Le cose per cui non paghi

Buonasera.

breve pausa in cui cerco invano di stabilire delle coordinate

Mia sorella E ha compiuto 17 anni all’inizio di Maggio e come regalo le avevo promesso un viaggio qui a Oxford. Mi ha raggiunto giovedì mattina a Londra dove avevamo in programma di passare 2 giorni all’insegna di…beh, di tutte quelle cose che due sorelle possono fare in una città interessante come Londra, quindi principalmente farsi distrarre da mercatini e negozi, decidere che musei ce ne sono anche a Oxford e c’è meno gente e che l’importante è correre a Euston Square e vedere la strada in cui girano gli esterni di Sherloc BBC.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che per una sola notte a Londra avevo scelto su Airbnb una stanzetta accogliente e gradevole in una zona che volevo rivedere –Canary Wharf– e verso le otto di sera, con una giornata impegnativa alle spalle e una sorellina sveglia da 15 ore accanto, non vedevo l’ora di rintanarmici.

Plot twist: la stanza si trova in un edificio orribile in un appartamento orribile.

La cucina è vuota e spoglia, nel senso che ci sono le borse per terra di chi ci si sta trasferendo e le tre dita di polvere di chi non ci ha abitato per mesi. Al secondo piano un materasso sigillato ingombra il soggiorno e quando apriamo la porta della nostra stanza scopriamo con sgomento che non solo non è quella della foto ma ospita un letto, un comodino e un guardaroba.

E null’altro. Nemmeno le tende. E il pavimento è di quello sporco tipico di quando ti ci fanno i lavori, con trucioli, schizzi di colore e peluchi vari.

spazio nel quale potete inserire sgomento, disagio, sensazione di essere state truffate et cetera

Ma continua a non essere questo il punto.

Nei film e nei libri ci sono queste cose, queste persone che entrano nella vita del protagonista, fanno qualche magia, dicono le parole che ne cambiano il cammino e poi spariscono. A questo punto della storia una signora con un forte accento che non capisco ci chiede, dall’altra parte del corridoio, se abbiamo fame e se ci va di venire con lei in un pub dall’altra parte della strada.

pausa nella quale cerco di mettere per iscritto le cose

Ci sono segnali ai quali puoi decidere di non reagire ma che non puoi far finta di non aver sentito.

Nel presentarsi mi dice che è a Londra per esibire i suoi lavori in una mostra d’arte.
Più tardi a cena si lascia sfuggire che ha trovato nell’arte uno sfogo per bilanciare la sua lotta contro il cancro.
Parliamo di studi e scopro che per lavoro si occupa di Programmazione Neuro Linguistica.

Difficile definire chi delle due abbia più voglia o bisogno di parlare ma ogni cosa finisce per specchiarne un’altra: le racconto di come abbiamo perso la mamma e lei mi racconta di sua figlia e di come l’incubo più grande per lei sia lasciarla sola in questo mondo, le dico che faccio gioielli e lei mi mostra le creazioni che indossa, le parlo della mia mezza voglia di fare un corso sulla PNL e lei sorride e dice che non mi lascerà andare senza una seria chiacchierata la mattina seguente.

La mattina dopo mi fa sedere ai piedi del suo letto –la sua camera non è meglio della nostra– e mi fa chiudere gli occhi in una breve meditazione guidata. Dove vedo il mio futuro? Cosa del mio passato mi sto portando dietro? A cosa sto permettendo di inchiodarmi a terra?

Non usa altro che le parole ma quando apro gli occhi una parte del mio cervello è allarmata perché c’è come un cratere, nella mia testa, un grande buco in cui un momento prima c’era qualcosa e ora non c’è più niente. E mi sento più leggera e sempre confusa perché qualcosa che occupava così tante delle mie risorse ora non c’è più.

E io non so veramente cosa sia successo né cosa succederà d’ora in poi.

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Lego Lego Lego

Di solito la cosa funziona così, io mi siedo, scrivo, premo invio, tu ti siedi, leggi, chiudi la pagina e arrivederci.
No, bellezza, oggi se hai iniziato il post ti prenderai anche la briga di dirmi quello che ne pensi, perché per una volta, invece delle mie solite lagne più o meno sensate, sto per fare un discorso serio.

Ieri il tradizionale caffè degli italiani è stato ospitato da una delle nostre acquisizioni più recenti, dotata della rara capacità di inserirsi con disinvoltura in un contesto già collaudato. Quando siamo entrati nel suo soggiorno sono stata quasi subito distratta dalla sagomina gialla e rosa di una casetta Lego sul davanzale della finestra e non ne ho fatto mistero durante la conversazione.

Ora.

Io mi trovavo in una situazione psicoemotiva non esattamente brillante, in più sono anni che mi chiedo continuamente in regalo una scatola di Lego, che erano il mio gioco preferito quando ero piccola –balle, erano i Playmobil, ma solo perché c’erano più animali– e che mi danno ancora un’enorme soddisfazione da adulta.

Non vi nascondo che sono stata felicissima quando non solo il padrone di casa ha ammesso candidamente che sì, erano suoi e non di un nipote figlio cuginetto, ma mi ha anche dato in mano l’intera scatola con tanto di istruzioni. E i pezzi erano divisi in quattro scatole ermetiche da take-away, segno che per quella scatola di Lego l’uomo ha anche una certa cura.

Personalmente ho apprezzato moltissimo il fatto che una persona adulta –un ragazzo gentilissimo, pianista, giocatore di basket, conversazione brillante e pure simpatico– non si facesse scrupolo alcuno nel mostrare in questo modo una passione che, a mio parere, non ha niente di male ma che viene vista da molte persone come infantile.

Io, lo devo ammettere, non ho potuto evitare di giocherellare distrattamente con i pezzi, montando e smontando le diverse costruzioni con o senza l’aiuto delle istruzioni, ma comunque seguendo e partecipando alla conversazione in corso, che come sempre verteva dai problemi che noi italiano abbiamo in un paese straniero ai disastri amorosi dei presenti al maltempo inglese e così via.

Più tardi siamo stati raggiunti da un sesto amico, grande affabulatore, commerciante di professione e con una certa fama con il gentil sesso, se così vogliamo dire. Il suddetto, sedendosi alla tavola, ha iniziato chiedendoci cosa ci facevamo con i Lego e proseguendo sempre più infervorato sulla falsariga di non ti troverai mai una donna, sono di quanto antifiga ci possa essere al mondo, ma non ti vergogni e almeno fingi di avere un nipotino per casa e risolvi così.

Ora, qualche dato di fatto.

  1. il padrone di casa non ha bisogno di trovarsi una donna perché una donna già ce l’ha. Nessuno ha chiesto cosa ne pensasse lei dei Lego ma partiamo dal presupposto che a casa propria uno ci possa tenere quello che vuole
  2. io non vorrei essere volgare ma io la figa ce l’ho e, come sopra, apprezzo Lego e uomo
  3. un buon terzo del catalogo Lego attuale si rivolge ai collezionisti, coloro che amano montare interi edifici e magari lasciarli montati e basta, e parliamo di cose complicatissime e molto, molto belle

Io ci sono rimasta veramente male di fronte a questo concetto che un hobby –se tale si può definire, perché avere in casa una scatola di Lego non credo si possa considerare hobby– così innocuo sia considerato infantile e addirittura repellente per le relazioni, come se amare le costruzioni ti rendesse uno sfigato repellente.

pausa in cui ricordo che le persone più appassionate di Lego che conosco, i miei cugini, sono entrambi maestri di Ju-Jitsu e uomini realizzati

Non è nemmeno solo quello: non vedo perché una passione, di qualunque genere, debba essere considerata inferiore rispetto ad altre. Per qualche ragione essere dei fanatici sportivi è socialmente più accettabile di essere appassionati di Tolkien ma non ho visto nessun appassionato di Tolkien aggredire un appassionato di Martin perché non la pensava come lui.

Inoltre mi ha ripugnato tremendamente il modo in cui, secondo il mio amico, una passione del genere andava, semmai, nascosta o dissimulata con una scusa.

Io personalmente apprezzerei moltissimo, in un possibile partner, il coraggio –ma pensa, siamo arrivati al punto di doverlo considerare coraggio– di condividere le proprie passioni, che in questo caso erano anche le mie. Non credo ci sia niente di male nell’ammettere che ogni tanto anche a noi piace dimenticare di essere adulti, o semplicemente mettere la testa in qualcosa di rilassante e che ci distragga un po’ dal peso della vita quotidiana, riportandoci magari un po’ indietro a quando eravamo più spensierati.

 

Io la penso così, e tu?

Dove Non Sei

Oggi ho passato la mattinata nel quartiere dove abita e lavora Mr. Gatto.

Quattro ore a guardarsi le spalle, a scrutare dall’altra parte della strada attraverso una vetrina buia e un paio di occhiali da miopia, a pensare quale fosse la scelta migliore, se passare avanti o cedere alla preoccupazione perché si vive una volta sola e io non credo ai giochi d’orgoglio.

Oggi dovevo incontrarmi con Reyn.

E’ atterrato in UK lunedì e ci eravamo riproposti, due settimane fa, di vederci per un caffé.

E’ rimasto in silenzio stampa fino a giovedì sera, quando mi ha mandato uno striminzito Ehi, dove ci troviamo sabato?, e ho permesso al mio corpo di rivivere l’accento delle sue parole, la forma delle sue mani, il calore dei suoi abbracci.

Poi una parte di me che odio ha detto Ricordi quel ragazzo che, pur sapendo che avevi una cotta per lui, quel giorno ha passato la serata a fingere di essere il tuo ragazzo sostitutivo? E ricordi quel ragazzo che, pur sapendo che tu eri coinvolta fino a quel punto, ha aspettato che tu lo mettessi con le spalle al muro prima di ammettere che forse non era affatto coinvolto?

Stai andando avanti, mi ha detto la mia amica E quando le ho detto che avevo deciso di non vedere nessuno dei due.

E io mi chiedo se sia proprio così.

 

PS: sono delusissima dal fatto che Back, il mio post migliore degli ultimi credicimila giorni, è stato apprezzato solo da xoxangelxox –grazissime!-. Lo so che la gente viene qui, legge e tira dritto, ma sarebbe stato carino sentire, dopo settimane di post tremendi e questo stato di semidepressione, qualcuno che esultava con me per quel sole che fa capolino.

Just Saying.

Sonno e Domande

Ho sonno.

Credevo di aver recuperato le orribile serate del weekend dormendo fino alle 10.30 stamattina ma a quanto pare no.

Vien da chiedersi uno cosa deve fare per non aver sonno tutto il giorno.

sbadiglia come il peggiore dei grossi felini

Oggi compie gli anni la mia sorellina.

Ne fa 17, quando io ricordo più o meno bene il giorno in cui i nostri genitori ci misero in mano una scatolina piena di confetti rosa e azzurri.

La mia mamma, che si era messa a fare la babysitter e le era tornata la voglia.

Dodici anni di differenza abbiamo, io e mia sorella, e se tutto va bene in estate viene a trovarmi.

Se sono ancora qui.

sbadiglia di nuovo

Oggi mi sono chiesta se diventare adulti significa abbandonare la speranza.

Accontentarsi di un lavoro che non ti da’ soddisfazione, smettere di sognare che le cose siano possibili, lasciarsi alle spalle gli atteggiamenti un po’ ingenui e spontanei.

Mentre lucidavamo i bicchieri dopo il ballo di sabato io e la mia collega Cat –è la persona con la quale ho legato di più da quando sono qui ed è adorabile– parlavamo di famiglia. Lei ha 33 anni, è sposata e sta cercando di avere un bambino. Io facevo il conto che alla sua età mia madre aveva già due bambine e guardavo un po’ tristemente la mia, di vita, nella quale ci sono solo dei buchi.

sospira

Ieri la mia amica L mi ha fatto la solita paternale: forse perché tu per prima non ti prendi sul serio e non ti vuoi abbastanza bene?

Ho cercato di minimizzare la mia reazione perché non mi sembrava il caso ma in quel momento mi è venuta voglia di urlare.

IO NON MI PRENDO SUL SERIO?

Io sono l’eroe della mia storia, io sono una persona serissima e ho un’opinione di me fin troppo alta, altro che mocassini!

sospira ancora

Non mi voglio abbastanza bene?

Settecento e Settanta

Il mio zaino è pieno di cose e io adoro quando il mio zaino è pieno di cose.

Innanzitutto, dato che per una casa nuova ci vuole un regalo, ho comprato un quadretto di una disegnatrice inglese con una cornice rustica bellissima e un paesaggio fiabesco che mi parlava e non ho potuto lasciare lì. La fiera dell’artigianato oggi era anche più irresistibile e io ho cercato disperatamente di limitare i danni…dodici sterline alla fine non sono poi così tanto, no?

-settecentosettanta euro-

Poi è stata la volta dell’Oxford Comicon, che era a.più piccola del previsto b.meglio fornita di gadget del previsto c.troppo costosa e d.piena di disegnatori indipendenti, cosette kawaii e stupidaggini a meno di due sterline che non ho resistito a comprarmi, così poi avrò qualcosa da mettere nella mia nuova camera.

settecentosettanta euro

Siccome poi era prestino sono anche andata al caffé degli italiani, dove mi sono goduta la compagnia dei miei amatissimi e mi sono divertita un sacco.

Poi mi è toccato sentire una cosa.

Non credere, poverina, si è fatta tre anni con un iPhone5 che stava tirando gli ultimi.

Sì, ho dovuto supplicare mio padre, mi ha dato cento euro e ho comprato un Nokia che non sapevo come usarlo e dopo un mese l’ho buttato via. Gli ho detto A uno come te non ti costa niente, prendimelo nuovo.

Stavamo mangiando quindi sono stata tranquilla, poi ho chiesto Quanto costa un iPhone nuovo?

credo che potete arrivare da soli alla risposta

Vorrei viverci io in una casa dove comprare un iPhone è una cosa da niente.
Io ci pago un mese di affitto con quei soldi e avanzo qualcosa anche per spassarmela nei weekend.
L’ultimo cellulare che ho comprato ne costava 150 e io mi sono sentita mostruosamente in colpa. Anche se erano soldi miei, guadagnati lavorando e nessuno mi faceva i conti in tasca.

E niente, per qualche motivo tutte le belle cose viste oggi splendono un po’ di più perché una persona alla quale mi sto affezionando ha detto alcune cose che mi hanno fatta sentire una merdina.

Listening to Hannah Baker, 02

Odio postare dopo la mezzanotte e sballarmi il post quotidiano ma odio anche di più andare a letto senza postare, quindi stringete i denti come faccio io e leggetemi anche dopo la mezzanotte.

Oggi dovevo vedere la mia cara amica E dopo due settimane di assenza.

In genere i nostri pomeriggi iniziano verso le cinque, quando ci troviamo di fronte al lussuoso M&S e scegliamo qualcosa di oscenamente godurioso da dividerci di fronte ad una tazza di tè, e proseguono in genere fino alle sette quando Starbucks chiude e nonostante siamo V.I.P. ci cacciano via.

Oggi ero un po’ in anticipo.

Diciamo in anticipo per sbattere addosso ad un Mr. Gatto più sexy che mai, che invece di andare a casa alle tre quando finisce il suo turno resta in giro fino alle cinque.

Diciamo appena in tempo per decidere che le risorse non permettevano di affrontare la cosa con la maturità e nonchalance che mi contraddistingue.

le persone che mi conoscono dal vivo possono utilizzare questo spazio per ridere-

Diciamo in tempo per voltarmi uscire e produrre versi da piccolo roditore frustrato in mezzo al parcheggio delle biciclette.

Ho chiacchierato amabilmente con E. per il resto del pomeriggio finché non ha dovuto fare la spesa, dopodiché sono tornata da Starbucks per mettermi in pari con le faccende del negozio. Questo finché V non mi ha lanciato un Guarda che ti ha visto.

Capitolo Quattro, Dove Iku Non E’ Così Discreta Come Vorrebbe Credere

 

Il motivo per cui non sono ancora andata a letto e sto postando dopo la mezzanotte è che dovevo finire 13 reasons why. E’ uno show che tutti dovrebbero vedere e che getta una luce molto inquietante sullo stato di empatia della nostra società.

Non è un caso che, dopo essere uscita di corsa da Starbucks e aver deciso di allontanarmene io mi sia sentita così male. Quale valida ragione puoi avere per non passare del tempo con una persona alla quale tieni così tanto? E se questa fosse stata l’ultima occasione che avevi di vederla?

Ora, io sono molto influenzabile quando si parla di queste cose. Più volte nella mia vita sono stata ad un passo dal camminare sullo strapiombo, quasi sempre per l’ammucchiarsi di fallimenti e dolori sulle mie spalle, e capisco benissimo il concetto di una lista di 13 persone che, un passo alla volta, hanno contribuito a portare una ragazza sullo strapiombo e oltre.

Ho guardato il telefilm con un nodo alla gola, chiedendomi quanto ne fossi distante e ascoltando le diverse reazioni dei personaggi. In questo ultimo episodio uno di essi dice quando una persona prende una decisione del genere nulla di quello che puoi fare potrebbe farle cambiare idea. Altri dicevano sta solo passando quello che stanno passando tutti.

Non sono ancora riuscita a decidere cosa ne penso ma so due cose…che nessuno può comprendere le ripercussioni che una qualsiasi azione può avere sulla vita di un’altra persona –e che perciò dovremmo seriamente riconsiderare la nostra politica verso gli altri– e che quando V mi ha guardata e mi ha detto He Was Very Upset mi sono sentita una merda.

Dubito fortemente che la mia esistenza influenzi quella di Mr. Gatto a tal punto ma non ho potuto fare a meno di preoccuparmi dell’effetto che la mia azione, in cima a tutto quello che sta passando, possa aver avuto su di lui.

Come Forchette

Non vi ho mai parlato granché del mio nuovo lavoro –mostly perché non mi piace– ma gran parte di esso consiste nel maneggiare forchette.

Mi ricordo il panico del primissimo giorno, quando mi hanno messo in mano una rastrelliera di forchette appena uscite dalla lavastoviglie e mi hanno detto dividile. Le ragazze attorno a me le impilavano in quattro mucchietti precisissimi mentre ai miei occhi sembravano tutte uguali e l’impulso era chiedere una seconda opinione per ogni forchetta che prendevo in mano.

Oggi, mentre lucidavo le forchette –si mettono in acqua bollente e si asciugano con uno strofinaccio per evitare che si asciughino a macchie come fanno normalmente le posate-, le mie mani le dividevano automaticamente: quelle da studenti, con i fianchi sgraziati e spigolosi, quelle affusolate della tavola alta ma piccole -perché prenderle tutte della stessa misura era troppo facile– quelle di media dimensione –negli anni la misura della fabbrica è cambiata leggermente– e quelle lunghe, meravigliose, con rebbi che sembrano ciglia e ok, la prossima volta meno passione per il design.

Ho riflettuto, oggi, tra le varie disgrazie.

All’inizio è così anche con l’amore: non ti fai tante domande, quando sei innamorato, quando una persona ti piace ti ci butti e basta e la vivi. Per mangiare una forchetta vale l’altra.

Man mano che accumuli relazioni, però, inizi a percepirne la sfumatura, a capire di che tipo di forchetta hai bisogno, a distinguere quelle buone da quelle che ti si spigoleranno in bocca. Non vuoi una forchetta perché tanto una vale l’altra, vuoi la forchetta, quella giusta, adatta al momento e alla situazione.

pausa di riflessione

Sì, sembrava tanto bellina quando mi è venuta in mente e ora che l’ho scritta zoppica un po’, ma mi ci atterrò lo stesso perché oggi mi sono sentita un po’ più consapevole delle mie necessità affettive e delle coordinate personali in cui mi trovo.

Questo non mi rende assolutamente una persona meno emotiva ma almeno un po’ più consapevole sì.