della mia scrivania, forse forse prendermi un comodino ma soprattutto spostare la scrivania dove prende luce… il resto non solo è fantascienza ma mi sembra anche un po’ ingiusto

Quindi si prospetta un finesettimana interessante, tra i calcoli per la stanza, il riorganizzare la mia giornata e il tentare di andare a letto sempre più presto. Come dicevi, Anna? Raddrizzare la mia vita? Che ne dici, così è sufficiente?

ride e se ne va

Complicatezza

Non so neanche da che parte cominciare.

A parte il fatto che non ho combinato granché oggi, in termini di trasloco, sono stata brava e ho fatto il bucato e ho fatto la doccia e ho asciugato finalmente bene i capelli con il nuovo asciugacapelli ereditato da H. Oggi ero fuori a pranzo per una vera pizza con il mio amico W –quello che sa le cose– e abbiamo mangiato allegramente seduti sul prato posteriore del mio college, con la micia che ci girava attorno –la dolce Artemis, micetta nera del college– e una serie di interessanti nuvole che si rincorrevano nel cielo.

Quello che non sapete è che io nel pomeriggio avevo anche un appuntamento.

La verità è che ho passato il primo paio d’ore a preoccuparmi del biglietto che volevo scrivere ad A. Non volevo scrivere niente di sfacciato ma la prima cosa che mi è uscita era molto incisiva e forse troppo poetica: finché la tua personalità splende attraverso il tuo sorriso nient’altro importa. MI sembrava un po’ eccessivo.

Alla fine, curiosamente, ho optato per la stessa identica frase che ho riportato qui sul blog: il tuo sorriso è la cosa migliore del college dopo la gatta e le curly fries. Ho comprato una cartolina piuttosto simpatica –questa– e gliel’ho lasciata nel suo pigeon hole, quelle pseudo-cassettine della posta verticali che si vedono nei film, per le scuole o gli uffici. Staremo a vedere.

Dopo aver risolto questo problema sì che ho iniziato a preoccuparmi per l’appuntamento.

La mia prima reazione è stata ma chi me lo fa fare. I discorsi con N, il portiere notturno, hanno portato ad una terrificante verità: a volte siamo single per pigrizia. Nel mio caso questa prima reazione lo ha confermato: chi me lo fa fare di espormi, di incontrare qualcuno e dovermi vendere bene, mettermi in tiro e vivere quel terrificante imbarazzo tra due persone che fanno lo sforzo di conoscersi?

Poi l’ho visto.

Ha un bel sorriso e una faccia carina, va ammesso –anche se non quanto A– e ha un modo carino di parlare e delle belle idee: una persona molto positiva, con una bella energia, tutto molto bello.

E’ anche straordinariamente diretto.

si scrive così ma si legge voglio sistemarmi, che ne diresti se ti baciassi e perché sprecare una serata così, vieni a letto con me

incredibile come la mia prima intenzione di appoggiarla molto più delicatamente sia sfumata nel nulla…

Poi è successa una cosa inaspettata.

Ve lo ricordate quel personaggio molesto di cui parlavo qualche giorno fa? Rileggendo adesso il post mi rendo conto di essermi spiegata proprio male… si trattava di un accattone, uno dei tanti personaggi sfortunati di Oxford, che alla fermata del bus chiedeva un po’ di spiccioli.

Ebbene… oggi l’ho incontrato di nuovo. Mi ha guardato con una faccia avvilita e mentre io non lo riconoscevo ha mormorato ma sì che parli inglese.

Mi sono sentita così una merdina. Mi ha perfino chiesto come stavo, probabilmente molto a caso, ma a quel punto mi sentivo troppo in colpa per non dargli esattamente quello che voleva: due sterline per raggiungere il prezzo di un letto.

Potrei

Potremmo dire tante cose.

Potremmo dire che ho messo giù male un piede nella casa nuova e che ora non sono più sicura che tutte le dita del mio piede destro siano ancora attaccate bene.

Potremmo dire che finalmente quasi tutte le mie cose sono nella mia stanza nuova, quella bella, quella che ha una vista spettacolare, quella che ha un letto decente, un armadio decente, una cassettiera decente e una scrivania molto deludente.

Potremmo dire che è stata una giornata traumatica come può esserlo solo un trasloco per la gente del mio segno zodiacale, che una volta arrivata mi sono detta come ti è venuta in mente quest’idea e che quando mi sono resa conto che per andare a farmi una doccia devo fare due rampe di scale mi è venuta un po’ la nausea.

Potremmo dire che avere finalmente un letto mi sta rendendo una persona felice, che ho appeso un bellissimo quadro che dice splendi raggiante oggi, qualcosa di buono sta per succedere, che scendere a orario cena per ficcanasare e ricevere inaspettatamente dell’agnello e delle verdurine saporite mi ha salvato la serata.

Ma.

Sceglierò di parlare di ieri, di fissare su questa pagina un momento di felicità, di colpevolissima delizia, di gioia molto esitante.

Ieri mattina dovevamo dare a H il suo regalo di addio. E’ stata una settimana impegnativa anche per questo, decidere cosa regalarle, raccogliere i soldi, girare furtivamente per il college facendo firmare a tutti il biglietto… mi sono sbattuta tantissimo perché voglio molto bene ad H e volevo che fosse tutto perfetto ma non è stato facile.

Il mio turno iniziava alle 13.30 ma per evitare di perdermi l’azione ho deciso di entrare un po’ prima, prendermi un panino e sedermi in un angolo da sola, in attesa che lei si facesse viva. Ero pronta a solitudine e discrezione ma inaspettatamente A, il bigliettaio, mi ha vista tutta sola ed è venuto a sedersi accanto a me.

Doverosa precisazione: A è uno studente del college che ha probabilmente attorno ai 20 anni, ha un sorriso che illumina qualunque brughiera e parla fluentemente inglese, tedesco e spagnolo. Legge tantissimo e sa tantissime cose, fa il bigliettaio ma è capace di far nascere una coda lunga tutto l’isolato solo per spiegare ad un turista un dettaglio del college e per finire…

…è gay, ma questo lo sapevamo già perché ne abbiamo già parlato.

Ora.

Scoraggiata dal discorso maturo e responsabile della mia amica H ho deciso di far finta che non mi si sciolga il cuore ogni volta che lui sorride, anzi, ho deciso di far finta che lui non esista neanche, perché è uno studente, noi siamo i loro guardiani e bla bla bla, piuttosto provaci con AN e AL.

Ieri questo non è stato possibile perché lui era lì a chiacchierare e sorridere e chiedermi dove abito e cosa faccio e se mi piace il panino e a lamentarsi dei turisti e a ridere per minchiate nostre. E va via martedì, per almeno un anno e mezzo, e ieri mentre tutti ridevano e festeggiavano H lui ha detto è merito di M se la cosa è andata a buon fine, si è data tanto da fare per il regalo e il biglietto, e io volevo tuffare il naso nella mia fetta di torta e sparire. E poi è venuto dentro in portineria tutto spettinato ed era bellissimo e poi ha detto ma almeno lunedì tu ci sei vero?

E niente.

Le persone normali a questo punto lasciano perdere ma io non sono una persona normale e vorrei disperatamente dirgli qualcosa per combattere la cretinata che ha detto ieri, che deve smettere di mangiare torta adesso che gli americani sono andati via. Volevo dirgli che anche solo per la sua personalità lui sarebbe una persona che vorrei intorno per sempre, per tacere del suo sorriso.

Mi servirebbero solo le parole per farlo delicatamente, così delicatamente da non donargli altro che tenerezza.

Così non si può lavorare.

Succedono cose strane in questo posto.

Avrei giurato di aver scritto un bel post, qualche ora fa mentre ero al lavoro, un post intitolato Non si può lavorare così.

Probabilmente l’avevo scritto un po’ al volo, non proprio approfondito, ma brillante, simpatico, positivo, con tutte quelle vocali accentate sbagliate a causa della tastiera del computer della portineria. Proprio per questa ragione, una volta a casa, ho acceso il pc per correggerli.

E non ho più trovato il post.

Ora.

Sto iniziando a pensare che da qualche parte ci sia un blog parallelo su cui c’è un singolo post  intitolato Non si può lavorare così, perché l’ho visto pubblicato. Era lì.

sorvoliamo sul fatto che più tempo passo usando la tastiera a lavoro più è difficile, quando torno a casa, azzeccare i tasti della tastiera del portatile

Ovviamente a questo punto l’unica cosa che posso fare è cercare di riscrivere il post. Vediamo un po’…

Così non si può lavorare.

Sono arrivata a lavoro all’una e mezza e la prima cosa che il mio collega K mi ha detto è stata Un tizio francese ti ha lasciato un regalo.

qualche giorno fa un tizio ha cercato di mettersi in contatto con la preside. Purtroppo non potevo dargli il suo numero per motivi di privacy ma ho comunque escogitato un modo per salvare capra e cavoli

A quanto pare è riuscito a mettersi in contatto con la preside perché quando ho aperto la busta che mi aveva lasciato ci ho trovato dentro una graziosissima scatola di latta con dentro delle Crêpes Dentelles ricoperte di cioccolato fondente. Sulla scatola c’era attaccato un biglietto da visita con scritto console onorario delle Bahamas.

Per dire.

Verso le due sono stata fermata da un paio di ospiti. Stiamo andando via, non ti trovavamo, abbiamo chiesto della ragazza italiana ma non ricordavamo il tuo nome! Volevamo tanto salutarti!

-queste sarebbero le tizie che si sono perse l’altro giorno

Per dire.

Ad un certo punto io e M il Mago siamo dovuti andare in posta. Lungo la strada ad un certo punto mi ha guardata di sottecchi e ha detto adesso che ti sei sistemata con la stanza puoi iniziare a pensare a come battere K e prendere il mio posto quando sarò andato in pensione.

M il Mago va in pensione tra due anni

Per dire.

Quando siamo tornati ci siamo imbattuti in una delegazione di una scuola americana dello stato di New York che abbiamo ospitato nelle ultime sei settimane. Avevano con sé delle bottiglie di una cosa che si chiama Ice Wine e che a quanto pare è fatto con uva ghiacciata ed è un fantastico vino da dessert.

Ne avevano una per ciascuno di noi portieri.

Per dire.

c’era anche un ultimo paragrafo a proposito di una fetta di Velvet Cake che qualcuno ha portato in portineria questa mattina e che era la cosa più deliziosa assaggiata negli ultimi tempi ma ve lo potete immaginare come finiva

Capite che così non si può lavorare…

College

Buonasera.

Anche oggi tento di guadagnare tempo scrivendo mentre sono al lavoro e il college é deserto, eccezion fatta per gli studenti che escono all’aperto a procacciarsi il cibo.

ebbene sì, anche questo post è scritto con tutti gli accenti sbagliati a causa della tastiera inglese. Abbiate pazienza

Sono giornate in cui non succede granché e credo che dovrei prestare più attenzione ai piccoli dettagli piuttosto che ai grandi avvenimenti. Oggi, per esempio, sono stata mandata a postinare un pacco in un altro college ad una decina di minuti dal nostro.

Vai, mi hanno detto, fa bene alla tua educazione, mi hanno detto, ha dei bei giardini!

Avevano ragione.

C’è un portico –cosa mai vista finora in questo paese– estremamente bello oltre il quale si apre un avvallamento coperto da un prato verdissimo e sul quale si affacciano un meraviglioso edificio simile ad una delle nostre ville e…

… e che ve lo descrivo a fare, guardate questa immagine!

Più passa il tempo più mi rendo conto che questa città è piena di

momento in cui suona l’allarme antincendio e io vado nel panico perché è in un altro edificio fuori sede ma poi risolvo tutto brillantemente

momento in cui arrivo a casa e trovo un cospicuo rimborso tasse nella cassetta della posta

Scusate, mi rendo conto che non è un post molto furbo ma del resto mi sembra che neanche la mia vita, al momento, sia molto furba: vivo precariamente in questa stanza troppo piccola, godendomi il lavoro ma vivendo a metà quando sono fuori. Ci sono tante cose che vorrei fare ma come dicevo ieri sono bloccata da parecchie incombenze.

Una delle cose che mi piacerebbe fare, per esempio, è esplorare e catalogare tutti i college di Oxford e scrivere per ognuno un articolo su questo blog. Dovrei trovare delle caratteristiche con le quali giudicarli e fare magari una classifica ma già l’idea mi stuzzica parecchio.

Sapevate che sono 44? Sono parecchi! Chissà se sarò in grado di vederli tutti prima dell’inverno!

la vera domanda è… avrò il coraggio di visitare St. Edmund’s Hall, dato che è il college in cui studia(va) Reyn?

Persone Stressanti

Sarò felice quando tutto questo sarà finito.

disse, come se non la stessero aspettando altri 5 giorni di lavoro prima del day off

Se da una parte è vero che non mi posso proprio lamentare per il lavoro che faccio –anche se ogni tanto arriva gente con delle pretese mostruose che poi vi dirò– dall’altra è anche vero che A. entro mercoledì devo finire le valigie e B. martedì se ne va la mia amica F e C. stiamo cercando di –ops, stavo per dire una cosa che non può essere resa pubblica per un’altra settimana, non si sa mai– insomma, un po’ di cose in ballo che un po’ alla volta si sistemeranno ma intanto c’è un po’ di stress, ecco.

Se poi si aggiunge che stasera ha piovuto di brutto per quasi due ore e che fa ancora freddo freddo freddo –momento di goduria in cui mi immagino di mettere il piumone nella nuova stanza– –ma vi pensate, piumone ad agosto– si è delineata una domenica non proprio bellissima nella quale tra l’altro non è che io sia riuscita a scrivere quanto volevo.

ecco cos’era l’altra cosa, ho delle scadenze per la scrittura e sono parecchio indietro

Oggi c’erano persone che

  • volevano entrare nel college dopo l’ora di chiusura , senza pagare il biglietto e senza nemmeno essere studenti
  • hanno citofonato per chiedere di entrare –vedi sopra– hanno ricevuto la risposta “apriamo domani alle 10” e hanno citofonato dieci minuti dopo dicendo “ora posso entrare vero?”
  • hanno chiesto di essere trasferiti in una stanza con una vista migliore –pretesa alla quale neanche volendo avrei potuto cedere perché non mi occupo di prenotazioni
  • hanno piagnucolato dicendo “ma io ho fatto le certificazioni qui trent’anni fa e volevo visitare il college!” quasi due ore dopo il turno di chiusura –ignorando il fatto che le certificazioni non le facciamo proprio
  • protestavano dicendo che l’orario di chiusura sarebbe dovuto essere alle sette invece che alle quattro

E niente, mi è salito lo stress solo a scriverli ma siccome siamo un blog positivo e determinato fermiamoci un attimo per trovare tre cose per le quali ringraziare l’Universo. Grazie Universo per

  • AL, che oggi dopo settimane che non lo vedevo mi ha salutata e poi nell’uscire mi ha portato una fetta di torta al cioccolato –questo è un ringraziamento solo parziale perché non sono 100% sicura che la torta fosse per me o piuttosto per un portiere a caso ma è stato carino lo stesso
  • A –devo trovare dei nomi più efficaci per queste persone– che pulcino è arrivato tutto bagnato per la pioggia, ha chiesto un sacco della spazzatura per il suo povero zaino e poi è venuto da me piagnucolando M, mi dai una manooooooo? Bestiola adorata.
  • H, per motivi che le spiegheremo quando sarà il momento, nel caso stia leggendo questo post nell’ultima sera in cui fa il turno di notte al college. Hello dear.

Pensaci bene

Mi fanno male i piedi.

mi piace iniziare con una cosa supertriviale, specie quando ho una valanga di cose da dire

Purtroppo possiedo più orologi che paia di scarpe quindi devo arrangiarmi con quello che ho, almeno fino al giorno in cui sarò a posto con i conti e potrò finalmente pensare di andare a farmi una visita per vedere se ho bisogno di comprare uno specifico paio di scarpe o semplicemente mi serve uno specifico paio di piedi nuovo.

Ma tant’è.

Giornata incredibilmente lunga e densa di particolari –al contrario di quella di ieri nella quale non ho fatto assolutamente niente a parte guardare Friends-: questa mattina sono stata invitata al battesimo del figlio della mia amica C –chi se la ricorda? Quella dolcissima, carinissima, quella che mi sarei sposata volentieri se non fosse stata impegnata e della sponda sbagliata– ed è stata un’esperienza sotto moltissimi punti di vista. Prima di tutto era la prima volta che andavo a messa in Inghilterra –shame on me, suppongo– poi era la prima volta che mangiavo cibo filippino –non male anche se certa carne era troppo, troppo grassa– e infine ero l’unica a non parlare filippino! E’ stato bello rivedere molti dei miei colleghi –mi hanno chiesto quando vengo a trovarli ancora, credo che ormai sia giunto il momento– e coccolarmi un po’ la mia amica C.

Poi oggi è stata la prima volta che restavo in turno fino alle otto/la prima volta che lavoravo nel weekend, quindi c’era quell’apprensione un po’ ridicola di chi è ormai quasi un mese che lavora –sarà un mese giovedì– ma che sa che nel frattempo tutto potrebbe andare storto.

E lo farà.

Così ad un certo punto è arrivato uno dicendo di essere un vecchio membro del college e chiedendo che gli dessimo le chiavi della biblioteca vecchia.

un po’ come se io andassi alla Torre di Londra, dicessi che una volta ci lavoravo e mi facessi dare le chiavi della sala dei gioielli

Tutto questo alle sette di sera di un sabato piovoso –ho accennato al fatto che faceva anche un freddo cane? A Ferragosto non dovrebbe fare un freddo cane tipo “vorrei avere una seconda felpa da mettermi”, neanche in Inghilterra– dopo che avevamo già chiuso ai visitatori e più o meno messo via anche tutto il resto.

Una che lavora qui solo da 25 giorni cosa dovrebbe fare di fronte ad una richiesta simile, esattamente?

aiutino, non esiste risposta che non faccia incazzare almeno un po’ la persona che si ha davanti

Ma siccome ho la faccia tonda e un bel sorriso –l’avete visto ieri, vero? Adesso sapete che non dico bugie– sono riuscita a farmi perdonare.

Per tacere di quelli che, per farsi tipo credo una ventina di passi –domani li conto ma facciamo finta che sono 30 per sicurezza proprio– hanno fatto il giro del college, si sono persi e si sono fermati all’edificio accanto. E avevo dato loro una cartina, con la strada evidenziata in rosa shocking. Lo so che non è la tua lingua ma con una mappa ti perdi? Tra l’altro gli edifici sono numerati. Io non lo so.

Un’altra bella sfida di oggi è stata resistere al fascino di A, il famoso studente-bigliettaio che oggi ho sentito parlare per la prima volta in tedesco –essendo il tedesco la sua lingua madre ma ok– e al quale stavo per dire apertamente sei la miglior cosa del college dopo il gatto e le curly fries. Mi chiedo se sia valida come cosa, dire random a uno che trovi il suo sorriso una cosa incredibile.

quando l’ho detto ad H. lei ha detto che non riusciva ad immaginarlo sorridere e a quel punto non ho capito più niente, ho riso e sono scappata, perché con me sorride sempre

un minuto di silenzio per Mr. Gatto. All’epoca avemmo una conversazione sulla falsariga di “io non sorrido mai” “ma se io ti vedo sempre sorridere!” “pensa quanto felice mi fai”

…che brutto posto che era Oxford nell’estate del 2017…

Ma in effetti dopo una conversazione seria con H. è uscito anche un aspetto molto sottovalutato di questo lavoro: se io glielo dicessi potrei metterlo a disagio e creare una situazione spiacevole per lui. Dopotutto non siamo amici e in veste di portiere del college dovrei solo essere amichevole e rassicurante.

All’improvviso sento il tremendo impulso di inibirmi.