Sotto Natale

Fa freddo.

Certo, io potrei anche mettermi addosso il pile del college invece di restare in maniche di camicia vicino alla finestra, ma fa freddo lo stesso. Stamattina sono in servizio prestino prestino, una domenica pigra e puovosa nella quale tutti i miei studenti preferiti sono andati a casa per le vacanze e aspettiamo una cinquantina di faccine nuove che vengono a fare i colloqui per le iscrizioni dell’anno prossimo.

Quello che non sapete é che mentre scrivo c’é una maratona di Babbi Natale fuori dal college, quindi da ormai un paio d’ore abbiamo una serie di canzoni natalizie sparate a palla proprio qui davanti.

questa é la ragione per cui mi sono concessa di mettermi addosso anche io un cappello da Babbo Natale: morivo dalla voglia di farlo, aspettavo solo una scusa semivalida

E’ un momento un po’ cretino: ho aumentato il dosaggio di vitamina D perché il mio umore stava iniziando a risentirne ma tra il maltempo e il periodo non esattamente fantastico non sono proprio al top. Da qualche giorno faccio molta fatica ad addormentarmi la sera –maledetta luna nuova– e ieri ho avuto una giornata piuttosto impegnativa con pochissime ore di sonno all’attivo.

Ma non possiamo veramente lamentarci: il motivo per cui oggi sono cosí stanca é perché ieri sono stata a pestare la neve -espressione in codice della mia famiglia che significa andare a comprare regali di Natale– e sono quasi a metá –naturalmente sono rimasti da fare i piú difficili– ma soprattutto perché ieri finalmente, dopo mesi in cui non ci riunivamo, siamo riusciti a fare una pizzata tra Italiani a Oxford.

giusto ieri un amico mi chiedeva circa la comunitá italiana a Oxford: siamo tantissimi, quasi troppi

E’ stato uno spasso, a partire dalla pizza –buonissima, Pizza Pilgrim é un ottimo posto– molto originale che abbiamo mangiato –mortadella, crema di pistacchio, mozzarella di bufala e foglie di basilico, niente pomodoro– passando per i modi molto italiani di parecchi di noi e per le peculiarissime conversazioni avute con il ragazzo inglese di uno dei miei migliori amici, che sta imparando l’italiano e ha delle idee tutte sue sulla nostra grammatica.

Il culmine della serata é stato quando uno dei nostri ha proposto di fare la foto sulla scala mobile.

no, neanche io avevo idea che queste cose esistessero

Immaginate dodici persone, di un’etá che non giustifica tanta stupiditá, montare a coppie su una scala mobile, ridendo come pappagalli ubriachi e cercando di allinearsi in modo che l’ultimo riesca a fare una foto decente. Ovviamente la scala mobile non é lunghissima e dopo un paio di foto é finita, quindi… quindi niente, siamo scoppiati a ridere e siamo saliti su quella che andava nel senso opposto, per fare la stessa identica cosa ancora e ancora.

E niente, ho riso cosí tanto da farmi venire il mal di pancia, e non mi succedeva da anni… 🙂

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Posh, Gay or European

Ah, queste persone che non capiscono niente.

sospira

Buonasera e bentornati nella mia mente!

non lo so, avevo voglia di una frase di introduzione e non potendo usare la parola camera perché la camera non è mia ho pensato di usare la parola mente. Non suona bene, non credo sia poi così invitante l’idea di entrare nella mia mente…

Oggi per la prima volta sono stata lasciata tutta sola per ben tre ore sul posto di lavoro, tre ore che sono state tranquillissime almeno finché mi sono detta mi allontano tre minuti per andare ad aprire una sala studio per un gruppo di studenti, che vuoi che succeda? e sono tornata giusto in tempo per fermare un gruppo di ben 50 persone che si era infilato nel college senza permesso.

si chiama legge di Murphy

A parte questo è stata una giornata molto buona, ho scritto parecchio e ho ricevuto degli altri feedback davvero positivi. Il mio lavoro continua a piacermi e non posso veramente lamentarmi.

Tranne per una cosa.

Volevo partire dicendo io sono sempre un po’ restia a parlare delle mie cotte ma non sarebbe vero: io amo alla follia parlare delle persone che mi piacciono e dei sentimenti che scatenano in me. Recentemente sono stata un po’ restia solo perché quando mi prendo una cotta per qualcuno all’improvviso mi sembra ridicolo parlarne nei termini folli che mi vengono più spontanei… non so se mi sono spiegata. E’ il trasporto il problema: quando mi piace qualcuno non ho mezze misure.

E c’era questo ragazzo con cui lavoro… che ha un sorriso bellissimo… una faccia espressiva che gli leggi in faccia tutto quello che prova –specie con i turisti, diventa un’attrazione lui stesso– e un modo di fare carino e interessante… lo stesso che mi dice cosa posso portarti o che l’altro giorno ha detto vai in biblioteca per la prima volta? Allora preparati che ti piacerà tanto! Mi è stato detto che è molto più giovane di me e io le brutte esperienze con le persone molto più giovani di me le ho già avute, ma lui ha questa faccia sorridente e devo ammettere che mi era capitato di immaginarmi di fare qualcosa con quel sorriso…

E’ gay.

Naturalmente.

as in me li scelgo molto bene

Nessuna storia imbarazzante a questo proposito, anzi, una piuttosto divertente: a quanto pare un paio di ragazze dello staff giocano a una cosa che si chiama posh, gay or European? cercando di capire, nel caso di un ragazzo con un certo atteggiamento, se sia snob, gay o solo europeo.

non so, io l’ho trovato divertente

Comunque non c’è tempo per piangere sul latte versato: nel pomeriggio ho passato una manciata di ore davvero adorabili con H, sempre lei, la mia collega: prima abbiamo cucinato insieme –io la pasta e lei un’insalata buonissima: com’è possibile che io mi dimentichi sempre che l’insalata non è solo noia e foglie verdi?– poi abbiamo giocato a Sushi Goanche se non abbiamo mai controllato chi ha vinto– e infine ci siamo infilate in MCR, una specie di sala ricreativa per gli studenti che abitano al college dotata di un sacco di comfort.

Sapete quei piaceri inaspettati, quelle cose che succedono e voi non sareste mai stati in grado di immaginarle? Oggi ne ho sperimentata una: in quella sala, con The Greatest Showman proiettato su una parete bianca, con la vita di Oxford che scorreva fuori dalla finestra e il sapore del college addosso –dopo che la cena era stata cucinata con molta fatica in una cucina estremamente random– mi sono gustata ogni minuto del film –piangendo anche in parti che di solito non riguardo mai, come quella dell’incendio che di per sé è tremenda– e sono stata felicissima che alla fine H mi abbia detto che le è piaciuto tanto e che il pomeriggio è stato piacevole.

Le Ragazze della Rosa

Avere tredici anni non è facile per nessuno. Sono anni complicati, pieni di difficoltà e di sfide, di decisioni e di spazi da conquistare. Le cinque protagoniste de “Le Ragazze della Rosa” lo sanno benissimo e ognuna di loro li affronta a suo modo: Selene è la ragazza artistica e frizzante non esattamente appassionata di studio, la timida Alice ha un rapporto problematico con la madre, Milena è capitano della squadra di pallavolo, matura e responsabile, Roberta è la prima della classe ma ha paura di spiegare le sue ali e la famiglia di Daria ha seri problemi economici.

Un giorno la mitica nonna di Alice fa loro un regalo: cinque anelli identici a forma di rosa e con il potere di far avverare i loro desideri. Tredici anni sono troppi per credere alle favole ma le amiche sono ben felici di avere un loro segreto e un amuleto in comune, così affidano agli anelli i loro desideri. Sembra facile indovinare ciò che le ragazze vogliono ma la storia mostrerà che non è proprio così.

“Le Ragazze della Rosa” porta in scena le dinamiche di un gruppo di adolescenti in maniera molto convincente, per non parlare poi delle loro difficoltà all’interno della scuola o dell’ambiente familiare: chi non si è mai trovato nei panni di Alice, alle prese con una madre che non le lascia l’indipendenza che vorrebbe, o di Roberta, schiacciata dalle aspettative scolastiche dei genitori e troppo preoccupata per rivelare loro qual è il suo vero sogno? Per ognuna di loro le difficoltà non mancheranno ma a tutto c’è una soluzione e devo ammettere di essermi commossa più di una volta.

E’ una bella lettura nella quale si finisce per affezionarsi ai personaggi se non addirittura a rispecchiarcisi: personalmente mi sono ritrovata molto in Selene, sbarazzina, creativa e poco diligente. Al di là di questo si tratta di un libro ben scritto, scorrevole, coerente e verosimile, che se nel mio caso mi ha fatto sorridere, ripensando a quando ce li avevo io, tredici anni, sono certa non mancherà di far sentire capite e meno sole chi tredici anni ce li ha davvero.

 

Dati Tecnici

Titolo: Le Ragazze della Rosa
Autrice: Arianna Leoni
Editore: Mondadori
Collana: Stargirl
Anno edizione: 2015
Pagine: 203

Tutta Colpa Di Un Fulmine

A volte succede che leggo libri un po’ a caso, perché me li suggeriscono le mie amiche o perché in qualche modo la trama mi incuriosisce. Succede che siano libri lontani dal mio genere preferito, interessanti fusioni o semplicemente libri un po’ speciali che acchiappano la mia attenzione.

E’ questo il caso di Tutta colpa di un fulmine che, come Sette giorni per liberarsi di Jack all’epoca, mi è sembrato una lettura interessante e un po’ diversa.

I protagonisti della vicenda sono Virginia e Leon, gemelli di tredici anni che proprio non si possono soffrire. Troppo perfettina e supponente lei e troppo menefreghista e casinaro lui, la convivenza non è facile e i battibecchi non si contano.
Durante una gita in montagna, però, la faccenda si complica ulteriormente e i due si ritrovano…l’una nel corpo dell’altro. Saranno i nostri eroi in grado di gestire un corpo e una vita che non gli appartengono?

Ho iniziato questo libro con molta titubanza e trovando subito Virginia piuttosto antipatica. La narrazione è a voci alternate ma suoi capitoli, specie all’inizio, sono molto più lunghi di quelli del fratello e non ho potuto fare a meno di “parteggiare” per lui fin dall’inizio. Quella che però inizialmente sembrava una gara tra i due si evolve in qualcosa di molto più interessante e meno definito.

Virginia parte con l’idea di “migliorare” il fratello, renderlo meno rozzo e più popolare con le ragazze, ma lungo la strada subisce un cambiamento che intacca il suo essere perfettina e super controllata.
Leon, al contrario, non cerca nemmeno per un momento di fingersi la sorella, tra scelte d’abbigliamento discutibili e atteggiamenti poco femminili, e deve anche fare i conti con Adelaide, migliore amica di Virginia che da sempre ha una cotta per lui.

Ho letto questo libro in un paio di notti, posandolo solo perché si faceva troppo tardi per continuare a leggere. La scrittura è scorrevolissima, frizzante, con un linguaggio contemporaneo e richiami ad una cultura nerd che mi hanno fatto sorridere.

Ho apprezzato parecchie cose di questo libro, prima fra tutti i punti di vista non così immediati che i due ragazzi hanno nel momento in cui si scambiano i corpi. Virginia nel corpo del fratello sperimenta l’impossibilità di esprimere debolezza mentre al contrario Leon sfrutta il favoritismo della madre nei confronti della sorella per farsi perdonare un brutto voto. Parecchi episodi disseminati qua e là ricordano al lettore quanto il sesso di una persona influenzi il modo in cui viene percepito o giudicato un suo comportamento.

Ma c’è anche una bellissima contaminazione tra i due, nel modo in cui Virginia apprezza i momenti in cui può giocare a basket e sfogarsi o nei momenti in cui le reazioni di Leon si fanno in qualche modo meno razionali. In circostanze diverse questa contaminazione avrebbe potuto portare a riflessioni diverse –gli spunti nel libro non mancano di certo– ma la storia funziona benissimo anche così com’è.

Anzi, non posso negare che nel piccolo del dram(m)a scolastico la vicenda mi abbia lasciato un po’ col fiato sospeso, specie quando era coinvolto un certo personaggio –Eva, e come altro poteva chiamarsi?– che si diverte un po’ troppo con i nostri eroi.

Di pagina in pagina ho finito per affezionarmi ai giovani protagonisti, fino al delizioso –e non così scontato– finale che li vede alleati e molto distanti dai gemelli che si facevano i dispetti all’inizio della storia. Anzi, devo ammettere che dopo aver posato il libro ho proprio sentito la loro mancanza!

 

Dati Tecnici

Titolo: Tutta colpa di un fulmine
Autrice: Arianna Leoni
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Anno edizione: 2017
Pagine: 206

 

L’Ultima Notte Al Mondo

Vi ricordate di quando vi parlai di Albion?

…probabilmente no, perché alla fine non gli ho mai dedicato un post fatto bene –shame on me– ma vi ho parlato de La Prima Cosa Bella, un altro libro della stessa autrice, la bravissima Bianca Marconero, e oggi volevo segnalare l’uscita di un secondo libro, L’ultima notte al mondo appunto.

Marco Bertani ha ventitré anni, alle spalle un’adolescenza tutt’altro che semplice e davanti a sé un futuro dove potrà contare solo su se stesso. Un giorno inaspettatamente si imbatte in Marianna Visconti, ex compagna del liceo e amore non corrisposto della sua vita. I loro mondi non potrebbero essere più lontani: Marianna, dopo aver studiato negli Stati Uniti, sta facendo pratica legale presso il prestigioso studio di un amico di famiglia, mentre Marco sbarca il lunario lavorando come operatore per una rete televisiva locale. Quando però le viene prospettata l’occasione di condurre un programma ideato proprio da lui, Marianna decide di accettare la sfida, convinta che così potrà dimostrare a Luca, il fidanzato con cui è in crisi, di cosa è capace: lei e Marco si troveranno quindi a lavorare gomito a gomito e scopriranno di non essere poi così diversi come credevano…

Una trama tutto sommato lineare ma nella quale sono convinta troverò molto, molto di più di questo. Qualche dato tecnico:

Titolo – L’ultima notte al mondo
Autore – Bianca Marconero
Editore – Newton Comtpon editori
Collana – Gli Insuperabili
Pagine – 440

Il libro esce il 29 giugno e ad accompagnarlo nella versione cartacea c’è anche la novella Ed ero contentissimo, un prequel, un quando tutto ebbe inizio:

“Tu chiedevi sempre se c’era una speciale, una che mi tenesse sveglio, qualcuna a cui pensassi e io rispondevo che non c’era. Era una bugia, papà. Io una ragazza speciale ce l’ho da cinque dei miei diciotto anni.
Lei, papà, è il motivo per cui crederò sempre ai colpi di fulmine, mi fiderò sempre delle canzoni, saprò che si può tutto per amore. E non dico per conquistarlo, ma per permettere a chi amiamo di stare bene. Si può tutto senza avere nulla in cambio, insomma, senza una possibilità al mondo di essere felici.
Ah, perché la mia ragazza mica lo sa che sono innamorato di lei.”
Cinque anni prima de “L’ultima notte al mondo”, tra i banchi di scuola, Marco si innamora di Marianna. E attraverso Negazione, Rabbia, Patteggiamento, Accettazione e Depressione Marco affronta le cinque fasi dell’Elaborazione dell’Amore.

questi bei titoli, eh…manca tanto Tiziano nella mia vita

Il libro è disponibile anche in versione informatica ma che non contiene però la novella, della quale uscirà presto un’edizione ebook. Prima di andare a nanna vi allego qualche dettaglio sull’autrice:

Bianca Marconero vive a Reggio Emilia. Dopo aver lavorato come copywriter per l’editoria periodica si è dedicata alla scrittura creativa. Esordisce con la saga di Albion, di cui sono stati pubblicati Albion, Ombre, e le novelle Diario di un’Assassina e il Principe Spezzato. Spera di poter presto tornare a occuparsi della parte conclusiva della saga, e nel frattempo scrive, con grande piacere, storie romantiche.
Per Newton Compton ha pubblicato La prima cosa bella.

di mio posso solo aggiungere che è una persona adorabile e gentilissima e che mi mancano i suoi cavalieri!!!-

 

Forse che sì…

Vorrei che quello che ho fatto oggi si potesse mettere in parole.

Vorrei che immaginaste quel panico da esami, da cose che ti mettono alla prova e sulle quali poi ti giudicheranno, da cose mai fatte e per le quali non ti senti eccessivamente all’altezza.

Vorrei che immaginaste also la sala grande di Harry Potter, quella in cui gli studenti mangiano, quella con la pedana rialzata su cui mangiano i professori.

Io stasera ero assegnata alla pedana dei professori.

 

Immaginatemi con scarpe scomodissime ma da adulta, pantaloni con la piega, camicia bianca stirata per l’occasione e un gilet nero da uomo che siccome io un uomo non sono mi stava malissimo. Mi ero anche truccata e tirata su i capelli con attenzione, quindi un bel rossetto rosso e occhi scuri. Sì, non male, a parte il gilet.

E tesa come una corda di violino, in piedi in un angolo, ad aspettare che Mika facesse cenno agli studenti che si alzassero in piedi per l’arrivo dei fellows –non chiedetemi il significato di questa cosa perché non lo so– a seguire con lo sguardo i suddetti che prendevano posto alla tavola alta e sobbalzare miseramente quando il leader della tavola ha battuto il tradizionale colpo con il martello.

 

Mika è stato meraviglioso. Mika dev’essere stato un cane pastore nella sua vita passata perché non solo è bravissimo a prendersi cura di me ma anche a insegnarmi le cose e a guidarmi senza opprimermi o esagerare.

Segui me.

 

C’è una fondamentale differenza tra quello che faccio di solito alla finestra della mensa e quello che ho fatto oggi: la gente ti guarda negli occhi. La gente è grata di avere qualcuno che gli porta il piatto, che gli riempie il bicchiere di vino o che porge una bottiglia d’acqua nuova quando sta finendo. La gente sorride, ringrazia, a volte ride complice.

La gente ti da’ una cazzo di soddisfazione.

ebbene sì, sono sboccata

Ho camminato avanti e indietro con fierezza e orgoglio per essere riuscita finalmente a strappare sguardi grati alle persone di cui mi prendo cura, una delle cose di cui più avevo bisogno in questo periodo. Lavorare sulla tavola alta è stata un’esperienza molto appagante che ha acceso una piiiiccola luce alla fine del tunnel, tra commensali che Questo vino è eccezionale, so che non potete ma alla fine della cena prendetene un sorso, non dirò niente a nessuno e, inaspettatamente, uno dei miei regulars di Starbucks che ha sorriso astutamente e mi ha chiesto se mi trovavo bene. Se non ti trattano bene vieni da me che ci penso io.

 

Sono stremata.

Ho lavorato undici ore filate, sedendomi verso le quattro per una mezz’oretta e stringendo i denti fino alle dieci prima di poter mangiare qualcosa. C’è da dire che alla fine il qualcosa si è rivelato essere una manciata di gnocchi verdi con pomodorini al forno, ravioli allo speck, un pesce favoloso e una torretta di verdurine e avocado.

Non sento più i miei talloni e sono seduta in mutande sul letto a scrivere perché la prima cosa che ho voluto fare è stata uscire da quei vestiti scomodissimi ma almeno non sono più disperata come ieri.

 

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: Reyn è sempre negli States e dopo un timidissimo tentativo non mi ha più scritto, Mr. Gatto è –colpevolmente– latitante, giovedì prossimo incontrerò la mia scrittrice preferita e lunedì 8 maggio se tutto va bene trasloco.

Un Colpevole Mal di Testa

E’ difficile scrivere un post quando la testa ti scoppia.

E’ difficile anche solo pensare, quando la testa ti scoppia.

Mika ha dato la colpa al vento ma il fatto che io abbia vissuto quasi trent’anni senza sapere che il vento fa venire mal di testa non mi lascia molta speranza per la buona riuscita del resto della mia vita.

Comunque.

Sono sul mio letto circondata dagli acquisti di ieri e oggi, ieri per la fiera del fumetto e oggi per l’Outlet Village nel quale siamo stati io e Mika prima di andare a vedere una casa che vorrebbe comprarsi. Una parte di me crede fermamente che il mal di testa sia senso di colpa per le spese che ho fatto oggi perché in un colpo solo ho speso 85 sterline e non lo faccio mai.

Non voglio nemmeno pensare a quanti soldi ho speso tra ieri e oggi.

Siccome tuttavia sono abbastanza fiera di alcune delle mie spese mi sputtanerò vergognosamente su questi schermi in attesa che venga un orario decente per mangiare. Iniziamo senza indugio:

  • shampoo e balsamo in offerta, £3 –esatto, non c’entrano niente ma erano in offerta
  • tre scatole di filo interdentale al prezzo di una e mezza, 6£ –same
  • crema per le mani superfiga superpotente, in omaggio con i punti della carta
  • un quadretto di Rachel Blackwell, £12
  • un paio di illustrazioni di questa bravissima disegnatrice, £4
  • un paio di cartoline di questa bravissima illustratrice, £2
  • un paio di pins e stickers di questo personaggino, £2
  • questa mini Sakura, in onore della nuova serie, £4
  • una spillina con su scritto cattivo di turno, £1
  • un paio di scarpe nere per il lavoro, £35 invece di £60
  • un orologio Swatch per il lavoro, dato che altrimenti controllo sempre il cellulare, £34 invece che £50

Tenendo conto di questo e delle spese di cibo e spostamenti dovremmo aggirarci attorno alle…

si copre gli occhi nervosamente

Sì, ok, sono una merdina e ho speso in 2 giorni la bellezza di 120 e passa sterline. Ora per un paio di settimane possiamo mangiare tonno e piselli e vestirci di tela di sacco, direi.

Baileys Risotto e Mario Kart

Credo che a mezzanotte la domanda giusta sia Ma io reggo bene l’alcool?

Sono appena tornata a casa dopo qualcosa che era partito come un pomeriggio di videogiochi e per un fraintendimento è diventato Vediamo se riusciamo a far fuori due bottiglie di Baileys in tre.

Credo che ce l’abbiamo fatta benissimo e senza grossi sforzi.

 

Oggi era la prima delle mie superimpegnatissime tre giornate off.

Il piano era di passare a salutare la mia collega H nel college dove lavora, restare lì un po’, tornare a casa e mettere ordine e poi recarmi al suddetto pomeriggio di videogiochi…poi cose sono successe e io non sono andata molto lontano.

Cose come una fiera dell’artigianato, di fronte alla quale mi sono sentita una merdina perché l’anno scorso, nello stesso periodo, io avevo detto L’anno prossimo farò anche io questa cosa e poi me ne sono completamente dimenticata. Le cose che ho visto. Le cose di cui mi sono innamorata.

Cose come le danze folkloristiche di Oxford, che non posso credere che sia già passato un anno dall’ultima volta.

Cose come un festival del cibo greco, al quale mi sono recata per innamorarmi di una torta salata di zucchine, per farmici dare la ricetta seducendo una delle cuoche e per prendermi una piccola cotta per la Baklava grondante miele che mi hanno offerto.

 

Sono troppo stanca e ubriaca per fare grosse riflessioni, mi piacerebbe solo ripetere quello che H mi ha detto stamattina: hai un sacco di amici.

Mi sono fermata, stamattina, un secondo prima di ribattere Ma noooo.

Ci sono J e A che ho visto oggi pomeriggio, colleghi da Starbucks, e H che ho visto sempre stamattina, anche lei conosciuta da Starbucks.

Ci sono W e N e A e V e C e F, amici italiani a Oxford che conosco da uno o due anni e che non vedrò domani al caffé domenicale perché sarò con altri amici.

Ci sono I e C e S, amici conosciuti nei dintorni per via delle mie passioni.

Ci sono E ed E e J e L, sempre conosciuti da Starbucks, e M che mi ha invitata a cena domani e J con il quale andrò domani alla Oxford Comicon.

E sono stata zitta perché poi ho S e R e A e S e M e S dall’Italia, che anche se non mi possono abbracciare sono sempre pronte ad ascoltarmi quando mi lagno e cerco un consiglio.

Sono stata zitta e ho solo sorriso internamente.

Listening to Hannah Baker, 01

Stasera abbiamo duecento persone da servire.

Alle undici e mezza mi hanno mandata a casa in previsione del lavoraccio delle sette di stasera e dopo essere saltata fuori dalla divisa mi sono infilata nel letto e sono saltata su Netflix, per dimenticare la mia vita assurda e fingere di essere uno degli amici di How I Met Your Mother.

Poi mi sono imbattuta in un trailer, il trailer di 13 reasons why.

13 è sempre stato nella mia lista di libri da leggere fin da quando ne ho sentito parlare, ancor prima che approdasse in Italia. La storia è molto originale e parla di una ragazza che, una volta deciso di suicidarsi, registra delle audiocassette e le manda alle 13 persone che hanno influenzato la sua decisione. Non l’ho mai letto perché non sono una persona abbastanza coraggiosa ma oggi pensavo di essere sufficientemente vecchia per affrontare la cosa e ne ho guardate già due puntate.

Il protagonista della cosa in realtà è Clay, un ragazzo che lavorava con Hannah e che credo fosse innamorato di lei. Le cassette con le registrazioni sono già passate per le mani di alcune di queste 13 persone –dato che le istruzioni registrate nella prima cassetta prevedono che, alla fine dell’ascolto, le si facciano arrivare ad un’altra persona della lista– ed è molto intrigante vedere come i diversi personaggi reagiscano non solo alla perdita della ragazza ma anche agli avvenimenti narrati nei nastri. Clay ascolta pezzetti del nastro un po’ alla volta, recandosi nei luoghi suggeriti dalla ragazza e rivivendo tramite la sua voce le cose che sono successe.

Se seguite questo blog da un po’ sapete bene quanto significato abbia.
Non mi sento di aggiungere altro per ora, sia perché ho la testa piena di pensieri e idee e reazioni sia perché è ancora un po’ presto, ma ho la sensazione che ci sarà tanto da dire su questa cosa…

 

La Musica Ritorna

Oggi il mio turno di lavoro era 7.30-11.
Mi sono svegliata alle 7.15.

pausa che potete riempire con brutte parole in diverse lingue

Mentre mi infilavo di corsa la divisa ho connesso il cellulare al wifi solo per ritrovarmi due messaggini di QSN di pochi istanti prima, uno che diceva Ehi, perché non sei ancora sveglia? e una faccina-abbraccio.

Lo stesso QSN che ieri mi ha mandata a letto arrabbiata perché nel momento in cui gli dicevo quanto mi mancava mi ha liquidata con un mancano tre settimane ho sonno vado a letto.

Ho sentito addosso l’abbraccio di QSN tutta la mattina, un abbraccio caldo che diceva sono scemo ma se mi dai tempo lo dimostro che ti voglio bene.

i xe omeni, dopotuto

Oggi è stata una giornata densa e vivace.

Dopo il turno di lavoro –che mi è sembrato velocissimo– sono stata a prendere qualcosa con il mio amico W che non vedevo da mesi, per aggiornarci sulle nostre malefatte, lamentarci di Trump e progettare la visione del prossimo Eurovision Song Contest insieme. Oxford era ventosa, oggi, e pedalare su e giù per Bambury Road è stato piuttosto interessante.

Poi ho incontrato la mamma di Fra e preso insieme a lei, Cì e Fra un delizioso the con Smarties. Scopriremo tra qualche ora se bere un the alle tre del pomeriggio compromette per sempre la mia abilità di dormire. Anche se si tratta di un roiboos.

Mi sono aggirata per i negozi di Oxford per una volta con una missione che non posso ancora rivelare, cullata dalle musiche del piano di Paterlini e sentendo per la prima volta dopo mesi il desiderio di scrivere. Mentre il sole calava sono andata in cerca di fiori in offerta ma mi sono invece imbattuta in una strada chiusa al traffico, una laterale di Bambury Road che porta ad un bellissimo e nuovissimo edificio che ospita una scuola di musica.

Una manciata di guardie era lì, con i loro cappelli altissimi e vari strumenti musicali, ed una fanfara solenne e bellissima permeava l’aria al punto da scivolare nelle mie orecchie nonostante gli auricolari. Mi sono fermata a guardare il corteo di gente importante che passava e ho posato la bicicletta al muro, incuriosita, mentre un uomo che a quanto pare è stato più volte nominato agli oscar e ha vinto una serie di Bafta parlava della musica, di come può raggiungere e commuovere anche il più illetterato degli ascoltatori, di come sia un linguaggio universale, di come the thing about music is that you never arrives, mostly because there’s no parking.

E io me ne stavo lì in piedi, ascoltando, fissando la grossa forbice dorata –c’era davvero!– e spiando nelle stanze al secondo piano, dove qualcuno abbracciava uno strumento e qualcun altro abbracciava una persona. E ho ripensato alla musica del piano che ha cullato Seareen, a quella nella quale QSN ci nasconde quando siamo soli, alle preghiere di canzoni come Whom Shall I Fear e You Lift Me Up, che parlano sempre del sole splendente e di prati verdissimi.

E credo che sia il momento di ringraziare l’Universo.

Grazie Universo per le persone amorevoli, quelle che parlano il dialetto dalla nascita, quelle che vengono da un’altra parte e quelle che usano timidamente la mia lingua per raggiungere me.

Grazie Universo per il cibo offerto da persone amorevoli, il cibo regalato dagli amici che non pensano nemmeno un attimo a farti pagare, il cibo salvato dalla distruzione e portato altrove.

Grazie Universo per la bellezza, quella della musica, quella dell’architettura e quella della primavera che sta invadendo lentamente Oxford.

Grazie Universo per l’amore, la tenerezza e la devozione.