Vai Via

Avevo bisogno di piangere tutte le mie lacrime.

Avevo bisogno di sbatterci addosso ancora una volta.

Avevo bisogno della manica di un’amica da afferrare, avevo bisogno di Mika, avevo bisogno dei miei amici italiani tutti attorno che mi ricordassero che la felicità non è necessariamente lo sforzo congiunto di due sole persone.

Avevo bisogno di una giornata di panico, in cui crescere un’alta spanna, in cui rendermi conto che anche se mi hanno rubato il cuore questo non fa di me un demone di terra e di fuoco.

Ho deciso di concedermi una vacanza in Grecia, all’inizio dell’autunno.

Fino ad allora no more wishing.

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Ho passato un anno in preda ad un innamoramento folle.

Ve lo ricordate? Eravate qui con me, a leggere delle farfalle che mi regalava, di tutte le cose verdi di cui mi aveva circondato, dei coniglietti la mattina presto e dei tramonti mozzafiato con i quali mi coccolava prima che io andassi a letto.

Sono successe delle cose e delle persone, da allora, Verde Acqua, Reyn, Starbucks, Mr Gatto, e io mi sono dimenticata di lui. Ho fatto del mio meglio lungo la strada, sbattendo contro gli stipiti perché non c’era il sole, sguazzando nell’acqua bassa credendo di annegare e facendomi tanto, tanto male.

Oggi la Mezzana si è arrabbiata con me e ha detto di smettere di rispondere No problem quando mi chiede di fare qualcosa. Perché è chiaro che non è un problema perché è il suo lavoro darmi ordini e il mio obbedire.

Poi, siccome stasera c’erano degli eventi un po’ in tutti gli angoli del college mi ha lasciato a gestire la mensa, al comando di quattro lavoratori part time che escluso uno lavorano lì da molto più tempo di me e, come se non fosse abbastanza, a gestire la cena anche per la high table –che, ricordiamo, è la tavola alla quale siedono il preside, i professori e ogni altro ospite altolocato che dovesse capitare nei dintorni– –incluso, a quanto mi dicono, l’ambasciatore della Svezia– senza che io abbia passato più di un paio di giorni a farci pratica.

Me, che lavoro lì solo da tre mesi e che sono stata confermata full-time solo una settimana fa.

L’Universo era ovunque.

Era nel sorriso titubante della prima ospite della high table, nel cenno con il quale il part time più esperto ha risposto al mio So che posso fidarmi, negli occhi di John, il cuoco più gentile, che diceva Stai andando alla grande, respira.

Era nelle risate di Neil che diceva Ma sempre tu?, nei Come stai? sempre più numerosi degli studenti che mi salutano in cassa, nel volto largo e speciale di Anou che mi chiede Com’è il nuovo appartamento?

Era nella leggera brezza che soffiava attraverso le finestre della mensa, nel profumo di cipolla che impregnava l’aria, nel suono trascinante di Mika che, ancora una volta in turno con me, attaccava la canzone delle muse trasformando la cucina in un palco.

Era in tutti i passi di KPM, per il quale ogni scusa era buona per guardarmi o sorridermi.

Era negli occhi azzurri di Ben, più attaccabrighe che mai.

Era nella meravigliosa voce di Cat.

Ho preso la bicicletta, verso le otto, e ho lasciato che la brezza di Oxford nord mi riempisse la maglietta. C’è qualcosa di meraviglioso nel tramonto inglese, il modo in cui tutto si copre d’oro, la nitidezza quasi dolorosa di ogni dettaglio.

Ho fermato la bici, in cima alla salita, guardandomi intorno e nutrendomi del colore del cielo in fondo, tra gli alberi, quel delizioso pesca che è il colore più bello del mondo.

E lassù c’era l’Universo, con il naso sulla mia nuca, le braccia che mi stringevano, il suo profumo come una nuvola attorno a me.

– Finalmente sei tornata.

Nuove Amicizie

A volte penso che dovrei registrarmi un messaggio vocale a me stessa, per quando sono in crisi e credo che il mondo non abbia più niente di buono per me.

Probabilmente direi cose come esci di casa, fai qualcosa, piccole cose di cui poi però ti sentirai orgogliosa. Ma falle, ma esci, ma guarda il sole, coccola i fiori, fatti un bagno, fa’ l’amore con l’acqua calda, lasciati baciare dall’Universo. Perché me le dimentico sempre, ogni santa volta. Mi piango addosso per ore, mettendo in dubbio ogni singola cosa della mia vita, dal lavorare qui all’accumulare quantità improbabili di pietre, perle e cristalli per fare gioielli.

Perché io sono così, c’è troppa acqua nel mio cuore e sempre ce ne sarà.

Così oggi sono uscita, sono finita al parco, come sempre, per guardare i cavalli che mangiavano e le persone che portavano a passeggio i cani, e mi sono ritrovata a coccolare una coppia di cagnolini a caso.

E poi a chiacchierare con la proprietaria.
E poi a parlare di lavoro, dato che ancora non so cosa farò quando e se avrò lasciato questo.
E poi a seguirla fino a casa sua, dove ho incontrato il suo gatto bengal.
E poi a giocare con i cani.
E poi a farmi dare consigli che di solito io do a tutti ma che per qualche motivo non seguo.

 

Così le camminate random, quelle che fai a caso, diventano ore di chiacchiere.
Così i versi cretini che fai per confondere i cani diventano cose che possono cambiarti la vita.

Così l’Universo ti sbriciola addosso cose carine per farti capire che non ti ha abbandonato, e io ho aggiunto Halo alla mia playlist Grazie Universo.

Solo Amore

Non bisognerebbe
essere innamorati
di qualcosa d’intangibile.

Non bisognerebbe
sentire le farfalle
quando il vento soffia violento
né amare
il fiato del sole
sulla pelle.

Non bisognerebbe
cantare al cielo blu
correre con gli occhi
assieme alle nuvole
sentire di volare
quando una rondine
attraversa tutto il mio campo visivo.

Non bisognerebbe
sentirsi amati
quando una traccia bianca
attraversa il cielo
e una voce
canta
Ti ho amato per mille anni
tesoro non aver paura
ti amerò
per
altri
mille.

Collezionare la Luce

curiosamente questo post è stato scritto, riscritto, titolato e poi riscritto di nuovo: di fronte alla genialata di un titolo come questo non sono riuscita a trattenermi

Oggi, dopo giorni e giorni di vergognoso silenzio –che dico? Settimane!- si ringrazia l’Universo.

Si ringrazia l’Universo per le cose più piccole, come le novità interessanti nell’animazione, la soddisfazione di aver fatto, in un’oretta, un gioiello che l’altra settimana mi aveva rubato…beh, quasi una settimana, l’aver venduto qualche altro fumetto online, le stupide risate rubate ai chitarristi in chiesa.

anche ferirsi a sangue con una scheggia di carota rientra nell’elenco. Solo io posso fare certe cose

Si ringrazia l’Universo per le scoperte, come il piacere di strappare erbacce alla luce di un sole autunnale molto nostalgico, la gioia di condividere un pranzo con persone più o meno sconosciute con le quali hai condiviso del lavoro, il ritrovamento di un oggetto caro che si credeva perduto per sempre.

esatto, proprio quel regalo del Signore degli Idioti, ma il fatto è che i regali delle persone che ho amato invano sono veramente pochi, e quello era particolarmente morbido e caldo e io ci ero affezionata tanto-

Si ringrazia l’Universo per i Baci, tipo imbastire finalmente una storia raffinata per quella raccolta di racconti a tema natalizio, tipo un appuntamento con una persona straordinaria rievocata dal mio più remoto passato, tipo una conversazione sempre più dolce con una persona per la quale ho una cotta.

Io sono fermamente convinta che su quella terrazza ci sia un ragazzo molto bello, con un braccio pieno di bracciali, con capelli color cannella e un sorriso che la sa lunga, un sorriso sul quale qualche volta vorrei essere io a posare un bacio…

Un Bacio di Luce

posso dire che intanto si è passati a 73 followers? No, tanto per…

Oggi ho sentito l’Universo che mi faceva un regalo.

Me ne stavo a guardare fuori dalla finestra, nel primissimo pomeriggio, mentre i gemellini a cui faccio da babysitter si mettevano addosso i loro costumini –sopra gli abiti normali– e facevano finta di essere in spiaggia.

Pioveva a dirotto, fuori. No park then.

E poi ha smesso. E poi è uscito il sole. E poi ogni cosa, ogni foglia bagnata, ogni strada lucida, ogni tetto umido ha iniziato a brillare nella luce dorata del sole. Il cielo era azzurrissimo, le foglie degli alberi erano tanto verdi e rosse da sembrare finte e ogni foto che tentavo di fare usciva una porcheria.

Ho messo gli stivaletti da pioggia ai bambini e siamo usciti per saltare in tutte le pozzanghere possibili.

Io non avevo occhi che per le meravigliose casette inglesi che non mi stanco mai di guardare, per i prati verdissimi, per l’incredibile quantità di alberi che circonda Reigate. Dovevo riempirmene gli occhi, saziarmene, eppure non mi bastava mai.

Abbiamo seguito la curva dolce di una collina e la strada che si infilava in un boschetto: il sentiero si è fatto sempre più stretto finché non ci siamo ritrovati a camminare in un vero e proprio tunnel verde, la luce abbagliante del sole che infilava lame di luce in mezzo agli alberi alla nostra destra e le foglie che la schermavano e la trasformavano in potere verde.

Mi sentivo un hobbit, lo ammetto: in lontananza il sentiero scivolava nell’ombra, si infilava sotto un albero caduto e noi piccoli esserini coraggiosi seguivamo quella strada mai percorsa prima spinti dalla sola curiosità e dalla voglia d’avventura.

Ad un certo punto la volta verde si è aperta per lasciare posto ad un fiammeggiante albero le cui foglie sembravano piume di un rosso così acceso da non sembrare nemmeno reali. Giuro, mi sono fermata e ne ho raccolte una manciata per portarle a casa tanto.

Alla fine il sentiero è uscito dall’ombra e si è trasformato in una galleria gialla: il terreno umido era cosparso di foglie luminose e appena cadute e il cielo era coperto da una volta brillante che risuonava dei motori delle macchine. Siamo sbucati chissà dove, al cospetto della più grande pozzanghera mai vista, ma abbiamo optato per una prudente ritirata dato che il sole stava spandendo i suoi ultimi raggi e noi eravamo ancora molto lontano da casa.

Amo questa terra, amo il Surrey, le sue casette, i suoi alberi, i prati che circondano Reigate e questo sole incredibile, così diverso dal nostro, che non è solo calore ma è soprattutto sfavillante luce dorata.

Contestualizziamo!

Ho uno spirografo. Mi sento realizzata.

Certo, mi ci sono voluti 26 anni per trovarne uno –scovato tra l’altro tra le cose della grande, sepolto tipo in fondo ad un cassetto e confezione mai aperta– ma finalmente ho coronato uno dei miei sogni.

E non solo ha due rotelle rotonde di due dimensioni diverse, ha anche una rotella ovale con cui fare cose tremende e una perfino a croce. Sono estasiata.

Ma passiamo alle cose importanti: quanto è bello tornare a casa con 63 sterline in tasca!

si alzò un coro di Buuuh, materialista!!!-

Si, ecco, fermiamoci un attimo e contestualizziamo: abito in una città bellissima e mostruosamente costosa, il che significa che se voglio restare qui in Inghilterra dopo che avrò finito con i bambini –presumibilmente nel 2016, sempre che decidano di tenermi– devo iniziare già ora a mettere via i soldini per trovarmi una casa, perché io amo questa città e ci voglio restare.

Quindi sì, mi permetto di tirarmela se riesco a risparmiare un po’ di soldini e se oggi in 7 ore di babysitting ho guadagnato quello che guadagno in due giorni e mezzo come aupair.

Triste ma vero.

Ma passiamo alle cose piacevoli: che bello uscire dalla doccia con le idee chiare sul prossimo capitolo del mio progetto!

Che poi io non abbia ancora capito chi sia il cattivo e perché ce l’abbia tanto con le mie protagoniste è un’altra storia, ma credo che basterà un’altra doccia e avrò anche questa risposta!

Che altro? Che bello uscire in una giornata grigia e avere caldo, che bello il sole che spunta all’improvviso mentre te ne stai seduta su una panchina del parco, i piedi sprofondati nella sabbia e in mano un libro di Cassandra Clare e con un occhio tieni sotto controllo i bambini che saltano in giro.

Ah, e finora la Trilogia delle Origini è una bella delusione…aspettiamo e vediamo.

 

PS: stavo per chiudere il post senza la cosa più sensazionale. Ho mai detto che amo fare gioielli con pietre e perle varie?

Ho mai detto che la mamma dei gemellini italiani ha un negozio di bigiotteria e abbigliamento?

Ho già detto che potrebbe mettere in vendita la mia roba?

Se non è un bacio dell’Universo questo non so proprio cosa lo sia.