Indossavo Una Sfumatura Completamente Inappropriata di Rosa

Indossavo una sfumatura completamente inappropriata di rosa. E stavolta non si trattava solo di una mia impressione: il sorriso sul volto di Juniper era peggio di qualunque conferma orale.

– Quando ho detto che qualunque cosa andava bene non intendevo certo questo!- urlai a bassa voce mentre ci sedevamo, sperando che il mio terribile tailleur rosa distraesse qualunque persona tanto furba da ascoltarmi.

La mia tremenda e impagabile sorella si voltò appena e lasciò trasparire un accenno di sorriso mentre la voce del prete accoglieva la celebrazione con parole che ormai conoscevo a memoria.

– Mi dispiace molto ma sai, forse se volevi sceglierti il colore da sola era meglio evitare di aspettare l’ultimissimo momento. E poi delegare.

Non era colpa mia. La scadenza del mio libro aveva trasformato in un incubo le ultime settimane, qualcosa aveva trasformato il mio microonde in una bomba maleodorante –ed essendo l’unica cosa a tenermi fisicamente in vita mi preoccupava moltissimo- e il mio volo era in ritardo di due ore.

Certo, se fossi stata un po’ più brava a gestirmi le scadenze e ad organizzarmi forse non sarei finita a sedere in mezzo ad una congregazione che sprizzava felicità da tutti i pori, per assistere al matrimonio della cugina che sopportavo meno e vestita proprio nel colore meno adatto all’occasione.

Aprii la bocca per accusare Juniper di averlo fatto apposta quando sentii i passi di Marcie e mio zio all’entrata della chiesa. Fui costretta a zittirmi ma un’analisi più accurata del profilo di mia sorella rivelò che era proprio così: l’aveva fatto apposta.

– Bella scelta, non c’è che dire.

Alou, l’unico cugino su cui non avrei mai potuto vendicarmi, era stato capace di scivolare tra un banco e l’altro ed arrivare perfino più tardi di me.

– Com’è che non sei vestito di rosa anche tu, signor Faccio Tutto All’Ultimo Momento?

– E’ che ho un fratello più in gamba.

Ridemmo entrambi, consapevoli dell’occhiataccia di Juniper. Errore: anche Marcie, da sotto il velo sfumato di rosa, ci stava fissando inorridita. Sapeva benissimo a cosa andava incontro invitandoci entrambi, anche se nemmeno io sarei stata capace di prevedere il disastro combinato da Juniper.

Eppure avrebbe dovuto saperlo. Cosa c’era dietro quella scelta? Fin da piccole Marcie andava molto più d’accordo con mia sorella che con me. Che bisogno c’era di rovinarle la festa così?

Nello spazio di due passi mi ero ritrovata mio zio davanti con gli occhi sgranati. Avrei tanto voluto indicare alla mia destra per discolparmi ma non ce ne fu tempo: la sposa camminava sempre più risoluta verso l’altare.

– Perché ho l’impressione che stavolta Marcie abbia accalappiato qualcuno che conosco?

Presa dall’imbarazzo del mio abbigliamento non avevo nemmeno guardato in faccia lo sposo e il commento di Alou mi fece voltare immediatamente verso le figure nerovestite in cima alla chiesa.

– Ah.

In un lampo mi fu tutto chiaro: il commento di Alou, il colore del vestito, quell’espressione sul viso di Juniper che non ero riuscita a decifrare.

– Se avevi bisogno che intervenissi in modalità scandalo bastava semplicemente che me lo dicessi e mi sarei portata dietro una delle ragazze del dormitorio! Che bisogno c’era di mettermi in imbarazzo vestendomi dello stesso colore dell’abito della sposa?

– Non era lui il mio obiettivo ma lei. E poi quel dannato colore ti sta molto più bene che a lei.

Ad Alou era bastato far scivolare lo sguardo dallo sposo a Juniper un paio di volte per mettere insieme tutti i pezzi. Eppure pensavo che se ne ricordasse, dalla volta che Josh aveva invitato sua madre a cena per sbaglio credendola mia madre.

Ma Josh non era per niente il suo tipo e non c’era ragione per lui di ricordare un volto tutto sommato per niente memorabile.

Con l’aggravante che mia sorella ci era stata fidanzata per anni.

 

Come sempre la follia esce dalla Writer’s Toolbox, perché avevo un’oretta buca. Naturalmente quelle sottolineate sono le parti pescate a caso dalla scatola.

Per qualche motivo questa storia funziona un po’ meno dell’altra…

Il Giorno che Sua Madre la Schiaffeggiò

Papà mi fece l’occhiolino, come se fossimo complici o qualcosa di simile.

– Naturalmente la riporteremo a casa in tempo per la cena, sana e salva e senza traumi a bloccarle la crescita.

Sussultai: avrei dovuto saperlo che il suo intervento poteva salvare la situazione tanto quanto portarla alla rovina. Purtroppo era l’unica carta che potessi giocarmi.

L’espressione di Caterina non cambiò. Un punto a suo favore: le parole del mio maldestro genitore non l’avevano ancora spaventata. Iniziavo a sentire un poco piacevole brivido freddo lungo la schiena, sotto la felpa, mentre gli occhi incerti di Vivian continuavano a passare da me a mio padre.

– E passerai tutto il tempo con loro?

Sospirai silenziosamente: non c’era una regola non scritta, una specie di galateo degli adulti, che impediva ai genitori di manifestare così apertamente la loro disapprovazione in presenza di altri adulti? Anche Vivian sembrava condividere il mio pensiero: la vidi aggrottare le sopracciglia e protendersi verso la madre, come per dirle qualcosa.

Mio padre però fu più veloce.

– Certamente! Non le lascerei mai in giro da sole, alla loro età.

A quel punto un sospiro non sarebbe bastato e mi ritrovai a chiedermi quanto avrebbe precipitato la situazione se fossi scoppiata a ridere in faccia a Caterina. L’espressione di Vivian tradiva ancora una volta la nostra straordinaria empatia e le sue dita, che si aprivano e chiudevano come artigli, avrebbero sicuramente preferito stringere il mio collo piuttosto che l’aria.

– Non si tratta di questo, Stefano: Vivian sarà anche giovane ma non è stupida.

Invocai silenziosamente l’intervento di un qualche diplomatico, di un insegnante di galateo, di qualcuno che con un grosso pennarello rosso sottolineasse quello che Caterina stava implicitamente dicendo: che, a differenza di sua figlia, IO ero una stupida.

Mi chiesi distrattamente, tutt’altro che offesa, quale reazione avrebbe avuto la meglio su mio padre, se la voglia di ridere o il senso paterno, e quale eventualmente, tra la mia risata e quella di mio padre, sarebbe stata più offensiva nei confronti di Caterina.

– Per questo è l’amica ideale per Stefania- sottolineò enfaticamente mio padre, facendomi di nuovo l’occhiolino –finalmente avrà qualcuno in grado di inculcarle un po’ di buonsenso.

Aggiunsi mentalmente quaranta punti al conteggio di mio padre: non solo la sua faccia era rimasta impassibile ma era riuscito a giocarsi la carta dei complimenti. Camminando sul mio cadavere, ripensandoci, ma si sa, in guerra e in amore…

Vivian non aveva detto ancora nulla, combattuta tra il desiderio di rendersi utile e il ricordo del giorno in cui la madre l’aveva presa a schiaffi. Quella di mandare avanti me e mio padre era una tecnica che mi ricordava un po’ i bambini delle elementari, il modo in cui mandano l’amico a chiedere un permesso nella speranza che la madre non sia in grado di dir loro di no, ma ero disposta a tutto pur di strappare a Caterina quel pomeriggio con Vivian.

 

Alla fine dell’estate avevo comprato così tanti libri da avere 10 sterline di sconto sulla mia carta Waterstone. Era da un paio di settimane che io e Verde Acqua facevamo la corte ad una cosa che si chiama The Writer’s Toolbox e che potete vedere qui, così in un momento di follia ho preso e l’ho comprata.

Al suo interno ci sono elementi che dovrebbero fornire una specie di palestra allo scrittore, come frasi bizzarre a caso –con cui iniziare, proseguire o far svoltare una storia– carte Sei Sensi e le ruote di Obiettivi, Azioni, Ostacoli e Protagonisti.

Oggi, dato che avevo un paio d’ore e non l’avevo mai usata –huge shame on me– ho pescato tre frasi a caso –quelle che vedete evidenziate nel testo– per costruire una storia di una pagina.

per essere più precisi, ogni frase va pescata a distanza di sei minuti dalla precedente, in modo da costringere lo scrittore a forzare la storia perché vada dove vuole la frase

Poi ho pensato che potrebbe essere un buon esercizio farne una o due alla settimana. E poi mi sono detta che non c’era destinazione migliore di una nuova categoria nel mio blog.

Ecco a voi la categoria Writer’s Toolbox.